Le organizzazioni repubblicane: Unione Italiana del Lavoro e
Sindacato Nazionale delle Cooperative base fondamentale per lo sviluppo dei
Fasci.
Ma futuristi e arditi, combattenti e gioventù repubblicana
romantica non sono ancora la massa organizzata, non sono ancora le falangi dei
lavoratori che Mussolini cerca per scagliare contro le turbe della
Confederazione Generale del Lavoro durante gli scioperi.
L'arma socialista è sempre ancora mora formidabile dello sciopero generale ed egli
non ha a sotto mano lo strumento organizzativo adatto per la contro manovra.
Gli vengono in soccorso i repubblicani storici che mettono a disposizione
del movimento fascista l'organizzazione sindacale Unione Italiana del Lavoro.
Essa trae le sue origini dal Comitato Sindacale Italiano e ad
essa fanno capo le organizzazioni operaie di marca repubblicana. Al suo inizio
ebbe come ispiratore Filippo Corridoni che, con la sua Unione Sindacale
Milanese aderiva al movimento di rinascita nazionale delle organizzazioni
operaie suscitato dalla guerra. Infranta, da questa, l'unione internazionale
con sede, a Berlino, una conferenza ha luogo a Leeds dove l'Italia è rappresentata
dalle due tendenze socialista e repubblicana. Questa nel maggio 1918 in un
congresso tenutosi a Milano trasformava il Comitato Sindacale in Unione
Italiana del Lavoro riunendo così tutte le forze operaie che allo scoppiare
della guerra a questa si erano dichiarate, favorevoli e l'avevano accettata
come fatalità storica o come lievito rivoluzionario. In detto congresso intervennero
delegati rappresentanti 137.000 soci appartenenti alle più svariate
organizzazioni di mestiere sparse in tutta Italia ed aderenti quasi tutte al
P.R. Esse agiscono operano sul terreno nazionale e rivendicano l'italianità' di
Fiume Al primo convegno dell'Unione a Milano (11-4-919) intervengono socialisti
riformisti e repubblicani, fra questi Carlo Bazzi della direzione del partito,
Mario Casalini, segretario, l'on. Pirolini, Ettore Cuzzani ed altri., ed i
rappresentanti delle Camere del lavoro di. Forlì e Ravenna, potenti di numero e
di organizzazione. In un ordine del giorno nel quale si fa accenno all'orgoglio nazionale, dopo avere
respinta la deliberazione del Partito Socialista di uno sciopero generale, è
detto testualmente: «... ma qualora il movimento stesso si definisse con
fisonomia rivoluzionaria, impegna i
propri organizzati a seguire le
istruzioni del Comitato di Azione fascista che verrà nominato con ampio man dato
di fiducia per orientare la situazione in modo da escludere il salvataggio di
un regime oramai condannato dai propri errori quanto lo sfruttamento dello
sforzo popolare per parte della demagogia pseudo rivoluzionaria ».
Dopo il convegno, grande comizio nel quale parlano De
Andreis, De, Ambris, Bazzi e si chiede la costituente.
Il Popolo d'Italia richiama l'attenzione tanto su queste
adunate quanto sul contemporaneo manifesto lanciato al paese dall'Unione
Socialista (aderente al fascismo) e dal
P.R. nel quale si chiede «che si convochi una Assemblea nazionale costituente
con pieni poteri per fissare le nuove forme rappresentative del paese e che
dovrà per primo suo atto nominare un governo provvisorio che regga lo Stato
fino alla applicazione del nuovo patto nazionale del popolo italiano». Il
manifesto è pubblicato in prima pagina e si dichiara solidale coi camerati
repubblicani. L'atteggiamento di alleanza delle due correnti politiche promette
una possibilità organizzativa delle masse ancora incerte fra i socialisti ufficiali
e massimalisti ed i democristiani. Nominato segretario Carlo Bazzi, nel Consiglio
il maestro Compagnoni, Pietro Bondi delle Cooperative gialle (repubblicane)
romagnole e Armando Casalini. Con questi elementi si costituisce il primo
nucleo per una più ampia organizzazione economica che darà vita al Sindacato
Nazionale delle Cooperative, forte di ben 3.500 aziende, prima fra tutte quella
del Consorzio Autonomo di Ravenna con 1.200 ettari di terreno in proprietà e
2300 in affitto.
Esponenti fascisti del Sindacato, occupano contemporaneamente
cariche direttive nel P.R.: il Casalini ne è segretario, Mondi e Compagnoni, il
rag. Buzzi ed Oddone Fantini (che sarà poi deputato fascista) dirigono le
cooperative del partito a Ravenna.
Ufficialmente il Sindacato era stato annunciato durante una
grande adunata repubblicana a Ravenna, di lavoratori della terra aderenti
all'Unione Italiana del Lavoro alla presenza dell'on. Mazzolani e di quegli esponenti più
sopra nominati, adunata che ebbe luogo nel ricco palazzo che è la Casa del
Popolo.
Carlo Bazzi direttore della Libertà, organo repubblicano
cittadino, nominato in quei giorni membro della C.D. della Direzione Centrale
del partito, dichiara in una intervista al Popolo d'Italia che Sindacato e Partito
Repubblicano sono la stessa cosa. E quando il Sindacato trasferisce la sua
segreteria a Roma in Via Uffici del Vicario le spese della gestione sono sostenute
dal partito dei repubblicani storici. E' di quei giorni l'adesione, delle
organizzazioni operaie marchigiane all'Unione, con un ordine del giorno di Oliviero
Zuccarin direttore, della repubblicana Critica Politica. mentre- Mussolini
insiste, negli appelli all'«unità di spirito » dei Fasci, Unione del Lavoro e
Partito Repubblicano, perché a appoggino
lo sciopero generale «contro gli affamatori provocato dalla
insipienza governativa». La parola d'ordine che deve trovare, forza in questa
unità spirituale è di «fare
giustizia con le proprie mani saccheggiando le botteghe dei saccheggiatori
delle tasche del popolo». Scrive De Ambris su Fascio nell'articolo di fondo
(5-7-1919) esuberante di frasi terribili atte ad eccitare le masse contro i «briganti
che le affamano»: « lo spero anzi che nell’esercizio di questo sacrosanto
diritto, la folla non si limiti a colpire i criminali nei beni, ma nelle persone.
Qualche incettatore penzolante dal lampione vicino al covo dei suoi misfatti,
qualche trafugatore di alimenti schiacciato sotto le patate o sotto i lardi nascosti
per produrre il rialzo artificiale, servirebbe di esempio assai meglio che non
le piccole condanne, dei Pretori e le grida ridicole delle autorità ».
Alle assemblee del Comitato di Intesa e Azione pro
Costituente il linguaggio dell'alleanza fascista repubblicana non è meno
violento, e si reclama «la espropriazione della borghesia parassitaria». Le apocalittiche
invocazioni rivoluzionarie, di Mussolini fanno breccia nei seguaci e Mario Gibelli a nome della Sezione milanese
del P.R. si dichiara d'accordo col Duce sulla potenza dell'arma dello sciopero
quando è usata per fini utili al paese ma è d'accordo con lui soprattutto per ragioni
specialmente, politiche e morali che «dovrebbero unire fascisti e repubblicani»:
essi si compendiano in un'unica via di salvezza, in una formula comune, quella
della Costituente donde sorgeranno certamente le energie salvatrici. Del resto si
può dire oramai che Mussolini ed il Popolo d’Italia sono gli interpreti del
pensiero politico che anima l’Unione del Lavoro e la maggioranza dei repubblicani
d'Italia che vi aderiscono.
Il 3° Congresso dell'Unione si svolge nel vasto salone del
Circolo Mazzini a Forlì; e vi intervengono 150 delegati che rappresentano
186.400 soci.
Parlano Bazzi, Caramitti, Galbiati, Casalini e Teobaldo Schinetti
.
Mussolini ringrazia il congresso per avere ricordato l'opera
del suo giornale quale fiancheggiatore del movimento dell'Unione.
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