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NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.
domenica 6 aprile 2014
A Piacenza la Regina d'Olanda, misure di sicurezza intorno al Duomo
Piacenza - Oggi, sabato 5 aprile, Piacenza sarà teatro di una visita d’eccezione. La nostra città, infatti, ospiterà la regina Beatrice dei Paesi Bassi. Beatrice parteciperà al battesimo della figlia del Duca di Parma e Piacenza, cerimonia che sarà celebrata in Cattedrale. La presenza della regina d’Olanda prevede imponenti misure di sicurezza. Fino alle 17 resteranno chiusi il passaggio da piazza Duomo a via Vescovado e il cancello del cortile della vicina curia. Interdetto anche il cortile che ospita l’ingresso del Duomo sul cortile di Pio IX.
sabato 5 aprile 2014
La mostra Prigionieri dimenticati a Iseo (BS), 4-6 aprile 2014
da venerdì 4 aprile a domenica 6 aprile 2014
Iseo (Brescia), Castello Oldofredi (viale Rampa Cappuccini 3)
Mostra Prigionieri Dimenticati Italiani nei lager della grande guerraa cura di Rolando Anni, Mirco Carrattieri, James Garimberti e Carlo Perucchetti
Visite guidate
Prenotazioni per gruppi e scolareschePer informazioni:
- Biblioteca Comunale di Iseo, tel. 030 980035, biblioteca@comune.iseo.bs.it
- Carlo Perucchetti, tel. 0522 672272, carlo.perucchetti@tin.it
http://musicaegrandeguerra.wordpress.com/2014/04/01/la-mostra-prigionieri-dimenticati-a-iseo-bs-4-6-aprile-2014/La Monarchia e il Fascismo - sesto capitolo - I
CON LA RIFORMA ELETTORALE LE CAMERE
PERFEZIONANO LA DITTATURA E TRASFERISCONO OGNI RESPONSABILITA' ALLA FUTURA
REPUBBLICA
(Seconda metà del 1923)
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| L'on. Giacomo Acerbo |
- I liberali sempre solidali col Governo; i popolari desiderosi che l'esperimento fascista «si compia e riesca».
- Deliranti accoglienze al Sovrano in tutta Italia confortano gli sviluppi del nuovo indirizzo politico.
La Camera approva la riforma elettorale
già negata dal Re a Mussolini.
La riforma elettorale fu una delle
prime aspirazioni dell'on. Mussolini appena arrivato al potere. Fin dal 6
dicembre del 1922 l'Agenzia Italiana in una nota di evidente intonazione
ufficiosa dichiarava che il Governo, forte della massima fiducia ottenuta dalle
due Camere, era più che mai deciso ad attuare la riforma a base maggioritaria,
ed aggiungeva che tale argomento «portato dinanzi alla Camera si risolverebbe
in un dibattito alimentato da interessi partigiani ed individuali, mettendo in
chiara luce la impossibilità di una serena e disinteressata discussione parlamentare».
E concludeva annunziando che erano allo studio le modalità secondarie di
applicazione della riforma secondo i propositi del governo. Dal tono di questa
comunicazione si rileva come fosse intenzione di Mussolini di promulgare la
riforma elettorale per Decreto Reale ma il Re rifiutò la firma e la legge
dovette andare in discussione alla Camera. Contro questo progetto (che porta il
nome dell'on. Acerbo) si schiera agguerrita l'estrema sinistra, mentre i
popolari che avevano fatto della proporzionale il loro punto d'onore, ripiegano
su posizioni intermedie, ed il Corriere d’Italia esce dall'agnosticismo in
materia di legge elettorale ed annuncia che i popolari «pure essendo
proporzionalisti in senso assoluto, non si rifiuteranno a fare un ragionevole
sacrificio delle loro convinzioni nell'interesse del paese». I popolari infatti
sono già venuti ad una transazione in seno alla Commissione dei 18 (1) e
propongono «l'attribuzione dei tre quinti alla lista prevalente ». Anche il
Popolo assume un tono conciliativo, e De Gasperi in una intervista fa sapere
che «i popolari sono disposti a discutere un espediente il quale garantisca
all'attuale partito di governo lo sbocco in una sicura maggioranza parlamentare
purché dimostri - ciò che lo stato delle cose non mette in dubbio - che sa
raccogliere i suffragi di una parte notevole del paese».
La democrazia sociale a sua volta,
composta dei residui del radicalismo cavallottiano, approva il principio
politico informatore del progetto di riforma. Solo la destra liberale a mezzo
del Giornale d'Italia esprime qualche debole riserva critica di dettaglio, nel
dubbio che, facendo giuocare la proporzionale e le preferenze nella lista di
maggioranza si possa avere uno squilibrio politico e regionale insieme.
Giolitti dichiara tutto il suo favore per il ritorno al collegio uninominale,
l'avversione alla proporzionale ed accenna ad alcuni difetti del nuovo sistema
maggioritario che spingerà fatalmente tutti i candidati esclusi dalla lista che
si ritiene di maggioranza, a formare un blocco delle loro forze. In fondo i
liberali e i democratici anelano tutti al ritorno del collegio uninominale, e
commettono un gravissimo errore nell'approvare il sistema maggioritario dopo
avere approvato l'infausta proporzionale senza essersi battuti in favore delle
loro convinzioni. L'uninominale è ancora abolito in un momento di smarrimento e
senza seri tentativi di difesa.
Si è venuti a discutere la nuova
legge elettorale a sistema maggioritario proposta da Mussolini, il cui spirito
paradossale si può esprimere così: «chi possiede la minoranza più forte ha
diritto di dare il Governo a tutto il Paese». La discussione non assume il tono
drammatico di quelle per i pieni poteri, per quanto si tratti ora di una
questione che potrà portare al paese fatali conseguenze, in quanto che viene a
consegnare nelle mani del Capo del Governo lo strumento definitivo della sua
funzione dittatoriale: la maggioranza che dovrà legalizzare la dittatura
stessa.
Pochi gli interventi e blanda
l'opposizione: l'on. Girardini (soc. rif.) giustifica il fascismo col
Risorgimento, e critica la proporzionale la quale « non potrà permettere mai la
stabilità di un governo; si spiega con questo perché i socialisti sieno legati
a tale sistema ». « Certo è - continua - che l'on. Mussolini è accolto come un
trionfatore da un capo all'altro d'Italia, dovunque egli porta la sua calda
parola di fede patriottica. Oggi la pubblica opinione sente in Mussolini e nel
fascismo gli interpreti del suo intimo bisogno, e sente la necessità di
affidarsi a questa energia. Quando dopo la vittoria della Patria le forze,
disgregatrici della Nazione si allearono per ridurre la Vittoria ad una
disfatta, allora sorse il nuovo partito a difenderla: il fascismo».
Filippo Turati ammonisce i liberali
perché abbandonano i municipi al solo invito da parte dei fasci; si arrendono -
come quello di Torino - dietro una semplice lettera: «Egli è, o signori, che le
libertà sono tutte solidali. Non se ne offende una senza offenderle tutte, non
si uccide quella di un partito senza uccidere quella di tutti. Invano il
senatore Albertini la rivendica -unicamente e tardivamente per il suo Corriere
della Sera, ed in ciò è una suprema giustizia, sebbene sia insieme una suprema
condanna per gli offensori come per gli offesi».
L'on. Celesia polemizza con l'on.
Paolo Cappa che chiama Bruto il quale «difende la libertà contro Cesare, che
non esiste, e anche contro un Bonaparte, che non vedo sorgere da nessuna parte,
né sui banchi della Camera, né da quelli del governo: noi non vediamo oggi
affatto il pericolo del cesarismo in Italia». L'on. De Gasperi dichiara di
approvare la prima parte dell'ordine del giorno Larussa che conferma la fiducia
al governo, ma si riserva di votare contro la legge qualora gli emendamenti
proposti dal Partito Popolare non trovassero una adeguata considerazione;
emendamenti che si possono trovare riassunti nel seguente ordine del giorno:
«La Camera confermando la fiducia
già data coi voti per la concessione dei pieni poteri e dell'esercizio
provvisorio;
«riconosce che per agevolare
l'opera del Governo diretta a ricostituire la compagine economica e sociale
della Nazione e ad inserire le forze fasciste nella costituzione, si possa
consentire che la legge elettorale politica venga modificata con l'introduzione
del premio di maggioranza da assegnarsi però nella misura dei tre quinti dei
mandati e qualora la lista prevalente abbia raggiunto i due quinti dei voti
validi, e passa alla discussione degli articoli del progetto di legge.
Cingolani, Gronchi ».
Svolge l'ordine del giorno l'on.
Cingolani il quale polemizza con l'on. Turati e riafferma la solidarietà del
Partito Popolare con l'on. Mussolini. Il P.P., sottolinea il Cingolani,
appoggia il Governo «malgrado le notizie di violenze subite da istituzioni care
a noi, non del nostro, partito, ma quelle istituzioni cattoliche nelle quali
noi abbiamo formato la nostra coscienza religiosa». L'on. Gronchi, pur
dichiarandosi contrario alla legge, offre ancora una volta una «collaborazione
di convenienza»; quella che Mussolini chiamò «collaborazione piena di
sottintesi ».
L'opposizione, dei popolari alla
nuova legge elettorale non è una lotta aperta quale si converrebbe alla gravità
del momento; non investe il governo ed il suo sistema, non ha cioè carattere
politico; essa è soltanto una lotta di dettaglio poiché si impernia sopra un
punto di valutazione numerica, cioè si tratta di determinare quale massimo di
voti dovrà ottenere un partito sopra gli altri per avere il diritto di
attribuirsi un premio che la ponga al di sopra di tutti. I popolari, dichiara
il Cingolani, voteranno lo art. 40 che sanziona il principio del collegio unico
nazionale e che contiene uno dei principi fondamentali della legge. Essi
chiedono soltanto di ridurre i seggi della maggioranza da 456 a 321, ossia dei
tre quinti dei mandati alla lista più forte la quale abbia però conseguito il
40 per cento quorum - degli elettori votanti. E cioè, dare sì un premio al
partito che raggiunga anche una maggioranza relativa, ma che questo premio sia
proporzionato al numero di voti raggiunto dalla lista, incominciando a
stabilire che merita premio solo la lista la quale, per il numero cospicuo di
voti raggiunti si possa davvero chiamare la lista predominante nella nazione.
Mancando questo minimo, far funzionare la proporzionale per tutte le liste.
Questa la tesi dei popolari i quali poi ripiegano sul 33 % proposto dalla
Commissione di minoranza. E' un ponte di passaggio e di riavvicinamento al
governo proposto dai due parlamentari.
La Commissione di minoranza propone
in via conciliativa il 33 per cento come quorum ed a mezzo dell'on. Bonomi mette
in evidenza come questa legge possa consentire ad un partito anche piccolo di dominare
(la solo la grande maggioranza dell'Assemblea legislativa, e non mette alcun
freno, alcun limite, alcuna remora alla conquista dello Stato da parte di
minoranze anche esigue, e potrebbe essere una legge pericolosa a causa del frazionamento
del corpo elettorale.
Si sospende la seduta, e alla
ripresa il presidente della Commissione di maggioranza on. Giolitti dichiara
che questa, esaminata la proposta deferitale dalla Camera e sentito il governo
ritiene a maggioranza che il quorum debba essere rappresentato dal quarto dei
votanti. Mussolini accetta questa tesi della Commissione di maggioranza che ha
proposto il 25 per cento, ma vi pone inaspettatamente la questione di fiducia,
mentre giorni prima aveva dichiarato di considerare la riforma dal punto di
vista tecnico e non da quello politico, e che non intendeva irrigidirsi sul
progetto; di più aveva fatto dire dall'on. Acerbo che «Il Governo non
eserciterà verso la Camera lusinghe, premure, pressioni di nessuna specie. La
Camera sarà libera, veramente e completamente libera di approvare o respingere
la riforma».
La votazione si svolge sull'ordine
del giorno Larussa che suona così:
I parte: « La Camera confermando la
sua fiducia al Governo;
Il parte: « approva i principi
della riforma elettorale e passa alla discussione degli articoli ».
Anche sulla seconda parte il
governo pone la questione di fiducia. I' Parte
Presenti 450; astenuti 7; votanti
443; maggioranza 222.
Hanno risposto Si, cioè in favore
del Governo: 303; Hanno risposto No 140. (15 luglio 1923).
La Camera approva la prima parte
dell'ordine del giorno Larussa.
II Parte
Presenti 451; astenuti 77; votanti
374; maggioranza 188.
Hanno votato Si, cioè a favore del
Governo 235; Hanno votato No 139. (16 luglio 1923).
La Camera approva la seconda parte dell'ordine
del giorno Larussa.
Messa ai voti la proposta della
Commissione di minoranza (emendamento Bonomi: 33% invece del 25 come quorum) si
hanno questi risultati:
Presenti 336; astenuti I; votano No
178; votano Si 157. (16 luglio 1923).
Hanno votato Si, cioè contro il
governo, alcuni popolari, i socialisti, i comunisti, gli allogeni, i nittiani e
l'on. Cocco-Ortu. L'esito della votazione viene accolto al grido di Viva
Mussolini! (1). Il Governo ottiene soltanto 21 voti di maggioranza, ma ciò dà
modo a Mussolini di dichiarare sul Popolo d'Italia che «il voto ha dato alla
Camera il suo diritto alla vita e forse potrà giungere a vedere qualche altra
stagione».
giovedì 3 aprile 2014
Maria Cristina Albertina di Sassonia Curlandia a Racconigi
La Madre di Re Carlo Alberto
Reale Castello di Racconigi, Via Morosini 3,
12035 Racconigi CN
tel. Castello 0172-84005 - tel. Direzione-0115220418
email: sbap-to.racconigi@beniculturali.it
I Savoia al Museo di Arte Antica di Lisbona

Un connubio artistico italo-portoghese totalmente nuovo e sui generis, quello che verrà a breve inaugurato a Lisbona.
Nella giornata di martedì 1 aprile il Museo Nazionale di Arte Antica ha annunciato il rinnovamento della collaborazione con l’azienda “Everything is New” e con cui presenterà, nel prossimo mese di marzo, una nuova esposizione chiamata “Os Saboias”, i Savoia.
Questa nuova esposizione sull’arte italiana del XVIII secolo aprirà le porte agli spettatori il 17 maggio, e sarà mirata soprattutto alla presentazione di opere – pitture, sculture, mobilia, suppellettili – provenienti da veri musei e residenze reali italiane, in particolar modo del territorio piemontese, essendo la mostra concentrata sul panorama savoiardo (sabaudo? n.d.staff.)
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IMMAGINI DI CASA SAVOIA - VERSO LA GRANDE GUERRA
PRESSO SALA DEGLI SCUDIERI DEL CASTELLO DE LA MANDRIA
SABATO 12 APRILE 2014 ORE 15,30
inaugurazione dell'esposizione
"IMMAGINI DI CASA SAVOIA - VERSO LA GRANDE GUERRA"
immagini d'epoca legate a Casa Savoia nel periodo compreso tra fine Ottocento e Grande Guerra, allestite nella Galleria delle Carrozze in collaborazione con il gruppo "Amici del Passato" di Volpiano (To)
L'esposizione è visibile fino all'11 maggio nei consueti orari di apertura degli Appartamenti Reali del Castello de La Mandria, con ingresso gratuito: dal martedì alla domenica dalle ore 10,30 alle ore 17,30.
SABATO 12 APRILE alle ore 16,00
presentazione dei volumi "Ritratti sabaudi e virtù di Casa Savoia" e "Amori e selvaggina vita privata di Vittorio Emanuele II" (Edizioni Ananke - Torino) dello scrittore grugliaschese Dino Ramella con la partecipazione del gruppo storico "Principi dal Pozzo della Cisterna" di Reano (To)
ingresso libero e gratuito
SABATO 10 MAGGIO 2014 alle ore 15,30
presentazione del volume "Convivio da Re La cucina dei rimasugli " (Edizioni del Graffio) della scrittrice collegnese Marisa Torello.
Ingresso Libero e Gratuito
Per Informazioni:
Punto Informativo Ponte Verde
Viale Carlo Emanuele II 256
10078 Venaria Reale (To)
tel. 011.4993381
risposta telefonica ore : 11.00-13.00/14.00-16.00
mercoledì 2 aprile 2014
Il Regno d'Italia da Brindisi a Salerno: 8 Settembre 1943 - 4 Giugno 1944
Badoglio a
questo punto presentò
al Re, logicamente le
sue dimissioni, avendo dal
Re il reincarico
per la formazione
del nuovo governo, che
veniva formato il
22 aprile successivo, dopo che
erano state vinte
le ultime resistenze
del solito Partito
d ‘ Azione, i cui rappresentanti entrarono
nel governo, della cui
composizione facevano parte
come “Ministri senza
portafoglio”, Croce, Sforza, Rodinò,Togliatti e
Mancini. Il successivo
24 aprile, il nuovo
Governo veniva presentato
al Re, e, per la
prima volta, dalla nascita
del Regno, i Ministri
non giurarono nelle
mani del Sovrano
ed il Maresciallo
Badoglio fece questa
presentazione:
“Maestà, ho
l’onore di presentarLe
le loro Eccellenze
i Ministri componenti
il nuovo Governo. Essi, ad eccezione
dei Ministri militari
e di quello
tecnico (Quinto Quintieri alle
Finanze), provengono dai sei
partiti rappresentati nel
Comitato di Liberazione. Ognuno di
essi ha le
sue opinioni politiche
alle quali non
rinuncia, ma sulle quali
fa prevalere oggi
la necessità della
concordia per l’ interesse
supremo del Paese.”
Il
Re così rispose: “Signor Presidente
del Consiglio, sono particolarmente lieto
di sentire che
le eminenti personalità
che oggi entrano
a far parte
del Governo, e che
rappresentano le diverse
tendenze politiche della
Nazione, a tutto antepongono
il supremo interesse
del Paese. Lei , caro Maresciallo
ed io, ascriviamo a
nostro onore di
avere sempre posto
l’ Italia in cima
ad ogni nostro pensiero.”
Seguì il
primo Consiglio dei
Ministri ed un
altro il successivo
27 aprile, dove fu
approvata una lunga
dichiarazione programmatica nella
quale si precisava
che permanendo lo
stato di guerra , non
doveva essere discusso
né la questione
istituzionale , la
cosiddetta “tregua“ che
i partiti repubblicaneggianti si
guardarono bene dal
rispettare, né l’assetto dell’ ordinamento statale, politico, amministrativo ed
economico, ed invece doveva
essere accresciuto il
contributo degli uomini
combattenti, ripresa un’attività industriale, favorita la
produzione agricola,
agevolati gli scambi
commerciali e combattuta
la speculazione “….chiamando a
raccolta le energie
di tutto il
popolo, senza distinzione di
classe e di
partito, perché l’ Italia possa
risorgere a nuova
vita.”
Per
il Degli Espinosa
con questo governo
finiva quello che
lui stesso aveva
definito “il Regno
del Sud” ed
iniziava il governo
dell’ esarchia che avrebbe
condotto alla repubblica. In realtà
per 40 giorni
fu invece in
atto una formula
governativa, la cui esperienza
avrebbe potuto essere
ancora più interessante, se il
4 giugno non
fosse intervenuta la
liberazione di Roma, con
l’ entrata in vigore
della Luogotenenza. Il Re, infatti in
quei quaranta giorni, non
interruppe da “ Re
Soldato”, quale era sempre
stato, le sue visite
nella zona del
fronte, ancora il 18
e 23 maggio, nella
zona di Cassino, ed
addirittura il primo
giugno a Terracina.
Firmato il
5 giugno a
Ravello, l’atto di trasmissione
di ogni suo
potere al Principe
Umberto, Vittorio Emanuele III, si
ritirava a vita
privata, dismettendo la divisa
militare ed indossando
abiti civili. Badoglio,
secondo le consuetudini
costituzionali, presentava
al Luogotenente, le dimissioni
del governo, ottenendo il
reincarico. A Roma, però l’ 8
giugno, al Grand Hotel, i
rappresentanti romani del
CLN comunicavano senza
possibilità di modifica, la
loro volontà che il
nuovo governo fosse
presieduto da Ivanoe
Bonomi, che era stato
già a suo tempo ,nel
1921, Presidente del Consiglio, per cui
Badoglio, correttamente
ritornò dal Principe
Umberto, riferendogli quanto sopra, e
di convocare a
questo punto il
Bonomi, perché formasse il
nuovo Governo, che sarebbe
entrato in funzione, ancora nella
“capitale “ Salerno, il 22
giugno, prima di ritrasferirsi
a Roma nel
mese di luglio, per
cui i vecchi
ministri di Badoglio
rimasero al loro posto fino
a tale data.
In
occasione dell’incontro di
Roma, Badoglio, accommiatandosi, volle
però precisare un
fatto storico incontrovertibile e
cioè di avere
consegnato a Bonomi
una Italia ormai
in piedi, concludendo: “Mi sia
concessa una dichiarazione. Voi siete
riuniti intorno a
questo tavolo in
Roma liberata, non perché
voi che eravate
nascosti e chiusi in
conventi, abbiate potuto fare
qualcosa: chi ha lavorato
finora, assumendo le più
gravi responsabilità, è quel
militare che, come ha detto
Ruini, non appartiene ad
alcun partito.”
Così, quasi contemporaneamente, uscivano di
scena Vittorio Emanuele III
ed il Maresciallo
d’ Italia Pietro Badoglio
e gli “Alleati”, che avevano
firmato una “cambiale“
a favore dell’ Italia
del Re e
del Maresciallo, eliminati gli
stessi, non si sentirono
più obbligati ad
“onorarla”, e l’Italia ne
pagò l’amaro scotto
con il trattato
di pace del
1947, contro l’ accettazione del
quale parlò con nobilissimo,
elevato linguaggio quel
Benedetto Croce, tardivamente,
forse, pentito della sua
azione in quei
nove mesi dall’ 8
settembre 1943 al
4 giugno 1944.
Domenico Giglio
B
I B L I O G R A F I
A
- Agostino degli Espinosa: “Il Regno del Sud“ Editore Migliaresi - aprile 1946 Editori Riuniti – 1973 /Rizzoli Editore-1995.
- Pietro Badoglio: “L’ Italia nella seconda guerra mondiale“ Editore Mondadori- 1946
- Mario Roatta: “Otto milioni di baionette” Editore Mondadori – giugno 1946
- Giuseppe Castellano: “Come firmai l’armistizio” Editore Mondadori – ottobre 1945
- Giuseppe Castellano: “ La guerra continua” Editore Rizzoli – settembre 1963
- Nino Bolla: “ Colloqui con Umberto II” Editore Fantera – aprile 1949
- Vanna Vailati: “L’ armistizio ed il Regno del Sud” Editore Palazzi –novembre 1969
- Massimo Mazzetti: “Salerno Capitale d’ Italia” Editore Beta Salerno –settembre 1971
- Antonio Ricchezza:“La resistenza dietro le quinte” Editore De Vecchi- febbraio 1967
- Domenico Bartoli: “L’ Italia si arrende “ Editoriale Nuova –settembre 1983
- Roberto Ciuni: “L’ Italia di Badoglio” Editore Rizzoli – 1993 - (vedi nota 1)
- Gianni Oliva: “ I vinti e i liberati “ Editore Mondadori – 1994 (vedi nota 1)
- Giovanni Artieri: “Cronaca del Regno d’ Italia” vol. II° - Editore 1978
- AA: VV: “Il secondo Risorgimento” Edito Centro Studi e Ricerche Storiche Sulla Guerra di Liberazione -1996
- AA. VV: “La riscossa dell’ esercito” Edito Centro Studi e Ricerche Storiche sulla Guerra di liberazione – 1994
- Nota 1) Ciuni ed Oliva sono decisamente schierati contro Re e Badoglio, ma i loro libri sono ricchissimi di fatti e nominativi risalenti al periodo Settembre 1943 – Giugno 1944
lunedì 31 marzo 2014
Amedeo IX di Savoia Il Re che servì i poveri per costruire la pace
Da www.avvenire.it
Il santo del 30 Marzo
Era nato nel 1435 in Alta Savoia, il padre era Ludovico I di Savoia, dal quale nel 1464 ereditò il ducato. Nel 1452 sposò in un matrimonio combinato Jolanda di Valois, figlia del re di Francia: i due trovarono profonda affinità soprattutto nella scelta di vivere secondo il Vangelo, ma senza per questo rinunciare alle responsabilità di governo, ed ebbero otto figli.
Amedeo condusse una vita austera e, segnato dall'epilessia, morì nel 1472 a Vercelli.
domenica 30 marzo 2014
Intervista del 1947 a Re Umberto II
![]() |
| Famiglia
Reale in esilio. Estoril. Umberto II e i principini osservano un pescatore che aggiusta
le reti. Foto di Patellani Federico. www.lombardiabeniculturali.it |
Un'intervista del 1947 sul sito dedicato a Re Umberto II. Il Re non ancora a Cascais, la famiglia Reale ancora sotto lo stesso tetto, la Regina che prepara il suo trasferimento. Giudizi poco lusinghieri nei confronti di Badoglio.
Varese, Guardie del Pantheon a Villa Mirabello
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| Il comandante D'Atri in un momento della cerimonia |
Una cerimonia che si è svolta a Villa Mirabello, ora sede dei Civici Musei di Varese. Sul muro esterno una vecchia lapide scolorita, dimenticata, che evoca l’arrivo di Vittorio Emanuele II nella città giardino: questa mattina è stata scoperta una targa esplicativa che riproduce il testo della lapide rendendolo leggibile. Una cerimonia che ha visto, su insegne, sulle divise, sui distintivi, il simbolo dei Savoia.
Protagoniste della cerimonia i rappresentanti dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’onore alle reali tombe del Pantheon. Delegazioni di Bergamo, di Milano e, soprattutto, di Varese. Poi garibaldini in armi, fanfara dei bersaglieri di Vergiate, rappresentanti delle associazioni d’arma. A rappresentare il Comune di Varese, che ha patrocinato l’iniziativa, l’assessore di Forza Italia, Simone Longhini.
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http://www.varesereport.it/2014/03/29/varese-guardie-del-pantheon-a-villa-mirabello-gonfalone-del-comune/
sabato 29 marzo 2014
La Monarchia e il Fascismo - quinto capitolo - XVII
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| L'on Alfredo Misuri |
L'on. Misuri è bastonato a sangue dai fascisti ma la Camera vota
ugualmente il giorno dopo la fiducia a Mussolini.
L'on. Misuri, nella seduta del 29
maggio, in un discorso benché intonato alla difesa del fascismo ed alla sua opera
redentrice, osa affermare: «Gli apologisti dell'on. Presidente del Consiglio
ricorrono spesso a paralleli biografici. Per una volta tanto mi permetterò di
seguirli. Con l'insistenza dei ricordi dell'infanzia mi sovviene un trattatello
elementarissimo di storia, un capitolo del quale era intitolato Bonaparte
abbatte l'inetto Direttorio, e al capitolo seguente si leggevano le buone e
grandi opere compiute dal Bonaparte dopo liberatosi dall'inetto Direttorio ».
La sera stessa il Misuri viene aggredito in un vespasiano nei pressi della Camera e bastonato a sangue.
All’apertura della seduta seguente l'on.
De Nicola così annuncia il fatto che avrebbe potuto essere mortale: Onorevoli
colleghi!Ieri sera l’on. Misuri, in seguito al discorso pronunciato in quest’aula,
fu vittima di una vile aggressione che io, interprete della vostra unanime
indignazione solennemente deploro, non solo per la violenza esercitata sulla persona
di un deputato, ma anche per la violazione di una delle più sacre guarentigie parlamentari,
la libertà di parola che è assicurata a tutti i rappresentanti della Nazione ».
Si associa alla protesta l'on.
Acerbo a nome del governo e nessun altro fiata. Subito dopo viene presentato un
ordine del giorno sulla libertà sindacale e contro il monopolio delle
corporazioni fasciste fatto con minacce ai singoli e con violenze esercitate
contro le sedi di altri sindacati, ma nessuno prende la parola, all'infuori del
presentatore dell'ordine del giorno on. Mastracchi che lo illustra in un
discorso ad intonazione drammatica ed accusatrice contro il governo. Solo l'on.
Conti interrompe investendo Mussolini per avere accolto come collaboratori «questi
ex bolscevichi che sono i colleghi popolari». Alcuni colleghi fascisti di
Misuri che si erano congratulati con lui per lo scampato pericolo, Chiostri,
Paolucci, Di Trabia, Benni, Mattoli sono da Mussolini minacciati di punizione e
più tardi il Misuri sarà inviato al confino, quale atto di solidarietà del
governo con gli aggressori.
Nello stesso giorno a Torino Piero
Gobetti direttore di Rivoluzione Liberale è arrestato per la seconda volta per
attentato contro la sicurezza dello Stato. La rivista è di pura cultura, ma si
contesta al Gobetti il diritto alla critica poiché questa è considerata un
reato.
All'indomani a Montecitorio si vota
l'ordine del giorno Renda: «La Camera conferma la sua fiducia nel Governo e
passa alla discussione dell'articolo unico della legge sull'esercizio
provvisorio per l'anno finanziario 1923-1924 ». Votano la fiducia al governo
tutti i deputati dei gruppi nazionali, da destra a sinistra e cioè: fascisti,
nazionalisti, popolari, democrazia sociale, liberali di tutte le tendenze,
socialisti riformisti.
Voti favorevoli al Governo: 238;
contrari: 83. (31 maggio 1923).
Senza discussione poi, si approva
l'articolo unico della legge che a scrutinio segreto dà il seguente risultato:
Voti favorevoli al Governo: 188;
Contrari: 62.
Con l'approvazione dell'esercizio
provvisorio la Camera ripete la sua fiducia al governo, poiché se il voto
contrario su di un bilancio solo è atto di sfiducia verso il titolare di un
dicastero, quello contrario all'esercizio provvisorio suonerebbe invece
sfiducia a tutto il governo che verrebbe così a trovarsi nella necessità di
rassegnare le dimissioni.
Nell’atmosfera di contrasti, di
equivoci e di ipocrisia il governo annuncia, attraverso il Gran Consiglio, che
intende portare a termine la riforma elettorale introducendo il sistema «
maggioritario », seppellendo così la proporzionale che aveva tanto contribuito
a trasformare il governo parlamentare in “Direttorio di gruppi”, ossia di
partiti.
La tirannia delle fazioni non può
trovare altro rimedio all’infuori della dittatura, nel quale la farà sfociare
la riforma elettorale.
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