NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 18 maggio 2013

La Monarchia e il Fascismo - terzo capito - III


Congresso socialista di Livorno: dalla scissione nasce il Partito Comunista Italiano, mentre nel paese imperversano le lotte agrarie

Il Congresso socialista di Livorno segna la rottura completa coi comunisti i quali fondano il loro partito. Fino al giorno della scissione i socialisti solidarizzano con l'azione dei comunisti; salvo poche eccezioni individuali o locali, la fanno propria, la esaltano nella propaganda, negli ordini direttoriali, nella stampa, suscitando la torbida illusione eccitatrice del leninismo e abbandonandosi alla più sbracata demagogia. Fra tumulti ed invettive Terracini rimprovera a Turati di aver fatto cadere, con un suo discorso, il ministero Salandra (18-6-1916): «In questo modo, dice, egli ha reso un servigio allo Stato borghese soltanto impedendo che il disastro dell'Italia fosse più grande». E poi ancora: «Noi comunisti, anche se la rivoluzione russa fosse più feroce di quello che deve essere, ne accetteremmo ugualmente il valore, senza discutere». Dice Terracini che il proletariato è maturo per il potere. Al proletariato non manca la preparazione spirituale; quello che manca è l'organizzazione adatta per prendere il potere. Ma la rivoluzione c'è, nell'invasione delle terre e nell'occupazione delle fabbriche. La presa del potere non può avvenire che con la costituzione di una Repubblica dei consigli di operai. Il dissidio è nel modo di arrivarci, poiché i massimalisti pensano che si possa conquistare il potere per mezzo delle forme parlamentari. E non tralascia, il Terracini, di elogiare don Sturzo il quale, secondo il deputato comunista, «compie, agli scopi della lotta proletaria, una funzione di cui il Partito Comunista deve essergli grato...». Cioè funzione di disgregazione sociale, economica e nazionale. Le affermazioni di Terracini suscitano un pandemonio, il congresso sembra trasformato in una torre di Babele dove domina la confusione delle lingue.

La Russia ha lanciato il suo anatema contro i socialisti italiani per la loro insufficienza rivoluzionaria ed i comunisti tentano riabilitarsi scindendo le loro responsabilità da quella del socialismo ufficiale. La verità è che i socialisti italiani. dopo avere annunciato pomposamente di recarsi nella repubblica bolscevica alla scoperta del paradiso terrestre, al loro ritorno e dopo constatato gli orrori di quel regime pur continuando nella campagna di esaltazione del miraggio russo debbono ammettere tanta parte di verità. La prefazione di Turati al libro di Nofri e Pozzani La Russia com'é, è uno spietato atto di accusa contro Il bolscevismo Turati. che nel Congresso di Bologna dell'anno precedente aveva parlato fra urla e fischi ne esce ora vittorioso. Ma le masse non lo seguono più. L'unico a trarre vantaggio dalla scissione socialista è il fascismo poiché Mussolini non ha più di fronte un nemico solo agguerrito, ma due tendenze che si insidiano e si accapigliano, scatenate dalla faziosità demagogica.

Nel ferrarese dove impera la dittatura rossa dei capilega, qua e là incominciano le defezioni dei leghisti che si accordano direttamente coi proprietari ai quali però vengono incendiati i pagliai ed i fienili.
Viene messo in atto in grande stile il boicottaggio del bestiame che deve essere raccolto in parchi. Le leghe escludono dal lavoro chi non è iscritto alla loro organizzazione: qualche boicottato, portato alla fame, ha dovuto emigrare. Con l'apparire del fascismo incomincia la rivolta dei piccoli affittuari e degli stessi braccianti che corrono al fascio come ad un fortilizio di protezione di sicurezza, di pace, di serenità e di lavoro. Cominciano le dimostrazioni ostili dei contadini contro i caporioni socialisti- Zanardi, Fovel, Bogiankino, Bucco, Matteotti, Gnudi e la folla li urla, li rincorre per le strade. La rivolta dei proprietari ha inizio dal fatto che le leghe impongono il numero e      la qualità dei lavoratori negando al proprietario il diritto  di scegliersi gli uomini adatti ai lavori da compiere e nella misura che egli crede conveniente.
I socialisti puntano ancora i piedi e pretendono la abolizione dell'obbIigantato, cioè di quel tipo caratteristico di lavoratore che vive tutto l'anno sul fondo, vi si interessa con particolare attaccamento e concorre con tutte le sue capacità all'incremento della produzione. Unicamente avventizi devono essere i lavoratori, sostengono i socialisti: cioè gente randagia che passa quando vuole da un podere all'altro, da un lavoro all'altro senza amore per il fondo ma in compenso con molto odio contro il proprietario ed il conduttore. Funzionano i tribunali rossi che elargiscono multe a vanvera. A Berra un capolega raddoppia la multa perché il proprietario aveva tardato il pagamento di un giorno. Eseguito questo con il ritardo di pochi minuti sull'ora fissata, il capolega intasca la somma ma poi convoca i leghisti a decidere nientemeno che della vita del ritardatario. Dei 101 presenti 51 votano l'assoluzione: per un voto ebbe salva la vita.

I tribunali rossi sono competenti a giudicare tutto, ovunque e in ogni caso: la lega si arroga il diritto di punire coloro che si permettono di professare idee che non le vanno a genio e arriva a colpire i parenti dei colpevoli di reato di pensiero. Contadini ed operai invadono fondi, tagliano le piante e le trasportano nei magazzeni delle leghe. Nel soresinese l'on. Miglioli viene denunciato per istigazione a delinquere. A Bergamo, alcuni coloni arrestati per furto di vitelli asseriscono di averlo fatto per ordine della Federazione ed a questa dato personalmente dal Miglioli. Nel cremonese, sempre i seguaci del Miglioli, occupano le terre. le cascine sono in possesso dei contadini, si impedisce persino ai fattori di usare mezzi di locomozione. L'occupazione delle cascine è un fenomeno assai più grave dell'occupazione delle fabbriche dell'autunno precedente. I contadini si vendono i vitelli di proprietà padronale, le vacche, i cavalli, ecc. e Miglioli sostiene che tali vendite sono legali poiché autorizzate dall'art. 706 del Codice Civile quali frutti ordinari di utili di gestione. Davanti ad una tale situazione i proprietari non possono più esercitare il diritto di proprietà. Un leghista del copparese sembra che non avesse l'abitudine di salutare o saluta con poca deferenza il suo capo lega. Costui lo denuncia ai compagni e lo condanna a recarsi sotto le proprie finestre per quindici sere di seguito pronunciando la frase sacramentale: «Buona sera capolega! ». Un altro leghista che era stato scortese col capolega a Baura, venne condannato per 15 giorni durante la riunione serale a porgere un bicchiere di acqua al suo capo. Per lo stesso... reato, un Tizio dovette trasportare da casa sua alla sede della lega, dove erano in corso lavori, una carriola di terra per due mesi, percorrendo ogni sera 6 chilometri fra andata e ritorno.

L'on. Matteotti lancia i suoi fulmini contro la borghesia, contro i proprietari che devono scomparire perché non devono più esistere coloro che vivono del lavoro altrui. Ma un redattore del Corriere della Sera Gino Berri che ha fatto una accurata inchiesta a Rovigo afferma che l'irruente deputato «possiede dai 300 ai 400 ettari, che recentemente ha comperato, altra terra e vive proprio del lavoro altrui! E per di più egli trascura la sua terra affittandola agli esosi affittuari invece che direttamente ai contadini ».

Se ne può dedurre che i fatti che conturbano la vita civile italiana sono una prosecuzione di un processo storico di profonda trasformazione sociale, che ha principalmente di mira i rapporti tra capitale e lavoro, iniziatosi nel 1890. periodo iniziale del Partito Socialista. Ma su questi fattori economici sì è voluto innestare la bandiera politica del bolscevismo leninista della Repubblica dei sovieti e quella non meno anti storica della Repubblica Sociale dei repubblicani, insegna di concorrenza alla prima. Interessante a questo proposito una disamina del Corriere della Sera: «Il movimento fascista ha acquistato il favor pubblico quando s'è visto che, per la predicazione balorda e fanatica dei socialisti e per gli atti che ne erano ispirati, si schiacciava sotto l'odio di classe la vitalità della nazione e che, nella ruinosa timidezza dei governi troppo occupati della forza dei gruppi in parlamento e troppo inclini a voler apparire sopra tutto democraticissimi, i più democratici di tutti, schiere di giovani si risolvevano, arrischiando la propria vita e una illegalità imposta dalla debolezza stessa dell'autorità, ad affrontare in piazza gli aizzatori di tumulti, gli organizzatori di sopraffazioni, ì violatori d’ogni libertà civile, i coltivatori di scioperi pazzeschi, i ricattatori della timidezza e disorientamento borghese. In questo senso i fascisti apparvero i servitori dell'Italia, e dell'Italia soltanto ».

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