Con un po' di dispiacere pubblichiamo l'ultimo capitolo di quest'opera di cui alcune parti meriterebbero di essere mandate a memoria.
Seguiranno alcune pagine di appendice molto interessanti relative alle votazioni parlamentari che costituirono la chiave di volta per la resa della democrazia parlamentare al Fascismo.
Crediamo di aver fatto cosa buona.
Riconoscimento
giuridico delle Camere del lavoro, libertà di sciopero e 8 ore di lavoro, che
portarono al miglioramento dei salari. Redenzione delle lavoratrici delle
risaie, assicurazioni sociali, divieto del lavoro notturno delle donne e dei
fanciulli, spezzettamento del latifondo, conversione della rendita,
statizzazione delle ferrovie, ammissione delle cooperative ai pubblici appalti,
istruzione obbligatoria e lotta contro l'analfabetismo, legge del perdono,
ampia libertà religiosa, riposo festivo, suffragio universale, primo maggio consacrato
ufficialmente festa del lavoro e finalmente i ripetuti inviti alla classe
operaia ad assumere la responsabilità del potere.
Seguiranno alcune pagine di appendice molto interessanti relative alle votazioni parlamentari che costituirono la chiave di volta per la resa della democrazia parlamentare al Fascismo.
Crediamo di aver fatto cosa buona.
Riconoscimento
giuridico delle Camere del lavoro, libertà di sciopero e 8 ore di lavoro, che
portarono al miglioramento dei salari. Redenzione delle lavoratrici delle
risaie, assicurazioni sociali, divieto del lavoro notturno delle donne e dei
fanciulli, spezzettamento del latifondo, conversione della rendita,
statizzazione delle ferrovie, ammissione delle cooperative ai pubblici appalti,
istruzione obbligatoria e lotta contro l'analfabetismo, legge del perdono,
ampia libertà religiosa, riposo festivo, suffragio universale, primo maggio consacrato
ufficialmente festa del lavoro e finalmente i ripetuti inviti alla classe
operaia ad assumere la responsabilità del potere.
Sotto
il suo Regno si rinsaldava l'Intesa cordiale con Inghilterra e, Francia,
ottenendo via libera per la conquista della Libia. Intanto la nostra Marina
mercantile dal 7° passava al 3° posto e con l'apoteosi di Vittorio Veneto
l'Italia assurgeva al rango di Grande Potenza. Mentre le conquiste ottenute in
regime di libertà costituzionale miravano a raggiungere con l'elevazione morale
e materiale del popolo la pacificazione sociale, l'Italia auspice la Monarchia dei Savoia si
poneva fra le nazioni d'Europa alla testa delle riforme e la sua economia, con
una finanza granitica, si migliorava al punto che la nostra lira carta faceva
premio sull'oro.
Vittorio
Emanuele è caduto sotto il peso di colpe non sue, è caduto vittima degli errori
di questa nostra disgraziata umanità miserabile e miseranda. E' stato
ingiustamente e crudelmente gettato nel Tevere da quel suo popolo ch'Egli aveva
energicamente difeso ed umilmente ascoltato, seguito e servito, soltanto perché volle a qualunque costo, in ogni occasione, evitare lo scatenarsi della guerra
civile. Egli appare colpito dalla tragica grandiosità di un dolore cupo ed
inconsolabile, come un eroe sconfitto, sperduto in una immensa solitudine,
avvolto in una angosciosa tragedia. Ma la storia non può mentire. Già si
delinea la riabilitazione del Vecchio Sovrano: Egli a poco a poco si risveglia.
La storia dovrà assolvere la
Monarchia innalzata dalla tradizione millenaria, consacrata
dagli eroismi del Risorgimento e dai plebisciti popolari, mentre condannerà
tutto ciò che è nato dalla frode, nel terrore delle repressioni, delle
intimidazioni, delle imboscate, dei colpi alla nuca, delle fucilate proditorie
dietro le siepi. La guerra è stato un errore? Non per questo si sputa sui
soldati che l'hanno combattuta. I popoli forti, i popoli generosi devono saper
confortare anche gli sconfitti.
Noi
ammettiamo che la forma repubblicana si addica a molte nazioni, ma neghiamo che
essa sia benefica all'Italia, a questo nostro meraviglioso e sfortunato Paese, che
dopo avere conosciuto la grandezza e lasciato orme millenarie in tante parti
del mondo, visse secoli di annientamento senza espressione unitaria consumando
le molteplici energie in nuclei regionali mai affratellati fra loro, il più
delle volte ostili, spesso dilaniati da guerre fratricide, sempre influenzata
dal dominio della Chiesa.
Noi
siamo monarchici e siamo dinastici, poiché ci sentiamo attaccati ai Savoia, che
ebbero origine nel piccolo Piemonte e contarono fra loro Santi, guerrieri e
audaci riformatori antagonisti delle baronie feudali. Richiamare la Monarchia Sabauda
vuol dire rendere giustizia a un secolo e più di patimenti, sofferti per
aspirazioni insoddisfatte. Vuol dire ridare agli italiani il senso e la
responsabilità dell’Unità nazionale, vuol dire rievocare la Gloria del passato, quella
Gloria che è l'idealismo, che è il pane spirituale degli umili. La Gloria degli Amidei, dei
Filiberti, degli Emanueli e degli Eugeni. Vuol dire tutta la storia
risorgimentale.
Si
è osato chiamare l'azione dei Comitati di L. un secondo Risorgimento! Ma il
Risorgimento fu la espressione più schietta, più generosa e spontanea della
solidarietà nazionale, mentre l'essenza dei Comitati si ispirò all'odio ed al
rancore politico scatenato in una guerra civile. La Repubblica quindi, nata
in una atmosfera di bolscevismo materialista, è l'antiRisorgimento.
Questo
maturò il trionfo dell'idea nazionale e la liberazione dallo straniero donde
emanarono i bagliori dell'Unità della Patria: è il fermento donde scaturirono i
sublimi sacrifici dei martiri del 21, di Tito Speri e di quelli appesi alle
forche di Belfiore; la vita esemplare di Emilio Dandolo e di Daniele Manin, di
Manara, di Mameli, di Nino Bixio; l'epopea degli studenti di Curtatone e
Montanara; lo spirito combattivo delle truppe di Solferino e San Martino, di
Novara e di Porta Pia; il fuoco e il furore dei Mille, dei volontari di Mentana
e di Bezzeca, di Pisacane e dei fratelli Bandiera. Veri eroi perchè tutto
donarono e nulla chiesero.
Sacrificando
la Monarchia
si è offuscato quel simbolo luminoso disceso dalla Poesia e maturato nei secoli
per cui il pensiero di Mazzini e la spada di Garibaldi si erano ricomposti
nella realtà del popolo risorto e nella Gloria, della quale il destino l'aveva
precinta.
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