Nella crisi dei partiti di sinistra
e di centro si delinea sempre più la prevalenza del movimento fascista.
Lo sciopero è un'altra volta
clamorosamente fallito, anche per l'ostilità del paese, ma la guerriglia e le
rappresaglie continuano. A Milano viene distrutto l'Avanti! e si hanno 4 morti.
Le amministrazioni comunali socialiste - tutte in situazioni finanziarie
disastrose - vengono spazzate via fra l'entusiasmo della popolazione, i
fascisti occupano i capoluoghi di provincia e Facta, che alla Camera ha
ottenuto un voto di fiducia, è costretto ad affidare la difesa dell'ordine
pubblico all'autorità militare in cinque provincie. Ma oramai esercito e
polizia, stanchi della ostentata ostilità sovversiva, preferiscono proteggere i
fascisti che obbedire al governo. Lo stesso prefetto Lusignoli nei suoi
dispacci informativi alla Presidenza del Consiglio conferma la gravità della
situazione in Lombardia, ed accennando alla eventualità di una repressione
generale e simultanea in tutto il Regno, esprime la forma dubitativa: « qualora
la forza risponda ». Ovunque infatti si ha sentore di complotti fascisti con
ufficiali al comando di truppa per impossessarsi di certi delicati organi dei
Comuni, delle Provincie, mentre si accentua sempre più la collaborazione fra
fascisti e repubblicani: questi in alcune regioni - come a Treviso -
sconfessano l'atteggiamento antifascista di esponenti della direzione del
partito, oppure costituiscono addirittura i «Fasci repubblicani». Le
organizzazioni fasciste si vanno mano mano sostituendo al governo e formano uno
Stato nello Stato.
Alcuni giornali registrano a
malincuore il diffondersi nell'opinione pubblica della parola «dittatura»
pronunciata come la sola via di salvezza dal disordine. Il problema si delinea
oramai in tutta la sua chiarezza: lo Stato assorbirà il fascismo, o il fascismo
assorbirà lo Stato. Il fenomeno è registrato sul Roma di Napoli da Arturo
Labriola che dà il fatto come già avvenuto. Egli scrive: « Il Partito
Socialista è nettamente battuto. L'attacco fascista in tanto è stato trionfale
in quanto ha agito come forza statale, cioè come forza di uno Stato, il quale ha
preso evidentemente il posto del vecchio Stato democratico e liberale che i
balbettii senili e inconsapevoli del signor Facta pretendono ancora, se non
governare, in certo modo rappresentare. Questa forza è stata dura, spietata e
risoluta. Essa è riuscita a trascinare nel proprio seguito le stesse forze
armate dello Stato ufficiale, dando così la prova che il vecchio Stato
democratico e liberale è oramai assorbito e sorpassato dal nuovo Stato
fascista. Chi non si accorge di questa rivoluzione l'unica che sia stata
veramente tentata in Italia - non ha l'abitudine di accorgersi di nulla ». E
prevede che il fascismo arriverà al potere soltanto se lo voglia.
Lo stesso on. Modigliani,
intervistato dal Matin ammette che quella dei fascisti per lo sciopero generale
fu una vittoria, con operazioni «condotte militarmente » e constata: 1) la
mancanza di resistenza delle truppe dello Stato, che talvolta si sono rese complici
dei fascisti; 2) l'incapacità delle organizzazioni operaie socialiste di
servirsi di mezzi analoghi a quelli dei loro avversari. Del resto non vi è via
d'uscita per il governo: ostacolare con successo le forze fasciste avanzanti,
non è più possibile. Ne è una prova l'esperimento di Bologna, dove il prefetto
Mori cerca di far rientrare nella legalità lo squadrismo: questo occupa - come
abbiamo visto - la città e chiede l’allontanamento del prefetto. Facta deve
capitolare e sostituisce il Mori accusato di avversare i fascisti, mentre
continua l'esodo in massa delle organizzazioni rosse che passano a quelle dei
fasci, i socialisti collaborazionisti continuano ad offrirsi - anche se i
massimalisti chiedono la loro espulsione dal partito - e pubblicano un
manifesto dal quale traspare come il fascismo sia considerato un fenomeno
socialista. E così si hanno soventi abiure di esponenti dei socialismo che
passano al campo opposto.
Ma tutti i partiti sono in crisi:
suddivisi in varie frazioni i socialisti: i liberali tutti incantati di
Mussolini che esaltano fino al servilismo nel loro Giornale d'Italia, l'organo
del liberalismo conservatore che, dopo aver alimentato e sorretto il movimento
littorio comincia a preoccuparsi del minacciato colpo di mano per la conquista
del potere. Incerto ed imbarazzato il Partito Popolare il cui gruppo
parlamentare emette un programma che suscita le proteste dei senatori
cattolici. Essi rilevando i pessimi risultati raggiunti nel proselitismo,
ammoniscono don Sturzo a cambiare tattica preoccupati come sono che il partito,
il quale prende a prestito dalla Chiesa l'organizzazione parrocchiale, assuma
atteggiamenti politici e sociali che possano compromettere lo spirito religioso,
ribadendo «il convincimento che certi connubi ripugnanti ai principi più sacri
e più necessari alla vita sociale, non debbano essere ammessi e molto meno
cercati», in quanto che il programma del P.P. deve rimanere «sempre
assolutamente inconciliabile con chi professa la negazione di ogni fede
religiosa, la negazione di ogni fede patriottica, la negazione di ogni ordine
famigliare».
Ancora una volta il Vaticano è
preoccupato dello atteggiamento dei suoi pupilli, e depreca in una circolare
del cardinale Gasparri, come «ibrida e assurda» l'intesa con coloro che
inneggiano a Lenin, coi «senza Dio, senza Patria, senza famiglia». Tutto questo
inasprisce l'attrito fra cattolici puri facenti capo all'Azione Cattolica e
popolari che sono tutta un'altra cosa. L'Eco di Bergamo, giornale cattolico di
una regione dove sono più salde le organizzazioni dipendenti dal Vaticano,
pubblica un articolo di fondo di critica alla «corsa sfrenata al potere dei
popolari, quasi che essi avessero la maggioranza a Montecitorio» e si rammarica
che il partito sia inquinato da una tendenza tutta nuova, in perfetta
opposizione allo spirito informatore dell'azione stessa, cioè da quella di
asservire il partito ad interessi personali. E dice testualmente: «Vedemmo
purtroppo far parte del P.P. italiano persone che, per principi e tendenze
spiegate nella loro vita privata e pubblica non avrebbero dovuto esservi
accolte, le quali, di nulla preoccupate che di giungere per proprio conto alla
mèta, contribuirono a montare la macchina mettendo in opera tutti i mezzi che
noi prima abbiamo biasimato negli avversari ». E si lamenta che questi sistemi
abbiano contribuito ad allontanare molti dei migliori elementi dell'Azione
Cattolica disgustati della presenza di speculatori che, prendendo di mira le
organizzazioni operaie «per l'affare dei voti procedevano a dar di gomito» per
spirito di arrivismo riducendo il partito ad un organo di classe. Il giornale
protesta per i connubi e gli amori coi socialisti «che hanno principi che sono
agli antipodi con quelli cui si ispirava il Partito Popolare», fatto questo
determinato dalla tollerata urgenza di «uomini e tendenze che solo perché più
audaci e senza scrupoli, hanno il sopravvento». Alla fine chiude l'articolo con
un ammonimento «Non dimentichiamo mai di essere anzitutto cattolici e allora
potremo epurare il partito dalle scorie». Ma le scorie, gli arrivisti,
rimangono mettendo in carenza l'elemento cattolico, ed il bolscevico cristiano
on. Miglioli continua ad imperversare nelle campagne dove predica il
boicottaggio e la violenza, senza timore di sconfessione o di scomunica.

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