Vittorio
Emanuele III Re costituzionale capro espiatorio degli errori e delle colpe dei
suoi accusatori
La
tragedia dell'Italia non è quella di essere stata sconfitta. Non c'è nazione
che non registri nella sua storia sconfitte anche più clamorose. La caduta di
Napoleone non ha eguali, pur tuttavia
Dopo
l'attentato di Zaniboni, l'organo conservatore Daily Mail scriveva: «Mussolini
ha salvato l'Italia e forse anche l'Europa dal pericolo dell'anarchia e la sua
vita è di un valore altissimo per la civiltà».
Lo
stesso Churchill ora nemico dell'Italia, nel 1927 ministro delle finanze del
Gabinetto Baldwin, così parlava a Roma ai rappresentanti della stampa italiana
ed estera: «Non posso fare a meno di sentirmi affascinato, come lo furono
altri, dal contegno semplice, cortese, distinto e equilibrato del signor
Mussolini, non ostante tante responsabilità e pericoli. In secondo luogo,
qualsiasi può vedere che Egli pensò solamente al benessere duraturo del popolo
italiano e che lo interpretò veramente. Se io fossi italiano sono sicuro che
sarei stato con voi con tutto il mio cuore, dal principio alla fine della
vostra lotta trionfale contro gli appetiti bestiali e le passioni del leninismo».
E dava mano libera alla Commissione ministeriale inglese che nel giugno 1935
concludeva uno studio affermando - quasi volesse porgere a Mussolini un invito
all'azione - che una conquista dell'Etiopia da parte, dell'Italia non avrebbe
offeso vitali interessi britannici.
Il
sentimento italiano non seppe reagire. Come non reagì quando due generali e fra
questi il famigerato Mac Farlane intendevano democraticamente costringere il
Re, con fare altezzoso, a firmare d'urgenza il decreto di Luogotenenza; ma
aveva ben reagito Vittorio Emanuele mettendo i due inglesi alla porta: «Loro mi
hanno già seccato abbastanza». Ai sovrani d'Italia non vennero inflitte che
continue umiliazioni. Anche il governo di Londra doveva crearsi una verginità
per l'appoggio dato durante quasi vent'anni a Mussolini. Allora interessava
all'Inghilterra un'Italia unita e forte per opporla nel Mediterraneo
all'invadenza francese, ora serve un'Italia umiliata, divisa e debole per
derubarla di Trieste e delle Colonie, ed i Comitati dell'antifascismo si sono
schierati contro l'Italia ponendosi al servizio dello straniero. Non per nulla
hanno preteso ogni sorta di garanzie, prima fra tutte l'art. 16 del Trattato di
pace che protegge rinnegati e traditori dal rigore di una infamante condanna
per alto tradimento.
L'atteggiamento
sia degli Alleati che dei Comitati antifascisti è stato determinato: per i
primi dal sentimento di rapina ai nostri danni e dai secondi dalla necessità di
sfuggire alle proprie responsabilità. Bisognava trovare un colpevole, un capro
espiatorio sul quale rovesciare colpe ed errori da essi commessi. Una volta,
fino ai primi lustri del secolo, le democrazie facevano bersaglio di ogni loro
più volgare contumelia il Vaticano. La minima contrarietà alle loro aspirazioni
era attribuita all'influsso della Chiesa. Il Vaticano, la Chiesa , il prete, erano la
colpa di tutti i mali che affliggevano l'Italia. Erano le forze occulte che
tremavano ai danni del popolo al quale si propinavano i racconti terrificanti
dell'Inquisizione di Spagna. Il Vaticano era la piovra adescatrice, il simbolo
del male, dell'oscurantismo, dell'immoralità, della perfidia, del malcostume,
dell'affarismo, dei peggiori vizi, ed il prete era, senza discriminazione alcuna,
descritto come un corruttore dell'infanzia e della gioventù. Chi non ricorda le
sensazionali, oscene caricature di Ratalanga sull'Asino e quelle di Scalarini
sull'Avanti! e le ributtanti volgarità dei periodici repubblicani in Romagna
quando si impediva ai preti di votare? Ed il processo contro don Riva a Torino
nel 1908 tentativo per seppellire nel disonore non soltanto un prete ma tutta
la classe sacerdotale? Sono ancora vivi i ricordi delle imponenti dimostrazioni
anticlericali organizzate dal Partito Repubblicano contro il Vaticano nelle
giornate commemorative di Giordano Bruno e la caccia ai preti per le vie
cittadine. Per le democrazie estremiste il Vaticano era l'alibi delle loro
incapacità: bisognava abbattere la
Chiesa , ostacolo alla elargizione della felicità terrena.
Poi
venne la guerra 1915-18, venne la Vittoria. E poiché questa avvolgeva della sua
gloria luminosa la Monarchia ,
questa fu il nuovo bersaglio che l'estremismo si accinse a colpire per
giustificare la sua inettitudine creativa. I partiti compromessi nella nascita
e nello sviluppo del fascismo, volgendo questo alla disfatta indicavano nella
Monarchia e per essa la persona di Vittorio Emanuele III il capro espiatorio
dei loro errori e delle loro colpe. In questa nuova impresa si trovò associata la Chiesa attraverso la Democrazia Cristiana
la quale dava man forte all'estremismo rosso cercando soprattutto di superarlo.
L'organo ufficiale del Vaticano, l'Osservatore romano, che per mezzo secolo
aveva denigrato e sovente anche in senso spregiativo e con tono autoritario il
liberalismo monarchico, accusandolo di avere lasciato passare indisturbata
quella merce incendiaria che è il socialismo, improvvisamente dopo avere
elevato agli altari il fascismo si affiancava al comunismo nell'intento di
minare lo Stato, vedendo in entrambi questi movimenti una mortificazione
dell'autorità del Principato Civile. Invece di seguire la storia la Chiesa , al fine di
riprendere una posizione direttiva volle fare della storia, che è compito
esclusivo delle istituzioni politiche. Questo nuovo atteggiamento portò
Benedetto XV alla costituzione del Partito Popolare che assunse subito un
carattere pagano anticristiano e Pio XI dopo avere glorificato il fascismo
dovette subire malgrado il Concordato, le mortificazioni della dittatura mentre
Pio XII non poté impedire la solidarietà della Democrazia Cristiana col
comunismo, consacrata, cementata nello scatenamento dei massacri che sboccarono
nell'avvento della Repubblica. Al governo l'investitura vaticana si è trovata
confusa con l'ateismo massonico di La
Malfa e di Pacciardi. Alleato questi dei «senza Dio» in
Spagna dove la brigata internazionale cui apparteneva fece scempio di preti e
monache, di altari ed ostie consacrate.
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