NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

giovedì 2 maggio 2013

La Monarchia e il Fascismo- secondo capitolo - VII


L'eccidio di palazzo d'Accursio a Bologna la convergere l'opinione pubblica verso il fascismo.

La liquidazione dell'occupazione delle fabbriche pone il Ministero Giolitti in primo piano nella considerazione internazionale. Pare debba arridere un periodo di tranquillità interna in modo da poter affrontare con maggiore autorità gli imponenti problemi che urgono.
Manifestazione fascista a Bologna, 1921, fonte Wikipedia

Con la guerra si è ottenuta la sicurezza delle frontiere al Nord e ad Oriente, ma rimangono prove ardue da superare: il problema del prezzo del pane, la crisi finanziaria,       la crisi del lavoro che incombe su tutto il mondo. Miglioramenti     nella situazione interna nostra vi sono. Pare che le masse malgrado la predicazione sovversiva continui a fuorviarle dall'ambito della solidarietà nazionale si pongano sulla     via del buon senso.
L'augurio generale è che il disordine e ostruzionistico e sabotatore finisca per esaurirsi. Le intemperanze estremiste sono prontamente rintuzzate e ne nasce un movimento di reazione nuovo.
Fino a questo periodo l'attività dei fascisti si è svolta quasi completamente intorno alla questione fiumana per la difesa dell'Adriatico. L'organizzazione economica e lo sviluppo delle questioni attinenti ai problemi del lavoro si limitano all'affiancamento delle iniziative e delle attività della Unione del Lavoro dove pertanto vi sono alcuni elementi direttivi contrari a lasciar cadere l'organismo sotto la tutela del fascismo. 
Questo non ha ancora creato un movimento sindacale, limitato all'adesione singola di     alcune leghe di mestiere. Solo in qualche città si costituiscono ex novo dei Sindacati Nazionali di braccianti ed operai di stabilimenti. I combattenti intanto si orientano sempre più verso il fascismo. A novembre le elezioni municipali segnano un declino per i socialisti mentre i fasci dirigono i blocchi d'ordine. 
A Genova vi è persino un affiancamento tra fascisti e repubblicani. A Roma in una grande adunata a piazza Venezia parla il senatore Bergamini davanti a 100 mila persone dando luogo ad una dimostrazione imponente. Don Sturzo è battuto al suo paese e non entra nemmeno nella minoranza. La nuova atmosfera pare trasformi lentamente il paese e lo conduca verso la legalità.

Improvvisamente l'Italia è percossa dalla notizia dell'eccidio di Palazzo d’Accursio a Bologna. Alla inaugurazione della sessione del Consiglio comunale i socialisti sparano contro i consiglieri della minoranza e l'avvocato Giordani viene ucciso, molti sono i feriti nell'aula e parecchi i morti nella grande piazza e per le strade dove si è trasferita la sparatoria con vero carattere di guerra civile (22 novembre). Sgominati gli avversari i fascisti passano al contrattacco ed incuorano la cittadinanza alla reazione. I funerali delle vittime e specialmente quelli del Giordani mutilato di guerra si svolgono imponenti. Bologna è tutta nelle strade e nelle piazze. Le fila dei fascisti ingrossano in modo impressionante e per la prima volta sfilano per via Indipendenza inquadrati in 30 compagnie di 100 uomini ciascuna fra le acclamazioni della folla. La città, fino al giorno innanzi in potere dei socialisti, passa in potere dei fascisti. Scompaiono le bandiere rosse, il gonfalone del Comune è portato al corteo del funerale dai fascisti ed al balcone di palazzo d'Accursio, strappata la bandiera rossa ritorna il tricolore che ne era stato bandito. Il Consiglio dell'Ordine degli avvocati si costituisce parte civile nel processo contro gli assassini, mentre un appello socialista per uno sciopero generale fallisce completamente.

Bombacci sull'Avanti! denuncia l'organizzazione dell'assassinio che dice preparata dal fascismo, ma gli risponde l’on. l'on. Zibordi, pure socialista: «Documentazione atroce, denuncia nobilissima, ma non si può parlare d'a assassinio e di pace quando si ha in programma la rivoluzione violenta ». Nello stesso giorno dell'eccidio lo Scalarini, il disegnatore dell’Avanti! Pubblica una vignetta. I 650.000 morti della guerra: una macelleria dove un grosso macellaio ( borghesia) vende gambe , braccia e teschi umani.
Non mollano i giornali rossi così come non cede l’estrema alla Camera. Quando l’on Sandrini chiede la parola sopra i fatti di Palazzo d’Accursio, non può parlare,. Lo dice lo stesso Avanti, il quale vantandosene, così registra la cronaca parlamentare di quel giorno: «I tre settori di sinistra pieni  di deputati socialisti mandano invettive d’ogni genere. Tutti sono in piedi, tutti gridano le più acri ingiurie contro l’oratore il quale vuol parlare ma la sua voce si perde nel tumulto».
Il corriere della sera è costretto ad annotare: «Il contegno assunto dal gruppo parlamentare socialista dopo il contegno assunto dal gruppo parlamentare socialista dopo il discorso Turati mentre parlava l'on. Sandrini non è stato certamente tale da incoraggiare a sperare che propositi di vera moderazione prevalgano nel partito Socialista. Si è manifestata infatti di nuovo, oggi, quell'intolleranza per le opinioni e quella mancanza di rispetto per la libertà di parola degli altri, attraverso le quali si è rivelata sempre l’intima violenza del socialismo parlamentare!   ».

E Mussolini che sente il favore popolare salire verso di lui, proclama sul Popolo d’Italia: “ Il Fascismo sbocca irrefrenabile in ogni angolo d'Italia mentre il proletariato nauseato, deluso e «massacrato» comincia a sbandarsi. Ogni fascista giuri di vendicare nella maniera più tremenda, più «grande stile» ogni affronto fatto al Fascismo. In alto i cuori! Si approssima la nostra grande, la nostra grandissima ora!».

Votata alla Camera una inchiesta parlamentare, questa così conclude il risultato del suo lavoro: «La morte del Giordani destò vivissima indignazione nella grande maggioranza dei cittadini, anche perché si sospettò che non si trattasse di un atto di violenza improvviso, ma di un vero e proprio agguato compiuto con freddo e scellerato animo. Si pensa anche che l'assassino fosse seduto sul banco della maggioranza». Il fatto poi che nessun consigliere di questa cooperasse coll'autorità giudiziaria all'accertamento dei rei e che la maggioranza stessa non avesse sentito il bisogno di separare la sua responsabilità dall'assassinio contribuì a creare un vero stato d'animo di esasperazione. I fascisti intanto dichiarano che il loro movimento ha carattere di punizione, di repressione e di rappresaglia.

Al processo di Milano nel febbraio del 1923 l'on. Manaresi deputato di Bologna farà la seguente deposizione: «I combattenti non potevano portare i distintivi, non trovavano lavoro; in alcune parti venivano insultati dai peggiori elementi, tutti disertori ed imboscati. In quel tempo la sfiducia aveva preso tutti i partiti nazionali ed i combattenti si trovavano soli a lottare ». Narra diversi episodi di ferocia e fra questi un terribile fatto avvenuto a Molinella: «Tre guardiani non leghisti che lavoravano in una tenuta furono assaliti e trucidati da 3 mila contadini. Ad uno dei guardiani si squarciò il ventre, si strapparono gli intestini e in essi venne immesso del grano. La moglie del disgraziato che assistette inorridita e piangente fu afferrata pei capelli e obbligata a cacciare il volto sul ventre squarciato dell'ucciso». E continua: E' Zanardi, il mite, l'angelico Zanardi che aizzava gli operai in città ad uccidere i padroni di casa e i contadini delle campagne a sopprimere i proprietari di fondi. E Bombacci assetato di sangue e di potere che invocava dal balcone di palazzo d'Accursio il trionfo dei Sovieti e la venuta di Lenin.  E Bucco analfabeta e vanitoso e centinaia di altri fra capilega e membri della Camera del lavoro, tutta una accozzaglia di zotici e di ignoranti che volevano imporsi all'elemento intellettuale sovvertendo ogni cosa». Un altro teste deporrà: «Perché bisogna sapere che in quel tempo non entrava a Bologna né acqua né vino né pane se Bucco non  rilasciava il relativo permesso». Il Bucco, così terribile come capo rivoluzionario, quando nella perquisizione della casa questa fu trovata piena zeppa di armi, non seppe rispondere altro: «Furono portate da gente sconosciuta alla mia signora». Disse proprio signora, non disse compagna. E coraggiosamente addossava ogni responsabilità a lei.

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