Benedetto Croce
accusato di anti italianità dai repubblicani e deplorato dalla Commissione
parlamentare d'inchiesta. Solo Mussolini lo difende.
L'estremismo si ritrova concorde soltanto nell'accanimento
contro il Governo la cui vita, già travagliata dalle contese civili, rimane
pertanto precaria anche per il bersaglio offerto a tutti i partiti, quelli di
estrema sinistra e quelli di destra, dalla politica di due esponenti del
ministero: Benedetto Croce ministro dell'Istruzione e Carlo Sforza ministro
degli Esteri. Se gli estremisti di sinistra accusano Bonomi e il democristiano
Rodinò di avere armato lo squadrismo fascista, le destre si uniscono al coro
quando si tratta di investire Croce per la sua legge sulla scuola e Sforza per
la politica estera. Il progetto Croce si presta alle critiche le più disparate.
Chi vi vede la abdicazione dello Stato in favore della scuola privata (come
reclamano i popolari) a danno della scuola nazionale e dell'austerità degli
studi. Chi invece crede di scorgervi una minaccia di monopolio di Stato della
scuola come le poste, i telegrafi, i tabacchi ed il giuoco del lotto e ciò
effettivamente avverrà in regime totalitario attraverso l'esame di Stato. Il
solo Mussolini ne prende le difese pubblicando in prima pagina al posto d'onore
una lettera di Gioacchino Volpe, «I progetti Croce e le manovre nittiane »,
preceduta da un commento: «Pubblichiamo la lettera perché ne condividiamo le
idee essenziali, pur non conoscendo i progetti e non li discutiamo». Mussolini
mette in rilievo il progetto Croce anche nel suo discorso alla Camera e ne fa
l'elogio. E' una legge che entra perfettamente nello spirito e nel programma
fascista, anzi è una legge tipicamente fascista e sarà domani approvata in
pieno dal regime e Mussolini se ne serve ora come arma per colpire Nitti, che
la avversa per il suo contenuto anti liberale. Ma Nitti è considerato l'unico
uomo di governo che abbia fin dall'inizio combattuto apertamente il fascismo.
Egli aveva fatto appello, a questo proposito, alla solidarietà delle sinistre
invitandole al governo ed a desistere dalla violenza, ma non fu ascoltato.
Le sinistre, accecate da rancore perché la guerra vittoriosa
ha dato loro torto, preferiscono lottare sul terreno della guerriglia civile
minando la compagine dello Stato. Questo, posto nell'alternativa di morire o di
difendersi anche con metodi illegali, passa alla offensiva, ma viene accusato
di collusione con lo squadrismo. Ora, a questa accusa si aggiunge anche quella
sullo spirito reazionario del Croce e sulla inettitudine di Sforza. Pochi
ministri sono stati tanto discussi ed avversati nei loro provvedimenti e nel
loro operato. Studenti e professori sono concordi nel protestare per il
progetto sull'esame di Stato ed in molte città avvengono scioperi e chiusure di
scuole. La Voce repubblicana protesta per le persecuzioni del ministro Croce il
quale «mira a ripulire le scuole di tutti gli spiriti liberi» e perché con un
suo «turpe e vergognoso provvedimento e delle sue anime dannate» ha trasferito
un professore patriota soltanto perché questi ha osato commemorare Guglielmo
Oberdan: «Il senatore Croce - dice l'organo repubblicano al quale un giorno
sarà tanto caro il filosofo accusatore del Re - non si smentisce; egli odia
tutto ciò che non è di pura marca tedesca e anti-italiana ». Mette in risalto
che a Trieste gli studenti tumultuano contro le «austriache misure di Benedetto
Croce che colpiscono una magnifica figura di combattente e di italiano». E poi
ancora: « ... gli idealisti crociani, i quali si occupano anche di politica dacché
Croce è, disgraziatamente per lui e per l'Italia, ministro della Istruzione, in
politica non vedono, non sentono e non apprezzano che il fatto, il fatto
contingente». E chiama il Governo di Giolitti. Croce e Sforza, «vergogna
nazionale schiavo degli aggiotatori, dei giornalisti pagati. dei briganti
mantenuti, dei burocrati poltroni e della sovrana specie dei trivellatori »
(1). La Voce definisce ancora il ministro della pubblica istruzione « anima -
gretta e nera di filosofo tedesco che non ha mai capito nulla di scuola e di
educazione ».
Non ha firmato il ministro Croce un decreto reale di
ricostituzione del Consiglio provinciale scolastico di Massa -Carrara nel quale
vi sono compresi un certo don Farresi quale direttore didattico del capoluogo,
morto sei anni addietro ed un professore
di liceo quale rappresentante del Governo, ma già da 5 anni trasferito a mille chilometri
da quella città? Sul Corriere della Sera, Ugo Ojetti si era chiesto: « Che ha
fatto in cinque mesi di potere Benedetto Croce per l'arte italiana? Niente
purtroppo. Non un provvedimento, non una parola. Dagli scavi alle scuole, dall'arte
antica all'arte moderna, niente ». E rammenta agli italiani come l'anno prima
volendo, il nostro filosofo e storico, ripristinare in Firenze nella Chiesa di
San Piero Scheraggio il pulpito da cui Dante aveva parlato, si sentì rispondere
che la Chiesa - e lo sanno anche i ciceroni delle piazze - è stata demolita da
ben tre secoli! Scrivendo poi dei lavori al bel San Giovanni ove è già
ricomposto il fonte battesimale di Dante, ignora che nel Battistero fiorentino
questo fonte non è mai stato ricomposto
- (1) Trivellatori sono i concessionari di esplorazioni del terreno (trivellazioni) per la ricerca del petrolio nella Valle padana col concorso dello Stato. Ma diventò una speculazione in quanto che si cercava il petrolio anche dove non c’era al solo scopo di intascare il premio di trivellazione.
- (2) La relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta per la riforma delle amministrazioni di Stato contiene, nei riguardi del ministro Croce, dei rilievì dì una certa gravità sulla baraonda e la infingardaggine sovrane in quel ministero. Alle giustificazioni di Croce per la creazione abusiva di nuovi organismi deleteri per la finanza dello Stato, la Commissione lo ammonisce facendogli rilevare il danno enorme prodotto dai suoi provvedimenti in quanto che una volta «creati degli organismi superflui è poi difficile sopprimerli, anche perché trovano modo di impinguarsi di servizi e di personale, sì da giustificare la loro esistenza». Richiesto dalla Commissione circa la creazione della Direzione Generale degli Affari Generali, sia pure in via provvisoria, il Croce afferma essere dovuta a ragioni personali. Ma la Commissione rileva «che la origine di questa Direzione Generale è per lo meno strana e che trattasi di espediente pericoloso » (pag. 181 del vol. Il). E più avanti, mentre esprime «voto reciso ed unanime» per la soppressione del sotto segretariato per le Belle Arti, deplora «che una specie di pensione venga contabilizzata come mercede, il che costituisce un vero falso» (pag. 184 del vol. 11).

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