NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

domenica 10 febbraio 2019

La terra d'Istria sulla tomba del Re Umberto II

di Emilio Del Bel Belluz   
In questi giorni si parla di foibe, del giorno della memoria, dei crimini commessi dai partigiani di Tito. Non posso che essere vicino a tutte quelle persone che dovettero patire un duplice dolore: il primo quello d’aver lasciato la loro terra scacciati come fossero dei delinquenti, il secondo, più drammatico, quello delle esecuzioni da parte dei partigiani di Tito che infoibarono migliaia di innocenti, compresi donne e bambini. 
L’altro dramma che questa gente dignitosa subì, fu quello delle manifestazioni d’odio nei loro confronti. 
Il disprezzo dei comunisti italiani si riversò nei vari punti, dove i treni arrivavano, negando quella mano che si deve tendere a chi sta nel bisogno e non ha colpe. 
Una delle tante accuse per cui questa gente era stata mandata via dal comunista Tito era perché veniva considerata fascista. Gli istriani e i dalmati subirono molto, ma la cosa peggiore fu che il loro dramma cadde nell’oblio. Anche oggi, nonostante sia stato istituito il giorno del ricordo, non se ne parla a sufficienza, anzi la parola dell’ampi e della sinistra italiana è quella di negare e di minimizzare.

Le ferite delle foibe pesano ancora, perché l’odio verso gli esuli non si è sopito. Ho visto in questi anni dei monumenti dedicati agli infoibati, imbrattati dalla falce e martello e deturpati. Nella vita è amaro riconoscere gli errori, ma le foibe furono solo degli orrori terribili. 
Nel 1983, partecipai ai funerali di Re Umberto II e vidi una donna che portò dall’Italia un mucchietto di terra istriana, che conteneva i suoi drammi. Sarebbe stato commovente che quel pezzetto di terra, fosse stato sepolto assieme a quella terra italiana che Re Umberto II portò in esilio, stringendola tra le sue mani durante il viaggio e dono alla sua partenza di un’ umile contadina. 
Ai molti istriani infoibati non fu concessa neppure una tomba, su cui i loro parenti potessero onorarli. Il cielo degli italiani d’Istria è sempre lo stesso, perché sotto quel cielo sono nati e hanno vissuto, come il ricordo dei loro cari non morirà mai nei loro cuori. 
Nella mia vita ho conosciuto una coppia di coniugi istriana fuggita dalla guerra. Erano persone diverse, i loro occhi trasmettevano la tristezza per la lontananza dalla loro terra. L’uomo, un distinto signore era un pittore, lo vedevo con il camice bianco e il cappello che dipingeva la sua terra, la casa dove aveva vissuto, il cielo che aveva visto. Era un modo per allentare la nostalgia che lo opprimeva. 
Un giorno mi donò un suo quadro che rappresentava la sua casa circondata dagli alberi che aveva piantato. Volle che lo tenessi in suo ricordo, e quel giorno i suoi occhi si riempirono di malinconia. Gli promisi che l’avrei sempre conservato. Ogni volta che lo ammiro, penso che fino all’ultimo giorno non avesse dimenticato la sua amata Istria.

10 Febbraio


sabato 9 febbraio 2019

Napoli, omaggio alla Regina Maria Josè


Nell'anniversario del suo richiamo a Dio, l'Associazione Internazionale Regina Elena Onlus e Tricolore, associazione culturale, hanno ricordato la terza Regina dell'Italia unita con una S. Messa organizzata a Napoli, presso la Basilica Reale Pontificia di S. Francesco di Paola, in piazza del Plebiscito. 
Il Sacro Rito è stato presieduto dal Rettore della Basilica, Padre Mario Savarese, che ha lungamente ricordato la vita e l'opera della Regina durante l'omelia. Persona forte e volitiva, Maria Josè del Belgio ha vissuto sempre in prima linea, affrontando le difficoltà della vita con dignità ed autentica regalità.
[...]



http://www.larampa.it/2019/02/06/foto-napoli-omaggio-alla-regina-maria-jose/

venerdì 8 febbraio 2019

La scomparsa Camillo Zuccoli, il commiato dei Cavalieri del Sovrano Militare Ordine di Malta



Commiato del Segretario Generale per gli Affari Esteri Ambasciatore Stefano Ronca

Roma, 4 febbraio 2019

Una sensazione di vuoto, di incredulità e di dolore è quella che Mia ed io abbiamo provato, e che tutt’ora continua, alla notizia ricevuta ieri mattina dall’Ambasciatore Bertero della scomparsa di Camillo.
Non ho dubbi che ognuno di voi abbia provato la stessa sensazione.
La ragione è che Camillo riempiva il mondo intorno a sé con la sua irresistibile emanazione di affetto, di generosità, di opere.
Il nostro primo pensiero è andato a Ursula, Costanza e Giulio. Se così profonda è la sensazione di vuoto che tutti noi oggi proviamo, immagino quale sia quella provata da Ursula, compagna imprescindibile nella vita di Camillo, e dai ragazzi. La famiglia e l’Ordine di Malta erano la sua vita.
Camillo è stato per l’Ordine uno straordinario Ambasciatore a Sofia. Ma è stato molto, molto più di questo. Il suo raggio di azione andava ben oltre la Bulgaria e si estendeva a livello globale.
Non passava giorno senza che ricevessimo un suo rapporto su argomenti vari e interessanti. Per il Corpo Diplomatico, di cui era il Decano, e per le autorità bulgare era un riferimento fondamentale.
Leggo, a titolo di esempio, il messaggio che ho ricevuto ieri mattina dall’Ambasciatore d’Italia a Sofia, Stefano Baldi: “sono incredulo e con tanta tristezza nel cuore. Con lui ho potuto vivere di persona la sua generosità e la sua bontà. Siamo fortunati quando nella nostra vita incrociamo persone speciali come lui. Anche qui a Sofia Camillo lascerà un grande vuoto”.
Camillo è l’esempio che al Magistero viene sempre citato quando ci troviamo di fronte ad una situazione difficile da risolvere. Che l’impresa da compiere sia nell’emisfero nord o in quello sud del mondo ci diciamo: “qui ci vorrebbe Camillo Zuccoli”. E consultato, Camillo interveniva con una mediazione, con un’idea, con un’azione, con un buon ufficio che risolveva il problema.
Era affettuoso, propositivo, intelligente, travolgente. Era colto. E la sua memoria storica ci lasciava ammirati, intorno al tavolo da pranzo che Ursula, così spesso, imbandiva con amore per tutti noi.
Arrivederci caro Camillo




Commiato del Procuratore del Gran Priorato di Roma del S.M.O.M. 
Amedeo de Franchis


Altezza Eminentissima, cari Confratelli e Consorelle, gentili Amici,

la scomparsa di Sua Eccellenza Camillo Zuccoli, Ambasciatore dell’Ordine in Bulgaria, ci addolora profondamente.
Io lo consideravo non solo un Confratello ma anche un amico. Ci siamo conosciuti ben prima della nostra appartenenza all’Ordine, quando egli fungeva da Vice Segretario Generale del Partito Popolare Europeo ed io mi occupavo di affari politici al Ministero italiano di Affari Esteri.
Già allora ero rimasto colpito dall'intelligenza di Camillo, dal suo senso politico, dalla sua cortese umanità, dalla sua cultura, dalla generosità con la quale metteva tutto se stesso al servizio delle cause in cui credeva.
Aveva chiare le priorità da seguire, mantenendo sempre, come stella polare del suo agire, i fondamenti della fede cristiana.
Ci contattavamo regolarmente in un periodo internazionale delicato, quando i problemi del riarmo e del disarmo est-ovest erano di massima attualità e l'obiettivo dell’Europa unita galvanizzava gli animi in Italia e nel resto del Vecchio Continente.
Ma il turbinio di attività professionali che coinvolgeva Camillo ed i contatti che egli manteneva con gli ambienti politici più elevati, non gli impedirono di venire conquistato dal fascino di una gentile Signora nella quale individuò la sua ideale compagna di vita, Donna Ursula, alla quale porgiamo le più sentite, affettuose condoglianze.
Il loro matrimonio fu un evento memorabile ed io stesso ebbi il privilegio di essere presente al ricevimento nella bella villa di famiglia sulla riva del lago di Iseo.
Anni dopo, conclusasi la mia carriera diplomatica che mi aveva mantenuto per lunghi periodi all'estero limitando i miei contatti con Camillo alla dimensione epistolare, abbiamo ricominciato a frequentarci in quanto entrambi divenuti nel frattempo membri del Sovrano Militare Ordine di Malta. 
Ho così potuto nuovamente apprezzare le doti umane e professionali di Camillo, Ambasciatore di grande caratura che ha promosso il ruolo e la dignità del nostro Ordine con straordinaria capacità. La sua energia, la sua simpatia, la sua intelligenza sono state tutte poste al servizio della causa dell’Ordine e del nostro binomio carismatico che vede l’afflato assistenziale sempre strettamente connesso alla dimensione spirituale cristiana.
Quanto da lui operato in Bulgaria ha avuto un impatto cd una risonanza ben oltre l’ambito della sua Ambasciata, imponendosi all’attenzione generale nell'Ordine. È stato l’autore di iniziative esemplari non solo sul piano della sostanza ma anche su quello della comunicazione.
Ambasciatore al tempo stesso tradizionale e modernamente efficace, egli ha goduto di altissimo credito in Bulgaria, venendo circondato dalla simpatia e dalla stima di sua Maestà, del Presidente della Repubblica, del Primo Ministro e dei membri del Governo che egli frequentava con continuità.
Verrà rimpianto unanimemente a Sofia così come lo rimpiangiamo profondamente noi.
Alla cara Donna Ursula, sua impareggiabile compagna di vita, ed ai loro figli Costanza e Giulio le nostre condoglianze più sincere ed affettuose. Siamo certi che essi vorranno considerarsi sempre vicini a quella famiglia dell’Ordine di Malta che ha tanto apprezzato il loro marito e padre.





mercoledì 6 febbraio 2019

Italia Reale organizza un convegno monarchico a Benevento



Si riunirà martedì 12 febbraio alle ore 16.30 presso il Circolo Culturale Ponticelli di Benevento, l’Assemblea di Italia Reale, nuova forza politica che si sta facendo strada anche nel Sannio.
Dopo il saluto iniziale di Gian Piero Covelli seguirà la presentazione di Elio Santabarbara, segretario regionale di Italia Reale - Stella e Corona. Interverranno inoltre Vincenzo De Luca, segretario provinciale Italia Reale, Paolo Chiuchiolo, segretario della sezione di Ariano Irpino. Durante l’assemblea ci sarà la relazione politica del presidente nazionale Italia Reale, Massimo Mallucci dè Mulucci e i saluti del segretario provinciale del Lazio, Giorgio Laugeni.
Durante l’incontro sarà esaminata la situazione politica italiana attuale e verranno sottoposte all’attenzione dei convenuti le nuove proposte e idee politiche di Italia Reale Stella e Corona perché, come si legge nel manifesto “la crisi del sistema è irreversibile. I padroni della politica hanno offeso il lavoro, i risparmi, i sacrifici degli italiani, venduti agli affaristi internazionali e agli interessi delle Banche centrali. I Monarchici tornano a fare politica per restituire l’Italia agli Italiani”.

L'ultima puntata dell'intervista alla Regina

Sul sito dedicato a Re Umberto l'ultima parte dell'intervista rilasciata dalla Regina Maria José nel 1958.

domenica 3 febbraio 2019

I funerali di Camillo Zuccoli


Il nostro Camillo in una foto che ci inviiò dal palazzo del Cavalieri da Rodi, nel febbraio2014

I funerali di S.E. l'Ambasciatore
Camillo Zuccoli si terranno:
  
Lunedì 4 febbraio alle ore 15
presso la Cappella dei Cavalieri di Malta,
Piazza del Grillo 1, Roma

Mercoledì 6 Febbraio alle ore 10
 Pieve di Sant’Andrea 
Via della Cerca 11, Iseo, Bs



Camillo Zuccoli ci ha lasciato


Col cuore gonfio di dolore piangiamo la morte del nostro carissimo Camillo Zuccoli, mancato improvvisamente questa notte.


Di Camillo abbiamo l’obbligo di ricordare la militanza monarchica ininterrotta, l’adesione al PDIUM, al Fronte Monarchico Giovanile, la fondazione di Alleanza Monarchica, la conoscenza diretta di Re Umberto II, la collaborazione con il Ministro  Falcone Lucifero, l’appartenenza all’Unione Monarchica Italiana, la strenua difesa dell’indipendenza della stessa, la vicinanza alle LL.AA.RR. i Principi Amedeo ed Ajmone di Savoia, la sua non lontana cooptazione tra i membri dalla Consulta dei Senatori del Regno,
 la sua amicizia con S.M. il Re Simeone II.



Camillo, ambasciatore del S.M.O.M., presso la Bulgaria ha accompagnato ogni passo di questo blog  e ha concretamente  fatto crescere il sito dedicato a Re Umberto II con il suo notevole contributo documentale, la sua formidabile memoria ed il suo archivio di monarchico appassionato e fedele. Con noi ha condiviso ritrovamenti e ricerche.

La scomparsa di Camillo è per noi un dolore acutissimo oltre che una immensa perdita del mondo monarchico, seguita di poco a quella dell’Avvocato Grandi.

Alla Sua memoria inchiniamo affranti la nostra e Sua Bandiera.
Lo sappiamo già al cospetto del Re dei Re e del nostro Re Umberto II e di questo siamo confortati.

Lo Staff di Monarchici in Rete, i suoi amici.

160 anni fa il discorso del Re innesca la seconda guerra d’Indipendenza

Purtroppo in ritardo....

10 gennaio 1859 A Torino Vittorio Emanuele II pronuncia, nel discorso di apertura del parlamento piemontese, il celebre discorso che culmina con la frase «non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di Noi». 

Per l’Austria è una provocazione insopportabile, che, insieme alla forte concentrazione di truppe piemontesi e di volontari sul confine lombardo, induce Vienna a inoltrare un ultimatum al regno sabaudo con l’ingiunzione di disarmare entro tre giorni. 
È l’occasione che il primo ministro Cavour aspettava. I patti segreti, stipulati tra Piemonte e Francia a Plombieres, prevedevano infatti un intervento francese al fianco del Piemonte solo in caso di aggressione da parte austriaca. Intanto gli echi del discorso accendono la miccia in tutta la penisola: i lombardi manifestano il loro entusiasmo mentre i volontari passano il Ticino per unirsi all’esercito Sabaudo. La seconda guerra d’Indipendenza italiana ha inizio. 

La ricostruzione di Il giorno e la storia, cronache, fatti e protagonisti del giorno. In onda dal lunedì alla domenica su Rai Storia (n° 54 del digitale terrestre, 123 di tivùsat, 805 di Sky e in diretta streaming su www.raistoria.rai.it) a mezzanotte e dieci, e in replica alle ore 5:30, 8:30, 11:30, 14 e alle 20:10.

giovedì 31 gennaio 2019

Io difendo la Monarchia - Cap VI - 5


Ed eccoci all’anno decisivo: 1938. La dittatura all'interno non offre più nulla di nuovo. Lo sviluppo della dottrina si è arrestato alla riforma corporativa che si è impigliata nella rete della dittatura la quale impone la scelta dall’alto per i dirigenti sindacali e impedisce ogni serio tentativo di critica e di controllo degli iscritti ai sindacati. I principi del nazionalsocialismo (il razzismo e il Lebensraum - spazio vitale) hanno superato e in sostanza negato, il fascismo. Con tali dottrine il pangermanesimo hitleriano respinge l’universalismo di Roma  e dell'Occidente per collocare il principio razziale alla sommità della scala dei valori  umani. Così facendo l’hitlerismo diverge radicalmente da quel fascismo che ostentava di seguire nei primi anni del potere.
La religione del sangue e del suolo (Blut und Boden) pone il germanesimo fuori dall’Occidente e contro l’Occidente cristiano tanto che il cardinale arcivescovo di Monaco è costretto a esclamare in quell'anno:  La Grazia di Dio non ci ha salvati dal paganesimo germanico ».
Il cardinale  arcivescovo di Vienna corre rischio nello stessi anno,  alcuni mesi dopo l’Anschluss, di essere gettato dalle finestre del palazzo arcivescovile da una muta di feroci nazisti.
Nonostante la guerra d’Etiopia, nonostante la guerra spagnola, nonostante l’Anschluss, Mussolini riuscì ancora  due volte a raggiungere la considerazione internazionale : come al tempo del patto a quattro e dell’accordo di Stresa. Il 16 aprile 1938 veniva firmato a Roma il patto italo-inglese. L’Inghilterra riconosceva la conquista italiana dell’Etiopia e fissava i suoi rapporti con il nuovo Impero italiano in tutti i punti di interesse comune: nel mar Rosso, nell’Africa Orientale, nel Mediterraneo. Londra dava insomma un colpo di spugna al passato e l’Italia prometteva di non turbare più lo status-quo nel Mediterraneo e in Africa.
Alla fine di settembre di quello stesso 1938 Mussolini otteneva il successo di Monaco. Molti credettero in Europa, persino un diplomatico esperto come François Poncet, dopo quella Conferenza, che la via della pace passasse per Roma e che Mussolini possedesse le chiavi del cuore di Hitler. Gli ultimi pacifisti si aggrapparono a questa illusione. L’omaggio reso ai Comuni e al parlamento francese, da Chamberlain e da Daladier, al contributo offerto da Mussolini alla causa della pace fu senza dubbio superiore all’opera effettiva del Capo del Governo italiano. Ma si volle probabilmente eccedere nella lode, nella speranza di poter dare all’Asse un indirizzo pacifico, lusingando la infinita, morbosa vanità del capo del governo italiano. Certo, i discorsi fervidissimi di Neville Chamberlain alla Camera dei Comuni e di Daladier a palazzo Borbone non erano meritati da Mussolini che ben presto, aggiogato all’altro istrione, Hitler, e da questi trascinato, doveva tradire le promesse, le speranze suscitate, gli impegni assunti.
Tutti ricordano le dimostrazioni per la pace al ritorno di Mussolini da Monaco ove sembrava che la pace fosse stata assicurata. Quelle dimostrazioni erano sincere: esse esprimevano l’intenso, profondo desiderio di pace degli italiani. Perfino d’Annunzio, nonostante la costante sua maldicenza verso Mussolini e il suo isolamento e il suo orgoglio di ex Reggente del Carnaro, si muoveva da Gardone per recarsi alla stazione di Verona per incontrare il capo del Governo. Mussolini aveva animo troppo rozzo e spirito troppo stoltamente ambizioso per comprendere che in quell'omaggio universale erano contenuti e una invocazione e un monito.
Uno scrittore francese scriveva ancora di lui, quattro mesi dopo il convegno di Monaco, pur dopo il discorso di Ciano (30 novembre 1938) alla Camera sulle naturali aspirazioni del popolo italiano e la grossolana chiassata dei deputati a Montecitorio in presenza dell’ambasciatore di Francia: «Nè gli ingiuriosi clamori di Montecitorio,  le assurde rivendicazioni italiane (la Francia unanime ha risposto come si doveva) potranno far disconoscere quel che vi ha di effettiva grandezza nell'opera di Mussolini ». E ancora: «L’esperienza mussoliniana ha provato, con la sua durata, che il fascismo non era una qualunque forma di autorità cesarea e di dittatura transitoria ma, al contrario, una forma nuova e durevole della evoluzione della società » (1).

Sono tutte -queste, senza dubbio, delle errate interpretazioni, delle esagerazioni retoriche, ma è importante notare che esse si ripetono in ogni paese e in ogni lingua per circa quindici anni. Come affermare, allora che il fascismo fu tutta una lunga serie di delitti resi possibili dalla complicità della Corona?   
Re Vittorio fu invece il primo e forse il solo a resistere al dittatore. Egli ha sempre chiamato Mussolini con il semplice e vecchio titolo di Presidente, mai Duce.
Il 30 marzo 1938 con una procedura bizzarra e sommamente irregolare la Camera acclamava Mussolini, Primo Maresciallo dell’Impero. La Presidenza della Camera con un corteo di deputati si recava al Senato e imponeva che la legge fosse approvata in pochi minuti. Il Re si sentì toccato nelle sue prerogative, dichiarò il decreto incostituzionale e si rifiutò per varie settimane di firmarlo. Si dovette domandare il parere del Consiglio di Stato e il Presidente di quell'alto consesso, sen. Santi Romano, si affrettò ad appoggiare la tesi governativa. Allora il Re firmò, pur sottolineando che i giuristi e i filosofi trovavano sempre argomenti per appoggiare gli atti dei potenti. Sarebbe stata quella un’ottima occasione per il Consiglio di Stato, di frenare gli arbitri, i colpi di testa del fascismo, ma fu naturalmente, anch'essa un’occasione perduta. Mai un corpo dello stato, mai una magistratura, mai un organo dell’amministrazione, mai un assembramento popolare ha agito contro la dittatura. Come poteva farlo il Sovrano? Appoggiandosi a quali forze? Sulla scorta di quali indici? Prendendo a pretesto quali motivi? Ma non è improbabile che il fervido cervello dell'on. Lussu avrebbe preteso che il Re inviasse degli emissari all'antifascismo fuoruscito e repubblicano (2).



Nel maggio 1938 Hitler venne a Roma per vedere — dice Mussolini — la Roma del duce. Ma a Roma il padrone di casa era il Re e non il Capo del Governo. Si vide allora Mussolini involarsi dalla stazione dopo l’arrivo di Hitler e andar via in automobile da solo per non partecipare al corteo in posizione subordinata. Gli italiani ignorarono il conflitto: l’antifascismo continua a

parlare di monarchia fascista. Ma cosa facevano in quel periodo all’estero i signori Sforza, Nenni, Togliatti? Lavoravano essi a vantaggio della loro nazione? E che cosa faceva l'antifascismo nostrano? Vi era, sì, prima della guerra, del malcontento nel paese, specie in alcuni ambienti borghesi e intellettuali (i più bersagliati da Mussolini il quale pronunciava alla fine di ottobre del 1938, in una adunata di « gerarchi » un pazzesco discorso contro la borghesia) che cominciava a vedere con chiarezza i pericoli della situazione. Ma tale malcontento non si manifestava apertamente, nè aveva la possibilità di raccogliersi attorno ad un uomo, a un’associazione, ad un gruppo. Il mito del duce non era ancora scosso nell’autunno del 1938 e il suo credito all’estero durò sino all’aggressione all’Albania e al patto di acciaio (maggio 1939). Ancora nel gennaio 1939 aveva avuto luogo il viaggio di Chamberlain e Halifax a Roma.



(1) Henri Massis: Chefs. Pion, Paris, pag. 5.
Agli epuratori antifascisti così accaniti contro gli autori italiani segnaliamo questo squarcio di prosa di un altro scrittore francese : R. Benjamin : « NI Tite Live, ni Tacite, qui ont peint des grands meneurs d’hommes, dans la même race, n’ont su donner l’idée des deux yeux pareils, dorés et sombres, flambant de toute la lumière qu’ils prennent et de toute la vie qu’ils portent, deux yeux qui voient, qui jugent, deux yeux qui parlent et disent: ’’D’abord, avant toute chose, ressentez-vous au vif ce qui est le plus noble dans la vie, ce qui vaut qu’on la vive? D’abord sommes-nous d’accord là dessus? ” ».


(2) Nel suo libro: Marcia su Roma e dintorni la serietà e obbiettività dell’informazione è tale che il gen. Pugliese un valoroso superdecorato che, per essere stato esonerato dal servizio dal fascismo per ragioni razziali, vive ora in un istituto di beneficenza, ha dovuto scrivere la seguente lettera a un giornale di Roma (agosto 1945): 
« Signor direttore, con riferimento all’articolo “ Il generale Pugliese dovrebbe essere fucilato", dichiara l’on Lussu, apparso sul Momento del 6 scorso, dichiaro, a mia volta quanto segue :
1) Come risulta dal verbale redatto e consegnatomi dai miei rappresentanti, generali Braida e Bronzuoli, in data 4 luglio 1945, verbale che lo ho trasmesso ierl’altro, all’avv. Lussu stesso, con lettera raccomandata espresso, l’avvocato Lussu si è rifiutato assolutamente di ricevere la lettera da me direttagli, tramite i miei rappresentanti.                  
Se l’avesse letta, avrebbe constatato:
a) che io non gli chiedevo soddisfazione, per l’affermazione mendace contenuta nel suo libro Marcia su Roma e dintorni, e cioè (pag. 64) : ” il generale Pugliese si dichiara pronto a morire per il Duce, in suo nome e in nome della sua Divisione affermazione questa, per cui, nella mia lettera suaccennata, dichiaravo intendere di ristabilire la verità dei fatti in diversa sede, ma bensì gli chiedevo spiegazioni o soddisfazione, ritenendomi io, superdecorato e superferito di guerra, offeso per
il successivo diffamatorio asserto (pagina 64 stessa: Essersi egli cioè stupito che ” il generale Pugliese il quale, nei parecchi combattimenti (a cui l’avv. Lussu dice, contrariamente al vero, di avere preso parte meco, nel 1915-16), gli era sembrato non avere avuta alcuna voglia di morire in tempo di guerra, fosse così deciso a morire in tempo di pace
b) che la domanda di spiegazioni, o soddisfazione, non può considerarsi una sfida a duello (art. 33 del Cod. cit.), come i miei rappresentanti gli hanno, a voce e nel verbale, detto e confermato; e che pertanto il volere attribuire alla presentazione della mia lettera il carattere del reato punito dall'art. 394 del Cod. Penale, costituisce affermazione inconsistente.
2) Per quanto concerne l’asserto seguente dell’avv. Lussu: «Il generale Pugliese fu il solo generale italiano che, dopo la Marcia su Roma, si recò da Mussolini all’Albergo Savoia, per dirgli: “ La mia divisione è a sua disposizione”» la verità dei
fatti risulta invece dal seguente stralcio del diario storico, relativo all’azione della Divisione di Roma, da me inviato al 
Ministro della guerra di allora, Diaz (in data 9 novembre 1922) insieme con altra ampia documentazione:
Giorno 30, ore 19. A seguito del fatto che, alle ore 0,30 del 28 ottobre 1922, io avevo assunto i poteri militari nel territorio della Divisione di Roma, mi reco all’Albergo Savoia, dietro invito fattomi dall’on. Mussolini, presidente del Consiglio dei Ministri, a mezzo dell’on. Bonardi. Ivi l’on. Mussolini presente anche il questore di Roma, mi comunica che, data la situazione delle ore 19 del giorno 30, la tutela dell’ordine pubblico è restituita all’autorità politica”.
Nessun altra comunicazione ebbe luogo fra me e Mussolini.
Pertanto le su accennate asserzioni dell’on. Lussu, a mio carico, di essere cioè, io pronto a morire per il « duce » e la mia Divisione essere a sua disposizione ”, sono false.
Quanto sopra risulterà da una mia prossima pubblicazione basata esclusivamente sulla documentazione suaccennata, che trovasi presso il Ministero della Guerra.
Tale documentazione testificherà per contro:
a) la mia lungimirante azione, secondo la quale, se le mie proposte ufficiali, inoltrate tempestivamente al Ministro della Guerra di allora, fossero state accolte, la marcia su Roma sarebbe stata stroncata al suo inizio, e non avrebbe avuto luogo;
b) che le interruzioni ferroviarie, da me attuate, nella notte sul 28 ottobre 1922, nelle stazioni di Civitavecchia, Orte, Avezzano, Segni, e che il libro dell’avv. Lussu neppure menziona, fermarono fino alla sera del 30 ottobre 1922, in cui ricevetti ordine dal Ministro della Guerra di riattivare tali interruzioni, fermarono, dico, incapaci di alcuna reazione, 20.000 fascisti colà giunti, cosicché, se l’ordine dello stato d’assedio fosse stato dato, con le numerose, sicure forze a mia disposizione, avrei, mediante la sola minaccia, stroncato ogni azione fascista;
c) la costante fermezza e coerenza della mia azione di comando.
Ringraziando vivamente, obbligatissimo 
Emanuele Pugliesegenerale di corpo d’armata della riserva ».


lunedì 28 gennaio 2019

Virtù e difetti dei Savoia in mille anni di dinastia riletti da Minola


Ancora oggi la dinastia dei Savoia esercita un fascino particolare ed unico, in grado di attrarre migliaia di visitatori ogni anno nei palazzi reali di Torino o del Piemonte. Al di là delle vicende e dei fatti storici, è giunto il momento di osservare i personaggi sabaudi sotto una diversa angolazione, scoprendo le numerose testimonianze che ci hanno lasciato. In questa direzione si muove l’ultima fatica letteraria dello storico e studioso di storia militare del Piemonte Mauro Minola. Nel suo ponderoso lavoro (720 pagine fitte, documentate anche da una ricca iconografia), dei personaggi evidenzia in particolare le qualità umane e sociali, le virtù, ma anche i difetti, andando ben oltre le semplificazioni aneddotiche di altre recenti biografie che hanno reso artificiale e ricca di stereotipi la ricostruzione storica.
[...]
Mauro Minola, Savoia. Storie, personaggi, curiosità e tradizioni della più antica dinastia europea, Editrice Il Punto – Piemonte in Bancarella, 720 pagine, 24 euro

domenica 27 gennaio 2019

CIRCOLO REX 71° CICLO DI MANIFESTAZIONI 2018-2019 - II PARTE


Seconda Parte

Sala delle Associazioni Regionali


27 gennaio
- Ing. Domenico GIGLIO
“Luci ed ombre della vittoria ”

17 febbraio
- Prof. Avv. Emmanuele EMANUELE
"L'intelligenza artificiale e la robotica.
Il nuovo mondo che ci aspetta ”

24 febbraio
- Prof. Avv. Salvatore SFRECOLA
"Riforma Costituzionale: come, quando e perché”

3 marzo
- Avv. Riccardo SCARPA
"Sovranità o sovranisMo ”

17 marzo
"Giornata dell'Unità Nazionale”

31 marzo
- Dr. Riccardo BALZAROTTi
"Le donne e la Grande Guerra ”

7 aprile
- Prof. Michele D’ELIA
"I dicembre 1918: nasce il Regno dei Serbi,
dei Croati e degli Sloveni”

27 gennaio1924: Fiume all'Italia


sabato 26 gennaio 2019

E' ancora viva nel Sannio la passione monarchica


L’attaccamento dei beneventani e dei sanniti in particolare per la Monarchia è stato sempre molto intenso e basta dare uno sguardo ai risultati del Referendum del 1946 tra Monarchia e Repubblica per capire ogni cosa.
A Benevento città si espressero per la Monarchia ben 15.023 elettori, mentre per la Repubblica solo 4.197.
In tutta la provincia 108.220 elettori votarono per la Monarchia e 42.541 per la Repubblica.
Ma non finisce qui perché già negli anni ’50, Benevento unica città d’Italia, ebbe ben due sindaci di dichiarata fede monarchica: il prof. Alfredo Zazo (1952) e il marchese avv. Antonio Rivellini (1954/1955), mentre il Sannio mandò al Parlamento nazionale il prof. Alfredo Covelli, monarchico inossidabile molto amato dal popolo del quale era espressione.
Ora essendo passati tanti anni fa un certo effetto sapere che nel Terzo Millennio quella fiamma è ancora viva e c’è persino un manipolo di persone che conservano intatto quel sentimento e sono persino pronti a misurarsi partecipando alle imminenti elezioni europee della prossima primavera.

[...]

http://www.realtasannita.it/articoli/politica/e-ancora-viva-nel-sannio-la-passione-monarchica.html