NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

giovedì 18 luglio 2013

La Monarchia e il Fascismo - quarto capitolo - I

4) IL « VETO » DI DON STURZO DA’ VIA LIBERA AL FASCISMO

Lo Stato senza timoniere: ipocrisia e neghittosità democristiane portano la Nazione allo sfacelo. 
- Mussolini marcia su Roma acclamato come un salvatore. 
- Apoteosi della Monarchia per aver chiamato Mussolini al potere.



(1922)

La caduta del ministero Bonomi ed il « veto » di don Sturzo a Giolitti.

Caricatura di Don Sturzo
Il gabinetto Bonomi continua a vivere fra la massima incertezza dei gruppi politici. E' un periodo in cui non è possibile accontentare tutti. I socialisti lo rimproverano per il troppo rigore, i fascisti si lamentano per la troppa debolezza. Ognuno tira l'acqua al proprio mulino e vede la salvezza del paese soltanto nel rispetto al proprio partito. In tanto disorientamento ne approfittano i popolari che diventano sempre più invadenti ed i giornali che rilevano il fatto reagiscono contro don Sturzo, il quale, dice un informatore del Giornale d’Italia, « voleva tutto: lo scioglimento del comune di Caltagirone dove suo fratello prete pure lui, è un pezzo grosso, in odio ai demosociali: destina lui capi gabinetto, segretari particolari, impiegati di segreteria, e perfino le... dattilografe».

Contro questa troppa dedizione del governo ai popolari insorge il gruppo della democrazia liberale che vota la seguente deliberazione: «Presa in esame la politica del governo ne constata le deficienze e delibera di passare all'opposizione». La manovra dei giolittiani mette in minoranza il ministero il quale decide di presentarsi alla Camera dimissionario, il 2 febbraio. La crisi è lunga, la soluzione faticosa, estenuante. Dalle prime consultazioni, secondo la consuetudine parlamentare, le designazioni si profilano subito intorno all'on. Giolitti al quale si fa risalire la responsabilità della caduta del ministero. Anche Mussolini, ricevuto dal Re, indica Giolitti. All'infuori dei repubblicani e dei comunisti che si disinteressano della crisi, tutti gli altri partiti si orientano verso un programma di collaborazione. In un esplicito voto la Confederazione del Lavoro si dichiara per la collaborazione e per l'appoggio a quel governo che «dia garanzie di ripristino delle elementari libertà e dell'attuazione di un programma che contenga i postulati proletari di carattere più immediato». E' un segno che gli operai organizzati fanno sapere di essere stufi dell'atteggiamento negativo, verboso e rivoluzionario del Partito Socialista.
I riformisti, con un sintomatico ordine del giorno rilevano che «l'atteggiamento del gruppo socialista ufficiale tendente ad una valorizzazione positiva della propria azione parlamentare come il mezzo più efficace di difesa degli interessi del lavoro, risponde ai principi costantemente affermati dal Partito Socialista Riformista ». Sembra persino che i fascisti - stando a dichiarazioni fatte dall'on. Acerbo - siano disposti ad appoggiare quel governo che includerà un loro rappresentante. La solita stonatura quella dei socialisti ufficiali. In un comunicato della direzione del partito e del gruppo parlamentare auspicano un «Governo di libertà e d'imparzialità amministrativa all'interno, di pace, di disarmo e di collaborazione europea all'estero» e questo atteggiamento farebbe quasi credere ad un rinsavimento, ma ecco che l’Avanti! quasi giubilando per la caduta della Banca Italiana di Sconto pronostica il fallimento di tutte le altre banche, il disfacimento delle industrie, la prossima fine del capitalismo e la catastrofe, marxista, redentrice di tutti i mali che affliggono l'umanità. Ma le masse oramai non credono più a queste visioni apocalittiche. Stanche e disilluse chiedono ai loro capi che si decidano ad uscire dalle intemperanze parlamentari e dalle convulsioni di piazza che distruggono soltanto le attività economiche nazionali riversando gli effetti deleteri sulle masse stesse.
Malgrado la tattica negativa dei socialisti Giolitti si accinge a costituire il nuovo ministero, ma ecco, come un fulmine, cadere il «veto» di don Sturzo. Il vecchio parlamentare piemontese, preoccupato della invadenza popolare e dell'arrendevolezza di Bonomi di fronte al prete siciliano, l'aveva rovesciato. Ma i popolari sanno che Giolitti, ligio alla sua intransigente politica dell'equilibrio, non tollera invadenze di sorta, né parlamentari né tanto meno extra parlamentari. Lo stesso Corriere della Sera per sistema e per principio avversario di Giolitti, esaminando la situazione stigmatizza il «veto» posto da don Sturzo, «che non è deputato, che non è senatore, che parlamentarmente non è niente e comanda agli uomini ed ai gruppi e si pone attraverso alle vie del potere». In fondo la ribellione dei democratici allo strapotere del giovane prete «per la sua tendenza a tirar troppo la corda» risponde ad uno stato d'animo che potrebbe aggravarsi con serio danno dei cattolici e della stessa Chiesa col pericolo di provocare lo sviluppo di un deleterio anticlericalismo.

E momento è gravido di incognite. E' morto da pochi giorni Benedetto XV, il Vaticano è in fermento per la elezione del nuovo Papa, siamo alla vigilia della Conferenza di Genova, e le nostre città continuano ad essere insanguinate dalle competizioni faziose: mentre si fatica a comporre il ministero nuove raffiche di violenza si scatenano ovunque. A Carrara, un mese prima, conflitto con 4 morti e 12 feriti e raccapriccianti episodi di criminale brutalità. Socialisti e comunisti bastonano i combattenti nei cortei patriottici e lanciano sputi e deridono gli ufficiali in divisa decorati al valore. E' umano che i fascisti, tra i quali sono inquadrati la maggior parte dei combattenti, non tollerino il canto di bandiera rossa che è la negazione del loro sacrificio eroico; ma non si può nemmeno negare che vi sia in questa reazione una nuova coartazione di libertà e che a una violenza, a un boicottaggio si sia sostituita un'altra violenza, un altro boicottaggio. E' il periodo delle contraddizioni: nelle piazze ed in politica. A Montecitorio i democristiani si affannano alla ricerca di una formula collaborativa coi socialisti; don Sturzo afferma in una intervista con l’Echo de Paris: «In questi giorni di crisi è stato concluso il nuovo patto di alleanza fra popolari e socialisti » e questi stampano sull'Avanti! caricature sanguinose ed irriverenti contro la Chiesa, dolorante per la morte del Pontefice. La crisi intanto si fa più laboriosa e difficile. Non si vede una via di uscita e la stampa nazionale se la prende con don Sturzo.

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