NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

domenica 7 dicembre 2014

La Regina discreta - II parte


Margherita, la regina che «Senza darsene l'aria e non essendo nella sala l’apparenza del trono, troneggiava... davvero in mezzo alla sala», la donna che riuscì con un solo colloquio a convertire alla monarchia Giosuè Carducci, fino allora mazziniano fervente. Margherita di Savoia, che aveva un'importanza politica ben rilevante nella storia dell' Italia di quel tempo e che riusciva con un sorriso, apparendo ad una festa o riunendo nei suoi saloni letterati e personalità, a rafforzare le basi della monarchia, a sedurre con le sue grazie persino gli avversari più accesi.
Di fronte a lei compariva Elena, che secondo il Farini «non aveva il decantato splendore né la robustezza fisica di cui si faceva conto» e che all'allora ministro degli Esteri Visconti Venosta ispirava addirittura questa considerazione: «Quando si ha la pretesa di una moglie che si converta ancora prima delle nozze (allusione alla conversione al cattolicesimo imposta da Margherita come conditio si ne qua non) bisogna accontentarsi di poca roba».

I festeggiamenti per il matrimonio non furono certo straordinariamente sontuosi, e parecchi trovarono da ridire. I monarchici rimproverarono la troppa modestia, i repubblicani trovarono che si era speso anche troppo.
Di fronte alla regina Margherita, sempre, più attiva, a re Umberto che continuava a far parlare le cronache scandalistiche per le sue avventure galanti, si opponeva la figura dei due giovani, principi, che dopo le nozze si ritirarono a vivere la vita più appartata e modesta, lontana dalla vita mondana, dalla politica, parteciparono in tre anni ad una decina di cerimonie, a qualche rivista. Nient'altro. E la vita privata non sarebbe più mutata per quarantanove anni di regno e poi fino a quella sera del dicembre 1947 ad Alessandria d'Egitto.
Nel lungo e turbolento periodo del loro regno, soltanto su questo matrimonio, sulla sua riuscita sentimentale, non si sarebbe mai fatta della maldicenza.

Mostrarono fin da allora i loro gusti comuni per una vita raccolta e borghese. Non si può non riconoscere che la “novità” -nelle abitudini dei sovrani non era soltanto dettata da un desiderio di assenteismo di comodo, o dall'incapacità di fare altrimenti, né era soltanto una conseguenza del fisico infelice di Vittorio Emanuele e delle comuni timidezze. Era implicito, nel sistema di vita che il re s'imponeva (e alcuni fatti lasciano pensare veramente che Elena ne sia stata la prima ispiratrice)  un giudizio politico

Come Umberto e Margherita avevano cercato la popolarità partecipando ad    una vita esteriore, avevano voluto incarnare il simbolo di una regalità fastosa, gli eredi al trono intuirono che il mondo stava prendendo un diverso indirizzo e anticiparono l'inizio del progresso sociale cercando di abituare i sudditi ad una monarchia borghese onesta e parsimoniosa. Al re libertino e alla regina eclettica e di prestigio, volevano far seguire l'epoca di Un re e di una regina con la testa sulle spalle.

Dal regicidio di Monza per dodici anni, la fedeltà del nuovo re ai suoi principi sembrò dare finalmente all'Italia il periodo di calma e di prosperità che si attendeva da tempo. E non mancò di coraggio. Scelse la via dì sinistra, quando sarebbe stato moto più facile e comodo affidarsi ad una politica conservatrice. Respinse senza esitazioni la tesi reazionaria, aderendo a quella di Fioretti che allora - non bisogna dimenticarlo era considerato ancora un pericoloso avventuriero Vittorio Emanuele impostò il suo regno. Voleva essere un re antieroico che rispettava le libertà costituzionali. Il felice incontro di un re e di un ministro portò a quel periodo felice che durò parecchi anni.
La regina Elena in tutto questo tempo, e poi per sempre, rimane nell'ombra. Si sente madre più che regina. Prima nascono due bambine Jolanda e Mafalda, poi, nel 1904 Umberto, a Racconigi. Poi altre due figlie. Giovanna e Maria. La regina partecipa col re alle visite d'obbligo ai sovrani d'Europa; riceve, quando le visite vengono restituite. Ma soprattutto si occupa dei figli, si sveglia, tutte le mattine alle cinque e mezzo, si occupa della casa.
La vita familiare del re assomiglia in tutti i sensi al modello della società piccolo borghese. Si racconta l'aneddoto di un ospite in visita a Racconigi che, introdotto in un salone fu sorpreso dall'improvviso apparire del re in maniche di camicia: spalancando la porta Sua Maestà domandò in perfetto Piemontese «Elena, dove sono le mie bretelle?».

La loro vita continuò semplice Anche quando da Napoli si trasferirono a Villa, Savoia sulla via SaIaria, tutti i visitatori notavano con stupore la semplicità di gusti dei padroni di casa (che sembravano ancora più meschini a confronto col lusso fastoso in cui viveva il duca d'Aosta sempre in movimento fra una caccia alla volpe, un ricevimento, un ballo e un banchetto).
In casa di Elena i pasti erano frugali. semplici i mobili o l'arredamento. La regina preparava da sé la propria colazione, abituò le principesse bambine a rifarsi il letto da sole. Soltanto nella sua modesta intimità mostrava di trovarsi a proprio agio. Come del resto, il re.
Il destino preparava invece a questo monarca antieroico un ben diverso avvenire.
Gli avvenimenti della storia si susseguono. Di Elena, nella vita pubblica, non c'è traccia e il segreto di cui Vittorio Emanuele ha sempre voluto circondare la sua vita privata non permise a nessun aneddoto di uscire dai portoni di villa Savoia.

«Elena è la regina chioccia», così la definì un suo ammiratore.

Non c'era ironia, nella definizione. Elena resta la regina attaccata ai figli, sana, robusta, che va in cucina a preparare il dolce. Soltanto dopo il 1920 accetta di adeguarsi un poco alla nuova moda, muta l'arredamento della sua casa, veste con più eleganza sotto l'influenza di un duca Visconti di Modrone suo consigliere Ma continua a vivere ritirata ed esce di casa soltanto per occuparsi d'istituzioni benefiche e della Croce Rossa. Oggi si può quasi affermare che non ebbe mai influenze politiche nella storia d'Italia, non gioca un ruolo, ma la sua storia umana non è priva di significato. Forse un giorno maggiori particolari  sulla sua vera identità, quella che tutti ignoriamo ci daranno la vera chiave della sua personalità. Nella triste tragica storia dell'ultimo re d'Italia comunque, ella rappresenta l'unico raggio di luce la sua sola grande conquista. Una vittoria che nessun re può ottenere con  tutta la potenza dei suoi eserciti e che rende re i comuni mortali che la conquistano.

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