Congresso socialista di
Livorno: dalla scissione nasce il Partito Comunista Italiano, mentre nel paese
imperversano le lotte agrarie
Il Congresso socialista di Livorno segna la rottura completa
coi comunisti i quali fondano il loro partito. Fino al giorno della scissione i
socialisti solidarizzano con l'azione dei comunisti; salvo poche eccezioni individuali
o locali, la fanno propria, la esaltano nella propaganda, negli ordini
direttoriali, nella stampa, suscitando la torbida illusione eccitatrice del
leninismo e abbandonandosi alla più sbracata demagogia. Fra tumulti ed
invettive Terracini rimprovera a Turati di aver fatto cadere, con un suo
discorso, il ministero Salandra (18-6-1916): «In questo modo, dice, egli ha
reso un servigio allo Stato borghese soltanto impedendo che il disastro
dell'Italia fosse più grande». E poi ancora: «Noi comunisti, anche se la rivoluzione
russa fosse più feroce di quello che deve essere, ne accetteremmo ugualmente il
valore, senza discutere». Dice Terracini che il proletariato è maturo per il
potere. Al proletariato non manca la preparazione spirituale; quello che manca
è l'organizzazione adatta per prendere il potere. Ma la rivoluzione c'è,
nell'invasione delle terre e nell'occupazione delle fabbriche. La presa del
potere non può avvenire che con la costituzione di una Repubblica dei consigli
di operai. Il dissidio è nel modo di arrivarci, poiché i massimalisti pensano
che si possa conquistare il potere per mezzo delle forme parlamentari. E non
tralascia, il Terracini, di elogiare don Sturzo il quale, secondo il deputato
comunista, «compie, agli scopi della lotta proletaria, una funzione di cui il
Partito Comunista deve essergli grato...». Cioè funzione di disgregazione
sociale, economica e nazionale. Le affermazioni di Terracini suscitano un
pandemonio, il congresso sembra trasformato in una torre di Babele dove domina
la confusione delle lingue.
La Russia ha lanciato il suo anatema contro i socialisti
italiani per la loro insufficienza rivoluzionaria ed i comunisti tentano
riabilitarsi scindendo le loro responsabilità da quella del socialismo
ufficiale. La verità è che i socialisti italiani. dopo avere annunciato
pomposamente di recarsi nella repubblica bolscevica alla scoperta del paradiso
terrestre, al loro ritorno e dopo constatato gli orrori di quel regime pur
continuando nella campagna di esaltazione del miraggio russo debbono ammettere
tanta parte di verità. La prefazione di Turati al libro di Nofri e Pozzani La Russia
com'é, è uno spietato atto di accusa contro Il bolscevismo Turati. che nel
Congresso di Bologna dell'anno precedente aveva parlato fra urla e fischi ne
esce ora vittorioso. Ma le masse non lo seguono più. L'unico a trarre vantaggio
dalla scissione socialista è il fascismo poiché Mussolini non ha più di fronte
un nemico solo agguerrito, ma due tendenze che si insidiano e si accapigliano,
scatenate dalla faziosità demagogica.
Nel ferrarese dove impera la dittatura rossa dei capilega,
qua e là incominciano le defezioni dei leghisti che si accordano direttamente
coi proprietari ai quali però vengono incendiati i pagliai ed i fienili.
Viene messo in atto in grande stile il boicottaggio del
bestiame che deve essere raccolto in parchi. Le leghe escludono dal lavoro chi
non è iscritto alla loro organizzazione: qualche boicottato, portato alla fame,
ha dovuto emigrare. Con l'apparire del fascismo incomincia la rivolta dei
piccoli affittuari e degli stessi braccianti che corrono al fascio come ad un fortilizio
di protezione di sicurezza, di pace, di serenità e di lavoro. Cominciano le dimostrazioni ostili dei contadini
contro i caporioni socialisti- Zanardi, Fovel, Bogiankino, Bucco, Matteotti,
Gnudi e la folla li urla, li rincorre per le strade. La rivolta dei proprietari
ha inizio dal fatto che le leghe impongono il numero e la qualità dei lavoratori negando al proprietario il diritto di scegliersi gli uomini adatti ai lavori da compiere
e nella misura che egli crede conveniente.
I socialisti puntano ancora i piedi e pretendono la abolizione
dell'obbIigantato, cioè di quel tipo caratteristico di lavoratore che vive
tutto l'anno sul fondo, vi si interessa con particolare attaccamento e concorre
con tutte le sue capacità all'incremento della produzione. Unicamente avventizi
devono essere i lavoratori, sostengono i socialisti: cioè gente randagia che passa
quando vuole da un podere all'altro, da un lavoro all'altro senza amore per il
fondo ma in compenso con molto odio contro il proprietario ed il conduttore.
Funzionano i tribunali rossi che elargiscono multe a vanvera. A Berra un
capolega raddoppia la multa perché il proprietario aveva tardato il pagamento
di un giorno. Eseguito questo con il ritardo di pochi minuti sull'ora fissata,
il capolega intasca la somma ma poi convoca i leghisti a decidere nientemeno
che della vita del ritardatario. Dei 101 presenti 51 votano l'assoluzione: per
un voto ebbe salva la vita.
I tribunali rossi sono competenti a giudicare tutto, ovunque
e in ogni caso: la lega si arroga il diritto di punire coloro che si permettono
di professare idee che non le vanno a genio e arriva a colpire i parenti dei colpevoli
di reato di pensiero. Contadini ed operai invadono fondi, tagliano le piante e
le trasportano nei magazzeni delle leghe. Nel soresinese l'on. Miglioli viene
denunciato per istigazione a delinquere. A Bergamo, alcuni coloni arrestati per
furto di vitelli asseriscono di averlo fatto per ordine della Federazione ed a
questa dato personalmente dal Miglioli. Nel cremonese, sempre i seguaci del
Miglioli, occupano le terre. le cascine sono in possesso dei contadini, si
impedisce persino ai fattori di usare mezzi di locomozione. L'occupazione delle
cascine è un fenomeno assai più grave dell'occupazione delle fabbriche
dell'autunno precedente. I contadini si vendono i vitelli di proprietà
padronale, le vacche, i cavalli, ecc. e Miglioli sostiene che tali vendite sono
legali poiché autorizzate dall'art. 706 del Codice Civile quali frutti ordinari
di utili di gestione. Davanti ad una tale situazione i proprietari non possono
più esercitare il diritto di proprietà. Un leghista del copparese sembra che
non avesse l'abitudine di salutare o saluta con poca deferenza il suo capo
lega. Costui lo denuncia ai compagni e lo condanna a recarsi sotto le proprie
finestre per quindici sere di seguito pronunciando la frase sacramentale:
«Buona sera capolega! ». Un altro leghista che era stato scortese col capolega
a Baura, venne condannato per 15 giorni durante la riunione serale a porgere un
bicchiere di acqua al suo capo. Per lo stesso... reato, un Tizio dovette
trasportare da casa sua alla sede della lega, dove erano in corso lavori, una
carriola di terra per due mesi, percorrendo ogni sera 6 chilometri fra andata e
ritorno.
L'on. Matteotti lancia i suoi fulmini contro la borghesia,
contro i proprietari che devono scomparire perché non devono più esistere
coloro che vivono del lavoro altrui. Ma un redattore del Corriere della Sera
Gino Berri che ha fatto una accurata inchiesta a Rovigo afferma che l'irruente
deputato «possiede dai 300 ai 400 ettari, che recentemente ha comperato, altra
terra e vive proprio del lavoro altrui! E per di più egli trascura la sua terra
affittandola agli esosi affittuari invece che direttamente ai contadini ».
Se ne può dedurre che i fatti che conturbano la vita civile
italiana sono una prosecuzione di un processo storico di profonda trasformazione
sociale, che ha principalmente di mira i rapporti tra capitale e lavoro,
iniziatosi nel 1890. periodo iniziale del Partito Socialista. Ma su questi
fattori economici sì è voluto innestare la bandiera politica del bolscevismo
leninista della Repubblica dei sovieti e quella non meno anti storica della
Repubblica Sociale dei repubblicani, insegna di concorrenza alla prima.
Interessante a questo proposito una disamina del Corriere della Sera: «Il
movimento fascista ha acquistato il favor pubblico quando s'è visto che, per la
predicazione balorda e fanatica dei socialisti e per gli atti che ne erano
ispirati, si schiacciava sotto l'odio di classe la vitalità della nazione e
che, nella ruinosa timidezza dei governi troppo occupati della forza dei gruppi
in parlamento e troppo inclini a voler apparire sopra tutto democraticissimi, i
più democratici di tutti, schiere di giovani si risolvevano, arrischiando la
propria vita e una illegalità imposta dalla debolezza stessa dell'autorità, ad
affrontare in piazza gli aizzatori di tumulti, gli organizzatori di
sopraffazioni, ì violatori d’ogni libertà civile, i coltivatori di scioperi
pazzeschi, i ricattatori della timidezza e disorientamento borghese. In questo
senso i fascisti apparvero i servitori dell'Italia, e dell'Italia soltanto ».

Nessun commento:
Posta un commento