Nel 1919 Orlando convoca la Camera che, per essere stata
eletta nel 1913 è, in forza dello Statuto (l'art. 42 limita la durata a 5 anni)
decaduta ed i singoli deputati non hanno più alcun diritto di esercitare tale
mandato. Comunque gravissimo ed inconcepibile errore, per un uomo politico
della statura di Orlando, fu quello di non aver indette le elezioni mentre
tutto il Paese era ancora avvolto nell'atmosfera patriottica della Vittoria e
convoca invece, contro Legge, una Camera che non ha potere legislativo.
Ad
Orlando succede Nitti il quale sotto la
pressione dei popolari è costretto - lui contrario - a far votare la legge
elettorale che seppellisco il collegio uninominale ed instaura il sistema
proporzionale. Questa riforma fatta da una Camera scaduta e non avente alcun
diritto a legiferare è stata la prima e più grave delle cosiddette violazioni
dello Statuto provocata e sostenuta dalla Democrazia Cristiana.
Nel luglio 1922 si delinea la impossibilità per il governo
di Facta di poter governare non poggiando più sopra una sicura maggioranza, e
si invoca il ritorno di Giolitti. Don Sturzo pone il veto e Facta rimane al suo
posto. Nell'ottobre si riprendono le trattative per un governo (mediante una
crisi extra parlamentare) presieduto da Giolitti con la partecipazione di
Mussolini che verrebbe così assorbito nella responsabilità del potere, ma don
Sturzo, De Gasperi e Gronchi ripetono il veto che, mettendo Giolitti nella
impossibilità di comporre il ministero, spianano la via al fascismo. Invece di aiutare
la Monarchia
ad assorbire il fascismo, aiutano questo al assorbire la Monarchia.
Non si possono nemmeno prendere sul serio coloro i quali
sostengono che il Re ha consegnato il 30 ottobre il potere a Mussolini, capo di
una fazione di insorti. Il Re, come primo atto diede l'incarico di formare il
Governo, a Salandra, capo della maggioranza parlamentare, ma questi non vi
riuscì e consigliò la Corona ,
secondo la consuetudine, di chiamare Mussolini. Il Re volle ancora sentire non
solo i capi partiti ma anche gli esponenti dell'Esercito e della Marina ed il
Presidente del Senato i quali glielo indicarono come l'unico capace di una
soluzione. Anche De Nicola, presidente della Camera, venne consultato e nel
parere di questi è implicito che era stata consultata pure l'opposizione poiché
negli uffici della Presidenza della Camera sono rappresentati tutti i partiti,
tutti i gruppi e tutte le tendenze. Le critiche fatte dall'estrema sinistra
all'avvento del potere di Mussolini erano imperniate sul fatto di esservi arrivato
al di fuori del Parlamento. E' vero. Ma è anche vero che al di sopra del
Parlamento ebbe la prevalenza in quei giorni la tanto esaltata volontà popolare.
Del resto la successione a Mussolini spettava già di
diritto, in quanto che la tecnica costituzionale stabilisce che l'incarico
debba essere affidato al capo di quel partito che ha costretto il governo alle
dimissioni. Il duce delle camicie, nere si ripresentava al Quirinale dopo sole
sei ore con la lista dei ministri fra i quali apparivano uomini dei partiti
liberale, popolare e demosociale, coi quali egli aveva regolarmente aperte
trattative, e coi quali già vi erano intese preventive. Fu una crisi extra
parlamentare squisitamente costituzionale. Rimproverare al Re di non aver
respinto Mussolini significa rimproverarlo di non aver fatto un colpo di Stato,
di non aver fatto sparare contro il popolo acclamante, di non aver agito contro
il Parlamento. Significa volerlo rimproverare di avere evitata la guerra
civile, di aver tenuto fede alle norme costituzionali. Cade quindi l'assunto
dello Stato di Assedio. Perché opporsi ad una massa travolgente che ha con sé
la quasi totalità degli italiani ed il cui capo è stato indicato dai capi
partito, dell'Esercito e della Marina come l'unico avente diritto alla successione?
Come poteva Facta insistere per lo stato d'assedio quando il suo ministero era
dimissionario e solo 3 ministri si erano dichiarati favorevoli allo estremo
provvedimento? Si tenga ancora presente che i critici più testardi appartengono
a quella stessa fazione che nel 1898 insultava Re Umberto I per lo Stato
d'assedio di Milano, proclamato in seguito a gravi tentativi di insurrezione
contro lo Stato.
Il Ministero di Mussolini del 30 ottobre 1922 fu un Governo
di concentrazione nazionale cioè in pieno accordo coi partiti, - in pieno
accordo quindi con molti di coloro che adesso lo denigrano - costituito sulle
orme più rigorose della Costituzione. Infatti due settimane dopo le Camere
sanzionavano la condotta del Re - già consacrata dalle trionfali approvazioni
del popolo - accordando a Mussolini prima la fiducia e poi i pieni poteri, quei
pieni poteri che un anno prima i popolari avevano negato al liberale Giolitti,
ispirati come sempre dal loro istinto di faziosità.
Dopo appena 45 giorni di governo Mussolini crea il Gran
Consiglio e nella stessa seduta questo a sua volta costituisce la Milizia Volontaria
per la Sicurezza
Nazionale con 300 mila armati, e nessun giornale (sfidiamo
chiunque a trovarne uno solo) nemmeno quelli dell'estrema sinistra fanno la più
piccola critica allo straordinario avvenimento, e tanto meno protestano.
In quei giorni a Torino 1l operai socialisti sono trucidati
dai fascisti. Mussolini esprime il suo sdegno. ma don Sturzo parla ugualmente
al teatro Alfieri elogiando la maniera forte del Governo fascista quasi
approvando l'orrendo massacro.
(Tuttavia cinque lustri dopo, mentre l'on De Nicola sarà
eletto presidente della Repubblica e Orlando rimarrà indisturbato, l'on Acerbo
si buscherà trent'anni di reclusione per un reato al quale essi pure avevano
partecipato. E l'on Scelba potrà presentare e fare approvare una legge per le
elezioni amministrative che non è altro che un peggioramento di quella dì
Acerbo, in quanto che questa esigeva, per l'attribuzione dei due terzi della
maggioranza, almeno il 25 per cento dei voti validi, mentre la legge Scelba
concede tale maggioranza « a quel gruppo di liste od alla lista non collegata
che ha raggiunto la più alta cifra elettorale». Cioè senza la garanzia del
minimo del 25 % contemplata nella legge fascista).
Il 31 maggio 1923
l 'on. Misuri è bastonato a sangue nelle adiacenze del
Parlamento per avere citato l'opera di Mussolini, ma il giorno dopo la Camera conferma ugualmente
la fiducia al governo.
In seguito all'uccisione, il 10 giugno 1924, di Matteotti,
le opposizioni rincrudiscono l'avversione al governo e disertano, in numero di
123, le sedute costituendo quella secessione che passò sotto il nome di
Aventino. Se il gesto inconsiderato - dettato sopratutto dalla paura - ha una
enorme risonanza in Italia e nel mondo, poco seguito hanno fra le masse i
secessionisti. Essi attendono sopratutto la loro salvezza dal Sovrano senza
offrire a questi la possibilità di intervenire, e per essere coerenti assumono
come programma del loro atteggiamento il motto « Italia senza Vittorio Emanuele
» e fanno di tutto per esautorare la Monarchia invece di rafforzarla.
In novembre Mussolini fa un rimpasto nel Ministero,
sacrifica alcuni elementi fascisti fra i più accesi e chiama a sostituirli i liberali
Casati e Sarrocchi ed i popolari Nava e Mattei Gentili, mentre Camera e Senato
gli votano la fiducia. La campagna scatenata dalle opposizioni che tentano
inscenare una «questione morale» contro Mussolini induce questi ad emanare, con
le disposizioni ai prefetti del ministro Federzoni, le misure eccezionali così dette
del 3 gennaio 1925 che già erano state prospettate in un Consiglio dei ministri
nel quale erano rappresentati tutti i partiti della coalizione nazionale;
infatti la maggior parte degli uomini al potere «promossero» il fascismo e la
sua legalizzazione fino al 3 gennaio e soltanto il questa data, cioè al momento
di assumere la responsabilità del loro operato, passarono all’opposizione
cambiando casacca.
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