NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

venerdì 10 ottobre 2014

La Monarchia e il Fascismo - Ottavo capitolo - IX

Il memoriale di Cesare Rossi.

La questione morale sollevata da Mussolini contro De Gasperi e contro il P.P. intacca fortemente l'attività offensiva di questo i cui aderenti saliti sull'Aventino sono fra i più incerti e porta lo scompiglio nell'opposizione.

Ne approfitta Mussolini che improvvisamente presenta alla Camera un progetto di riforma elettorale. E' un colpo di scena che desta viva sorpresa. Ma non è difficile comprendere i motivi della mossa audace. L'atteggiamento della magistratura con la sentenza di assoluzione della Voce Repubblicana nel processo contro Balbo per l'uccisione di don Minzoni, le lettere del generale prodotte alle udienze, la levata di scudi al Senato contro il progetto Di Giorgio per la riforma dell'esercito, la denuncia del dottor Donati contro il generale De Bono all'Alta Corte di Giustizia come favoreggiatore del delitto Matteotti, gli fanno avvertire la gravità e l'inesorabilità della situazione che la furibonda campagna della stampa fascista non è riuscita a trasformare. Già le minacce della «seconda ondata» avevano trovato l'ostacolo nei diritti e nei doveri della Corona. Questa funziona e lavora a riportare l'equilibrio nel Paese ma cerca il punto di appoggio.

Il 31 di dicembre viene pubblicato il memoriale di Cesare Rossi nel quale questi si scagiona delle accuse di responsabilità per l'uccisione di Matteotti ed i giornali di opposizione ne fanno un potente ariete che scagliano contro il governo. Salandra si dimette da Presidente della Giunta generale, del bilancio ed accenna a passare all'opposizione. Giolitti, intervistato dal Mattino contesta al Duce il diritto di fare le elezioni che si suppone siano lo scopo della nuova riforma: «Egli non può farle specialmente dopo che le opposizioni sollevano contro di lui la pregiudiziale morale». Il ministero atterrito da tanta avversione concomitante, viene convocato di urgenza, e sono emessi - con la solidarietà di tutti i ministri - severi provvedimenti contro la stampa. Molti giornali dell'opposizione subiscono l'ennesimo sequestro, ma nello stesso tempo si proibiscono le adunate fasciste.
Mussolini ha capito che l'opinione pubblica si trova davanti ad un eccezionale disorientamento politico come non lo fu mai e che è necessario creare a qualunque costo un orientamento nuovo.

Sarebbe anche questa l'ora delle opposizioni: tornare alla Camera, stringersi attorno alla Corona e dare battaglia sul terreno parlamentare. Ma ecco la direzione del Partito Popolare lanciare un manifesto nel quale intuendo le sue gravi colpe nella situazione del Paese addossa come al solito ogni responsabilità alle istituzioni «che fatalmente hanno favorito, sviluppata e mantenuta la dittatura fascista». (!!!). Tuttavia il P.P. rifiuta di imperniare la lotta nella difesa della Carta Statutaria, sostiene la inutilità di ogni manovra parlamentare o ministeriale ed affida la soluzione al normale sviluppo della lotta politica».


Mai come in questi giorni l'Aventino, ma soprattutto il Partito Popolare, appaiono complici necessari della dittatura.

Nessun commento:

Posta un commento