NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

venerdì 5 luglio 2013

La Monarchia e il Fascismo - terzo capitolo - XV

I popolari incitano i contadini alla guerra sociale.


Tutta l'Italia è inquieta. Anche i cattolici che dovrebbero portare la parola della pace e della moderazione non disdegnano seguire Miglioli che lancia il grido: «il contadino non più salariato, l'agricoltore non più padrone». I contadini del soresinese iscritti alle organizzazioni cattoliche procedono alla occupazione delle cascine, ne scacciano i proprietari ed iniziano la gestione della produzione agricola. E' il primo tentativo di esperimento comunista in Italia fatto ad opera dei democristiani. Questo programma viene proclamato in omaggio alla Rerum Novarum che pure esorta al rispetto del padrone e della proprietà privata. La propaganda sovvertitrice del sindacalismo cattolico sbocca nel «lodo Bianchi» il quale consacra al movimento dei contadini due conquiste: il controllo delle aziende agricole e l'abolizione del salariato. Tutto il sistema agricolo è rivoluzionato, le difficoltà da superare per l'attuazione della nuova economia aziendale sono formidabili senza portare benefici rilevanti. La compartecipazione nell'agricoltura è già in atto da secoli,  nella mezzadria . Facile è      la divisione del prodotto, ma il difficile sarà  dividere  gli utili, quegli utili che nella mente dei nuovi profeti dovrebbero sostituire il salario.
Questo lodo, insomma non è che il prodotto della inaudita demagogia democristiana: illusione di riforma per attirare le masse con un complesso di angherie fuori della realtà agricola e sociale, da renderlo inapplicabile. E' servito solo ad illudere i contadini disturbando  la pace e la produzione. Giuridicamente poi non è a posto. Per questo dopo aver fatto tanto danno dovrà essere abbandonato. L'Osservatore        romano che ad ogni eccidio sempre fa seguire una filippica contro   le violenze e contro le turbolenze demagogiche dei partiti non capisce o finge di non capire che il partito da lui tanto protetto non è meno responsabile dell'anomalo atteggiamento delle masse proletarie illuse continuamente da questi miraggi e promesse fallaci.
Nel campo politico l'elemento democristiano non è meno sovvertitore che in quello economico. A Roma durante il congresso dei giovani cattolici la questura vieta il corteo ma l’adunata avviene lo stesso in trasgressione degli ordini emanati. Partendo dai giardini del Vaticano i congressisti si dirigono verso piazza Venezia gridando eccitatissimi: «A palazzo Giustiniani! Abbasso la Massoneria! Abbasso il Governo! Evviva il Papa Re!» agitando bastoni e bandiere. Avvengono colluttazioni fra studenti e carabinieri. Nel pomeriggio in dispregio delle disposizioni governative si ritenta la sfilata malgrado il divieto. Queste disposizioni sono state prese in Consiglio dei ministri di cui fanno parte alcuni democristiani che protestano contro il... Governo nel quale sono largamente rappresentati con 3 ministri e 5 sottosegretari! Ma già altra volta essi avevano cercato di insidiare il ministero con una strana tattica di De Gasperi, tattica che provocava una reazione di Bonomi il quale dovette richiamare il deputato trentino alla lealtà della coalizione.
Il Giornale d'Italia insistendo sulla inopportunità dello spiegamento delle forze cattoliche in un momento tanto delicato di convulsioni popolari, scrive: «Il Governo è formato da una coalizione fra i partiti liberali e democratici e il partito popolare. Ciò implica l'obbligo di non turbare con manifestazioni partigiane la sensibilità dei partiti coalizzati». La Epoca in una breve nota contesta addirittura ai giovani cattolici il diritto di cantare l'inno di Mameli, «canto nato dal cuore e fiorito sulle labbra moriture di un eroe della libertà italiana contro la schiavitù sacerdotale». Il Corriere della Sera deplorando i fatti accaduti non è meno severo: «E' da augurare nello stesso tempo che i capi del Partito Popolare, i dirigenti delle associazioni cattoliche, smettendola una buona volta con gli atteggiamenti altezzosi e tracotanti, invece di montare, come hanno fatto ora sul caval d'Orlando, non cerchino di sminuire ai proprii occhi il significato del monito contenuto nella voce unanime dell'opinione pubblica; il Paese vuole da tutti il rispetto dell'ordine e della disciplina, e i popolari, se vogliono essere coerenti ai loro principi, debbono essere i primi a praticarlo». La Corrispondenza, agenzia ufficiosa del Vaticano emette una nota nella quale è detto fra l'altro che il Papa «esprime ai giovani cattolici tutta la sua benevolenza»!

Questa demagogia democristiana si riafferma al congresso del P.P. di Venezia dove sono convalidati gli episodi di intemperanza che troppe volte ed in troppi luoghi non differiscono da quelli dei partiti estremi, neanche nell'oblio o nella ignoranza di quelle massime che dovrebbero essere l'essenza, lo spirito cristiano. L'on. Gronchi, segretario della Federazione dei sindacati bianchi, crede di vedere il fascismo verso il tramonto ed esamina l'eventualità della formazione di un partito del lavoro e di una collaborazione coi socialisti che dovrebbe avvenire attraverso le loro organizzazioni economiche. Dopo le risposte del relatore Cingolani viene approvato l'ordine del giorno favorevole alla nuova tendenza, atteggiamento dalla quale traspare come questa intesa sarà informata verso la sopraffazione. Ed il Corriere della Sera commenta: « Il vantaggio della Nazione è confuso col vantaggio del partito. Le cronache elettorali di questi ultimi tempi ricordano che l'austero don Sturzo si fece sostenitore ostinato di uomini gravemente discussi solo perché un'aureola di popolarità, propizia al largo rastrellamento di voti, li circondava ».

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