NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

martedì 30 aprile 2013

lunedì 29 aprile 2013

Enrico Pedenovi


Ricorre oggi l'anniversario dell'uccisione di Enrico Pedenovi, ed, un anno prima, di quello di Sergio Ramelli.
Il Re Umberto II fu presente in queste occasioni di lutto esprimendo la Sua vicinanza alle famiglie delle vittime degli anni di Piombo per tramite del Suo ministro.
Questo il telegramma di Falcone Lucifero alla madre dell'avvocato Pedenovi, consigliere provinciale del MSI-DN.







CONSIGLIERE PROVINCIALE DI MILANO
MILANO, 29 APRILE 1976

Telegramma per incarico del Re:
Signora Ida Pedenovi
Viale Lombardia 20
Milano

RE UMBERTO VICINO LEI FIGLIOLE ET VENERATA SIGNORA VITTORIA NEL LORO STRAZIANTE DOLORE INCHINASI REVERENTE ALLA MEMORIA DEL CONSIGLIERE PROVINCIALE AVVOCATO ENRICO PEDENOVI, ASSOCIATO NEL LUTTO ET NELL'ESECRAZIONE DELLA INTERA NAZIONE PER EFFERATO DELITTO.

F.to: Dev.mo FALCONE LUCIFERO

La madre dell'ucciso ha così risposto:

A Sua Maestà Umberto di Savoia

con molto ritardo, dovuto alle mie precarie condizioni di salute, aggravate dalla tragedia, che si è improvvisamente abbattuta sulla mia famiglia, per la morte di mio figlio Enrico Pedenovi, ringrazio commossa Vostra Maestà, per l'affettuosa partecipazione al mio grande dolore.

Si uniscono a me, nuora e figlie.

F.to: Vittoria Pedenovi Sanremo, 31 maggio 1976

Spari e sparate

La nostra solidarietà ai Carabinieri che negli ultimi giorni sono stati presi di mira durante rapine e tentativi di attentato alle istituzioni è totale ed incondizionata.
Ringraziamo la dedizione dei militari dell'Arma Fedelissima nell'arginare poderosamente crimini e criminali in Italia.

Ciò che non ci convince oggi è il commento più o meno diffuso, sempre bipartizan, che vogliono far passare come unico reale: "Attenti e non soffiare troppo sul fuoco della protesta altrimenti questa passa ad un livello più alto e si colpiscono le istituzioni".

Non ci sta bene. 

La protesta è nel Paese, tra la gente, tra le persone che non capiscono i bizantinismi della politica mentre perdono il lavoro, la casa, la dignità, il desco.

Non a Beppe Grillo va imputato il fatto di aver alzato i toni. I toni sono già altissimi. Lo dicono le decine di suicidi di questi tempi, passate in sordina dalla stampa.

A Beppe Grillo, pur non condividendone noi molte prese di posizione politica, va piuttosto riconosciuto il merito di aver portato la protesta nel luogo simbolo della democrazia, il parlamento, ed aver dato una speranza di cambiamento a milioni di cittadini. Che questa speranza sia poi delusa nei fatti è altro discorso che non vale la pena di affrontare adesso. 
Ma dare la colpa dell'attentato di ieri a Beppe Grillo è strumentale ed odioso. 


Adesso che si sono accordati per fare il governo, Deo Gratias, facessero anche un bell'esame di coscienza davanti alla Nazione ed ammettessero di aver utilizzato la ricchezza d'Italia in maniera dissennata, per scopi personali o al massimo, nel caso più nobile, per meri interessi di partito.
Restituissero alla Nazione il maltolto e poi si mettessero da parte definitivamente, appena usciti dall'emergenza di cui i partiti al governo sono gli unici responsabili.

A quelli di sinistra che danno la colpa a quelli di destra ricordiamo che pochi mesi di governo Prodi furono sufficienti a smantellare una riforma delle pensioni che, per quanto draconiana, non prevedeva esodati e buchi di sorta, creati invece durante la riforma dei tecnici.
E adesso pedalate!

Auguriamo ai militari dell'Arma ancora vivi la pronta guarigione dalle ferite.
Ci chiniamo reverenti davanti al sacrificio dell'Appuntato Tiziano Della Ratta caduto a Maddaloni nell'adempimento del proprio dovere.


Propaganda ideologica contro verità storica

di Alberto Casiraghi

In occasione delle celebrazioni del 25 aprile, vi è chi ha nuovamente rispolverato vecchi temi propagandistici, accusando il terzo Re d’Italia di essere il responsabile dell’ascesa del fascismo, delle leggi razziali e della cosiddetta “fuga” di Pescara.

Ne è un esempio l’articolo “Giorgio Loreti ( Anpi di Bordighera) chiede di rimuovere il ritratto di Vittorio Emanuele III”, pubblicato da “Riviera24” il 26 c.m. (http://www.riviera24.it/articoli/2013/04/26/153874/giorgio-loreti-anpi-di-bordighera-chiede-di-rimuovere-il-ritratto-di-vittorio-emanuele-iii).

Senza dilungarsi in complesse dissertazioni, è sufficiente ricordare alcuni pareri autorevoli:
- Giorgio Amendola, esponente comunista: “la irresponsabilità delle forze politiche che non riuscirono a formare un governo causò l’incarico a Mussolini”.
- Giovanni Giolitti, avversario politico di Mussolini: “la crisi era in cancrena e non lasciava altra via di scampo”.
- Indro Montanelli: “Se il Re avesse firmato lo stato d’assedio il Paese si sarebbe spaccato in due, in quanto l’esercito faceva corpo coi fascisti. Ero un bambino ma le ricordo queste cose. La responsabilità del fascismo è tutta sulla coscienza dell’antifascismo di allora perché quando a prevaricare è un estremismo infantile e pazzesco, quando si sputa in faccia ai reduci della guerra, è chiaro che la maggior parte della popolazione vede con simpatia chi dice di portare ordine, di ripristinare i valori tradizionali ecc. direi quindi che la vecchia democrazia creò con le sue mani il fascismo.”
- Enzo Biagi: “Quando il Re ricevette Benito Mussolini per dargli l’incarico di formare il governo, aveva dietro una larga parte dell’opinione pubblica, compresi molti che poi divennero antifascisti. Il capo delle camice nere piaceva all'inizio al Corriere della Sera e anche a Croce e a Toscanini.”
- Giorgio Bocca: “Io non riconosco gravi responsabilità ai Savoia né per la dittatura, né per la guerra. Le responsabilità furono di tutti: del fascismo ma anche di buona parte del popolo. Dire che Casa Savoia ha delle responsabilità particolari è mettersi fuori dalla storia.”
- Franco Franchi: “La monarchia si comportò con saggezza nel 1922, prendendo atto della realtà e della volontà di una larga opinione pubblica, favorevole a Mussolini; atteggiamento che del resto fu proprio anche dei partiti antifascisti, che accettarono di entrare nel governo fascista.”
- Sergio Romano: “Non credo sia giusto considerarlo (Re Vittorio Emanuele III – ndr) responsabile dell’avvento del fascismo. E’ vero che non volle firmare, dopo l’inizio della marcia su Roma, il decreto preparato dal governo Facta per la proclamazione dello stato d’assedio. Ma quel decreto sarebbe stato opportuno ed efficace soltanto se i partiti democratici fossero stati in condizione d’accordarsi per la costituzione di un ministero capace di garantire al Paese la stabilità di cui aveva bisogno. Più tardi, mentre il fascismo sopprimeva le libertà democratiche e diventava regime, Vittorio Emanuele fece una testarda e cinica battaglia di retroguardia”.
Va anche ricordato che appoggiarono il governo di coalizione mussoliniano molti autorevoli esponenti democratici, come Gronchi, Meda, Orlando, Nitti, Giolitti, Cavazzoni, Bonomi, Salandra, Croce, De Nicola, De Gasperi, don Sturzo e Gasparotto.
A proposito del primo governo Mussolini, Alcide De Gasperi affermò: “Crediamo oggi che sia l’unico governo possibile e non pensiamo certo di sbarrargli la strada con abili barricate parlamentari”.
Il 20 dicembre successivo, in un suo discorso, Don Sturzo criticò violentemente lo stato liberale e democratico. Nell'aprile dell’anno successivo, il partito di Don Sturzo affermò, nel corso del proprio congresso, che il governo Mussolini poteva “portare del bene alla Patria”.
[...]

sabato 27 aprile 2013

Mafalda Di Savoia: il coraggio di una principessa


Mite, intelligente e colta, sposa e madre esemplare, di grande fede cattolica, sempre pronta alla carità per i più bisognosi e disagiati , la principessa Mafalda di Savoia fu donna coraggiosa e rappresenta una vittima sacrificata sull’altare degli olocausti perpetrati in una guerra dove l’odio ha espresso le sue più turpi facce.
Il sacrificio della sua breve esistenza è l’ultimo atto di una scena terrena  caratterizzata dalla presenza costante del Vangelo: anche nel campo di concentramento di  Buchenwald non badò a se stessa, in cima ai suoi pensieri c’erano i figli, il marito, i genitori, gli internati del campo e in particolare gli italiani del lager, ai quali fece sentire tutta la sua vicinanza. 
[...]

Si parla dei monarchici...


Italia Reale corre per il comune di Roma.

http://www.romatoday.it/politica/elezioni/comunali-roma-2013/italia-reale-lista-nomi-candidati.html

http://www.romauno.tv/news.aspx?ln=it&id=35&n=41599

http://www.romapost.it/index.php/24-ore/item/2207-italia-reale-i-monarchici-allassalto-del-campidoglio#.UXt7WKKeMdB

http://www.giornalettismo.com/archives/899469/il-partito-monarchico-si-candida-a-roma/

http://www.articolotre.com/2013/04/angelo-novellino-lottavo-re-di-roma/164215

http://www.romatoday.it/politica/elezioni/comunali-roma-2013/liste-consegna.html

http://www.romacapitalenews.com/elezioni-comunali-roma-elenco-liste-dei-candidati/


E anche l'Unione Monarchica Italiana si dà da fare!

http://www.siciliainformazioni.com/sicilia-informazioni/41267/tornano-i-monarchici-siciliani-subito-chiamata-alle-armi

In bocca al lupo a tutti, amici!

I rappresentanti del popolo italiano...


E' bellissimo vederli scendere dalle loro autoblù quando si trasferiscono da questo palazzo importante a quell'altro palazzo importante.


Autoblù nuove di zecca, tirate a lucido, senza un granello di polvere.
Tutte rigorosamente tedesche, BMW, Mercedes, Audi.

E tutto bipartizan come si dice adesso. Cioè fanno schifo a destra e sinistra.

Invece di sedere i loro preziosi deretani su volgari macchine italiane sfilano tutti quanti, ripresi dai flash di centinaia di giornalisti mentre fanno pubblicità all'industria tedesca.

Pare una sciocchezza e invece è attraverso queste sciocchezze che l'industria italiana soffre come non mai.
Anche davanti al disastro non si fermano nei loro atteggiamenti antinazionali.

Grazie, signori rappresentanti del popolo italiano. Sapevamo già che è per colpa vostra che siamo in queste condizioni.

Lo staff

lunedì 22 aprile 2013

Possiamo sempre chiamare i Savoia per tenere insieme l’Italia

Su un sito di sinistra si scrive:



di Lanfranco Caminiti
[...]
Lo spiaggiamento del Pd è lo spiaggiamento della Repubblica italiana, di quella “forma” della repubblica, del “pubblico”, che ha attraversato il dopoguerra e è arrivato sino ai nostri giorni, lo si può dire gongolando — non siamo tra questi — o con mestizia — neppure qui ci troverete —, ma questo è.
Napolitano ha supplito monarchicamente a questa fine. Appena si è scansato, è stato il diluvio. Siamo di nuovo ai “toscani”, agli “emiliani”, ai “siciliani”, ai “padani”. Ci sono pure “i turchi”, per non farci mancare niente.
Tanto varrebbe, per rabberciare un po’ le cose, dotarsi di un “re” davvero di sangue. In Olanda e Belgio, dico d’adesso eh, ha funzionato. So l’obiezione, si tratta di un’altra pasta. Ma ognuno fa il pane con la farina che si ritrova.


http://www.glialtrionline.it/2013/04/20/potremmo-sempre-richiamare-i-savoia-per-tenere-assieme-litalia/comment-page-1/#comment-21591

Grillo contro il Napolitano-bis “Ieri è morta la Repubblica”



«La Repubblica, quella che si dice democratica e fondata sul lavoro, ieri è morta» e «ti viene lo sconforto». Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog in un post intitolato “Blue Sunday” con riferimento alla rielezione di Giorgio Napolitano.  
In un post sul blog scrive che “Tutto era stato predisposto con cura. Un governissimo, con le agende Monti e Napolitano, e il nome del premier”
 
«Pensi al sorriso raggiante di Berlusconi in Parlamento, risplendente come il sole di mezzogiorno, dopo la nomina di Napolitano, e ti domandi come è possibile tutto questo, pensi ai processi di Berlusconi, a Mps, alle telefonate di Mancino, ai saggi e alle loro indicazioni per proteggere la casta. Sai che alcuni di loro diventeranno ministri. Ti viene lo sconforto. Tutto - afferma Grillo - era stato predisposto con cura. Un governissimo, le sue `agende´ Monti e Napolitano, persino il nome del primo ministro, Enrico Letta o Giuliano Amato, e un presidente Lord protettore».  
 [...]

domenica 21 aprile 2013

La montagna ha partorito il topolino

La montagna è quella inutile pletora di delegati chiamati a conclave per eleggere il capo dello stato repubblicano. E il topolino non è riferito alla persona di Napolitano, uomo che merita rispetto e cui va riconosciuto comunque un senso dello Stato di sicuro infinitamente superiore a quello dei partiti che se ne contendevano la successione, ma alla soluzione che hanno potuto trovare.

E' evidente che il clima di civile guerra ideologica tra le due-tre fazioni, portato all'estremo, non potrà mai produrre un capo dello stato che possa incarnare le caratteristiche che questo dovrebbe avere.

La situazione ricorda quella del 1922. Tre grandi partiti che non trovano accordo per far uscire l'Italia dal caos. 

E ci si è ridotti a mendicare l'autorevolezza di un presidente di 87 anni che forse aveva diritto a godersi la vecchiaia piuttosto che fare l'unico maestro in mezzo ad una banda di ragazzini scalmanati che rischiano di tirare giù la scuola ancor più di quello che non hanno già fatto.

Patetiche le invocazioni del nuovo capopopolo Grillo alla piazza. Il successo deve avergli dato alla testa. Pensava con il 30% di imporre il proprio candidato a tutta Italia? Non ci è riuscito il PD ad imporre Prodi e lui evoca il colpo di Stato per una elezione in cui i suoi elettori (grandi) avevano lo stesso diritto che avevano gli altri e lo hanno esercitato?

E chi avrebbe dovuto essere questo altro presidente? Un altro di 80 anni, con un sacco di soldi di pensione, che ha l'indubbio merito agli occhi di tanta gente di essere schierato contro Berlusconi e quindi contro quella fetta di popolo italiano che in lui si riconosce, forse più per timore di questa sinistra che per reale amore.

E' in questo momento che un movimento monarchico forte e ben organizzato dovrebbe far valere gli enormi vantaggi di un'altra Istituzione che può permettersi di guardare agli interessi nazionali invece che a quelli dei partiti.

Non ci stancheremo di invitare i monarchici all'unità.


sabato 20 aprile 2013

La repubblica divide e si divide


Stanno constatando tutti la morte del PD. Essendo il principale erede del partito di Togliatti ammettiamo di non essere per nulla dispiaciuti. Anzi.

La constatazione è più ampia però. 

Il clima da guerra civile non ancora sopito dal 1945 in poi che fa dell'avversario politico il nemico da abbattere, l'inferiore morale, l'odiato, mina alle basi l'esistenza di questa repubblica che nata dalle divisioni post guerra civile non ha fatto altro che moltiplicarle in ogni senso: nord-sud, centro - sinistra, destra - sinistra, separatismi, autonomismi e depredazione sistematica ai danni dello Stato, quindi della collettività. 
E la repubblica, in crisi sotto ogni profilo, sta morendo soffocata dalla sua architettura costituzionale e dai partiti che hanno parassitato lo stato. 

Sarebbe divertente assisterne allo sfacelo se non fosse che questo coinvolge la Nazione Italiana che amiamo sopra ogni altra cosa. 

La successione ai vertici degli stati monarchici, come quella annunciata in Olanda   ad esempio, è motivo di giubilo. 
Da noi è tragedia.
Ci sarà un motivo.

W l'Italia! W la Monarchia! W il Re!

lo staff

venerdì 19 aprile 2013

Quali vantaggi ci porterebbe la Monarchia a confronto con la repubblica?


Da un anno e mezzo a questa parte è sempre più evidente il fallimento repubblicano. In questi giorni in cui si parla dell’elezione del nuovo presidente pare essere al mercato, e ancora una volta la guerra per la poltrona la fa da padrone. La divisione tra le varie parti politiche è più che evidente e ci accingiamo ad avere un capo di stato effimero ed in mano ai voleri dei partiti, ma soprattutto non rappresentante il popolo.
Di seguito esporrò quelli che potrebbero essere i miglioramenti che si avrebbero col sistema monarchico.
L’unità, senza la quale non ci sarebbe l’autorità vera ed indispensabile a garantire l’indipendenza nazionale e un maggior rispetto delle istituzioni europee e mondiali. La repubblica invece ci sta dividendo e ci induce ad uno stato di guerra civile latente.
Gli interessi superiori del paese sono sacrificati alle lotte partitiche. Il Re, che è al di sopra dei partiti, potrebbe occuparsi pienamente dei bisogni degli italiani in maniera più pragmatica di quella dei partiti, sottomessi al loro elettorato, piuttosto che al benessere generale della collettività.
La continuità e la successione pacifica, conseguenza dell’ereditarietà del potere. Inoltre si potrebbero raggiungere degli obiettivi a lungo termine. La continuità del potere monarchico contrasta con l’instabilità politica di quei paesi retti da repubbliche (questo periodo ne è per noi l’esempio più eclatante). Ora, ogni sette anni il potere cambia e il governo si prepara alla rielezione, mettendo in atto tutto il suo meccanismo demagogico e dando inizio al balletto degli accordi… E quanto costa questo meccanismo??? Una successione ereditaria non costerebbe niente, ma sarebbe l’occasione per il Sovrano di consacrare l’intera sua vita al bene del paese, in quanto non dipende dagli interessi partitici e non ha altro interesse che favorire il benessere e la stabilità del suo popolo. Un presidente, invece, eletto dal voto dei partiti, dipenderà dal volere di questi!
L’indipendenza. Essa è la qualità di un regime che non gode di un’elezione, che lo legherebbe al potere dell’opinione pubblica, obbligandolo a praticare una demagogia sfrontata al fine di raccogliere suffragi, distruggendo le libertà locali, municipali, regionali, professionali, tutte piccole ‘aziende’ a cui il Re permetterebbe di vivere e organizzarsi liberamente. Al di fuori degli accordi elettorali, sarebbe in situazione di arbitro!


La responsabilità. Gli interessi dinastici e personali del Re si confondono con gli interessi nazionali, mentre il potere repubblicano lascerebbe la responsabilità alle maggioranze e agli scrutini.


La legittimità. Vale a dire un potere esercitato solo in vista del bene comune, indipendentemente dagli interessi partitici e monetari. Lo Stato reale pone la sua legittimità nella storia e al servizio reso al paese nel corso dei secoli. Non c’è legittimità in democrazia, poiché il potere è il frutto delle competizioni elettorali, esercitato dai partiti in base ai loro capricci.


ANDREA ZERBOLA

Ancora dal conclave repubblicano


Come ieri anche oggi raccomandiamo ai nostri lettori di seguire le note da Montecitorio sul sito de "La Stampa".

Ancora più sconfortati per ciò che si profila all'orizzonte...


giovedì 18 aprile 2013

L'elezione...



Consigliamo a tutti di leggere le note che arrivano puntuali da Montecitorio su questo articolo della Stampa.
Rendono perfettamente conto di quale sia la "solenne" atmosfera che accompagna il conclave laico della repubblica.
C'è di che ridere ed anche di che disperarsi.


Le carrozze del Quirinale al Museo del Colle a Roma


Lì, negli ambienti delle antiche Scuderie Sabaude al Quirinale, troverete esposte le straordinarie carrozze dei presidenti a soprattutto della Casa Savoia. E anche il Gabinetto storico, utilizzato per la conservazione di oggetti ippici rari e preziosi provenienti dalla dotazione reale o donati ai Savoia in occasioni di visite di Stato.

Le Scuderie Sabaude sono situate all'interno del complesso del Quirinale nel grande Fabbricato edificato dall'architetto Antonio Cipolla nel 1874. L’ingresso è previsto da via della Dataria, 96, ma solo di sabato e nei giorni 20 aprile, 25 maggio, 22 giugno, 28 settembre, 26 ottobre, 30 novembre e 14 dicembre (sempre dalle 10 alle 11 e 30).
[...]
 

martedì 16 aprile 2013

Perché mai?

Ormai i nomi che più insistentemente si fanno per la successione a Napolitano si contano sulle dita di una mano: Prodi, Bonino, Amato.
Che cosa abbiano mai fatto costoro per illuminare la Patria ed essere così resi degni di rappresentarla per intero lo sa solo Iddio. E magari lo sanno coloro che li eleggeranno e che si faranno ringraziare pendendo politicamente dalla loro parte come ampiamente face quell'enorme cialtrone di Scalfaro.



Prodi. Quello delle "sedute spiritiche" durante il sequestro Moro e della svendita della Cirio. Ottima presenza, somiglia ad un fumetto televisivo degli anni 70-80, Gongolo.


Bonino. Colei al cui cospetto la strega di Biancaneve diviene una tenera dilettante. Si è resa protagonista di 10141 aborti quando questi in Italia erano reato. Candidata più o meno a tutto esprime la negazione dei valori cattolici di cui l'Italia è ancora permeata. 
Iddio ne scampi.



Amato. L'uomo da 1000 euro al giorno di pensione, il doppio di una minima mensile. 
Vice di Craxi, pare fosse all'oscuro di ogni sua malefatta.  Non sapeva nulla di nulla pur essendo il vicesegretario del Partito Socialista Italiano. Ha fatto il primo ministro, ha messo le mani nelle tasche degli italiani prendendo loro nottetempo diversi danari dai loro conti correnti.Somiglia ad un personaggio di Harry Potter. 

Non osiamo pensare a quando dovremo pagargli di pensione una volta che avrà finito il settennato.

Perché questi? Perché? Cosa mai abbiamo fatto di male noi italiani per meritarci questi?

lunedì 15 aprile 2013

Proposta interessante e doverosa premessa

I nostri lettori se ne saranno accorti: su questo blog non si parla in nessun modo della questione dinastica. 
Non siamo stupidi né abbiamo bistecche fiorentine sugli occhi e sappiamo perfettamente che questa esiste e trova ampia trattazione su svariati siti, forum etc.

I componenti dello Staff hanno le loro precise idee in merito ma ritengono molto più importante battersi per la Monarchia che fare il tifo per un pretendente o l'altro. I pretendenti passano, le Istituzioni ed i loro significati no.

L'intenzione dichiarata del nostro blog, che pure ci sta dando discrete soddisfazioni, è quella di parlare ai monarchici sulle giuste ragioni della Monarchia, tenerli informati su quanto di interessante vi è sul web o sui libri introvabili o dimenticati ed essere punto di riferimento culturale ed eventualmente, una vota raggiunta una maggiore coesione, anche politico.

Con tale premessa vi portiamo a conoscenza dell'Iniziativa di cui si parla oggi su Affari Italiani:


Avanti Savoia, Amedeo al Quirinale. “Uomo onesto, fa l'agricoltore”
Il dibattito sulla Presidenza della Repubblica. Antonio Maulu, Luigi Marucci e Antonio Parisi, del direttivo del Movimento Popolare Italia Innanzitutto, scrivono ai presidenti di Camera e Senato e a tutti i parlamentari, proponendo come “garante delle istituzioni” il figlio di Irene di Grecia e Aimone di Savoia. “Si tratta di una persona con un prestigio personale in tutta Europa, è un uomo semplice. Vive facendo l’agricoltore in Toscana. E’ persona equilibrata. Ha servito l’Italia Repubblicana da Ufficiale della Marina Militare. Il suo ramo dinastico familiare ha onorato il nostro Paese in tutte le evenienze, senza disonore”. 




di Claudio Roma

Ci risiamo. Ad ogni appuntamento col caos istituzionale, rispuntano i monarchici. Segno, questo, che l'Italia del Re non è mai sopita e che dietro quella passione irrefrenabile per il ritorno al passato, si nasconde una voglia di certezze anche per il futuro.
E allora, se c'è l'esigenza di individuare un uomo al di sopra delle parti per la carica di presidente della Repubblica, perché non pensare “ad Amedeo Savoia Aosta?”. Se lo chiedono – e articolano la candidatura con una lettera inviata ai presidenti di Camera e Senato, nonché a tutti gli eletti (compresi quelli del Movimento Cinque Stelle), i “tre” del Movimento Popolare Italia Innanzitutto, Antonio Maulu, Luigi Marucci e Antonio Parisi.
Scrive il Comitato: “Perché non provare con Amedeo di Savoia? Si tratta di una persona con un prestigio personale in tutta Europa, è un uomo semplice. Vive facendo l’agricoltore in Toscana. E’ persona equilibrata. Ha servito l’Italia Repubblicana da Ufficiale della Marina Militare. Il suo ramo dinastico familiare ha onorato il nostro Paese in tutte le evenienze, senza disonore.  E’ un democratico sincero rispettato ed amato a destra come a sinistra  per i principi di tolleranza e di attenzione alle tematiche dell’ambiente. E’ un uomo onesto : quello di cui il Paese ha bisogno con urgenza. Qui va tutto a rotoli. Ci vuole una persona che rappresenti  veramente l’unità del Paese. Altrimenti è tutto inutile. Qui ci vuole Amedeo. Si chiami Amedeo al Quirinale. Peggio dei partiti non potrà fare”.
E per chi ha poca memoria della storia del Paese, i monarchici ricordano: “La nostra Italia già una volta chiamò un uomo che rispondeva a queste caratteristiche. Agli albori della vita della Repubblica fu scelto Enrico De Nicola, monarchico che seppe da galantuomo rappresentare realmente tutti. In Europa la Spagna uscita dal franchismo non si affidò ad una persona proveniente dai partiti o da una fazione vincente, si affidò  invece ad un giovane capace ed ancora una volta rappresentativo di tutti: la Spagna si affidò a Juan Carlos. In altre parti del nostro continente ci sono state crisi serie come quella Belga prolungatasi per anni. Lì però ai vertici dello Stato vi è una persona rappresentativa non di una sola parte ma di tutti, facendo sentire garantiti tutti i cittadini”.
[...]

Brutte notizie dalla Spagna


Spagna:Madrid, migliaia in piazza per chiedere fine monarchia
(ANSA) - MADRID, 14 APR - Piu' di 8mila manifestanti hanno marciato oggi nel centro di Madrid per chiedere la fine della monarchia, investita in Spagna da uno scandalo che ha coinvolto la famiglia regnante mentre il Paese si trova ad affrontare una grave crisi economica con un record di disoccupati del 26%. Sventolando bandiere repubblicane, rosse oro e viola, i manifestanti hanno gridato ''La Spagna domani sara' repubblicana'' e ''Borboni, a lavorare!'', riferendosi al casato di re Juan Carlos.



http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-14/madrid-migliaia-persone-piazza-165702.shtml?uuid=AbFaOBnH

http://www.polisblog.it/post/75475/monarchia-corrotta-in-spagna-la-marcia-di-madrid-per-chiederne-labolizione

http://www.lapresse.it/mondo/europa/spagna-migliaia-in-marcia-a-madrid-contro-la-monarchia-1.316273

http://www.articolotre.com/2013/04/madrid-migliaia-in-piazza-chiedono-la-fine-della-monarchia/160069

http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2013/04/14/APnC8dGF-monarchia_contro_piazza.shtml

http://it.euronews.com/2013/04/14/repubblicani-spagnoli-in-piazza-contro-la-monarchia/

http://www.corriere.it/esteri/foto/04-2013/spagna/anti-monarchia/spagna-migliaia-contro-monarchia_2185d30c-a518-11e2-9ee4-532c6d76e49d.shtml#1

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/04/14/Madrid-migliaia-piazza-chiedere-fine-monarchia_8550841.html

http://www.polisblog.it/post/75475/monarchia-corrotta-in-spagna-la-marcia-di-madrid-per-chiederne-labolizione?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+polisblog%2Fit+(polisblog)

Se non fossimo innamorati della Spagna e del popolo Spagnolo, quasi gliela augureremmo una repubblica. 
Una bella repubblica come la nostra. 
Usato a garanzia di fallimento.

sabato 13 aprile 2013

La Monarchia e il Fascismo - secondo capitolo - II

Giolitti torna al potere coi suoi avversari. La sanguinosa rivolta anarchico repubblicana di Ancona.


Manifesto anarchico che ricorda la rivolta
Torna al potere Giovanni Giolitti (1) designato alla Corona dalla volontà popolare. E' lo stesso Giornale d'Italia, l'organo personale di Sonnino che è stato per per 20 anni l'avversario spietato e sistematico, a designarlo come naturale successore. Contrariamente alle aspettative ed alle previsioni, il vecchio uomo di Stato compone un ministero nel quale chiama a farne parte esponenti delle fazioni contrarie. Interventisti e neutralisti non hanno più ragione di essere e devono sparire le asprezze e le intolleranze scatenatesi nel dopo guerra. Entra nel Ministero a rappresentare la corrente interventista che per tanti anni aveva avversato il Giolitti, l'on. Luigi Fera il quale sei mesi prima dichiarava: «Nessun contatto, nessun avvicinamento è possibile con quanti avversarono la guerra, non seppero intenderne la fatale necessità, ne ostacolarono l'esito vittorioso, ne denigrano o sminuiscono il risultato, cercano di speculare sul dolore e sul disagio che essa ha recato ». « Necessità per tutti i cittadini di sventare la manovra di un accerchiamento che il « bolscevismo dell'Annunziata », (2) il disfattismo nittiano tentano ancora sul corpo sano del nostro gran popolo, combattendo un'altra e più santa battaglia per la Patria ».

L'on. Meda. il capo dei cattolici ed esponente di quel P.P. che tanta avversione ha scatenato contro il liberalismo, entra come il più eminente esponente del Governo, dopo Giolitti, in un ministero schiettamente liberale, con qualche espressione di massoneria, nel quale con Benedetto Croce neutralista siedono esponenti dell'interventismo come Bonomi, Fera e Labriola.

La vita del nuovo ministero si delinea tuttavia molto difficile, poiché estrema sinistra ed estrema destra non disarmano e la confusione parlamentare è al colmo. Si era dimesso l'on. Orlando da Presidente della Camera ed alla seduta del 9 giugno non si trovava un vice presidente: assenti o... riluttanti i candidati. Vi è in costoro un senso di incertezza, i politicanti non hanno i nervi a posto, nemmeno il Corriere della Sera sa assumere una linea di conciliazione, limitandosi a chiedere una politica di energica reazione, e ciò gli procura un’attacco dell'Avanti!: « E l'autorità dello Stato? Finchè è stato necessario, il Corriere con la banda o le bande dei suoi pescicani, dei suoi profittatori dei suoi demagoghi di guerra, l'ha messa bellamente sotto i piedi del suo Albertini, del suo Barrere e del suo Cadorna; adesso che si tratta di invocarla contro i lavoratori, eccolo pronto a resuscitarla e a fare di essa una bandiera di guerra civile».
A pochi giorni dalla sua composizione un grave avvenimento mette il ministero in serio imbarazzo: nelle prime ore del 26 doveva partire da An     cona per l'Albania un battaglione di bersaglieri di rinforzo al piccolo presidio di Valona quando durante la notte dei soldati facinorosi incitando anche altri arrestavano l'ufficiale di picchetto poi armati si riunivano in cortile montando le mitragliatrici nei punti strategici della caserma Villarey nella quale lasciavano entrare elementi esterni che vi si asserragliavano coi soldati sparando dalle finestre. Immediatamente carabinieri e guardie regie accorsi, presa posizione contro gli ammutinati iniziano un vivo fuoco di fucileria.

Nel pomeriggio la sommossa divampa. Nei pressi di Borgaccio sobborgo di Ancona un treno carico di uomini donne e bambini in fuga è mitragliato. La insurrezione dura due giorni. Vi sono 24 morti fra soldati e rivoltosi e moltissimi feriti. Fra i morti è trovato all'ospedale un certo Schneider di Fiume capo del Partito Comunista di quella città che era in rapporto con gli anarchici di Ancona, il che comprova l'accordo del partito di Malatesta con agenti provocatori assoldati dalla Jugoslavia. La sera del 28 la città ritorna tranquilla e la popolazione acclama vivamente la forza pubblica che ha affrontato la rivolta degli anarchici mirante a un movimento rivoluzionario. Si sospende però l'invio di truppe in Albania ma i nostri soldati laggiù sono attaccati, in campi trincerati, dai ribelli, in attesa di soccorsi che non possono arrivare.

Questi fatti dolorosi sono la prova tangibile e sanguinosa di una profonda perturbazione dello spirito pubblico, perturbazione determinata soprattutto da una quotidiana predicazione irresponsabile di odi e distruzioni così dissennata ed anche in mala fede perché imperniata tutta sulla faziosità politica senza alcuna preoccupazione delle conseguenze nazionali, che non dà nemmeno ai predicatori il diritto di reagire quando gli eccessi avvengono e tanto meno quando la reazione dei cittadini incomincia ad accusare una certa stanchezza. Lo stato d'animo della piazza è un poco il riflesso della condotta dei politicanti alla Camera dove quando qualche oratore difende l'italianità di Fiume della Dalmazia e delle sponde adriatiche socialisti e repubblicani non lo lasciano proseguire: «Non deve parlare! Non deve parlare!» Guai poi a chi osa accennare ai torti jugoslavi contro di noi; sono invettive, tumulti, aggressioni. E se mai qualcuno dell'estrema sinistra viene interrotto quando parla, allora invocano la democrazia, la libertà di parola, il diritto di esporre la propria opinione e si protestano vittime della bieca reazione.
Giolitti dichiara che lo Stato deve essere forte per poter tutelare all'interno l'ordine e il rispetto alla legge e per difendersi dai nemici esterni; e poiché questa forza poggia sull'esercito, le sinistre intensificano ovunque una caccia selvaggia agli ufficiali. Gli aggrediti si difendono sparando, e lasciano talvolta morti e feriti sul terreno. Per reazione a Roma gli arditi assaltano la tipografia dell'Avanti! e qualche deputato viene malmenato. Alla Camera i tumulti si susseguono ai tumulti, lo Stato è sempre in una situazione precaria e Giolitti decide di abbandonare l'Albania: si sgombera Valona e teniamo solo l'isolotto di Saseno che la fronteggia. Socialisti e repubblicani si dichiarano orgogliosi di questa decisione che reputano un loro trionfo (3).

Nelle officine e nei servizi pubblici la situazione risente dello stato d'animo del paese. L'on. Montemartini, deputato socialista, solo perché nel gennaio precedente si era dichiarato contrario allo sciopero ferroviario è scacciato dal treno dal personale di servizio quando a Milano infierivano fatti sanguinosi durante le proteste per i fatti di Ancona; in quei giorni le dimostrazioni assunsero in Via Dante l'aspetto di una vera battaglia civile con morti e feriti. In Puglia continua la caccia ai proprietari culminante in alcuni assassini. E' lo scatenamento del socialismo anarchico ammantato dalla bandiera della Repubblica sociale dei repubblicani storici, e questa situazione incomincia ad influire sui nostri rapporti internazionali e lo Stato è in carenza. Non può essere forte all'esterno una nazione in dissolvimento all'interno. I fatti di Ancona rivelano chiaramente che la propaganda bolscevica e repubblicana incomincia ad investire la disciplina dell'esercito.

(1) Giolitti era caduto il 9 marzo 1911 dopo un voto sul progetto di legge per le spese dell'impresa libica, voto nel quale egli non aveva chiesto la fiducia e che gli dette una strapotente maggioranza: 361 voti contro 83 Improvvisamente i radicali - che pure erano al governo - decisero di togliergli il loro appoggio: essi pretendevano che Giolitti facesse una politica di favore per il loro partito distaccandosi dai liberali. Si dimisero i ministri ed i sottosegretari dissidenti e Giolitti presentava al Re le dimissioni malgrado potesse disporre di una grande maggioranza. Crisi extra parlamentare che - data l'impotenza dei radicali - sboccava nella soluzione Salandra con un ministero liberale confortato dall'appoggio della maggioranza giolittiana.

(2) Giolitti era stato soprannominato « bolscevico dell'Annunziata » perché decorato del Gran Collare omonimo e per avere assecondato il programma della Monarchia che tendeva all'assorbimento delle sinistre.

(3) Il 10 luglio Ala Camera Giolitti aveva dichiarato: «Più volte ho parlato dell'Albania, ed ho sempre detto che vogliamo l'indipendenza assoluta di quel paese. lo ho sempre sostenuto che l'indipendenza dell'Albania è un interesse italiano, e tornando a questo posto non ho fatto altro che riprendere una linea di condotta già da molti anni sostenuta con fervore ».

venerdì 12 aprile 2013

Rifinanziare le nostre missioni militari all'estero?

Siamo decisamente orgogliosi dei nostri connazionali in divisa che adempiono al loro dovere in terre lontane spesso anche dimenticati dall'opinione pubblica.

Siamo fieri che tengano alto il nome d'Italia e la Sua bandiera.



Siamo tuttavia convinti, lo abbiamo già detto, che è ora che ritornino a casa.
I motivi sono molteplici:

  • l'assoluto disinteresse internazionale nei confronti della grave violazione del diritto nei confronti della nostra nazione ed in quelli dei nostri fucilieri di Marina del San Marco. Se mandiamo migliaia di uomini (e mezzi) a rischiare la vita in capo al mondo per non avere alla prova dei fatti alcun peso a livello internazionale non si capisce cui prodest cotanto rischio di vite umane;
  • i nostri alleati, USA, UE, pare si siano lavati le mani di questo problema che crea umiliazione alla nostra Nazione;
  • i costi di queste missioni incidono su delle finanze nazionali che in questo momento sono esauste: tra poco, così continuando, ci sarà bisogno di mantenere l'ordine nel nostro Paese piuttosto che in quelli altrui.
  • se il mondo si disinteressa di noi è bene che a noi ci si pensi da soli.
lo staff

mercoledì 10 aprile 2013

Aldo Alessandro Mola e Sergio Romano sul Corriere della Sera


COME RICONGIUNGERE I SAVOIA ALLA STORIA NAZIONALE

Caro Mola (?, crediamo sia caro Romano verosimile errore di stampa del Corriere, nota dello staff),
Umberto II di Savoia (Racconigi,15 settembre 1904-Ginevra,18 marzo 1983) fu Luogotenente del Regno dal 5 maggio 1944 al 9 maggio 1946 e quarto re d’Italia sino alla proclamazione della repubblica (18 giugno 1946). Partì da re, come riconobbe la Costituzione che infatti gli vietò il rientro in patria. Quale profondo conoscitore delle relazioni internazionali e storico, trova Ella normale che nessuna istituzione nazionale lo abbia ricordato nel trentennale della morte? In un secolo Casa Savoia contò due re abdicatari (Carlo Alberto e Vittorio Emanuele III), uno assassinato (Umberto I) e un terzo condannato all’esilio per trentasette anni. Pensa che l'omaggio del presidente Giorgio Napolitano alla tomba di Vittorio Emanuele II «Padre della Patria» al Pantheon nel 150˚del regno abbia pareggiato il conto della memoria storica? Ed è normale che le salme di Vittorio Emanuele III e della regina Elena giacciano in due diversi continenti mentre tutti gli Stati dell’Europa centro-orientale (Russia, Serbia, Albania, Montenegro…) hanno tributato onori ai sovrani di un tempo, sentendoli parte della propria storia? L’oblio dei re d’Italia (1861-1946) da parte delle istituzioni nazionali è segno di forza della repubblica?

Aldo A. Mola , 
COME RICONGIUNGERE I SAVOIA ALLA STORIA NAZIONALE
Caro Mola, Umberto di Savoia ebbe la cattiva sorte di crescere nel momento sbagliato e, forse, nella famiglia sbagliata. Il regime lo detestava e sfogava contro la sua persona i mai spenti furori repubblicani del primo fascismo. Il padre non lo stimava ed era comunque deciso ad applicare la vecchia regola di famiglia secondo cui «in casa Savoia si regna uno alla volta». La madre lo amava morbosamente e gli impedì d’imporsi alla guida delle forze amate, se necessario anche contro la volontà degli gli Alleati, negli ultimi due anni del conflitto. La moglie si era progressivamente allontanata e aveva deciso di recitare, con grande dispetto di Vittorio Emanuele III, la parte della principessa ribelle. L’apprendistato del principe ereditario non poteva aver luogo in condizioni peggiori. Eppure, se gli italiani avessero scelto la monarchia, Umberto sarebbe stato probabilmente un re «normale», rispettoso della Costituzione e poco incline a rivendicare poteri che non avrebbe saputo o potuto esercitare. Ne dette una prova quando decise di lasciare l’Italia il 13 giugno 1946 senza persistere in un braccio di ferro che avrebbe diviso ancora una volta il sud dal nord. Anch’io penso, caro Mola, che sia giunto il momento di chiudere alcuni capitoli ancora aperti della storia nazionale. Mi è difficile capire perché la Repubblica abbia autorizzato il ritorno del figlio e del nipote di Umberto (due figure prive di qualsiasi interesse), ma si ostini a non consentire il rimpatrio di tre salme che appartengono alla storia del Paese. Piaccia a no, lo Stato nazionale esiste grazie al contributo di una dinastia che è, oltre a tutto, la più antica d’Europa. Possiamo davvero celebrare l’unità, come è accaduto due anni fa, senza dare una tomba ai due ultimi re d’Italia? I monarchici, d’altro canto, dovrebbero dare un contributo alla soluzione del problema rinunciando a quel tanto di legittimismo frustrato che ancora traspare da certe loro cerimonie. Il ritorno deve essere interpretato come un segno di maturità repubblicana, non di nostalgia monarchica.


Ancora sulla giustizia


di Tommaso Francavilla

Ho smesso da tempo di avere fiducia nella Magistratura italiana, sempre più pervasa da un delirio di onnipotenza tanto più inquietante in quanto coniugato con un altissimo tasso di politicizzazione, ivi compresa la Corte Costituzionale, nella quel quel delirio e quel tasso sono addirittura istituzionalizzati e sistematici.Ma se dovessimo credere ancora a tale apparato giudiziario, a fronte della sentenza di tale Suprema Corte che respinge i ricorsi della Procura di Taranto contro le leggi cosiddette “salva-ILVA” giudicandole pienamente costituzionali, dovremmo domandarci chi paga oggi i danni gravissimi inferti attraverso i provvedimenti successivi a tali leggi della suddetta Procura a carico non soltanto di una grande azienda, peraltro realizzata dallo Stato e da questi venduta evidentemente con la garanzia di poter continuare ad operare, ma anche dell’intera economia italiana, di cui l’ILVA –producendo il 40% dell’acciaio nazionale- costituisce ( costituiva?) un autentico pilastro, nonché di un intero territorio il cui reddito è in buona parte connesso alla grande fabbrica tarantina, e di migliaia di lavoratori, costretti alla Cassa Integrazione e con il futuro reso a grave repentaglio dalle conseguenze inevitabili sull’azienda stessa di queste vicende. Tanto più tale domanda è legittima ove si consideri che il secondo intervento legislativo del Parlamento si è reso necessario perché, quasi a mò di ritorsione nei confronti del primo che sanciva la ripresa della produzione nelle more della realizzazione degli interventi di ambientalizzazione previsti da due AIA, il suddetto delirio di onnipotenza si era spinto fino a sequestrare non già più siti inquinanti, ma innocui prodotti finiti per il valore di un miliardo di euro, di per sé sufficiente a stendere anche la più grande e florida delle aziende per di più in una fase di crescita economica invece che dell’attuale grave recessione, con pesanti conseguenze anche nei confronti di innocenti clientele private di materiali ordinati e sovente anche pagati in assoluta buona fede.
A ciò si aggiungano le gravi lacerazioni, con l’esplosione di opposti sentimenti, inferte ad una comunità tarantina che soltanto pochi mesi prima aveva votato alle Amministrative sconfessando platealmente tutti i movimenti catastrofistici che se ne erano auto-assegnata la rappresentanza, per cavalcare i quali si era impavidamente paracadutato, per lucrarne un’improbabile riesumazione, l’ultimo Segretario del fulgido Partito di Pecoraro Scanio, che ci ha riprovato anche alle recentissime politiche, riscuotendone analogo, cocente insuccesso. Due convergenti responsi democratici- quelli delle Amministrative e delle Politiche- che non possono certo essere surrogati da un fantomatico Referendum in cui molto probabilmente voteranno le solite minoranze fanatizzate, a gloria delle vanità dei soliti magniloquenti portavoce di sé stessi, professionisti o aspiranti tali del catastrofismo oscurantista. Mentre non si può sottacere il silenziamento della politica tarantina, su cui incombe l’annuncio reiterato quanto datato di imminenti provvedimenti giudiziario in cui qualche malpensante potrebbe immaginare un sapore vagamente intimidatorio. 
Questa di Taranto è in sostanza una brutta ed emblematica storia di mala-giustizia, in cui il delirio di onnipotenza di cui sopra ha rasentato l’eversione. Speriamo questa volta che l’argine opposto dalla Suprema Corte, giudicata infallibile quando conviene alla sinistra, faccia scuola.