NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

martedì 7 maggio 2013

La Monarchia e il Fascismo - secondo capitolo VIII


Squadristi
Le masse danno segni di stanchezza e con la borghesia guardano a Mussolini, il «rosso tribuno romagnolo».

L'intolleranza, il disordine bolscevico, hanno indotto le masse e la borghesia a cercare un rifugio.
Dobbiamo quindi considerare ora e valutare quanta
parte ha l'azione dei fascismo nell'arginare la propaganda e l'azione rivoluzionaria del bolscevismo, cioè quella quotidiana opera sovvertitrice, dello stillicidio sistematico degli scioperi e dei colpi di mano.
Se il 1919 fu l'anno dei primi orientamenti, il 1920 l'anno delle prime affermazioni. La strenua difesa della Vittoria e l'accanita opposizione a Wilson per la sistemazione dell'Adriatico, gli fanno guadagnare  le       simpatie dei combattenti e della gioventù nazionalista inquadrata nei «Sempre pronti», al comando di Raffaele Paolucci. In questa sua campagna Mussolini affronta e sacrifica amici che gli furono al fianco durante l'intervento. Rimprovera aspramente a Gaetano Salvemini la sua amicizia con certo signor Luchaire, capo di un ufficio dì propaganda a Firenze per il consolidamento dell'imperialismo francese. Sostiene costui il diritto di espansione della democrazia francese e lo nega al popolo italiano: egli pubblica pure una rivista che agita questi principii ed il Salvemini vi   collabora; aderisce cioè all'imperialismo francese e    contesta col Luchaire il diritto al popolo italiano di espandersi (1). Ma il Salvemini è stato sempre un tenace oppositore dei nostri diritti non solo coloniali, ma soprattutto nei confronti con la nostra sicurezza nel mare Adriatico, solidale in questo con le teorie dello Sforza, al quale Mussolini pone alcuni scottanti quesiti: « Ma dunque ignora l'on. Sforza le contumelie e gli intrighi e le provocazioni che hanno accompagnato da parte dei nostri vicini le nostre peripezie in Albania? Ignora che gli stessi organi ufficiosi di Belgrado hanno incoraggiato gli insorti albanesi e che il nostro abbandono di Valona è stato salutato in tutta la Iugoslavia con frasi per noi ingiuriose?».

Intanto continuano le reazioni delle folle contro    le intemperanze dei socialisti ed incomincia ad affluire l'elemento operaio e contadino nelle organizzazioni fasciste. La valle padana, l'Emilia in modo particolare gli offre larga messe; in Romagna, dove il pensiero è nato nel culto della Patria e rappresenta la luminosa tradizione garibaldina, il tentativo di connubio coi rossi non riesce incontrandosi pur tuttavia le due parti in una propaganda deleteria di diffamazione contro le istituzioni. Il fascismo       invece cori la sua attività animatrice spiegata sul terreno nazionale riesce a conquistare anime e cuori: domani saranno le implacabili legioni quadrate fatte di popolo, della rude gente dei campi. Quei piccoli borghesi che sono i mezzadri, i quali costituiscono il grosso dell'armata repubblicana, passano ai fasci. Fenomeno di capitale importanza - poiché in Romagna l'attività sindacale è la maggiore forza politica – che si spiega così: la violenza socialista e repubblicana,       cioè questa tensione perenne in clima di agitazione e di rivolta, compromette l'economia mezzadrile ed i coloni si rifugiano sotto la protezione di chi promette   loro tranquillità di lavoro. Ed è così che la Romagna prima e poi tutta la valpadana diventano fasciste. Lo stesso Nenni che non è ancora passato al socialismo        bolscevizzante, rimprovera i suoi amici repubblicani di non sapersi decidere ad una aperta chiarificazione e scrive al « Caro Mussolini: in fondo io non rimprovererei i miei ex amici repubblicani di essere fascisti che così avrebbero un metodo - ma d'essere delle anime sperdute nel buio, né fascisti, né socialisti, a volte filo-fascisti, a volte filo-socialisti. Che confusione e che malinconia». Il Nenni si intrattiene ancora sulle simpatie che i repubblicani hanno per il fascismo e li rimprovera per il loro inopportuno atteggiamtento anti-monarchico: « In queste condizioni non può sfuggire ai repubblicani che un problema istituzionale - nel senso tradizionale della parola - in Italia non c'è o almeno non è così preminente, così importante da richiamare l'attenzione della opinione pubblica ».

Ciononostante nel ravennate, dove fioriscono le più forti associazioni dei « mazziniani veri » si lavora a preparare non la repubblica borghese, ma bensì la repubblica sociale, quella voluta da Mussolini, quella tal repubblica che sei anni prima egli aveva tentato di instaurare durante la settimana rossa con relativi alberi della libertà in piazza ed i polli a 50 centesimi la coppia... Ma l'eccidio di palazzo d'Accursio fa dimenticare alla borghesia conservatrice e patriottarda i trascorsi barricadieri del rosso tribuno e si accoda ai suoi gagliardetti, che attraversano fra ali di popolo acclamante le vie di Bologna. A poche settimane di distanza un'imboscata comunista a Ferrara provoca imponenti funerali alle vittime e la rivolta si estende, Il trionfo del fascismo è oramai consacrato: la inconcepibile epilettica arroganza dei partiti di sinistra e lo smarrimento per non dire la paura della borghesia, sono gli elementi del successo.

(1) Il Salvemini aveva sposato La moglie divorziata del Luchaire ed il figlio di questi, Jean (padre di Corínne la nota artista cinematografica) sarà fucilato a Vincennes per aver aderito al governo di Vichy.

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