L'eccidio di palazzo
d'Accursio a Bologna la convergere l'opinione pubblica verso il fascismo.
La liquidazione dell'occupazione delle fabbriche pone il
Ministero Giolitti in primo piano nella considerazione internazionale. Pare
debba arridere un periodo di tranquillità interna in modo da poter affrontare
con maggiore autorità gli imponenti problemi che urgono.
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| Manifestazione fascista a Bologna, 1921, fonte Wikipedia |
Con la guerra si è ottenuta la sicurezza delle frontiere al
Nord e ad Oriente, ma rimangono prove ardue da superare: il problema del prezzo
del pane, la crisi finanziaria, la
crisi del lavoro che incombe su tutto il mondo. Miglioramenti nella situazione interna nostra vi sono.
Pare che le masse malgrado la predicazione sovversiva continui a fuorviarle
dall'ambito della solidarietà nazionale si pongano sulla via del buon senso.
L'augurio generale è che il disordine e ostruzionistico e sabotatore
finisca per esaurirsi. Le intemperanze estremiste sono prontamente rintuzzate e
ne nasce un movimento di reazione nuovo.
Fino a questo periodo l'attività dei fascisti si è svolta quasi completamente intorno alla questione fiumana per
la difesa dell'Adriatico. L'organizzazione economica e lo sviluppo delle
questioni attinenti ai problemi del lavoro si limitano all'affiancamento delle
iniziative e delle attività della Unione del Lavoro dove pertanto vi sono alcuni elementi direttivi contrari a lasciar
cadere l'organismo sotto la tutela del fascismo.
Questo non ha ancora creato un
movimento sindacale, limitato all'adesione singola di alcune leghe di mestiere. Solo in qualche città si costituiscono
ex novo dei Sindacati Nazionali di braccianti ed operai di stabilimenti. I
combattenti intanto si orientano sempre più verso il fascismo. A novembre le
elezioni municipali segnano un declino per i socialisti mentre i fasci dirigono
i blocchi d'ordine.
A Genova vi è persino un affiancamento tra fascisti e repubblicani.
A Roma in una grande adunata a piazza Venezia parla il senatore Bergamini
davanti a 100 mila persone dando luogo ad una dimostrazione imponente. Don
Sturzo è battuto al suo paese e non entra nemmeno nella minoranza. La nuova
atmosfera pare trasformi lentamente il paese e lo conduca verso la legalità.
Improvvisamente l'Italia è percossa dalla notizia
dell'eccidio di Palazzo d’Accursio a Bologna. Alla inaugurazione della sessione
del Consiglio comunale i socialisti sparano contro i consiglieri della minoranza
e l'avvocato Giordani viene ucciso, molti sono i feriti nell'aula e parecchi i
morti nella grande piazza e per le strade dove si è trasferita la sparatoria
con vero carattere di guerra civile (22 novembre). Sgominati gli avversari i
fascisti passano al contrattacco ed incuorano la cittadinanza alla reazione. I
funerali delle vittime e specialmente quelli del Giordani mutilato di guerra si
svolgono imponenti. Bologna è tutta nelle strade e nelle piazze. Le fila dei
fascisti ingrossano in modo impressionante e per la prima volta sfilano per via
Indipendenza inquadrati in 30 compagnie di 100 uomini ciascuna fra le
acclamazioni della folla. La città, fino al giorno innanzi in potere dei
socialisti, passa in potere dei fascisti. Scompaiono le bandiere rosse, il
gonfalone del Comune è portato al corteo del funerale dai fascisti ed al
balcone di palazzo d'Accursio, strappata la bandiera rossa ritorna il tricolore
che ne era stato bandito. Il Consiglio dell'Ordine degli avvocati si
costituisce parte civile nel processo contro gli assassini, mentre un appello
socialista per uno sciopero generale fallisce completamente.
Bombacci sull'Avanti! denuncia l'organizzazione dell'assassinio
che dice preparata dal fascismo, ma gli risponde l’on. l'on. Zibordi, pure
socialista: «Documentazione atroce, denuncia nobilissima, ma non si può parlare
d'a assassinio e di pace quando si
ha in programma la rivoluzione violenta ». Nello stesso giorno dell'eccidio
lo Scalarini, il disegnatore dell’Avanti! Pubblica una vignetta. I 650.000 morti
della guerra: una macelleria dove un grosso macellaio ( borghesia) vende gambe
, braccia e teschi umani.
Non mollano i giornali rossi così come non cede l’estrema
alla Camera. Quando l’on Sandrini chiede la parola sopra i fatti di Palazzo d’Accursio,
non può parlare,. Lo dice lo stesso Avanti, il quale vantandosene, così
registra la cronaca parlamentare di quel giorno: «I tre settori di sinistra
pieni di deputati socialisti mandano invettive
d’ogni genere. Tutti sono in piedi, tutti gridano le più acri ingiurie contro l’oratore
il quale vuol parlare ma la sua voce si perde nel tumulto».
Il corriere della sera è costretto ad annotare: «Il contegno
assunto dal gruppo parlamentare socialista dopo il contegno assunto dal gruppo
parlamentare socialista dopo il discorso Turati mentre parlava l'on. Sandrini
non è stato certamente tale da incoraggiare a sperare che propositi di vera
moderazione prevalgano nel partito Socialista. Si è manifestata infatti di nuovo,
oggi, quell'intolleranza per le opinioni e quella mancanza di rispetto per la libertà
di parola degli altri, attraverso le quali si è rivelata sempre l’intima
violenza del socialismo parlamentare! ».
E Mussolini che sente il favore popolare salire verso di lui,
proclama sul Popolo d’Italia: “ Il Fascismo sbocca irrefrenabile in ogni angolo
d'Italia mentre il proletariato nauseato, deluso e «massacrato» comincia a
sbandarsi. Ogni fascista giuri di vendicare nella maniera più tremenda, più «grande
stile» ogni affronto fatto al Fascismo. In alto i cuori! Si approssima la
nostra grande, la nostra grandissima ora!».
Votata alla Camera una inchiesta parlamentare, questa così
conclude il risultato del suo lavoro: «La morte del Giordani destò vivissima
indignazione nella grande maggioranza dei cittadini, anche perché si sospettò
che non si trattasse di un atto di violenza improvviso, ma di un vero e proprio
agguato compiuto con freddo e scellerato animo. Si pensa anche che l'assassino
fosse seduto sul banco della maggioranza». Il fatto poi che nessun consigliere
di questa cooperasse coll'autorità giudiziaria all'accertamento dei rei e che
la maggioranza stessa non avesse sentito il bisogno di separare la sua
responsabilità dall'assassinio contribuì a creare un vero stato d'animo di
esasperazione. I fascisti intanto dichiarano che il loro movimento ha carattere
di punizione, di repressione e di rappresaglia.
Al processo di Milano nel febbraio del 1923 l'on. Manaresi
deputato di Bologna farà la seguente deposizione: «I combattenti non potevano
portare i distintivi, non trovavano lavoro; in alcune parti venivano insultati
dai peggiori elementi, tutti disertori ed imboscati. In quel tempo la sfiducia
aveva preso tutti i partiti nazionali ed i combattenti si trovavano soli a
lottare ». Narra diversi episodi di ferocia e fra questi un terribile fatto
avvenuto a Molinella: «Tre guardiani non leghisti che lavoravano in una tenuta
furono assaliti e trucidati da 3 mila contadini. Ad uno dei guardiani si
squarciò il ventre, si strapparono gli intestini e in essi venne immesso del
grano. La moglie del disgraziato che assistette inorridita e piangente fu
afferrata pei capelli e obbligata a cacciare il volto sul ventre squarciato
dell'ucciso». E continua: E' Zanardi, il mite, l'angelico Zanardi che aizzava
gli operai in città ad uccidere i padroni di casa e i contadini delle campagne
a sopprimere i proprietari di fondi. E Bombacci assetato di sangue e di potere
che invocava dal balcone di palazzo d'Accursio il trionfo dei Sovieti e la venuta
di Lenin. E Bucco analfabeta e vanitoso
e centinaia di altri fra capilega e membri della Camera del lavoro, tutta una
accozzaglia di zotici e di ignoranti che volevano imporsi all'elemento
intellettuale sovvertendo ogni cosa». Un altro teste deporrà: «Perché bisogna
sapere che in quel tempo non entrava a Bologna né acqua né vino né pane se Bucco
non rilasciava il relativo permesso».
Il Bucco, così terribile come capo rivoluzionario, quando nella perquisizione
della casa questa fu trovata piena zeppa di armi, non seppe rispondere altro: «Furono portate da gente sconosciuta alla mia signora». Disse proprio signora, non
disse compagna. E coraggiosamente addossava ogni responsabilità a lei.

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