NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

giovedì 4 dicembre 2014

La Monarchia e il Fascimo - Capitolo nono - V

Tito Zaniboni, primo attentatore,
mancato, alla vita di Mussolini.
Nessuna fiducia del popolo italiano nelle opposizioni.

In questi contrasti emerge sempre più una verità: gli italiani, anche quelli non simpatizzanti per il fascismo non hanno fiducia nelle opposizioni sia per il loro atteggiamento negativo, sia perché fra di esse primeggiano i responsabili dello sfacelo dello Stato negli anni 1919-1922, e temono, più che augurarlo, un loro trionfo. Non sono certo sufficienti gli ordini del giorno platonici aventiniani per fare mutare la opinione pubblica che segue attonita, ma senza reagire, le scandalose assoluzioni degli autori di certi assassini, come per esempio quella degli uccisori del tipografo Rindi, portati in trionfo fra il tripudio dei seguaci in corteo per le strade di Genova, e, del candidato massimalista Piccinini a Reggio Emilia, seguite all'assoluzione degli uccisori di don Minzoni. Tutta l’azione dell'Aventino, passati i primi giorni di smarrimento dopo la scomparsa di Matteotti, è stata contro producente in quanto che è servita al governo per stringere i freni. Lo confessa lo stesso Mussolini il quale ammette (24 ottobre) che l'opposizione gli diede modo di emanare i provvedimenti del 3 gennaio che furono di grande beneficio al fascismo.

Vi ha chi dice che se l'Aventino non fosse esistito bisognava inventarlo, ed è innegabile che il suo atteggiamento giovò al governo che potè assicurarsi una stabilità assoluta senza trovare reazione nella opinione pubblica. Anzi, a Mussolini che ha ripreso a parlare alla folla in varie città, vengono tributate le dimostrazioni di un tempo, dimostrazioni trionfali che  dureranno incontrastate per tre lustri. La celebrazione della Vittoria del 4 novembre si è trasformata in manifestazione a carattere puramente fascista, e anche il Partito Liberale vi partecipa con un manifesto nel quale non si fa alcun cenno al Re, mentre la maggior parte dei nazionali liberali staccatisi da Salandra seguono Sarrochi e si iscrivono al fascio, e così il centro cattolico.

L'attentato di Tito Zaniboni predisposto per il mattino della celebrazione della Vittoria, mentre da piazza del Popolo muoveva il corteo imponente dei combattenti e mutilati, provoca ancora maggiori manifestazioni nell'opinione pubblica a favore di Mussloini, e si verifica un enorme incremento nelle iscrizione al Partito Fascista, al punto che, Farinacci, segretario, è costretto ad invitare i fasci a vagliare le domande, anche perchè certe organizzazioni chiedono addirittura la iscrizione in massa. Alla Camera, ad una grande dimostrazione al Duce per festeggiarlo per lo scampato pericolo prendono parte le tribune. I deputati dell'opposizione presenti nell'aula si limitano ad alzarsi in piedi. Così viene facilmente varato il disegno di legge sulle Attribuzioni e prerogative del Capo del Governo, la istituzione del Dicastero della Presidenza del Consiglio, cioè la definitiva consacrazione di una specie di Cancellierato.

Dice la nuova legge:

Art. 1. - Il potere esecutivo è esercitato dal Re per mezzo del suo Governo. Il Governo del Re è costiluito dal primo Ministro Segretario di Stato e dai Ministri Segretari di Stato.
Il Primo Ministro è Capo del Governo.

Art. 2. - Il Capo del Governo Primo Ministro Segretario è nominato e revocato dal Re ed è responsabile verso il Re dell'indirizzo politico del Governo.
Il decreto di nomina del Capo del Governo Primo Ministro è controfirmato da lui, quello di revoca dal suo successore.

Art. 7. - Il Capo del Governo, finché è in carica, precede nelle pubbliche funzioni e nelle cerimonie ufficiali, i Cavalieri dell'Ordine Supremo della S.S. Annunziata ».

E' la     fine della designazione parlamentare nella direzione della politica, che si era venuta affermando nella pratica di governo di Vittorio Emanuele III.
Lo Statuto non contempla nemmeno, è vero, l'esistenza del Consiglio dei Ministri e tanto meno della Presidenza di esso : ma entrambi sorsero giustificati dalle condizioni politiche della Camera dei deputati, consacrati da decreti successivi e le loro funzioni furono le stesse funzioni della Corona. Tuttavia la Presidenza non costituiva un ministero apposito al quale mancava il contenuto

La tendenza attuale delle opposizioni è quella di invocare dal Re l’instaurazione di un regime rigida     mente costituzionale già tentato da Umberto I e contro il quale insorsero proprio le stesse sinistre – ora ancora all’opposizione      ma per quel principio allora denegato – con sommosse     e disordini. Esse non hanno nemmeno afferrato il significato delle loro pretese: - nel regime costituzionale la Costituzione prevale sulla Corona - nel regime assoluto il Re prevale sulla Costituzione. Le opposizioni vorrebbero insomma, ma momentaneamente, per l'occasione, un Re assoluto ma per i loro fini di partito: sbarazzarsi del fascismo il concorrente vittorioso.

Ma anche Mussolini fa appello alla prevalenza della Costituzione, ed è per questo che chiede per sé, in base alla ortodossia costituzionale, una diretta investitura della Corona, che la Camera gli accorda a grande maggioranza con la Legge sul Primo Ministro:

Presenti e votanti: 298; maggioranza. 150; favorevoli: 274; contrari: 24. (28 novembre 1925).

Così egli ha ora facoltà di emanare leggi, di fare e disfare i ministeri senza consultare il Re. La fiducia ripetutamente accordata a Mussolini dalle Camere ha condotto a questo: egli è padrone assoluto, dittatore d'Italia. Legalmente, senza nessun colpo di Stato, consenzienti e complici coloro i quali domani accuseranno il Re, compre-si molti dell'Aventino.

Le opposizioni dimenticano anche l'art. 6 dello Statuto: «Il Re nomina a tutte le cariche dello Stato e fa i decreti e regolamenti necessari per l'esecuzione delle leggi, senza sospenderne l'osservanza o dispensarne». Ossia: lo Statuto obbliga il Re all'osservanza delle leggi emanate, anche quando queste suonano modifica della Costituzione per quanto la modifica stessa non sia prevista.

Nella stessa seduta viene approvato con una votazione pressoché uguale (20 voti contrari) il disegno di legge sulla Istituzione del Podestà. Contemporaneamente al Senato la legge contro le società segrete ottiene 182 voti favorevoli e soli 10 contrari.

La sentenza per il delitto Matteotti dell'Alta Corte di Giustizia, che ha preso in esame la denuncia del dottor Donati contro il generale De Bono, esclude la complicità del governo ed è questo l'ultimo colpo che riceve l'Aventino. Ma la cosiddetta assoluzione del quadrumviro tanto strombazzata dal regime, era invece nella motivazione della sentenza una condanna morale che i montagnardi non seppero sfruttare come avrebbero potuto se fossero rimasti alla Camera. Gli on. Anile, Termini e di Fausto, si dimettono dal gruppo parlamentare popolare per avvicinarsi al fascismo, ed i cattolici nazionali solidarizzano col governo.


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