Acclamazioni al Re per il nuovo
regime.
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| Le Madri e le Vedove dei Caduti salutano il Re il 31 ottobre del 1923 |
«Il Re fu il principale oratore di
tale convegno. Con assoluta padronanza dell'argomento, egli espresse la sua
ferma fede nella nostra resistenza. Come sempre avviene, data la forza di
propagazione dei grandi sentimenti, questa serena e ferma fiducia, nutrita di
dati positivi e di una lucida argomentazione, finì col conquistare tutti coloro
che lo ascoltavano, compresi quelli che erano giunti a Peschiera con opposti
criteri.
«A questo punto devo avvertire che,
fin da quando pervennero le sinistre e catastrofiche notizie sulle condizioni
del nostro esercito, il Re oppose sempre una fede incrollabile in esso. E' bene
che il popolo sappia che l'umile soldato italiano quello che poi doveva essere
glorificato come Milite Ignoto ebbe nel Sovrano un difensore tenace e commosso,
anche quando era di moda far gravare su di esso le cause del rovescio militare.
«Il Re, come tutti gli spiriti
superiori, non credette mai utile di soffermarsi sulle vane recriminazioni
intorno al passato, e che non amava attardarsi nella ricerca della colpa,
trovava note di concitata protesta quando la colpa si voleva far risalire ai
soldati. A Peschiera una tale profonda convinzione doveva avere, ed ebbe,
un'influenza risolutiva, dappoichè - diciamolo pure - la maggiore e la più
grave obbiezione che si opponeva all'invio delle truppe Alleate, derivava dalla
preoccupazione del preteso sfacelo morale delle nostre truppe fino a rendere
possibile di pensare che il contagio potesse propagarsi fra quelle straniere
che fossero inviate a fianco delle nostre truppe ».
Gli Alleati scesi in Italia con un
pugno di uomini a far da mosche cocchiere atteggiandosi a salvatori, furono
tenuti al loro posto con dignità e fermezza da Re Vittorio Emanuele III che
piegava l’ultramontana tracotanza assumendo ogni garanzia per il comportamento
dell'Esercito e del Paese. Ed ebbe ragione.
Ovunque il Re si rechi, nelle
provincie, che già furono feudi del sovversivismo rosso o bianco, riceve
accoglienze ed acclamazioni dal popolo autentico.
Non un grido, non un rimprovero,
non una recriminazione, non una obbiezione contro il fascismo; si direbbe anzi
che gli italiani manifestino la loro riconoscenza per avere chiamato Mussolini
al potere. Altrettanto entusiastiche sono le accoglienze ai membri di Casa
Reale ovunque si presentino.
Al Sovrano non pervengono che
approvazioni da tutte le classi e da tutti i ceti per il nuovo regime.

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