Tutta l'Italia è inquieta. Anche i cattolici che dovrebbero
portare la parola della pace e della moderazione non disdegnano seguire Miglioli
che lancia il grido: «il contadino non più salariato, l'agricoltore non più
padrone». I contadini del soresinese iscritti alle organizzazioni cattoliche
procedono alla occupazione delle cascine, ne scacciano i proprietari ed
iniziano la gestione della produzione agricola. E' il primo tentativo di
esperimento comunista in Italia fatto ad opera dei democristiani. Questo
programma viene proclamato in omaggio alla Rerum Novarum che pure esorta al
rispetto del padrone e della proprietà privata. La propaganda sovvertitrice del
sindacalismo cattolico sbocca nel «lodo Bianchi» il quale consacra al
movimento dei contadini due conquiste: il controllo delle aziende agricole e l'abolizione
del salariato. Tutto il sistema agricolo è rivoluzionato, le difficoltà da
superare per l'attuazione della nuova economia aziendale sono formidabili senza
portare benefici rilevanti. La compartecipazione nell'agricoltura è già in atto
da secoli, nella mezzadria . Facile è la divisione del prodotto, ma il
difficile sarà dividere gli utili, quegli utili che nella mente dei
nuovi profeti dovrebbero sostituire il salario.
Questo lodo, insomma non è che il prodotto della inaudita
demagogia democristiana: illusione di riforma per attirare le masse con un
complesso di angherie fuori della realtà agricola e sociale, da renderlo
inapplicabile. E' servito solo ad illudere i contadini disturbando la pace e la produzione. Giuridicamente poi
non è a posto. Per questo dopo aver fatto tanto danno dovrà essere abbandonato.
L'Osservatore romano che ad ogni
eccidio sempre fa seguire una filippica contro le
violenze e contro le turbolenze demagogiche dei partiti non capisce o finge di
non capire che il partito da lui tanto protetto non è meno responsabile dell'anomalo atteggiamento delle masse proletarie illuse continuamente da
questi miraggi e promesse fallaci.
Nel campo politico l'elemento democristiano non è meno
sovvertitore che in quello economico. A Roma durante il congresso dei giovani
cattolici la questura vieta il corteo ma l’adunata avviene lo stesso in
trasgressione degli ordini emanati. Partendo dai giardini del Vaticano i
congressisti si dirigono verso piazza Venezia gridando eccitatissimi: «A
palazzo Giustiniani! Abbasso la Massoneria! Abbasso il Governo! Evviva il Papa
Re!» agitando bastoni e bandiere. Avvengono colluttazioni fra studenti e
carabinieri. Nel pomeriggio in dispregio delle disposizioni governative si
ritenta la sfilata malgrado il divieto. Queste disposizioni sono state prese in
Consiglio dei ministri di cui fanno parte alcuni democristiani che protestano
contro il... Governo nel quale sono largamente rappresentati con 3 ministri e 5
sottosegretari! Ma già altra volta essi avevano cercato di insidiare il
ministero con una strana tattica di De Gasperi, tattica che provocava una
reazione di Bonomi il quale dovette richiamare il deputato trentino alla lealtà
della coalizione.
Il Giornale d'Italia insistendo sulla inopportunità dello
spiegamento delle forze cattoliche in un momento tanto delicato di convulsioni
popolari, scrive: «Il Governo è formato da una coalizione fra i partiti
liberali e democratici e il partito popolare. Ciò implica l'obbligo di non
turbare con manifestazioni partigiane la sensibilità dei partiti coalizzati».
La Epoca in una breve nota contesta addirittura ai giovani cattolici il diritto
di cantare l'inno di Mameli, «canto nato dal cuore e fiorito sulle labbra
moriture di un eroe della libertà italiana contro la schiavitù sacerdotale». Il
Corriere della Sera deplorando i fatti accaduti non è meno severo: «E' da
augurare nello stesso tempo che i capi del Partito Popolare, i dirigenti delle associazioni
cattoliche, smettendola una buona volta con gli atteggiamenti altezzosi e
tracotanti, invece di montare, come hanno fatto ora sul caval d'Orlando, non
cerchino di sminuire ai proprii occhi il significato del monito contenuto nella
voce unanime dell'opinione pubblica; il Paese vuole da tutti il rispetto
dell'ordine e della disciplina, e i popolari, se vogliono essere coerenti ai
loro principi, debbono essere i primi a praticarlo». La Corrispondenza, agenzia
ufficiosa del Vaticano emette una nota nella quale è detto fra l'altro che il
Papa «esprime ai giovani cattolici tutta la sua benevolenza»!
Questa demagogia democristiana si riafferma al congresso del
P.P. di Venezia dove sono convalidati gli episodi di intemperanza che troppe
volte ed in troppi luoghi non differiscono da quelli dei partiti estremi,
neanche nell'oblio o nella ignoranza di quelle massime che dovrebbero essere
l'essenza, lo spirito cristiano. L'on. Gronchi, segretario della Federazione
dei sindacati bianchi, crede di vedere il fascismo verso il tramonto ed esamina
l'eventualità della formazione di un partito del lavoro e di una collaborazione
coi socialisti che dovrebbe avvenire attraverso le loro organizzazioni
economiche. Dopo le risposte del relatore Cingolani viene approvato l'ordine
del giorno favorevole alla nuova tendenza, atteggiamento dalla quale traspare
come questa intesa sarà informata verso la sopraffazione. Ed il Corriere della
Sera commenta: « Il vantaggio della Nazione è confuso col vantaggio del
partito. Le cronache elettorali di questi ultimi tempi ricordano che l'austero
don Sturzo si fece sostenitore ostinato di uomini gravemente discussi solo
perché un'aureola di popolarità, propizia al largo rastrellamento di voti, li
circondava ».

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