NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 12 ottobre 2013

La Monarchia e il Fascismo - Quinto capitolo III

Il nuovo Ministero di Concentrazione e le minacce al Parlamento.

Il 16 novembre 1922, a meno di venti giorni dalla marcia su Roma, si aprono le Camere. Al Parlamento, sotto la presidenza di De Nicola, Mussolini, annuncia che S. M. il Re ha accettato, con decreto 31 ottobre, le dimissioni rassegnate dall'on. Luigi Facta e dei suoi colleghi e che contemporaneamente gli ha dato incarico di costituire il nuovo Ministero (1).
Avuta la parola, Mussolini legge il suo discorso programma del quale riportiamo i brani più salienti:

MUSSOLINI (1): - segni di vivissima attenzione « Signori, quello che io compio oggi in questa Aula è un atto di formale deferenza verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato di speciale riconoscenza.
«Da molti anzi da troppi anni, le crisi di Governo erano poste e risolte dalla Camera attraverso più o meno tortuose manovre ed agguati, tanto che una crisi veniva regolarmente qualificata come un assalto ed il Ministero rappresentato da una traballante diligenza postale.
«Ora è accaduto per la seconda volta, nel breve volgere di un decennio, che il popolo italiano - nella sua parte migliore - ha scavalcato un Ministero e si è dato un Governo al di fuori, al di sopra e contro ogni designazione del Parlamento.
«Il decennio di cui vi parlo sta fra il maggio del 1915 e l'ottobre del 1922.
«Lascio ai melanconici zelatori del supercostituzionalismo il compito di dissertare più o meno lamentosamente su ciò. Io affermo che Ia rivoluzione ha i suoi diritti. Aggiungo, perché ognuno lo sappia, che io sono qui per difendere e potenziare al massimo grado la rivoluzione delle camicie nere inserendola intimamente come forza di sviluppo, di progresso e di equilibrio nella storia della Nazione. (vivi applausi a destra.
«Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non vi abbandona dopo la vittoria. Con 300 mila giovani armati di tutto punto. decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il fascismo. (approvazioni a destra).
Potevo fare di quest'Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli... ( vivi applausi a destra. Rumori. Commenti).

MODIGLIANI: «Viva il Parlamento»! (Rumori e apostrofi da destra. Applausi all'estrema sinistra).

MUSSOLINI:... «potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.
«Ho costituito un Governo di coalizione e non già con l'intento di avere una maggioranza parlamentare

della quale posso oggi fare benissimo a meno (Applausi all'estrema destra ed all'estrema sinistra. Commenti) ma per raccogliere in aiuto della Nazione boccheggiante quanti, al di sopra delle sfumature dei partiti, la stessa Nazione vogliono salvare ».

All'accenno di un caldo omaggio al Sovrano ministri e moltissimi deputati sorgono in piedi ed applaudono vivamente e lungamente - grida di Viva il Re!
Il discorso continua passando in esame la situazione politica interna, la situazione finanziaria e quella internazionale e dopo avere chiesto i pieni poteri per il riordinamento del sistema tributario e della pubblica amministrazione, conclude:

«Così Iddio mi assista nel condurre a termine vittorioso la mia ardua fatica». (Vivissimi applausi a destra e su altri banchi. Commenti prolungati. Molti deputati si recano a congratularsi con l'on. Presidente del Consiglio).
Al termine della seduta, Mussolini ed i nuovi Ministri si presentano al Senato del Regno, dove «sono accolti al loro ingresso nell'aula da vivi e prolungati applausi dei senatori che si alzano in piedi. Anche le tribune applaudono. Il Presidente del Consiglio fa ripetuti cenni di ringraziamento indicando alla sua destra ed alla sua sinistra i ministri della guerra e della marina (1).

In detta seduta viene data subito lettura della nomina dei nuovi senatori fra i quali figurano Filippo Crispolti, esponente di destra del partito popolare e Giuseppe Volpi. La nomina era stata fatta con Decreto in data 16 ottobre 1922 a firma dell'on. Facta ma in seguito ripresentata e « proposta » da Mussolini. Nessuna obbiezione da parte del Partito Popolare per la nomina di un suo esponente a senatore, anzi viva approvazione. Così come vi era stata approvazione per la partecipazione al Governo fascista di sei esponenti: On. Milani, Gronchi, Tangorra, Cavazzoni, Merlin, Vassallo.
Il discorso ripetuto da Mussolini in Senato è fatto precedere da questa dichiarazione:
«Signori Senatori, tutta la prima parte delle dichiarazioni che poco fa ho letto alla Camera dei Deputati, non riguardano minimamente il Senato. (bene) Non devo usare, nei confronti del Senato, il linguaggio necessariamente duro che ho dovuto tenere nel confronto dei signori deputati. (Applausi vivissimi e prolungati, dei senatori, ai quali si uniscono le tribune). «... Ripeto, che la prima parte del discorso è diretta solo alla Camera dei Deputati». (vive approvazioni, si ride).
«Credo anche di interpretare il pensiero di tutta questa assemblea e certamente della maggioranza del popolo italiano tributando un caldo omaggio al Sovrano il quale si è rifiutato ai tentativi inutilmente reazionari dell'ultima ora, ha evitato la guerra civile e permesso di immettere nelle stanche arterie dello Stato parlamentare la nuova impetuosa corrente fascista uscita dalla guerra ed esaltata dalla vittoria ». (Vivissimi e prolungati applausi: i senatori in piedi gridano ripetutamente: Viva il Re! A questo grido si associano le tribune).
Mussolini passa alla lettura del discorso già letto alla Camera ed alla fine è salutato da una interminabile ovazione dei senatori in piedi e dalle tribune. Grandi congratulazioni; quando esce dall'aula viene di nuovo ripetutamente applaudito.

(1)        Il Ministero di Concentrazione Nazionale è così composto:

Ministri:       
Presidenza, Interni e interim degli Affari Esteri - Benito Mussolini



Colonie, Luigi Federzoni (n)
Giustizia, Aldo Oviglio (f)
Finanze, Alberto De Stefani (f)

Tesoro, Vincenzo Tangorra (p.p.)

Guerra, Armando Diaz
Marina, Thaon di Revel
Istruzione, Giovanni Gentile (1)

Lavori Pubblici, Gabriello Car. nazza (1)

Agricoltura, G. De Capitani d'Arzago (1)

Lavoro e Prev. Soc., Stefano Cavazzoni (p.p.)

Poste e Telegrafi, G.A. Colonna di Cesarò (d.s.)

Terre Liberate, Giovanni Giuriati (f)

Ass. Militare e pensioni di guerra
Marina Mercantile
Antichità e Belle Arti


Sottosegretari:
Interni. Aldo Finzi: - 
Pres. Consiglio, Giacomo Acerbo
Esteri, Ernesto Vassallo


Giovanni Marchi (2)

Fulvio Milani (p.p.)
Pietro Lissa (1)
Alfredo Rocco (n)
Carlo Bonardi (d.s.)
Dario Lupi (f)
Alessandro Sardi (f)
Ottavio Corgini (f)

Giovanni Gronchi (p.p.)

Silvio Gay (f)

Michele Terzaghi (f)

Umberto Merlin (p.p.)

C.M. De Vecchi if)
Costanzo Ciano (f)
Luigi Siciliani (n)


        (2)  1, Atti parlamentari, C. D., Sessione 1921-23, vol. 9.

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