UNA RISPOSTA DI FABRIZI
Intanto il Luogotenente, con sereno stoicismo, continuava a ricevere uomini politici e militari, mutilati e artisti. Una mattina chiese udienza il popolare attore Peppino De Filippo, che il Luogotenente conosceva e apprezzava. De Filippo,
[…] parte mancante, nota dello staff
le dita, non sapendo dove posarlo e non volendo gettarlo sul tappeto, se lo mise in tasca.
Umberto lodò il film e l'interpretazione dei due bravissimi attori.
Ed annunciò a Fabrizi che lo nominava commendatore della Corona d'Italia. Fabrizi finemente rispose: “Se Lei rimane, Maestà, mi basta essere stimato; se Lei dovesse lasciare l'Italia, mi dispiacerebbe invece non potermi fregiare di un'onorificenza datami da Vostra Maestà
”.
Nel febbraio 1946, intanto, giunse a Roma la regina Elena che andò ad abitare Villa Savoia, rimanendovi quindici giorni; naturalmente la cosa passò pressoché inosservata, specie da parte del grosso pubblico (che forse la ignorò del tutto).
Elena era accompagnata dalla sua dama duchessa di Torrecuso, la quale, contrariamente a ciò che era avvenuto nel passato quando prestava servizio, abitò essa pure a Villa Savoia. La regina era stata richiamata a Roma dalla malattia di sua cognata, la principessa vedova del principe Mirko di Montenegro: inferma da tempo, la principessa si era aggravata improvvisamente.
In quei giorni la Regina Elena non si recò mai al Quirinale e, se le occorse qualcosa, se lo fece portare dalla sua cameriera Umberta che abitava in un appartamentino al mezzanino della "Manica Lunga". Il Luogotenente, invece, tutti i giorni andava a vedere la madre, ma sempre solo. I nipotini, che la regina Elena amava vedere spesso, andavano dalla nonna in automobile, uscendo dalla porta di via XX Settembre.
Durante la breve permanenza nella capitale, la regina Elena ricevette a Villa Savoia tutte le sue dame, così pure parecchi dei suoi gentiluomini del Nord venuti a Roma per ossequiarla. Dando prova di molta nobiltà, ricevette anche le dame che avevano parteggiato dopo l'8 settembre per la repubblica di Salò. Evidentemente la regina, al suo gesto aveva inteso dare, passata la tempesta, un significato di ritrovata concordia fra italiani.
La malattia della principessa Militza s'aggravò ancora, e il 18 febbraio la cognata della regina Elena passava a miglior vita. Per la morte della zia, il Luogotenente convocò nel villino abitato dalla defunta tutti i principi residenti in Roma e le loro Corti. Otto staffieri in livrea erano al di là e al di qua della breve scala del villino di via Scialoja. Anche la principessa di Piemonte era presente, così i principi Romanoff, nipoti della regina Elena. Arrivò il pope russo, essendo la defunta di religione greco-ortodossa. Cerimonia breve, intima. Fuori sostavano alcune macchine e poca folla. In quei giorni Roma era occupata a seguire l'arrivo del nuovi cardinali creati dopo il Concistoro. Il Luogotenente ricevette naturalmente, secondo la prassi di rito, l'invito ad assistere alla solenne cerimonia finale del 21 febbraio: e alle otto del mattino si mosse in automobile verso San Pietro.
La Basilica era stata meravigliosamente addobbata. Lungo la navata centrale erano erette delle tribune, per tutta la sua lunghezza adorne di arazzi preziosi le cui tinte si fondevano in una leggiadra e armoniosa gamma di colori, sullo sfondo degli ori e dei marmi, risplendenti alla luce viva dei riflettori. San Pietro era gremito, sia le tribune, che avevano soltanto posti a sedere, sia i recinti costruiti nella grande crociera, ove il pubblico stava in piedi. Al completo il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede: fastose uniformi, nere toilettes delle signore, scintillanti di gioie.
Alle 9 precise si notò un movimento tra la folla adunata nel tempio; poi ripetutamente il grido di "Evviva" echeggiò sotto le volte altissime: erano entrati nella Basilica i principi di Piemonte. Per quanto il Luogotenente facesse segno di non applaudire per rispetto al luogo sacro, l'ovazione si prolungò.
Alle 9,30 precise le trombe d'argento fecero udite i loro squilli, seguì l'inno pontificio e, dalla Cappella della Pietà, il Pontefice, sulla sedia gestatoria, entrò in San Pietro.
Un lunghissimo irrefrenabile applauso salutò anche il vicario di Cristo. Era attorniato dalla sua nobile Corte, e, particolare mai verificato da secoli, era seguito dai due principi assistenti al Soglio: principe Colonna e principe Orsini, quest'ultimo ancora prestante nonostante la tarda età.
Per un'ora e mezzo si susseguirono tutti i cardinali di nuova nomina. Poi il Papa scese dal trono, risalì sulla sedia gestatoria, compiendo il giro dell'Altar' Maggiore, in modo da passare molto vicino alla tribuna reale. (Questo fatto venne aspramente criticato il giorno dopo nei fogli di sinistra).
Sua Santità benedisse tre volte il Luogotenente, fissandolo negli occhi, poi proseguì tra i flabelli lungo la navata centrale, accolto da un crescendo di applausi. Allontanatosi il Papa dal tempio, Umberto rimase ancora a pregare. Quando uscì dalla Basilica, il grido scandito di "Savoia" proruppe da molti popolani: fu la prima spontanea manifestazione pubblica alla Monarchia.
RICEVIMENTO Al CARDINALI
Si parlò moltissimo in quei giorni di un grande ricevimento che il Luogotenente avrebbe dato ai cardinali presenti in Roma per il Concistoro; si trovava strano che le porte del Quirinale, non più aperte a nessun ricevimento dopo il ritorno di Umberto a Roma, si schiudessero solamente per tale occasione, e i pettegolezzi furono infiniti.
Il ricevimento, ebbe luogo, infatti, il 25 febbraio. Erano stati invitati tutti i membri del governo. Togliatti e Nenni si astennero, De Gasperi vi partecipò con gli altri ministri. Per togliere ogni carattere mondano al ricevimento, le signore della cosiddetta società elegante non vennero invitate, ciò che suscitò un nuovo vespaio.
Per la prima volta nel Regno di Italia i principi della Chiesa si recarono in così gran numero al Quirinale. Il Luogotenente aspettava gli ospiti in piedi nella Sala del Trono, attorniato dai principi reali residenti in Roma. I cardinali, dopo aver parlato con Umberto, venivano uno alla volta introdotti dal gentiluomo di servizio, conte Solaro del Borgo, alla presenza della principessa di Piemonte che si trovava nella sala attigua, avendo vicine le duchesse di Genova e di Ancona.
Maria José indossava un vestito di merletto blu scuro, con sulle spalle una pellegrina di volpi argentate, lunghi orecchini, quadruplice giro di perle al collo. Primo ad entrare fu il cardinale Agagianian, che invitò la principessa a voler assistere al prossimo Pontificale in rito armeno. La principessa promise di assistervi, ma per ragioni politiche (giacché gli "Evviva" durante la cerimonia del Concistoro avevano impensierito gli uomini politici allora al governo), Maria José non andò più in San Pietro.
Finita la presentazione dei cardinali alla principessa, il Luogotenente s'avviò verso la sfilata delle ricche sale, in quella ov'erano state preparate tre vaste tavole ovali, illuminate da venti candelabri di venti candele ognuno. Le candele rimasero al loro posto, il ricco buffet sparve rapidamente: come accade in ogni importante ricevimento.
I ricevimenti per i neo-cardinali continuarono presso le varie ambasciate, ma quello di maggior risonanza ebbe luogo al Grand Hotel, offerto dal cardinale Spellman.
Il Luogotenente e la principessa intervennero in forma ufficiale. Enorme folla nell'aristocratico albergo di via delle Terme, rivincita per chi non era stato al Quirinale, ottima occasione per i principi onde avvicinare tante "personalità" d'ogni parte del mondo. Essi s'intrattennero per più di due ore, parlando con tutti, nonostante i reiterati avvertimenti del primo aiutante di campo. Questa prolungata partecipazione al ricevimento fu peraltro assai gradita agli ospiti ed i giornali americani commentarono molto favorevolmente la cosa.
Oramai il Luogotenente moltiplicava la propria attività, da solo, tenendosi a contatto con le autorità alleate di passaggio, e partecipando assieme alla principessa a taluni ricevimenti.
L'ambasciatore americano Kirk, particolarmente legato all'Italia per aver passato I primi anni della sua carriera a Roma, invitò più volte il Luogotenente. Per natura non amante delle feste, Kirk fece il possibile per dimostrare ugualmente la sua devozione ed il suo attaccamento a Umberto: nonostante egli usasse sempre una tavola rotonda, a distinguere il posto dell'augusto ospite metteva una grande poltrona dorata. Di tali suoi sentimenti fa fede, del resto, il ritiro volontario dalla carriera dopo il referendum.
Un altro errore degli uffici stampa monarchici, in questo periodo, fu l'aver ignorato il ritorno dall'internamento in Germania della duchessa Anna d'Aosta. La duchessa era priva di ogni cosa; al punto che, invitata ad un ricevimento intimo offerto al Quirinale in onore degli ufficiali della V Armata, non avendo con sé neppure un abito da sera, ne indossò
uno della principessa Maria José.
A questo ricevimento gli ufficiali alleati avevano chiesto di condurre la banda del reggimento dei Filippini, che faceva parte dell'armata stessa. Fu loro concesso e si videro così nell'austero palazzo i soldati che, mentre suonavano, si adornavano di ghirlande fiorite e si muovevano gesticolando, alternando marce e danze delle isole dei mari del Sud.
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