NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

lunedì 31 luglio 2017

Il libro azzurro sul referendum - VI cap. 7

Ricorso all’Amm. Stone degli esponenti dei raggruppamenti monarchici romani per ottenere il rinvio del Referendum
A S. E. l’Ammiraglio Ellery Stone, Capo della Commissione Alleata

ROMA
I partiti politici e le associazioni cd organizzazioni sottoscritte, si onorano sottoporre all'E.V. le seguenti considerazioni:
1. - La natura stessa del referendum istituzionale, che deve decidere delle fondamenta dello Stato sulle quali costruire una costituzione duratura, esige:
a) che la volontà del popolo sia manifestata da tutti i cittadini che hanno diritto di voto, nessuno escluso, quale presupposto giuridico;
b) che la volontà del popolo sia manifestata in piena libertà di voto c di coscienza, quale presupposto morale.
2. - I presupposti giuridici e morali sovraindicati, che sono requisiti essenziali per la validità delle consultazioni popolari, sono di fatto annullati dalla situazione che si è determinata in Italia nella fase preelettorale, come è dimostrato dalle constatazioni che seguono.
3. - In ordine al presupposto giuridico della partecipazione al voto di tutti i cittadini che vi hanno diritto, sta di fatto che: non tutti i cittadini italiani voteranno nei comizi elettorali del 2 giugno p. v., indetti con l’art. 1 del decreto Luogotenenziale in data 16-3-1946 n. 74 perché sono esclusi :
a) i cittadini di cinque provincie della Venezia Giulia e della provincia di Bolzano;
b) i cittadini delle 4 provincie libiche, delle quali la legge elettorale (decreto legislativo luogotenenziale 16-3-1946 n. 98) non ha tenuto conto;
c) i prigionieri non ancora rimpatriati;
d) i reduci per i quali i comuni non hanno provveduto alle iscrizioni nelle liste elettorali;
e) i profughi, gli sfollati, i senza tetto che per cambiamento di residenza o instabilità di residenza non risultano iscritti nei registri di popolazione o non hanno ricevuto i certificati elettorali o il cui certificato è disperso (fra questi, sono da tenersi presenti i 2.000 cittadini italiani espulsi dalla Tunisia, ai quali i Comuni di loro nuova residenza rifiutano l’iscrizione nelle liste elettorali);
f) i cittadini per i quali i Comuni non hanno completato gli accertamenti anagrafici e quindi non hanno provveduto, in molti casi per trascuratezza degli uffici, ad emettere i certificati elettorali;
g) i cittadini sospesi dal diritto elettorale in conseguenza di sommarie decisioni di epurazione, contro le quali hanno ricorso o possono ricorrere al Consiglio di Stato;
h) i cittadini per i quali pressioni di partiti, di Comitati, di persone irresponsabili, arbitrariamente esercitate sugli uffici comunali, hanno fatto omettere l’emissione del certificato elettorale;
i) i cittadini i cui certificati risultano errati, per i quali i necessari accertamenti di rettifica richiedono in molti casi uno spazio di tempo che non consentirà l’emissione del certificato elettorale prima dei comizi del 2 giugno.
4. - Non è errato calcolare che non meno di 4 milioni e mezzo di elettori in tutta Italia, saranno «contro la loro volontà », esclusi dal voto: vale a dire 1/6 e cioè oltre il 16 per cento, percentuale tanto elevata da inficiare in ogni caso la validità delle votazioni. Ciò perché non si tratta di una astensione volontaria, ma di una astensione forzata, arbitrariamente imposta o causata da fatti imputabili alle stesse autorità dello Stato o agli organi delegati alle operazioni elettorali.
5. - In ordine al presupposto morale che esige la garanzia assoluta della piena libertà di voto e di coscienza, tale garanzia non esiste di fatto perché:
a) permane e si va aggravando il clima delle minacce, delle intimidazioni, delle violenze, esercitate sulle persone e sulle coscienze da elementi irresponsabili dei partiti di estrema sinistra, decisi a conseguire una votazione favorevole alla Repubblica attraverso ogni specie di sopraffazioni e di imposizioni e di brogli elettorali, del che si sono avuti innumeri esempi nelle recenti elezioni amministrative;
b) non si è verificato il disarmo delle formazioni armate di partito, non soltanto, ma si continuano le incette di armi, come è stato apertamente dichiarato dallo stesso Presidente del Consiglio S. E. De Gasperi, al congresso del partito della Democrazia Cristiana, mentre si prepara per il caso di vittoria monarchica lo scatenamento di una guerra civile, la cui minaccia si tenta subdolamente di mascherare con gli atteggiamenti e gli sforzi apparenti dei partiti di estrema sinistra di tenere quiete le folle rivoluzionarie fino al giorno delle consultazioni popolari;
c) nonostante che i partiti di estrema sinistra si trattengano apparentemente da violenze, si alimenta il clima tipico della guerra dei nervi per influire sulla psiche degli elettori con una propaganda demagogica senza freno, che si risolve in una aperta coercizione morale;
d) si continua a tollerare ogni forma di ostruzionismo alla propaganda monarchica, da un governo dominato dalla faziosità delle estreme sinistre, che durante la lunga tregua istituzionale — che doveva essere rispettata rigidamente — ha consentito, fomentato, ed esasperato ogni forma di propaganda unicamente in favore della repubblica, mentre ha impedito qualsiasi reazione ai sistematici insulti ed alle settarie calunnie contro l’istituto monarchico e la dinastia regnante.
6. - Conseguentemente, ragioni giuridiche c morali impongono il rinvio del referendum ad epoca nella quale tutti i cittadini siano posti in grado di manifestare col voto la loro volontà, e di manifestarla liberamente, in un clima di disarmo e di pacificazione materiale e morale.^ ^ vanno Elevate l’incongruenza e la contraddizione della legge (decreto Luogotenenziale 16 marzo 1946 n. 98) come di seguito si dimostra:
a) mentre all’art. 1 (primo capoverso) la legge dispone la convocazione dei Comizi per il 2 giugno sia per il referendum sia per le elezioni alla Costituente, dispone con lo stessoan. 1 (secondo capoverso) il rinvio di entrambe le consultazioni, non soltanto di quella relativa alla Costituente, per il collegio elettorale della Venezia Giulia e per la provincia di Bolzano;                      ....    . , ,
b) infatti, la lettera del 1° c del 2° capoverso e identica, perché nel primo capoverso si parla di convocazione dei «comizi elettorali »... per il referendum e la Costituente, nel secondo capoverso si fa eccezione « per la convocazione dei comizi elettorali » da disporsi successivamente, nei territori su indicati. La dizione del secondo capoverso c generica: «convocazione dei comizi elettorali», c quindi deve essere interpretata letteralmente come comprensiva dei comizi elettorali tanto per la Costituente quanto per il referendum;
c) ne consegue, che i cittadini della Venezia Giulia e della Provincia di Bolzano, saranno convocati successivamente non solo per eleggere i deputati della Costituente, ma anche per il referendum.
8. - Dalla incongruenza e contraddizione della legge deriva che:
a) giuridicamente, il risultato del referendum, il quale per essere valido deve essere completo, non potrà essere proclamato se non dopo che le votazioni del 2 giugno siano state integrate da quelle che si faranno successivamente nella Venezia Giulia e nella provincia di Bolzano;                           .           „  .
b) dovrà quindi la Suprema Corte di Cassazione tenere in sospeso hno ad allora la proclamazione dei risultati del referendum del 2 giugno;
c) quanto meno, questi non avranno alcun effetto giuridico fino a quando si sarà verificata la necessaria integrazione con la votazione del referendum nelle provincie suindicate;
d) tale integrazione è necessaria comunque, perché gli elettori delle provincie giuliane e di Bolzano costituiscono il 3 per cento della massa elettorale italiana.
Questa percentuale è enormemente sufficiente a spostare, se non anche capovolgere, i termini del risultato del referendum del 2 giugno,  in quanto è paradossalmente sancito  dall’art. 2 del decreto legislativo Luogotenenziale 16-3-46 n. 98 che è sufficiente un solo voto per determinare la maggioranza.
9. - Sospesa necessariamente la proclamazione del referendum, la Costituente che sia eletta il 2 giugno non avrà ancora l’indicazione giuridicamente certa della forma istituzionale, in rapporto alla quale è chiamata a deliberare la nuova costituzione dello Stato, e dovrà quindi tenere in sospeso deliberazioni essenziali, venendo così a trovarsi nella impossibilità di assolvere al suo mandato.
10. - La situazione che si determinerà in seguito alle inevitabili incertezze e manchevolezze nel funzionamento della Costituente, aggraverà la tensione degli animi nel paese, fino alle consultazioni delle provincie giuliane e di Bolzano; ciò specialmente se i risultati del referendum del 2 giugno, che indubbiamente saranno comunque conosciuti, riveleranno che in fatto, il referendum delle provincie oggi escluse   sarà determinante nei confronti delle votazioni del 2 giugno.
11. - Per le ragioni sopra esposte, si rende necessario non soltanto il rinvio della data del referendum istituzionale, ma anche il rinvio delle elezioni dei candidati alla Costituente.
Infatti :                      .
a) La situazione di disordine, di tensione, di coercizione delle coscienze, di minacce,di parzialità faziosa nei riguardi della libertà di propaganda elettorale, illustrata ai punti 3, 4 e 5 del presente esposto, riguarda direttamente le elezioni per la Costituente;
b) Le liste dei candidati alla Costituente, sono state compilate dagli organi direttivi dei partiti cosiddetti di massa, spesso senza tener conto delle designazioni spontanee e dirette dei candidati stessi da parte degli inscritti ai partiti con  evidente sopraffazione della libertà democratica, e risultano costituite quasi totalmente  di   candidati dichiaratisi repubblicani, perché ne sono stati volutamente esclusi molti nomi di candidati         monarchici nonostante la diversa volontà manifestata dagli inscritti ai partiti;
c) Conseguentemente, in caso di vittoria monarchica nel referendum istituzionale, la Costituente risulterà composta in grande prevalenza di deputati repubblicani, che non potranno dare alcuna garanzia di legiferare conformemente alla volontà del popolo. Questo assurdo contrasto non potrà essere eliminato se non procedendo allo scioglimento della Costituente e a nuove elezioni.
12. - Poiché la vastità del movimento di popolo che già si manifesta in favore della monarchia, rivelata anche da una petizione attualmente in corso per chiedere il rinvio della data del referendum e dei comizi elettorali, per cui già affluiscono centinaia di migliaia di schede, consente di essere certi fin d’ora della vittoria monarchica, è necessario evitare che con le elezioni del 2 giugno si determini l’assurda situazione sopraccennata.
Per evitare questa situazione è necessario rinviare la data già fissata per il 2 giugno, come nel frattempo è necessario: ristabilire l’ordine nel Paese - pacificare gli animi - disarmare qualsiasi formazione di partito o comunque illegale - completare la emissione e la consegna dei edificati elettorali - porre in condizione di partecipare ai comizi elettorali tutti i cittadini che ne hanno diritto, e che oggi sono esclusi dal voto, come è specificato al punto 3 -  imporre il rispetto assoluto delle libertà democratiche, sia nello svolgimento della campagna elettorale, sia nella formazione di nuove liste di candidati alla Costituente che tengano conto delle designazioni espresse direttamente quanto meno dagli iscritti ai partiti.
13. - Le condizioni su esposte, che sole consentirebbero il rispetto dei presupposti giuridico e morale su cui si basa la validità dei comizi elettorali, come accennato al punto 1, non possono per altro essere conseguite permanendo al potere un governo che è direttamente responsabile del disordine materiale e morale della situazione su esposta. L’attuale governonon dà al Paese nessuna garanzia né di equità né di autorità, per lo spirito fazioso dei partiti di estrema sinistra che vi esercitano un prepotere ricattatorio, e che hanno impedito anche quell’allargamento di governo per il quale il Presidente del Consiglio S. E. De Gasperi,si era formalmente impegnato, escludendone la partecipazione di esponenti  di altri partiti e di altre correnti politiche, oggi ufficialmente presenti nelle competizioni elettorali.
14. - Conseguentemente è necessario che l’attuale governo  sia sostituito da    un governo che non sia emanazione di partiti politici in aperto contrasto fra loro, ma   da un governo di funzionari e comunque di persone estranee c superiori ai partiti, che da non altra preoccupazione siano guidate se non da quella di amministrare il Paese con imparzialità ed equità.
15. - Perché la pace interna sia conservata e si possa procedere all'elaborazione di una nuova costituzione, che sia saldo e duraturo fondamento della vita dello Stato, è necessario che la forma istituzionale prescelta ottenga nel referendum una grande maggioranza, che non lasci alcun dubbio sulla prevalente volontà del popolo.
Il popolo italiano è nella sua stragrande maggioranza fedele per tradizione e sentimento alla Monarchia. Perciò anche nella situazione attuale è prevedibile che il referendum del 2 giugno darà una prevalenza monarchica.
Ma oggi il popolo italiano è disorientato ed intimorito da una faziosa pressione repubblicana delle sinistre rivoluzionarie, e conseguentemente, nel referendum del 2 giugno, la prevalenza monarchica non potrà essere che una lieve maggioranza. Ciò costituirà l’occasione immediata di uno scatenamento della guerra civile, da parte delle estreme sinistre repubblicane, che si sentiranno abbastanza forti per tentare con la violenza il rovesciamento della situazione.
Se invece il popolo italiano sarà chiamato a votare dopo che nel paese sia ristabilito l’ordine ed il rispetto delle libertà democratiche, c sia quindi liberato da ogni timore è certo che esso manifesterà con una maggioranza schiacciante la sua volontà di conservare la Monarchia.
A conclusione del presente esposto, i sottoscritti si rivolgono all’alto senso di responsabilità dell’E. V. quale Capo della Commissione Alleata, c per le stesse responsabilità che alla Commissione Alleata medesima competono in dipendenza delle sue funzioni e dei suoi poteri nei riguardi dell’Italia tuttora in stato di armistizio, affinché:
1. - sia rinviata la data della convocazione dei comizi elettorali, tanto per il referendum quanto per la elezione dei candidati alla Costituente;
2. - sia costituito un «governo di affari » il quale provveda:
a) a riformare la legislazione elettorale;
b) a creare le condizioni perché tutti i cittadini che hanno diritto al veto, senza esclusione alcuna, possano esercitare nello stesso giorno il loro diritto;
c) a ristabilire l’ordine, con l’effettivo disarmo delle formazioni illegali c la pacificazione degli animi;
d) a riconvocare i comizi elettorali per la data che sarà consentita dalla ristabilita normalità della situazione del Paese.
Roma, 7 maggio 1946.
In originale firmati:


Gli esponenti dei raggruppamenti monarchici.

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