NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

giovedì 27 agosto 2020

Gioacchino Volpe nel ricordo delll'Ingegnere Giglio, Presidente del Circolo Rex


Ho letto ed apprezzato il ricordo del grande storico Gioacchino Volpe, ma avendolo conosciuto di persona ed essere stato onorato della sua benevolenza desidero aggiungere un ricordo personale ed alcune considerazioni. 
La conoscenza risale al 1957, quando, come responsabile nazionale dei giovani del Partito Nazionale Monarchico andai a visitarlo a casa. Volpe abitava a Roma, in una zona boscosa (incredibile!), che si raggiungeva con uno stradello che si dipartiva da via Aldrovandi, alle spalle del grande edificio della galleria Nazionale d’Arte Moderna, ed al centro di uno spiazzo sorgeva un casale rustico (oggi scomparso, insieme con strada e boschetto)), la sua abitazione, lontana dai rumori della città e del suo traffico. Nel corso di ripetute visite Gioacchino Volpe si mostrò sempre disponibile alle esigenze di noi giovani, inserendosi nella vita del partito monarchico, al quale aveva aderito, presente a conferenze e conferenziere. 
Le sue convinzioni monarchiche risorgimentali e sabaude, erano fermissime, per cui nel tragico 1943-1945 rimase, senza esitazione, alle stesse fedele. Certamente fu considerato un maestro anche da altri giovani di destra che, ricordo, raccolsero molti suoi scritti, in un volume ciclostilato (?), intitolato “Saluto ad un maestro”. 
Senza dubbio la sua produzione storica è talmente vasta, che sarebbe troppo lungo trascriverla, ma oltre quanto già citato nell'articolo, vorrei ricordare “Il Medioevo”, “L’Italia in Cammino” e soprattutto i tre volumi della sua opera più importante, “L’Italia Moderna”, sulla quale mi onorò di una sua affettuosa dedica, come fece anche per il suo ultimo libro, edito da “Il Borghese”, nel 1961, “L’Italia che fu”, raccolta di articoli e saggi, dove mi scrisse: ”Lieto che l’ingegnere Giglio metta la sua giovinezza ed il suo fervore al servizio di una causa che è sua e mia. Bene auguro e saluto – Gioacchino Volpe – 21 novembre 1961”. 
Quanto alla casa editrice citata nell'articolo, la stessa fu opera non sua, ma del suo primogenito, l’ingegnere Giovanni, scomparso poi prematuramente, ideologicamente non del tutto eguale al padre. 
Quanto infine alla barriera contro il comunismo non dimentichiamo proprio l’istituto monarchico, per cui il partito comunista, fu tra i principali fautori della scelta repubblicana, che non avrebbe mai vinto se non ci fossero stati i voti del PCI, che, non dimentichiamo, raccolse milioni di voti, e fu il più forte partito comunista del mondo occidentale. 
Questo per completare la figura del nostro grande Gioacchino Volpe.

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