NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

domenica 10 marzo 2013

La Monarchia e il fascismo IV


Le organizzazioni repubblicane: Unione Italiana del Lavoro e Sindacato Nazionale delle Cooperative base fondamentale per lo sviluppo dei Fasci.

Ma futuristi e arditi, combattenti e gioventù repubblicana romantica non sono ancora la massa organizzata, non sono ancora le falangi dei lavoratori che Mussolini cerca per scagliare contro le turbe della Confederazione Generale del Lavoro durante gli scioperi.

L'arma socialista è sempre ancora mora  formidabile dello sciopero generale ed egli non ha a sotto mano lo strumento organizzativo adatto per la contro manovra.

Gli vengono in soccorso i repubblicani storici che mettono a disposizione del movimento fascista l'organizzazione sindacale Unione Italiana del Lavoro.
Essa trae le sue origini dal Comitato Sindacale Italiano e ad essa fanno capo le organizzazioni operaie di marca repubblicana. Al suo inizio ebbe come ispiratore Filippo Corridoni che, con la sua Unione Sindacale Milanese aderiva al movimento di rinascita nazionale delle organizzazioni operaie suscitato dalla guerra. Infranta, da questa, l'unione internazionale con sede, a Berlino, una conferenza ha luogo a Leeds dove l'Italia è rappresentata dalle due tendenze socialista e repubblicana. Questa nel maggio 1918 in un congresso tenutosi a Milano trasformava il Comitato Sindacale in Unione Italiana del Lavoro riunendo così tutte le forze operaie che allo scoppiare della guerra a questa si erano dichiarate, favorevoli e l'avevano accettata come fatalità storica o come lievito rivoluzionario. In detto congresso intervennero delegati rappresentanti 137.000 soci appartenenti alle più svariate organizzazioni di mestiere sparse in tutta Italia ed aderenti quasi tutte al P.R. Esse agiscono operano sul terreno nazionale e rivendicano l'italianità' di Fiume Al primo convegno dell'Unione a Milano (11-4-919) intervengono socialisti riformisti e repubblicani, fra questi Carlo Bazzi della direzione del partito, Mario Casalini, segretario, l'on. Pirolini, Ettore Cuzzani ed altri., ed i rappresentanti delle Camere del lavoro di. Forlì e Ravenna, potenti di numero e di organizzazione. In un ordine del giorno nel quale si fa  accenno all'orgoglio nazionale, dopo avere respinta la deliberazione del Partito Socialista di uno sciopero generale, è detto testualmente: «... ma qualora il movimento stesso si definisse con fisonomia      rivoluzionaria, impegna i propri organizzati a seguire le istruzioni del Comitato di Azione fascista che verrà nominato con ampio man dato di fiducia per orientare la situazione in modo da escludere il salvataggio di un regime oramai condannato dai propri errori quanto lo sfruttamento dello sforzo popolare per parte della demagogia pseudo rivoluzionaria ».

Dopo il convegno, grande comizio nel quale parlano De Andreis, De, Ambris, Bazzi e si chiede la costituente.
Il Popolo d'Italia richiama l'attenzione tanto su queste adunate quanto sul contemporaneo manifesto lanciato al paese dall'Unione Socialista (aderente al  fascismo) e dal P.R. nel quale si chiede «che si convochi una Assemblea nazionale costituente con pieni poteri per fissare le nuove forme rappresentative del paese e che dovrà per primo suo atto nominare un governo provvisorio che regga lo Stato fino alla applicazione del nuovo patto nazionale del popolo italiano». Il manifesto è pubblicato in prima pagina e si dichiara solidale coi camerati repubblicani. L'atteggiamento di alleanza delle due correnti politiche promette una possibilità organizzativa delle masse ancora incerte fra i socialisti ufficiali e massimalisti ed i democristiani. Nominato segretario Carlo Bazzi, nel Consiglio il maestro Compagnoni, Pietro Bondi delle Cooperative gialle (repubblicane) romagnole e Armando Casalini. Con questi elementi si costituisce il primo nucleo per una più ampia organizzazione economica che darà vita al Sindacato Nazionale delle Cooperative, forte di ben 3.500 aziende, prima fra tutte quella del Consorzio Autonomo di Ravenna con 1.200 ettari di terreno in proprietà e 2300 in affitto.

Esponenti fascisti del Sindacato, occupano contemporaneamente cariche direttive nel P.R.: il Casalini ne è segretario, Mondi e Compagnoni, il rag. Buzzi ed Oddone Fantini (che sarà poi deputato fascista) dirigono le cooperative del partito a Ravenna.
Ufficialmente il Sindacato era stato annunciato durante una grande adunata repubblicana a Ravenna, di lavoratori della terra aderenti all'Unione Italiana del Lavoro alla presenza  dell'on. Mazzolani e di quegli esponenti più sopra nominati, adunata che ebbe luogo nel ricco palazzo che è la Casa del Popolo.
Carlo Bazzi direttore della Libertà, organo repubblicano cittadino, nominato in quei giorni membro della C.D. della Direzione Centrale del partito, dichiara in una intervista al Popolo d'Italia che Sindacato e Partito Repubblicano sono la stessa cosa. E quando il Sindacato trasferisce la sua segreteria a Roma in Via Uffici del Vicario le spese della gestione sono sostenute dal partito dei repubblicani storici. E' di quei giorni l'adesione, delle organizzazioni operaie marchigiane all'Unione, con un ordine del giorno di Oliviero Zuccarin direttore, della repubblicana Critica Politica. mentre- Mussolini insiste, negli appelli all'«unità di spirito » dei Fasci, Unione del Lavoro e Partito Repubblicano, perché a appoggino
lo sciopero generale «contro gli affamatori provocato dalla insipienza governativa». La parola d'ordine che deve trovare, forza in questa unità spirituale       è di «fare giustizia con le proprie mani saccheggiando le botteghe dei saccheggiatori delle tasche del popolo». Scrive De Ambris su Fascio nell'articolo di fondo (5-7-1919) esuberante di frasi terribili atte ad eccitare le masse contro i «briganti che le affamano»: « lo spero anzi che nell’esercizio di questo sacrosanto diritto, la folla non si limiti a colpire i criminali nei beni, ma nelle persone. Qualche incettatore penzolante dal lampione vicino al covo dei suoi misfatti, qualche trafugatore di alimenti schiacciato sotto le patate o sotto i lardi nascosti per produrre il rialzo artificiale, servirebbe di esempio assai meglio che non le piccole condanne, dei Pretori e le grida ridicole delle autorità ».
Alle assemblee del Comitato di Intesa e Azione pro Costituente il linguaggio dell'alleanza fascista repubblicana non è meno violento, e si reclama «la espropriazione della borghesia parassitaria». Le apocalittiche invocazioni rivoluzionarie, di Mussolini fanno breccia nei seguaci  e Mario Gibelli a nome della Sezione milanese del P.R. si dichiara d'accordo col Duce sulla potenza dell'arma dello sciopero quando è usata per fini utili al paese ma è d'accordo con lui soprattutto per ragioni specialmente, politiche e morali che «dovrebbero unire fascisti e repubblicani»: essi si compendiano in un'unica via di salvezza, in una formula comune, quella della Costituente donde sorgeranno certamente le energie salvatrici. Del resto si può dire oramai che Mussolini ed il Popolo d’Italia sono gli interpreti del pensiero politico che anima l’Unione del Lavoro e la maggioranza dei repubblicani d'Italia che vi aderiscono.
Il 3° Congresso dell'Unione si svolge nel vasto salone del Circolo Mazzini a Forlì; e vi intervengono 150 delegati che rappresentano 186.400 soci.
Parlano Bazzi, Caramitti, Galbiati, Casalini e Teobaldo Schinetti .
Mussolini ringrazia il congresso per avere ricordato l'opera del suo giornale quale fiancheggiatore del movimento dell'Unione.

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