NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

giovedì 24 dicembre 2015

Un Natale del Re Umberto II

di Emilio Del Bel Belluz  

Molto spesso il mio pensiero va al  ricordo di Re Umberto II. 
Una volta è avvenuto osservando una foto del 1946 che lo raffigurava assieme  ai suoi figli in Esilio. Stavano guardando  con curiosità un pescatore, che seduto in vicinanza del mare, riparava con vera maestria la sua rete. 
Forse il Re voleva che i suoi figli osservassero il lavoro di questo semplice pescatore. Le persone umili trovavano accoglienza nel cuore del sovrano. 
Molto spesso, il sovrano faceva proprie le difficoltà economiche di questi uomini di mare. Re Umberto II si intratteneva a parlare con loro, cercando di instaurare dei rapporti umani che mitigassero la sua immensa solitudine e la grande nostalgia per la sua cara Italia, che lo accompagnò fino alla morte.  
Questo Re aveva scelto di abbandonare il suo Paese per evitare che, in seguito all'esito del referendum si potesse prospettare uno scenario di guerra civile. La fede che non lo abbandonava mai gli è stata di grande aiuto per sopportare tutto questo. 
I pescatori che incontrava erano delle persone povere che possedevano solo la piccola barca, le reti per pescare e una casa molto modesta per rifugiarsi al rientro dal lavoro. Anche loro contraccambiavano l’affetto di Re Umberto II, lo vedevano con il volto disegnato dalla malinconia, ma con la volontà di sorridere; lo stesso sorriso che aveva nonostante la grande tristezza nel cuore quando salutò dal portellone dell’aereo prima di abbandonare per sempre la sua amata patria. Il suo primo Natale d’esilio l’aveva trascorso con la sua famiglia: la Regina e i suoi amati figli. 
Li immaginavo seduti attorno al caminetto il presepe allestito in un angolo del salone con le statuine acquistate in quel paese di pescatori. E lì accanto vi era pure l’angolo dei doni che i suoi figli più tardi avrebbero scartato con tanta felicità. Mille pensieri tormentavano la sua mente,  un piccolo palpito di gioia proveniva dalla lettura dei tanti messaggi e lettere di auguri provenienti da tutte le parti d’ Italia.  
Tutto ciò faceva comprendere che in Italia non lo avevano in nessun modo dimenticato. 
Lo immaginavo con la sua famiglia che si avviava  verso la piccola chiesa del villaggio per assistere alla Santa Messa di mezzanotte, la prima che trascorreva lontano dalla patria. Il sovrano alla sua uscita si fermava per stringere le mani e per scambiare gli auguri con gli altri fedeli. Il Re  era molto cattolico e ricordo delle foto che all’uscita dalla chiesa molti si avvicinavano per chiedergli degli aiuti economici, soprattutto le vedove dei pescatori. La miseria bussava in quelle case modeste e si faceva sentire  di più nei giorni di festa. Lo spirito caritatevole del sovrano era stato forse ereditato dalla madre, la Regina Elena che elargiva tutto quello che poteva ai poveri. 
Questo spirito di carità veniva manifestato dalla Regina. A Montpellier dove si era ritirata a vivere dopo la morte del marito. Si intratteneva volentieri a parlare con le donne italiane per lo più erano donne al servizio di qualche famiglia benestante. Sono venuto a conoscenza di questi episodi grazie alla testimonianza di una mia conoscente di  Rivarotta che si era recata in Francia a lavorare. 
Alcuni anni fa leggevo da un libro l’episodio in cui l’autore raccontava del dono fatto del Re Umberto II ad un pescatore: una barca nuova di cui era molto fiero. In esilio tutti lo chiamavano con rispetto: “Re d’Italia”. I natali successivi al primo il sovrano li aveva trascorsi da solo, raramente in compagnia di qualche italiano che si era recato  a Cascais. Ho immaginato il Re che una volta era stato invitato a passare il Natale in una famiglia di pescatori. 
Li ho visti seduti attorno ad un tavolo imbandito con delle pietanze  molto semplici ed illuminato da una candela e nei loro cuori albergava una grande umanità. Il Re si sarà commosso davanti a tanto calore ed affetto ed avrà dimenticato per quella sera la tristezza della lontananza. Aldo Fabrizi in una sua poesia descriveva la sua malinconia  nel non poter invitare il sovrano a casa sua a mangiare. 
Chissà quanti natali il Re avrà osservato dal terrazzo della sua casa  di fronte al mare  e avrà lasciato andare il suo saluto per l’Italia alle sue onde. 
Quanto bene avrebbe fatto al Paese se solo avesse potuto restare  a governarlo. 

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