La « Proporzionale » primo
germe della dittatura e la gazzarra sul l'amnistia.
Alla Camera, nella seduta del 26 giugno, Orlando cade perché
chiede che la discussione sulla politica estera avvenga in seduta segreta. Cade
clamorosamente sopra una questione procedurale, ma il Paese ha già condannato
la sua politica e quella di Sonnino. Eredita il peso di questa aggrovigliata
situazione l'on. Nitti, proprio quando, dopo l'abbandono della Conferenza di
Parigi e dopo il ritorno umiliante, siamo screditati e derisi. I partiti
nazionali lo denigrano e le difficoltà aumentano: nazionalisti, repubblicani e
fascisti si collegano per incitare la piazza ad insorgere mentre i popolari
lavorano per conto loro a minare la compagine dello Stato che in questo momento
non può rinsaldarsi che ispirandosi alla difesa delle idealità che ci hanno
portato all'intervento.
All'annuncio della formazione del nuovo Governo i fasci fanno
a Milano una grande dimostrazione, e sul monumento a Vittorio Emanuele Il parla
Marinetti: «Milanesi! Vi denuncio il giolittismo del Corriere della Sera che
rappresenta la vile borghesia milanese. Esso dopo Caporetto ha cessato di
credere nei combattenti; ha castrato la nostra vittoria, è diventato
rinunciatario. Ora è nittiano. Sta preparando il ritorno di Giolitti; contro la
pantofola croata e contro la sua borghesia vile noi gridiamo: o costituente o
rivoluzione!». E Mussolini di rincalzo sul Popolo d'Italia : «Noi abbiamo
ragione di affermare che la causa dell'onorevole Nitti è stata patrocinata con
particolare tenacia da Giolitti e questo spiega la duplice visita del vecchio
bandito al Quirinale”. Missiroli invece sostiene la tesi opposta: La responsabilità di questa debàcle
diplomatica risale all'on. Orlando, unicamente all'on. Orlando, che preferendo
nel suo intimo la politica di Bissolati e del Corriere della Sera, non ebbe
l'ardire, la volontà, l'onestà di intraprenderla risolutamente dimettendo l'on.
Sonnino”.
Ad una sfida dell'avvocato Vittorio Ambrosini di tenere
assieme a Palermo un pubblico comizio nel quale questi avrebbe contestato all’azione
politica dell'on. Orlando ogni merito al conseguimento della Vittoria, questi
rifiuta mentre I'Ambrosini viene arrestato.
A Torino, in un comizio tenuto dal Partito Popolare si
acclama vivamente l'avvocato Piccioni il quale dichiara ai suoi ascoltatori che
i clericali per le loro ideologie si trovano più vicini ai socialisti che non ai
liberali. Quarello incita - acclamato anche lui - ad una intransigenza assoluta «non già verso
i bolscevichi, ma ad una lotta senza quartiere verso tutti quei partiti e
quegli uomini che hanno voluto la guerra e l'hanno, esaltata». A Bologna al
Congresso del partito padre Gemelli afferma fra gli applausi più fragorosi che
per i cattolici è indifferente la repubblica o la monarchia. Viene poi accolta
da acclamazioni Prolungate, l'adesione di Miglioli, «il bolscevico democristiano»,
il più a sinistra del partito.) che durante la guerra augurava la sconfitta
dell'Italia.
Le decisioni del congresso sono tendenzialmente bolscevizzanti
specialmente in linea economica: per lo meno ha preso delle posizioni polemiche
che lo obbligano ad una condotta
tutt'altro che conforme ai precetti
tradizionali della conservazione, della struttura economica sociale cristiana
contemporanea. Il Popolo d'Italia commenta che il congresso del Partito
Popolare ha dato al Paese, lo spettacolo triste della riabilitazione, sia pure
parziale, di uno dei più brutti figuri della immoralità politica attuale, il Miglioli».
Fra i postulati dei programmi di sinistra tre erano i caposaldi:
Repubblica Sociale - Costituente - Proporzionale. Nitti affretta la riforma dal
collegio uninominale alla proporzionale malgrado a questa legge sia contrario
(1). E di questa avversione ne fanno testo gli attacchi del Popolo d'Italia che
lo accusa di non essersi dichiarato in favore della riforma, ossequiente invece
alla volontà della Camera. Mussolini commenta essere la proporzionale passata
«per merito dell'opposizione al Governo » e ne considera il risultato come una
vittoria contro Nitti.
A volere la riforma sono i socialisti e i popolari, una
quarantina gli uni, una ventina gli altri, ma malgrado il numero esiguo
dominano l'assemblea perché hanno alle spalle due partiti disciplinati, organizzati
nelle masse eccitate da programmi estremisti. Due partiti in concorrenza, sì,
ma uniti nella critica e nella demolizione di quello spirito di sacrificio, di
fede e di entusiasmo che ci aveva portati alla Vittoria. Una sessantina di
deputati buttano così alla deriva gli altri partiti, isolati e trascinati dalla
corrente social-popolare. Uomini di destra che potrebbero intervenire non
possono parlare; è molto se possono votare accolti da urla e, grida incomposte.
E' la vendetta verso chi rappresenta la
Patria e la Vittoria. L'unico che insorge ed affronta la bufera è l'on Sonnino.
Più che criticare la riforma in sé critica l'inopportunità politica e storica
dell'attuazione. Egli rimane impassibile alle urla dell'estrema ed ai sorrisi sarcastici
dei popolari, e all'appello nominale all'ordine del giorno Porzio, vota,
assieme all'on. Alessio contro il principio della legge. Sono i due, soli che
abbiano preso la parola contro la riforma. Ecco il risultato della votazione:
Votanti: 315. Rispondono Si: 277. Rispondono No: 38.
La conseguente votazione, a scrutinio segreto sul disegno di
legge «modificazioni alla legge elettorale politica » dà il seguente risultato:
Votanti: 287. Favorevoli: 224. - Contrari: 63. (31 luglio
1919). ,
Con la proporzionale, le assemblee corrono questo pericolo:
che, un partito può essere, relativamente agli altri messi insieme una minoranza,
ma può tuttavia avere il diritto di detenere il potere speculando sulla
impossibilità degli altri a mettersi d’accordo e governare. I sostenitori della
proporzionale identificano, questa riforma con l'Istituto parlamentare: negarla,
abolirla vorrebbe dire sopprimere il Parlamento. Eppure questo aveva funzionato
mirabilmente operoso di leggi benefiche e sagge da quello subalpino prima
all'italiano poi, col collegio uninominale.
Con la proporzionale nasce la dittatura, poiché da essa sortì
il sistema maggioritario, per cui la maggioranza doveva toccare a quel partito che
si sarebbe dimostrato più forte nelle elezioni.
Malgrado tanta evidenza di gravi inconvenienti, anche il
Corriere della Sera diventa proporzionalista e per l'occasione abbandona
Sonnino della cui politica fu per tanti anni l'interprete autorizzato. La fobia
che il giornale milanese ha per Giolitti lo fa schierare dalla parte
dell'errore ed esulta per il trionfo di un principio nel quale vede aprirsi
nuovi orizzonti alla vita politica nazionale, poiché « il collegio uninominale,
sinonimo di corruzione, protezioni e favoritismi, era anche la caratteristica
del giolittismo ».
Nemmeno l'amnistia viene a portare un poco di luce, un poco
di pace, un minimo di tolleranza fra i partiti, e per quanto larga essa sia,
non acqueta gli animi, malgrado più che reclamata fosse, stata invocata per mettere
una sanatoria ad una situazione che si rivelava ogni giorno di più insostenibile.
Migliaia e migliaia di famiglie, attendono ansiose, la parola consolatrice che
cancelli l'onta di una accusa o apporti il perdono a giovani travolti nello
smarrimento causato a volte per il ritardo di uno o due giorni a ripresentarsi
al fronte. Il decreto è «stato studiato, meditato e compilato da un insigne giurista,
il ministro Mortara, e dal generale Albricci, ed ha ottenuta l'approvazione del
generale Diaz. Dal beneficio dell'amnistia vengono esclusi i disertori. Dice
infatti il decreto:
Art. I. - « Sono esclusi i reati di diserzione con passaggio
al nemico e i reati di diserzione armata preveduti dall'art. 4 del decreto
luogotenenziale del 1 dicembre -1917, n. 1952 ».
Lo stesso Mussolini riconosce la severità del provvedimento
poiché: «Il concetto che ha informato il decreto è stato quello di raggiungere
la pacificazione sociale senza menomare i diritti e i doveri di conservazione
della Patria». Più tardi però lo stesso Mussolini, per alimentare le armi della
polemica contro il Presidente del Consiglio, lo chiamerà sul Popolo d'Italia: «Nitti,
compare dei disertori». E non gli darà pace, dimenticando che nella prima leale
ammissione si era anche compiaciuto perché «erano stati esclusi dalla amnistia
i vili passati al nemico » (1).
L'ingiusta accusa si diffonde, pur sapendo che non vi è nulla
di vero. E' vero invece il contrario. Ma tutta questa campagna origina da un
oscuro movente: si vuole investire, da parte degli estremisti di sinistra,
repubblicani e socialisti ufficiali ai quali si uniscono i fascisti, la persona
del Sovrano il quale diventa «il Re che, ha dato l'amnistia ai disertori»;
basta leggere il decreto per capire che tutto ciò è falso. Ma non c’è documento
che valga a stornare l'atroce, ingiusta accusa. La faziosità, l'intolleranza,
il settarismo repubblicano saran capaci un giorno di ben altre falsificazioni.
(1) La proporzionale
era stata proposta sotto il ministero Orlando e, poi rinviata di sei mesi. Non poté,
essere discussa causa la sua caduta.

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