LO "SFINGEO" STONE
Intanto le nubi all'orizzonte politico s'infoschivano.
Bisognava fare qualcosa, uscire dal riserbo, spezzare gli equivoci, evitare le
false accuse, o smentirle. Tra l'altro, tutti i giornali di sinistra, in
questo periodo, affermavano senza che nessuno li controbattesse, che la
monarchia finanziava i neo-fascisti. Sarebbe bastato porre in rilievo che la
monarchia avrebbe voluto poter finanziare, non che il neo-fascismo, almeno se
stessa! Ma non fu fatto. Ed ecco la principessa in persona sciogliersi dai legami
burocratico - politici che sin dal suo ritorno in Italia l'avevano paralizzata
al Quirinale, e incontrarsi in case amiche con gente di ogni condizione che
potesse dare un aiuto qualsiasi alla causa monarchica; e dovette lei stessa
smentire in questi circoli le voci più calunniose circolanti a carico
dei sovrani.
Maria José si recò pure alle Fosse Ardeatine, con la sola compagnia
della marchesa di Monte zemolo, vedova dell'eroico colonnello. Inoltre,
insieme con la duchessa Immacolata Salviati, vicepresidentessa delle Dame di
San Vincenzo, la principessa di Piemonte volle visitare, in strettissimo
incognito, i quartieri più popolari della capitale.
In questo periodo il Luogotenente aveva accentuato le
pratiche religiose, di cui era pur sempre stato assiduo. Se Umberto ebbe in
gioventù alcuni momenti di spensieratezza, le sofferenze degli ultimi anni lo
avevano completamente trasformato: ora, salvo rare eccezioni impostegli
dall'alta carica, rifuggiva i salotti per trascorrere ld sera in casa di amici
d'ogni categoria sociale, purché colti ed intelligenti, o con illuminati
studiosi di materia religiosa. Evoluzione notevole, sconosciuta si può dire
nel suo stesso entourage.
Ai primi d'aprile un gruppo di monarchici propose di
installare una radio nelle vicinanze di Roma, possibilmente a Castel Porziano:
idea non errata, data la vastità della tenuta. La radio avrebbe funzionato
sino ad elezioni avvenute per controbattere tutte le affermazioni scritte o
propalate a mezzo della radio ufficiale contro la monarchia.
La cosa non fu possibile perché l'iniziativa era partita da
una donna, la signora Narici. Ella espose la propria idea ad un devoto ufficiale
d'ordinanza, il maggiore G., e, fiduciosa, cercò d'ottenere i relativi
permessi e lasciapassare a Castel Porziano. Ma tutto finì lì: forse attraverso
il centralino del Quirinale si era riusciti a conoscere qualche notizia in
merito, e si corse subito ai ripari. Come abbiamo detto, infatti, non pochi impiegati
al Quirinale erano iscritti a partiti di sinistra o comunque nettamente
repubblicani.
Il 5 aprile si seppe ufficialmente (ma da tempo al Quirinale
se ne parlava) che tutta la propaganda sarebbe stata da quel giorno diretta
personalmente dal ministro Falcone Lucifero, molto attivo e intelligente, che
godeva la fiducia del Luogotenente.
Infante era in licenza, e Garofalo ammalato. Si sospettò
allora che si trattasse di una malattia diplomatica, ma pare invece che
l'ammiraglio fosse effettivamente ammalato.
Sta di fatto che in quei giorni venne offerto al Quirinale un
pranzo d'addio al ministro del Portogallo ed alla sua consorte, donna Marinez
Carmona, e tutti notarono per la prima volta l'assenza del generale Infante e
dell'ammiraglio Garofalo.
Il tempo, però, stringeva e la monarchia era sempre più
minacciata dalla abile propaganda opposta. Si mossero allora le donne, e
presero l'iniziativa di portare all'ammiraglio Stone migliaia di domande
firmate da congiunti di prigionieri in Russia e in Jugoslavia, allo scopo dì
poter far rinviare, se non le elezioni, almeno il referendum, per non
defraudare i combattenti lontani del diritto di esprimere la loro opinione su
questioni interne di tanta importanza. Le domande erano tutta firmate, con
indirizzo e professione di chi le aveva un tono di serietà all'iniziativa. Ma
lo "sfingeo" Stone, monarchico quando gli era stato di giovamento,
fu irremovibile e, come Pilato, volle lavarsene le mani.
L'ammiraglio americano rimase del resto imperterrito dinanzi
ad altri memoriali dello stesso genere recanti le firme di 30.000 donne,
presentati dalla marchesa di Montezemolo, dalla baronessa de Grenet, madre del
giovane diplomatico (mutilato di guerra) fucilato assieme al colonnello
Montezemolo alle Fosse Ardeatine, dalla signora Martinengo, vedova dell'eroico
ammiraglio ucciso dai tedeschi.
Tutto fu vano. Stone si disinteressò di ogni cosa nonostante
avesse precedentemente e ripetutamente detto che per la buona riuscita del
referendum occorreva far muovere le donne: < Women, women, women>. "Soltanto
le donne possono salvare il re".
Perché questo irrigidimento improvviso? Perché simile
atteggiamento, in contrasto con quello precedente? In quei giorni l'ammiraglio
era tornato dall'America insieme con il proprio aiutante di bandiera Sunny
Behn, che lo aveva accompagnato in patria. Scopo del viaggio: conoscere il
pensiero di alcuni loro amici nei confronti della monarchia italiana, a
dispetto della clausola dell'armistizio che parlava di "non ingerenza
degli alleati" negli affari interni italiani. Avevano trovato un ambiente
più propenso in quel momento alla forma di governo pubblicano. Forse pensavano
al ro governo che non era mai stata per forza di cose, monarchico. poi Stone
teneva moltissimo ali sua popolarità in America, dato ci agli inizi della
guerra era sotto to capitano e desiderava mani nere la solida posizione raggiunta.
Alcune volonterose dame andarono a perorare la causa monarchica
anche presso la giovanissima fidanzata del cinquantaseienne ammiraglio, donna
Renata di Sant'Elia. Ma ella disse che non aveva alcun ascendente su di
lui.
Il 17 aprile 1946, nella 'Sala Borromini gremita di gente di
tutte le condizioni sociali, ebbe luogo, ad opera di Donna Carlotta Orlando,
la commemorazione della opera principessa Mafalda.
Per quanto nessuna pubblicità fosse stata fatta, l'affluenza
del pubblico fu enorme. La Principessa di Piemonte giunse accompagnata dalla
figlia Maria Pia dalla contessa Guendalina Spallettí. Un uragano di applausi ne
e salutò l'ingresso.
UMBERTO SALE AL TRONO
Il discorso di Carlotta Orlando terminò coll'invito a Maria
José di farsi vedere più spesso « perché il popolo italiano vuole che le principesse
di Casa Savoia prendano parte alla sua rinascita politico-morale; ed alla
fine molti occhi erano velati dalla commozione. Quando la principessa uscì con
la figlia, alcune popolane gridarono: «Ti vogliamo bene! Fatti vedere più
spesso!»; ed una, facendosi avanti: «Sono venuta da Napoli apposta per
vederti: fammi baciare la piccirilla, Dio vi assista e benedica!
Donna Carlotta Orlando aveva vissuto molti anni in America e
sapeva che cosa significasse, per le elezioni, la propaganda; e si meravigliava
che la cosa non fosse compresa in campo monarchico. Ella si assunse la
responsabilità di portare nei quartieri della periferia il principe di Napoli,
onde fosse conosciuto dai bimbi della sua età. La cosa fu criticata negli
ambienti di Corte, mentre fu appoggiata dal Luogotenente. Era stata pure Donna
Carlotta a suggerire di far entrare la principessa Maria Pia fra le guide; e
la giovane si conquistò molte simpatie per la sua dolcezza e la sua
affabilità.
Per il 1° maggio si temevano disordini in tutta Italia;
l'opinione pubblica era allarmatissima: invece, contro ogni previsione, la
giornata trascorse tranquilla, senza il minimo incidente.
Questa grande calma avrebbe dovuto però spaventare, come
dimostrazione anzitutto della disciplina raggiunta dalla organizzazione comunista.
Il 5 maggio ebbe luogo al Palatino il primo comizio monarchico, organizzato da
pochi audaci. Parlarono diversi oratori; poi, alla spicciolata, poiché i
cortei erano proibiti dagli alleati, tutti s'avviarono per adunarsi sulla piazza
del Quirinale. Al Palazzo Reale si sentiva arrivare la folla, prima ancora
di vederla. Proveniva da via XXIV Maggio, da via XX Settembre, da via della
Consulta, dalla Datarla. La piazza si riempì come per incanto, e la parola
Savoia! si scandiva alternandosi con il nome di Umberto! Finalmente il
Luogotenente s'affacciò, accolto da grandi applausi.
La manifestazione si ripeté l'8 maggio.
La mattina del 9 maggio venne notata al Palazzo Reale una
agitazione insolita: il Luogotenente alle 7 era partito all'improvviso in automobile,
diretto a Napoli, in compagnia del primo aiutante di campo, degli ufficiali
d'ordinanza e del mastro delle cerimonie, marchese Graziani. Il vecchio
sovrano, dopo aver abdicato in favore del figlio, si sarebbe imbarcato quello
stesso giorno per l'Egitto su un incrociatore insieme alla regina Elena.
Questa la notizia che corse subito di bocca in bocca. I
giornali ne parlarono a lungo, descrivendo minutamente la cerimonia dell'abdicazione,
che era stata semplicissima, e la partenza di Vittorio Emanuele III per
l'esilio.
Umberto di Savoia saliva così al trono 20 giorni prima delle
elezioni e del referendum.
L'opinione pubblica fu scossa dal duplice avvenimento perché
Vittorio Emanuele III era ancora molto popolare fra i vecchi combattenti della
guerra '15-'18, i quali lo avevano visto dividere con loro pericoli e disagi;
ma non si poteva non riconoscere da un punto di vista più che obbiettivo, come
il gesto avrebbe potuto essere fatto prima, con evidente vantaggio per il nuovo
re. Comunque il vecchio sovrano prima dl lasciare la patria aveva voluto
compiere un gesto di indubbia nobiltà, donando al popolo la sua preziosissima
collezione numismatica. A questo proposito è bene ricordare che nel 1946 erano
state fatte pressioni su Vittorio Emanuele III perché vendesse all'estero
quel tesoro, dal quale avrebbe ricavato certamente più di un miliardo. Ma egli
non volle.
Umberto quella sera tornò assai tardi alla capitale: per quanto
avesse sempre fortissimo il dominio di sé, si notava sul suo volto il dolore
per la partenza senza ritorno dei genitori.
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