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| Tito Zaniboni, primo attentatore, mancato, alla vita di Mussolini. |
Nessuna fiducia del popolo italiano nelle opposizioni.
In questi contrasti emerge sempre più una verità: gli
italiani, anche quelli non simpatizzanti per il fascismo non hanno fiducia
nelle opposizioni sia per il loro atteggiamento negativo, sia perché fra di
esse primeggiano i responsabili dello sfacelo dello Stato negli anni 1919-1922,
e temono, più che augurarlo, un loro trionfo. Non sono certo sufficienti gli
ordini del giorno platonici aventiniani per fare mutare la opinione pubblica
che segue attonita, ma senza reagire, le scandalose assoluzioni degli autori di
certi assassini, come per esempio quella degli uccisori del tipografo Rindi,
portati in trionfo fra il tripudio dei seguaci in corteo per le strade di
Genova, e, del candidato massimalista Piccinini a Reggio Emilia, seguite
all'assoluzione degli uccisori di don Minzoni. Tutta l’azione dell'Aventino,
passati i primi giorni di smarrimento dopo la scomparsa di Matteotti, è stata
contro producente in quanto che è servita al governo per stringere i freni. Lo
confessa lo stesso Mussolini il quale ammette (24 ottobre) che l'opposizione
gli diede modo di emanare i provvedimenti del 3 gennaio che furono di grande
beneficio al fascismo.
Vi ha chi dice che se l'Aventino non fosse esistito
bisognava inventarlo, ed è innegabile che il suo atteggiamento giovò al governo
che potè assicurarsi una stabilità assoluta senza trovare reazione nella
opinione pubblica. Anzi, a Mussolini che ha ripreso a parlare alla folla in
varie città, vengono tributate le dimostrazioni di un tempo, dimostrazioni
trionfali che dureranno incontrastate
per tre lustri. La celebrazione della Vittoria del 4 novembre si è trasformata
in manifestazione a carattere puramente fascista, e anche il Partito Liberale
vi partecipa con un manifesto nel quale non si fa alcun cenno al Re, mentre la
maggior parte dei nazionali liberali staccatisi da Salandra seguono Sarrochi e
si iscrivono al fascio, e così il centro cattolico.
L'attentato di Tito Zaniboni predisposto per il mattino
della celebrazione della Vittoria, mentre da piazza del Popolo muoveva il
corteo imponente dei combattenti e mutilati, provoca ancora maggiori
manifestazioni nell'opinione pubblica a favore di Mussloini, e si verifica un
enorme incremento nelle iscrizione al Partito Fascista, al punto che,
Farinacci, segretario, è costretto ad invitare i fasci a vagliare le domande,
anche perchè certe organizzazioni chiedono addirittura la iscrizione in massa.
Alla Camera, ad una grande dimostrazione al Duce per festeggiarlo per lo
scampato pericolo prendono parte le tribune. I deputati dell'opposizione
presenti nell'aula si limitano ad alzarsi in piedi. Così viene facilmente
varato il disegno di legge sulle Attribuzioni e prerogative del Capo del
Governo, la istituzione del Dicastero della Presidenza del Consiglio, cioè la
definitiva consacrazione di una specie di Cancellierato.
Dice la nuova legge:
Art. 1. - Il potere esecutivo è esercitato dal Re per mezzo
del suo Governo. Il Governo del Re è costiluito dal primo Ministro Segretario
di Stato e dai Ministri Segretari di Stato.
Il Primo Ministro è Capo del Governo.
Art. 2. - Il Capo del Governo Primo Ministro Segretario è
nominato e revocato dal Re ed è responsabile verso il Re dell'indirizzo
politico del Governo.
Il decreto di nomina del Capo del Governo Primo Ministro è
controfirmato da lui, quello di revoca dal suo successore.
Art. 7. - Il Capo del Governo, finché è in carica, precede
nelle pubbliche funzioni e nelle cerimonie ufficiali, i Cavalieri dell'Ordine
Supremo della S.S. Annunziata ».
E' la fine della
designazione parlamentare nella direzione della politica, che si era venuta
affermando nella pratica di governo di Vittorio Emanuele III.
Lo Statuto non contempla nemmeno, è vero, l'esistenza del
Consiglio dei Ministri e tanto meno della Presidenza di esso : ma entrambi
sorsero giustificati dalle condizioni politiche della Camera dei deputati, consacrati
da decreti successivi e le loro funzioni furono le stesse funzioni della
Corona. Tuttavia la
Presidenza non costituiva un ministero apposito al quale
mancava il contenuto
La tendenza attuale delle opposizioni è quella di invocare dal
Re l’instaurazione di un regime rigida mente
costituzionale già tentato da Umberto I e contro il quale insorsero proprio le
stesse sinistre – ora ancora all’opposizione ma
per quel principio allora denegato – con sommosse e disordini. Esse non hanno nemmeno afferrato il significato
delle loro pretese: - nel regime costituzionale la Costituzione prevale sulla
Corona - nel regime assoluto il Re prevale sulla Costituzione. Le opposizioni
vorrebbero insomma, ma momentaneamente, per l'occasione, un Re assoluto ma per
i loro fini di partito: sbarazzarsi del fascismo il concorrente vittorioso.
Ma anche Mussolini fa appello alla prevalenza della
Costituzione, ed è per questo che chiede per sé, in base alla ortodossia
costituzionale, una diretta investitura della Corona, che la Camera gli accorda a grande
maggioranza con la Legge
sul Primo Ministro:
Presenti e votanti: 298; maggioranza. 150; favorevoli: 274;
contrari: 24. (28 novembre 1925).
Così egli ha ora facoltà di emanare leggi, di fare e disfare
i ministeri senza consultare il Re. La fiducia ripetutamente accordata a
Mussolini dalle Camere ha condotto a questo: egli è padrone assoluto, dittatore
d'Italia. Legalmente, senza nessun colpo di Stato, consenzienti e complici
coloro i quali domani accuseranno il Re, compre-si molti dell'Aventino.
Le opposizioni dimenticano anche l'art. 6 dello Statuto: «Il
Re nomina a tutte le cariche dello Stato e fa i decreti e regolamenti necessari
per l'esecuzione delle leggi, senza sospenderne l'osservanza o dispensarne».
Ossia: lo Statuto obbliga il Re all'osservanza delle leggi emanate, anche
quando queste suonano modifica della Costituzione per quanto la modifica stessa
non sia prevista.
Nella stessa seduta viene approvato con una votazione
pressoché uguale (20 voti contrari) il disegno di legge sulla Istituzione del
Podestà. Contemporaneamente al Senato la legge contro le società segrete
ottiene 182 voti favorevoli e soli 10 contrari.
La sentenza per il delitto Matteotti dell'Alta Corte di
Giustizia, che ha preso in esame la denuncia del dottor Donati contro il
generale De Bono, esclude la complicità del governo ed è questo l'ultimo colpo che
riceve l'Aventino. Ma la cosiddetta assoluzione del quadrumviro tanto
strombazzata dal regime, era invece nella motivazione della sentenza una
condanna morale che i montagnardi non seppero sfruttare come avrebbero potuto
se fossero rimasti alla Camera. Gli on. Anile, Termini e di Fausto, si dimettono
dal gruppo parlamentare popolare per avvicinarsi al fascismo, ed i cattolici
nazionali solidarizzano col governo.

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