4) IL « VETO » DI DON STURZO DA’ VIA
LIBERA AL FASCISMO
Lo Stato senza timoniere: ipocrisia
e neghittosità democristiane portano la Nazione allo sfacelo.
- Mussolini
marcia su Roma acclamato come un salvatore.
- Apoteosi della Monarchia per aver chiamato Mussolini al potere.
(1922)
- Apoteosi della Monarchia per aver chiamato Mussolini al potere.
(1922)
La caduta del ministero Bonomi ed il
« veto » di don Sturzo a Giolitti.
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| Caricatura di Don Sturzo |
Contro questa troppa dedizione del
governo ai popolari insorge il gruppo della democrazia liberale che vota la
seguente deliberazione: «Presa in esame la politica del governo ne constata le
deficienze e delibera di passare all'opposizione». La manovra dei giolittiani
mette in minoranza il ministero il quale decide di presentarsi alla Camera
dimissionario, il 2 febbraio. La crisi è lunga, la soluzione faticosa,
estenuante. Dalle prime consultazioni, secondo la consuetudine parlamentare, le
designazioni si profilano subito intorno all'on. Giolitti al quale si fa
risalire la responsabilità della caduta del ministero. Anche Mussolini,
ricevuto dal Re, indica Giolitti. All'infuori dei repubblicani e dei comunisti
che si disinteressano della crisi, tutti gli altri partiti si orientano verso
un programma di collaborazione. In un esplicito voto la Confederazione del
Lavoro si dichiara per la collaborazione e per l'appoggio a quel governo che «dia
garanzie di ripristino delle elementari libertà e dell'attuazione di un
programma che contenga i postulati proletari di carattere più immediato». E' un
segno che gli operai organizzati fanno sapere di essere stufi
dell'atteggiamento negativo, verboso e rivoluzionario del Partito Socialista.
I riformisti, con un sintomatico
ordine del giorno rilevano che «l'atteggiamento del gruppo socialista ufficiale
tendente ad una valorizzazione positiva della propria azione parlamentare come
il mezzo più efficace di difesa degli interessi del lavoro, risponde ai
principi costantemente affermati dal Partito Socialista Riformista ». Sembra
persino che i fascisti - stando a dichiarazioni fatte dall'on. Acerbo - siano
disposti ad appoggiare quel governo che includerà un loro rappresentante. La
solita stonatura quella dei socialisti ufficiali. In un comunicato della
direzione del partito e del gruppo parlamentare auspicano un «Governo di
libertà e d'imparzialità amministrativa all'interno, di pace, di disarmo e di collaborazione
europea all'estero» e questo atteggiamento farebbe quasi credere ad un
rinsavimento, ma ecco che l’Avanti! quasi giubilando per la caduta della Banca
Italiana di Sconto pronostica il fallimento di tutte le altre banche, il
disfacimento delle industrie, la prossima fine del capitalismo e la catastrofe,
marxista, redentrice di tutti i mali che affliggono l'umanità. Ma le masse
oramai non credono più a queste visioni apocalittiche. Stanche e disilluse
chiedono ai loro capi che si decidano ad uscire dalle intemperanze parlamentari
e dalle convulsioni di piazza che distruggono soltanto le attività economiche
nazionali riversando gli effetti deleteri sulle masse stesse.
Malgrado la tattica negativa dei
socialisti Giolitti si accinge a costituire il nuovo ministero, ma ecco, come
un fulmine, cadere il «veto» di don Sturzo. Il vecchio parlamentare piemontese,
preoccupato della invadenza popolare e dell'arrendevolezza di Bonomi di fronte
al prete siciliano, l'aveva rovesciato. Ma i popolari sanno che Giolitti, ligio
alla sua intransigente politica dell'equilibrio, non tollera invadenze di
sorta, né parlamentari né tanto meno extra parlamentari. Lo stesso Corriere
della Sera per sistema e per principio avversario di Giolitti, esaminando la
situazione stigmatizza il «veto» posto da don Sturzo, «che non è
deputato, che non è senatore, che parlamentarmente non è niente e comanda agli
uomini ed ai gruppi e si pone attraverso alle vie del potere». In fondo la
ribellione dei democratici allo strapotere del giovane prete «per la sua tendenza
a tirar troppo la corda» risponde ad uno stato d'animo che potrebbe aggravarsi
con serio danno dei cattolici e della stessa Chiesa col pericolo di provocare
lo sviluppo di un deleterio anticlericalismo.
E momento è gravido di incognite.
E' morto da pochi giorni Benedetto XV, il Vaticano è in fermento per la
elezione del nuovo Papa, siamo alla vigilia della Conferenza di Genova, e le
nostre città continuano ad essere insanguinate dalle competizioni faziose:
mentre si fatica a comporre il ministero nuove raffiche di violenza si
scatenano ovunque. A Carrara, un mese prima, conflitto con 4 morti e 12 feriti
e raccapriccianti episodi di criminale brutalità. Socialisti e comunisti
bastonano i combattenti nei cortei patriottici e lanciano sputi e deridono gli
ufficiali in divisa decorati al valore. E' umano che i fascisti, tra i quali
sono inquadrati la maggior parte dei combattenti, non tollerino il canto di
bandiera rossa che è la negazione del loro sacrificio eroico; ma non si può
nemmeno negare che vi sia in questa reazione una nuova coartazione di libertà e
che a una violenza, a un boicottaggio si sia sostituita un'altra violenza, un
altro boicottaggio. E' il periodo delle contraddizioni: nelle piazze ed in
politica. A Montecitorio i democristiani si affannano alla ricerca di una
formula collaborativa coi socialisti; don Sturzo afferma in una intervista con
l’Echo de Paris: «In questi giorni di crisi è stato concluso il nuovo patto di
alleanza fra popolari e socialisti » e questi stampano sull'Avanti! caricature
sanguinose ed irriverenti contro la Chiesa, dolorante per la morte del
Pontefice. La crisi intanto si fa più laboriosa e difficile. Non si vede una
via di uscita e la stampa nazionale se la prende con don Sturzo.

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