NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

mercoledì 14 agosto 2013

La Monarchia e il Fascismo - quarto capitolo - IX

Nella crisi dei partiti di sinistra e di centro si delinea sempre più la prevalenza del movimento fascista.

Lo sciopero è un'altra volta clamorosamente fallito, anche per l'ostilità del paese, ma la guerriglia e le rappresaglie continuano. A Milano viene distrutto l'Avanti! e si hanno 4 morti. Le amministrazioni comunali socialiste - tutte in situazioni finanziarie disastrose - vengono spazzate via fra l'entusiasmo della popolazione, i fascisti occupano i capoluoghi di provincia e Facta, che alla Camera ha ottenuto un voto di fiducia, è costretto ad affidare la difesa dell'ordine pubblico all'autorità militare in cinque provincie. Ma oramai esercito e polizia, stanchi della ostentata ostilità sovversiva, preferiscono proteggere i fascisti che obbedire al governo. Lo stesso prefetto Lusignoli nei suoi dispacci informativi alla Presidenza del Consiglio conferma la gravità della situazione in Lombardia, ed accennando alla eventualità di una repressione generale e simultanea in tutto il Regno, esprime la forma dubitativa: « qualora la forza risponda ». Ovunque infatti si ha sentore di complotti fascisti con ufficiali al comando di truppa per impossessarsi di certi delicati organi dei Comuni, delle Provincie, mentre si accentua sempre più la collaborazione fra fascisti e repubblicani: questi in alcune regioni - come a Treviso - sconfessano l'atteggiamento antifascista di esponenti della direzione del partito, oppure costituiscono addirittura i «Fasci repubblicani». Le organizzazioni fasciste si vanno mano mano sostituendo al governo e formano uno Stato nello Stato.
Alcuni giornali registrano a malincuore il diffondersi nell'opinione pubblica della parola «dittatura» pronunciata come la sola via di salvezza dal disordine. Il problema si delinea oramai in tutta la sua chiarezza: lo Stato assorbirà il fascismo, o il fascismo assorbirà lo Stato. Il fenomeno è registrato sul Roma di Napoli da Arturo Labriola che dà il fatto come già avvenuto. Egli scrive: « Il Partito Socialista è nettamente battuto. L'attacco fascista in tanto è stato trionfale in quanto ha agito come forza statale, cioè come forza di uno Stato, il quale ha preso evidentemente il posto del vecchio Stato democratico e liberale che i balbettii senili e inconsapevoli del signor Facta pretendono ancora, se non governare, in certo modo rappresentare. Questa forza è stata dura, spietata e risoluta. Essa è riuscita a trascinare nel proprio seguito le stesse forze armate dello Stato ufficiale, dando così la prova che il vecchio Stato democratico e liberale è oramai assorbito e sorpassato dal nuovo Stato fascista. Chi non si accorge di questa rivoluzione l'unica che sia stata veramente tentata in Italia - non ha l'abitudine di accorgersi di nulla ». E prevede che il fascismo arriverà al potere soltanto se lo voglia.
Lo stesso on. Modigliani, intervistato dal Matin ammette che quella dei fascisti per lo sciopero generale fu una vittoria, con operazioni «condotte militarmente » e constata: 1) la mancanza di resistenza delle truppe dello Stato, che talvolta si sono rese complici dei fascisti; 2) l'incapacità delle organizzazioni operaie socialiste di servirsi di mezzi analoghi a quelli dei loro avversari. Del resto non vi è via d'uscita per il governo: ostacolare con successo le forze fasciste avanzanti, non è più possibile. Ne è una prova l'esperimento di Bologna, dove il prefetto Mori cerca di far rientrare nella legalità lo squadrismo: questo occupa - come abbiamo visto - la città e chiede l’allontanamento del prefetto. Facta deve capitolare e sostituisce il Mori accusato di avversare i fascisti, mentre continua l'esodo in massa delle organizzazioni rosse che passano a quelle dei fasci, i socialisti collaborazionisti continuano ad offrirsi - anche se i massimalisti chiedono la loro espulsione dal partito - e pubblicano un manifesto dal quale traspare come il fascismo sia considerato un fenomeno socialista. E così si hanno soventi abiure di esponenti dei socialismo che passano al campo opposto.

Ma tutti i partiti sono in crisi: suddivisi in varie frazioni i socialisti: i liberali tutti incantati di Mussolini che esaltano fino al servilismo nel loro Giornale d'Italia, l'organo del liberalismo conservatore che, dopo aver alimentato e sorretto il movimento littorio comincia a preoccuparsi del minacciato colpo di mano per la conquista del potere. Incerto ed imbarazzato il Partito Popolare il cui gruppo parlamentare emette un programma che suscita le proteste dei senatori cattolici. Essi rilevando i pessimi risultati raggiunti nel proselitismo, ammoniscono don Sturzo a cambiare tattica preoccupati come sono che il partito, il quale prende a prestito dalla Chiesa l'organizzazione parrocchiale, assuma atteggiamenti politici e sociali che possano compromettere lo spirito religioso, ribadendo «il convincimento che certi connubi ripugnanti ai principi più sacri e più necessari alla vita sociale, non debbano essere ammessi e molto meno cercati», in quanto che il programma del P.P. deve rimanere «sempre assolutamente inconciliabile con chi professa la negazione di ogni fede religiosa, la negazione di ogni fede patriottica, la negazione di ogni ordine famigliare».

Ancora una volta il Vaticano è preoccupato dello atteggiamento dei suoi pupilli, e depreca in una circolare del cardinale Gasparri, come «ibrida e assurda» l'intesa con coloro che inneggiano a Lenin, coi «senza Dio, senza Patria, senza famiglia». Tutto questo inasprisce l'attrito fra cattolici puri facenti capo all'Azione Cattolica e popolari che sono tutta un'altra cosa. L'Eco di Bergamo, giornale cattolico di una regione dove sono più salde le organizzazioni dipendenti dal Vaticano, pubblica un articolo di fondo di critica alla «corsa sfrenata al potere dei popolari, quasi che essi avessero la maggioranza a Montecitorio» e si rammarica che il partito sia inquinato da una tendenza tutta nuova, in perfetta opposizione allo spirito informatore dell'azione stessa, cioè da quella di asservire il partito ad interessi personali. E dice testualmente: «Vedemmo purtroppo far parte del P.P. italiano persone che, per principi e tendenze spiegate nella loro vita privata e pubblica non avrebbero dovuto esservi accolte, le quali, di nulla preoccupate che di giungere per proprio conto alla mèta, contribuirono a montare la macchina mettendo in opera tutti i mezzi che noi prima abbiamo biasimato negli avversari ». E si lamenta che questi sistemi abbiano contribuito ad allontanare molti dei migliori elementi dell'Azione Cattolica disgustati della presenza di speculatori che, prendendo di mira le organizzazioni operaie «per l'affare dei voti procedevano a dar di gomito» per spirito di arrivismo riducendo il partito ad un organo di classe. Il giornale protesta per i connubi e gli amori coi socialisti «che hanno principi che sono agli antipodi con quelli cui si ispirava il Partito Popolare», fatto questo determinato dalla tollerata urgenza di «uomini e tendenze che solo perché più audaci e senza scrupoli, hanno il sopravvento». Alla fine chiude l'articolo con un ammonimento «Non dimentichiamo mai di essere anzitutto cattolici e allora potremo epurare il partito dalle scorie». Ma le scorie, gli arrivisti, rimangono mettendo in carenza l'elemento cattolico, ed il bolscevico cristiano on. Miglioli continua ad imperversare nelle campagne dove predica il boicottaggio e la violenza, senza timore di sconfessione o di scomunica.

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