NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

martedì 4 settembre 2012

Un partito per il Re...

può vivere nella repubblica...
Il fatto che il Re sia al di sopra dei partiti non esclude che possa esistere un partito favorevole al Re

Articolo di Edilio Rusconi su Oggi 26 Febbraio 1953


Alcuni giorni or sono un illustre scrittore politico, Mario Missiroli, direttore del Corriere della sera. esaminava la posizione dei monarchici nella vita pubblica italiana, e, con un articolo di grande interesse. esponeva le seguenti argomentazioni:

1) nel programma del partito monarchico si trovano «delle proposte e delle indicazioni alle quali qualsiasi persona d'ordine e di buon senso non può non aderire »; esse sono: la « difesa dell'unità contro quel deleterio errore che è il regionalismo, la richiesta della piena occupazione della nostra manodopera, gli investimenti produttivi, l'adesione al patto atlantico, ma sorretta da un'alta coscienza della dignità nazionale, la tutela della moneta e del lavoro italiano all'estero, il rispetto dell'iniziativa privata, la libertà di coscienza ;

2) riconosciuti questi meriti, ci si domanda per quali motivi i monarchici dovrebbero ritenere l'attuale ordinamento incapace di attuare quel programma, e cioè perché mai le presenti istituzioni repubblicane sarebbero ritenute un tale ostacolo all'attuazione delle suddette lodevolissime richieste da rendersi necessaria una restaurazione monarchica;

3) un'opposizione di carattere istituzionale è giustificata solo se l'istituzione vigente, ossia la repubblica, costituisce un ostacolo a realizzazioni concrete e urgenti, e non può essere invece giustificata da sentimenti, sia pure mobilissimi, quali sono quelli dei monarchici;

4) è vero che nei rapporti tra lo Stato e la Chiesa il regime repubblicano non segna un progresso, ma puntare su questa critica significa ricorrere a uno dei motivi della polemica socialcomunista e all'anticlericalismo del partito d'azione;

5) la contrapposizione monarchia - repubblica non è augurabile mentre la minaccia comunista ci investe da ogni parte;

6) la monarchia è meno autorevole che non la repubblica contro il comunismo, che in regime repubblicano deve assumere modi totalitari, mentre in regime monarchico assume i titoli della democrazia;

7) il compito della monarchia fu quello di attrarre nella legalità tutte le opposizioni: ma quale speranza di attrazione essa potrebbe nutrire oggi, di fronte a un'opposizione che, come quella comunista, è di origine moscovita?

8) l'attaccamento all'istituto monarchico è un rispettabilissimo sentimento, e appunto perché sentimento esso non può essere considerato esclusivo di un movimento e deve essere posto al di sopra dei partiti: la monarchia non può essere né un partito né di un partito ed "è contro la monarchia tutto ciò che divide".

PREMESSE CONFUSE

Con il rispetto e l'amicizia che nutro verso l'illustre articolista, mi pare opportuno riesaminare affermazioni tanto importanti e questo non già perché io abbia qualche titolo o ragione per assumere le difese del partito monarchico, bensì per contributo di chiarezza a questa imminente campagna elettorale, che si annunzia oltremodo accanita e soprattutto fertile di premesse confuse e di conclusioni più confuse; si tratta di un contributo doveroso verso qualunque movimento, a cominciare dalla democrazia cristiana, da parte di chi non ha interessi di parte e ritiene proprio compito rendere chiare le posizioni di tutte le parti in gioco e libere da preconcetti le decisioni elettorali. Con l'avvicinarsi delle elezioni, le discussioni si fanno naturalmente più accese, e insieme frammiste di buone ragioni e di slanci propagandistici, di argomentazioni autentiche e di argomentazioni tendenziose, di informazioni esatte e di informazioni falsate: c'è chi vede nel partito monarchico la salvezza di tutti i problemi nazionali e internazionali, e chi lo considera la rovina d'Italia, c'è chi attribuisce alla democrazia cristiana tutte le nequizie dei genere umano e chi ritiene più utile tacerne anche il minimo errore, c'è chi giudica liberali, repubblicani, socialisti, poco meno che dei sopravvissuti perché l'avvenire sarebbe soltanto del movimento sociale italiano, e chi inverte esattamente le parti dei sopravvissuti e degli avveniristi. Non occorre scandalizzarsi di ciò, e anzi dovremmo scandalizzarci se tutti ci trovassimo d'accordo e fondassimo un partito unico, come piace al comunisti. Ma poiché io non rappresento alcun partito, ma converso con i lettori, che sono poi elettori, avrei rimorso se non portassi qualche aiuto di chiarezza. almeno nei limiti delle mie deboli capacità. Questo avrà oltre tutto il vantaggio di rendermi nemici tutti i partiti, dai monarchici ai democristiani, dai repubblicani storici al seguaci di Gedda.

ARGOMENTI ROVESCIABILI

Non intendo dire che l'articolo di Missiroli sia deliberatamente confuso o ispirato a interessi di parte; ma mi pare che esso si muova sulle arcate di argomentazioni solo esteriormente giuste, ossia su sillogismi "in baroco": quei sillogismi apparenti che arrivano a conclusioni curiose (per esempio: gli esseri umani sono ragionevoli, i bambini non sono ragionevoli, dunque i bambini non sono esseri umani). Quelle argomentazioni sono infatti rovesciabili o non documentabili. Vediamo:

1) nei programmi dei partiti repubblicani si trovavano, nel 1946, proposte e indicazioni accettabili dalle persone «ordine e di buon senso;

2) riconosciuti questi meritì ci si domanda per quali motivi i repubblicani dovessero ritenere l'ordinamento monarchico incapace di attuare quei programmi, al punto da giudicare necessario un mutamento istituzionale;

3) un'opposizione di carattere istituzionale (come era nel 1946 quella dei repubblicani) è giustificata effettivamente soltanto se l'istituzione vigente costituisce un ostacolo a realizzazioni concrete e urgenti, e non è invece giustificata da sentimenti, sia pure quei sentimenti nobilissimi di biasimo per gli immediati precedenti dell'istituto monarchico, cui i repubblicani si ispiravano; anche perché gl'immediati precedenti di istituto repubblicano erano rappresentati dalla repubblica di Salò;

4) i rapporti tra Stato e Chiesa non segnano un progresso perché l'ordinamento repubblicano fa derivare il potere dello Stato da quello del governo, con una pericolosa inversione, ossia pone lo Stato alle dipendenze delle formazioni politiche, e poiché le formazioni politiche trovano, e troveranno per molto tempo, la loro maggiore espressione nella democrazia cristiana, lo Stato diventa democristiano; di conseguenza, anche la democrazia cristiana manca della difesa dello Stato tra sé e certi malaccorti interventi non dico della Chiesa ma di uomini del Vaticano; di conseguenza nessuno quanto gli uomini responsabili della d. e. si augurerebbe di avere oggi un Re per impedire che lo Stato italiano diventi uno Stato di seconda mano; l'anticlericalismo, malattia nel corpo d una nazione, si alimenta appunto del genere nuovo dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa, ben più della propaganda comunista o e azìonista;

5) la contrapposizione nionarchia-repubblica non è augurabile non è mai stata augurabile, perché non è da oggi che la minaccia comunista ci investe, e le nuove generazioni non potranno che pensa re con raccapriccio a quegli uomini politici che nel 1946, mentre un minaccia comunista ancora più grave ci investiva, osarono rompere 1 forze della nazione sulla questione istituzionale;

6) in monarchia o in repubblica il comunismo assume i modi eh ritiene utili in un determinato movimento, usurpando sempre i titoli della democrazia per distruggere la medesima: soltanto c'è chi ritiene che la repubblica, essendo sorta con almeno otto milioni di voti comunisti, conceda a questi ultimi facilitazioni maggiori che non la monarchia, che essi avversarono;

7) la monarchia non potrebbe attrarre nella legalità un'opposizione di origine moscovita: ma lo può forse la repubblica?;

8) l'attaccamento all'istituto monarchico, anche se fosse soltanto un sentimento, ha pienamente diritto di sboccare in un partito, perché un partito raduna le persone che coltivano sentimenti in comune, e desiderano ordinare la società secondo quei sentimenti. Politicamente parlando, anzi, i monarchici non hanno altra via d'azione legale e accettabile che quella della costituzione in un partito rispettoso del gioco elettorale; se ne deviassero, diventerebbero dei congiurati e si metterebbero contro la legge oltre che contro la democrazia e contro l'ordine. Che cosa vogliono i monarchici? E’ semplice: voglio no restaurare la monarchia. Questa volontà comporta divisioni? Ma anche la volontà dei repubblicani comporta divisioni. Non esiste al cuna ragione perché i monarchici abbiano più dei repubblicani il dovere di sacrificare le loro preferenze per il bene della concordia, dato che il particolare per cui l'attuale ordinamento è repubblicano costituisce appunto ciò che i monarchici giudicano dannoso alla concordia: chi infatti troverebbe giusto che Menelao lasciasse Elena al troiani per il solo particolare che i troiani si erano già impadroniti di Elena?

SCOMODITA’ RECIPROCHE

Ora la monarchia non è un partito e il Re non è un capo partito: infatti il partito monarchico non è la monarchia, bensì l'articolazione politica di chi vuole la monarchia. Il fatto che il Re sia al di sopra dei partiti non esclude che possa esistere un partito favorevole al Re. Il fatto che l'attaccamento al Re sia anche un sentimento non esclude che derivi una traduzione pratica dal sentimento, tanto più che nessuno ardirebbe negare al cristianesimo, che tanto più della monarchia sta al di sopra dei partiti, il buon diritto di operare politicamente attraverso un partito. Per alcuni sarà scomodo, ma tutta la democrazia è una perenne creazione di scomodità reciproche.

In conclusione, l'autorevole e illustre scrittore ha ripetuto, con la sua bravura, argomentazioni che sono molto diffuse, ma che non per questo costituiscono una valida critica al partito monarchico, e anzi all'esistenza stessa del partito monarchico. Altre critiche si potranno muovere a questo partito, a certe sue confusioni di problemi, a certe intemperanze polemiche, a certe demagogie. Certamente è legittimo che ì partiti repubblicani lo contrastino. Non è legittimo invece contestare il buon diritto di un partito monarchico ad esistere, a meno che la restaurazione monarchica non venga proposta e sostenuta dai partiti repubblicani e la battaglia di Lauro non venga condotta, per citare qualcuno, dall'on. Romita.

Edilio Rusconi



1 commento:

  1. Anche se l'editoriale è estremamente autorevole sono e rimango fermamente convinto che un partito monarchico è una vera e propria antinomia. La monarchia è una cornice statuale e non potrebbe essere diversamente...peraltro vittorio emanuele III ci teneva a ribadire questo concetto dicendo di se che era solo un alto funzionario dipendente dallo stato...UN GIGANTE anche se piccolo di statura...

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