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| L'on Alfredo Misuri |
L'on. Misuri è bastonato a sangue dai fascisti ma la Camera vota
ugualmente il giorno dopo la fiducia a Mussolini.
L'on. Misuri, nella seduta del 29
maggio, in un discorso benché intonato alla difesa del fascismo ed alla sua opera
redentrice, osa affermare: «Gli apologisti dell'on. Presidente del Consiglio
ricorrono spesso a paralleli biografici. Per una volta tanto mi permetterò di
seguirli. Con l'insistenza dei ricordi dell'infanzia mi sovviene un trattatello
elementarissimo di storia, un capitolo del quale era intitolato Bonaparte
abbatte l'inetto Direttorio, e al capitolo seguente si leggevano le buone e
grandi opere compiute dal Bonaparte dopo liberatosi dall'inetto Direttorio ».
La sera stessa il Misuri viene aggredito in un vespasiano nei pressi della Camera e bastonato a sangue.
All’apertura della seduta seguente l'on.
De Nicola così annuncia il fatto che avrebbe potuto essere mortale: Onorevoli
colleghi!Ieri sera l’on. Misuri, in seguito al discorso pronunciato in quest’aula,
fu vittima di una vile aggressione che io, interprete della vostra unanime
indignazione solennemente deploro, non solo per la violenza esercitata sulla persona
di un deputato, ma anche per la violazione di una delle più sacre guarentigie parlamentari,
la libertà di parola che è assicurata a tutti i rappresentanti della Nazione ».
Si associa alla protesta l'on.
Acerbo a nome del governo e nessun altro fiata. Subito dopo viene presentato un
ordine del giorno sulla libertà sindacale e contro il monopolio delle
corporazioni fasciste fatto con minacce ai singoli e con violenze esercitate
contro le sedi di altri sindacati, ma nessuno prende la parola, all'infuori del
presentatore dell'ordine del giorno on. Mastracchi che lo illustra in un
discorso ad intonazione drammatica ed accusatrice contro il governo. Solo l'on.
Conti interrompe investendo Mussolini per avere accolto come collaboratori «questi
ex bolscevichi che sono i colleghi popolari». Alcuni colleghi fascisti di
Misuri che si erano congratulati con lui per lo scampato pericolo, Chiostri,
Paolucci, Di Trabia, Benni, Mattoli sono da Mussolini minacciati di punizione e
più tardi il Misuri sarà inviato al confino, quale atto di solidarietà del
governo con gli aggressori.
Nello stesso giorno a Torino Piero
Gobetti direttore di Rivoluzione Liberale è arrestato per la seconda volta per
attentato contro la sicurezza dello Stato. La rivista è di pura cultura, ma si
contesta al Gobetti il diritto alla critica poiché questa è considerata un
reato.
All'indomani a Montecitorio si vota
l'ordine del giorno Renda: «La Camera conferma la sua fiducia nel Governo e
passa alla discussione dell'articolo unico della legge sull'esercizio
provvisorio per l'anno finanziario 1923-1924 ». Votano la fiducia al governo
tutti i deputati dei gruppi nazionali, da destra a sinistra e cioè: fascisti,
nazionalisti, popolari, democrazia sociale, liberali di tutte le tendenze,
socialisti riformisti.
Voti favorevoli al Governo: 238;
contrari: 83. (31 maggio 1923).
Senza discussione poi, si approva
l'articolo unico della legge che a scrutinio segreto dà il seguente risultato:
Voti favorevoli al Governo: 188;
Contrari: 62.
Con l'approvazione dell'esercizio
provvisorio la Camera ripete la sua fiducia al governo, poiché se il voto
contrario su di un bilancio solo è atto di sfiducia verso il titolare di un
dicastero, quello contrario all'esercizio provvisorio suonerebbe invece
sfiducia a tutto il governo che verrebbe così a trovarsi nella necessità di
rassegnare le dimissioni.
Nell’atmosfera di contrasti, di
equivoci e di ipocrisia il governo annuncia, attraverso il Gran Consiglio, che
intende portare a termine la riforma elettorale introducendo il sistema «
maggioritario », seppellendo così la proporzionale che aveva tanto contribuito
a trasformare il governo parlamentare in “Direttorio di gruppi”, ossia di
partiti.
La tirannia delle fazioni non può
trovare altro rimedio all’infuori della dittatura, nel quale la farà sfociare
la riforma elettorale.

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