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| De Gasperi in una vignetta di Guareschi del 1954. Ci sembra la maniera migliore di rappresentarlo anche se la vignetta è di 30 anni più tardi. La riproponiamo in grande formato. |
Mussolini invece da abile polemista quale egli è, è passato
al contrattacco. Alla «questione morale», perno del movimento aventiniano, egli
contrappone un'altra « questione morale » con la quale investe il Partito
Popolare. Ha inizio verso la fine di ottobre, quando Gino Sottochiesa sul
Popolo d'Italia chiede al Donati (autore della denuncia contro De Bono all'Alta
Corte di Giustizia fatta per colpire il governo) se non si rammenta di una
lettera di Cesare Battisti della quale gli diede copia l'anno precedente,lettera
di cui il Donati, direttore del Popolo, intendeva servirsi allora per abbattere
De Gasperi aspirante alla successione del quotidiano popolare. La lettera di Battisti,
datata da Roma (Hotel de la Paix ,5
Novembre 1914) così diceva:
Carissimo Lanzerotti,
«Sono da qualche giorno a Roma, ove apprendo che lassù nel
Trentino continua feroce ed accanita la lotta contro di me. E più del governo
inveiscono contro di me certi messeri del Partito Popolare.
«Un deputato di Trento (ed è facile capire chi) s'è preso
il disturbo di raccontare al console italiano di Insbruck Giovanni Chiovenda,
le cose più infamanti sul conto mio: dando perfino ad intendere che io abbia
falsificato documenti e cambiali! ».
CESARE BATTISTI
I deputati di Trento erano due: monsignor Gentili ed Alcide
De Gasperi. Questi nega, Chiovenda si limita a dire che De Gasperi non si
recava mai a quel consolato e pertanto il nome del deputato rimane sconosciuto.
Si ha la conferma che De Gasperi non aveva alcun rapporto nemmeno affettivo con
l'Italia.
D'altronde, mentre il De Gasperi godeva della fiducia delle
autorità militari e civili austriache, il Gentili, di provata fede italiana,
veniva internato con altri patrioti. Chi dunque insidiava l'onorabilità di
Battisti se non il De Gasperi?
La triste luce che lo colpisce, sia pure di riverbero, è
quella proveniente dalla condotta del Partito Popolare trentino del quale egli
era fra gli esponenti più eminenti in quanto che fu segretario del gruppo
parlamentare alla Camera austriaca. Inoltre, perché mai il Donati vedeva nella
lettera di Battisti così gravi elementi per colpire De Gasperi?
Il Popolo d'Italia martella per settimane e settimane, e
quotidianamente in lunghi corsivi dimostra l'essenza anti-italiana dei popolari
trentini, salvo pochi eccezionali casi. Denuncia la partecipazione dei deputati
popolari trentini alla dieta di Innsbruck, alla sottoscrizione delle 7 corone
per festeggiare i catturatori di Battisti; pubblica la lettera nella quale questi,
durante la propaganda per l'intervento dell'Italia in guerra bollava il partito
trentino di cui era capo il De Gasperi; rileva l'indirizzo di fedeltà
patriottica all'Imperatore di 5 ex deputati popolari trentini alla Dieta di
Innsbruck, e la concessione della medaglia d'oro, l'unica medaglia d'oro dei
cacciatori tirolesi, al fratello Augusto. La «questione morale» contro il P.P.
trae ancora una ragion d'essere dal fatto che l'on De Gasperi, che ne è il
segretario, è stato uno dei compilatori dell'aspro manifesto che le opposizioni
lanciarono l'11 novembre alla vigilia dell'apertura del Parlamento, nel quale
si illustra la «pregiudiziale morale» contro il governo.
Il Popolo d'Italia ha buon giuoco per rispondere che la
figura dell'on. De Gasperi basta da sola a disonorare una intera opposizione
che si voglia in qualche modo chiamare italiana e voglia esserlo di fatto e non
può avere nessuna «pregiudiziale morale» contro nessun governo italiano, fosse
pure il peggiore perché egli non ha mai sentito alcun disagio morale verso i
governi austriaci dell’Impiccatore, verso quei governi che hanno impiccato Oberdan, Battisti, Filzi,
Sauro, Chiesa, Rismondo:
«L’on. De Gasperi collaborava con il governo I.R. di Vienna e
ne approvava la politica, e anche dopo l'impiccagione di Battisti egli
partecipò alle sedute del parlamento austriaco come capo-gruppo dei popolari
trentini. Il deputato austriacante che è oggi segretario di un partito politico
che si dice italiano non dimostrò mai a Vienna l'energia della quale fa sfoggio
contro il governo fascista. Da Vienna partivano gli ordini di erigere forche
per i trentini che combattevano nell'esercito italiano e De Gasperi non
fiatava; da Roma un governo di italiani proclama la necessità della disciplina
nazionale e l'on. De Gasperi organizza la resistenza, sbava ingiurie, protesta
per le libertà infrante.
«Dove era mai la vostra sensibilità morale on. De Gasperi,
quando impiccavano la gente della vostra terra, rea d'amare l'Italia?
«E un uomo di così tristo passato osa elevarsi contro il
governo nazionale! Un uomo che ha assistito impassibile a tutte le infamie
dell'Austria, che ha collaborato ed ha aiutato con la sua fiducia i governi
austriaci, il dirigente di un partito ritenuto, a ragione, fedelissimo alla
monarchia asburgica, questo uomo, questo De Gasperi, ci viene oggi a parlare di
«pregiudiziali morali » verso il governo Mussolini! Eh, via.
«L'on. De Gasperi - conclude il giornale - ha un marchio
profondo e incancellabile. Gli contestiamo il diritto di elevarsi a giudice di
un governo italiano, come gli contestiamo le capacità sentimentali di
italianità che sono necessarie per dirigere un partito, che affermi di volere la Nazione grande e rispettata».
Alle accuse sopra riprodotte, ripetute nei numeri successivi,
il giornale fa seguire alcune domande:
-«Perché De Gasperi non venne arruolato nell'esercito austriaco quando si chiamavano alle armi persino gli storpi ed i ciechi, mentre
furono arruolati gli altri deputati suoi colleghi appartenenti a tutte le
nazionalità?
-«Perchè non venne internato assieme alle persone, sospette
di sentimenti italiani?
-«Come mai l'Austria non ebbe mai dubbi sui suoi sentimenti
di fedeltà?
-«Perchè durante tutta la guerra poté circolare liberamente
per Vienna, per l'Austria, per il Trentino?
Implacabile il Popolo d'Italia continua il suo atto d'accusa
ed il 5 dicembre pubblica:
« ... l'ufficiale partecipazione dell'on. De Gasperi nel
novembre del 1916 ai funerali di Francesco Giuseppe a Vienna (1) in
rappresentanza del gruppo parlamentare popolare italiano alla Camera austriaca,
di quel gruppo cioè che giorni prima a mezzo del suo presidente e cioè del
famigerato Faidutti faceva pervenire ai «gradini del Trono sovrano»
l'espressione di compianto per la morte del «Venerato imperatore» Francesco
Giuseppe, impiccatore di italiani.
«Risulta insomma chiaro che mentre l'Italia combatteva
contro l'Austria per raggiungere i giusti confini mentre si impiccavano
dall'Austria i martiri Battisti, Sauro, Filzi, e Chiesa, mentre tutti i
trentini veramente italiani o combattevano nelle fila dell'esercito italiano o
gemevano nelle prigioni e nei campi di concentramento austriaci, l'on. De
Gasperi, attuale segretario del Partito Popolare italiano, partecipava alla
vita politica austriaca aderendovi intimamente accettandone quindi in gran
parte le responsabilità gli onori, perfino quello di rappresentare le
popolazioni italiane dell'Impero ai funerali dell'Impiccatore.
« L'on. De Gasperi che osa formulare delle « questioni
morali nei confronti del governo Mussolini è pregato di risolvere dinanzi agli
italiani questa sua «questione morale» che è gravissima; presenti cioè le carte
e le prove del suo sentimento patriottico italiano».
Dopo aver ripetuto la domanda perché l'on. De Gasperi nel
1918 dal Comando Supremo austro-Ungarico ebbe il salvacondotto per tutta la
zona di guerra trentina mentre lo rifiutava a tanti altri deputati locali e
anche all'attuale senatore Conci, il giornale ci dà la lista dei deputati
provinciali trentini che, assieme allo stesso principe vescovo di Trento mons.
Endrici, furono internati a Katzenau: da Gustavo Chiesa (padre di Damiano) a
Giovanni Lorenzoni (fucilato poi a Firenze, assieme alla figlia, nel 1944 dai
tedeschi), dall'on. barone Valerio Malfatti all'onorevole mons. Gentili, ecc.
ecc.; mentre l'on. De Gasperi «girava ilare e baldanzoso su e giù per il
Trentino e perfino in zona di operazione. E quando si presentava ai suoi
elettori ripeteva il suo noto discorso del doveroso appoggio al Governo
austriaco, in nome del Dio tedesco!» (2).
Il giornale di Mussolini si domanda ancora: «Quale
sentimento quale fiamma di italianità può alimentare nell’animo di un De
Gasperi che ha servito per tanti anni lo straniero e non ha dimostrato mai un
proposito irredentista?».
La violenta campagna del Popolo d’Italia è, a volte
suffragata da testimonianze varie. I giovani della legione trentina accennano
al tentativo dell'I.R. Tribunale di Trento di inscenare un processo per far fallire
Cesare Battisti come editore del giornale Il Popolo al fine di ottenere
dall'Italia l'estradizione per reato comune. De Gasperi, che pare aveva amici
in quel tribunale, non fece nulla per impedire questo tentativo. Viene anzi la
lettera di Battisti al Lanzerotti che getta un'ombra sulla condotta di De
Gasperi, il quale, pur affermando di non aver avuto rapporti col console
italiano Chiovenda, non nega di averli avuti col luogotenente tedesco conte
Toggenburg, dal quale doveva essere partita l'iniziativa per infamare il Battisti
(3).
Un trentino, Valerio Benuzzi, manda al Popolo d’Italia una
lettera aperta all'on. De Gasperi nella quale, dopo aver detto che persino
delegati e commissari di PS austriaci insorsero contro l'Austria, così Io investe:
«Se lei fosse stato un vero italiano avrebbe dovuto occuparsi almeno di coloro
che languivano mesi e anni nelle prigioni di guerra e nei vari penitenziari
austriaci. Mentre nella galera di Mollerdorf fra gli altri molti, anche degli
italiani morivano di inedia e di tubercolosi, mentre nel cortile del cellulare
di Vienna io ridotto a uno scheletro passeggiavo raccattando delle sigarette e
del pane che le pietose dattilografe tedesche del tribunale di guerra gettavano
dalle finestre come a un animale in gabbia, lei on. De Gasperi passeggiava
serenamente nelle strade di Vienna sordo agli appelli che dalle nostre prigioni
lanciavamo a lei e ai suoi onorevoli colleghi. Lei non mosse un dito, non
rispose con una parola, né direttamente né indirettamente. Magari avesse avuto
il coraggio di lottare contro il Governo austriaco come ora lotta contro il
Governo italiano! A parte il mio fatto personale, le confermo pubblicamente che
lei, on. De Gasperi, nulla ha fatto durante la guerra italoaustriaca per la
grande causa italiana ».
Il corrispondente da Vienna manda al giornale una intervista
col Dr. Muk, che durante la guerra aveva ricoperta la carica di dirigente la I.R. polizia di Trento. Dopo
aver descritto De Gasperi come uomo prudente, l'intervistato risponde testualmente:
«Egli era ritenuto dal Governo di Vienna persona indispensabile nel Trentino.
Questo è quanto posso dire. Era poi il braccio destro e factotum del barone
Mersi, persona che godeva della illimitata fiducia della polizia e del governo
austriaco. Essendo quindi a lato del barone Mersi, il De Gasperi poteva contare
su una sicura immunità.
In questa campagna interviene sovente Il Popolo organo di
don Sturzo per affermare che De Gasperi fu un brillante campione del
patriottismo italiano e sempre «rappresentò nobilmente e fieramente i nostri fratelli
oppressi». Ma il Popolo d’Italia risponde riportando un brano che Cesare
Battisti aveva scritto sul suo giornale nel 1912 quando Guido Podrecca,
recatosi a Trento per una conferenza, ne veniva espulso ed i degasperiani
giustificarono l'espulsione perché si riteneva l'oratore incitatore contro il
Re d'Italia. Battisti rispondeva ai popolari di colà:
«Bugiardi, mascalzoni!
«Non è invece forse il vostro partito l'esponente di quanto
in Austria c’è di più antitaliano, di più antinazionale? Non fu il vostro
partito che all'Austria consigliò la guerra contro l'Italia, (durante la guerra
libica), non è il vostro partito, non siete voi, o popolari clericali, coloro
che vogliono cacciare da Roma il Re Vittorio Emanuele, che per voi è uno
scomunicato, un'altro traditore, degno della forca, per mettere sul trono il
Papa Sarto?».
Altra volta il martire trentino era stato molto severo nel
giudicare la condotta anti italiana dei popolari di lassù: «Il partito
popolare, egli scriveva, a seconda delle, opportunità e dei luoghi, va
camuffandosi da cristiano-sociale, da antisemita, ecc. ma sempre, senza
reticenze si proclama austriacante. Sotto la scorta dei preti, queste masse
fanatiche vanno a fischiare i socialisti e si organizzano talvolta in vere
bande che armate di potaioli, di randelli, di attrezzi di Campagna, danno
l'assalto alle case o alle osterie dove si radunano i socialisti. D'essere
devoti sudditi austriaci non negano: mettono il ritratto di Sua Maestà almeno
una volta all'anno sui loro giornali. Il loro grido preferito è: per Iddio e
per l'Imperatore ».
L'organo fascista dopo aver definito il De Gasperi
l'«esponente» di quanto in Italia vi fosse «di più anti italiano e di più
antinazionale», così commenta: «La vittoria italiana lo consigliò a cambiar
bandiera; come il Giusti, mutò coccarda: al giallo e nero sostituì il tricolore
e partì alla conquista di Roma fidando nella dabbenaggine degli italiani. Egli
è un infido ed è assurdo pensare che nel suo animo si agiti una passione
nazionale qualsiasi». E poi ancora: «Bando alle parole, signori del Popolo! Il
vostro De Gasperi è un insulto permanente all'Italia di Vittorio Veneto, ed è
una ignominia del Partito Popolare Italiano».
La figura morale del De Gasperi e la fisionomia austriacante
ed anti italiana del Partito Popolare trentino sono rafforzate dalla
rivelazione di un documento di eccezionale importanza, pubblicato nel giornale
Neues Wiener Jurnal il 23 maggio 1915 (ed. del mattino IV pagina) sotto il
titolo: L'Italia demolisce l'onore italiano. Questo documento che porta la
firma del dott. Joseph Bugatto, consigliere di Stato e deputato del gruppo
popolare trentino, non essendo mai stato sconfessato assume il carattere dì
documento ufficiale ed investe in modo particolare il De Gasperi che del gruppo
parlamentare ne era segretario e faceva parte di ben sette commissioni tra cui
quella importantissima per l'Economia bellica.
La dichiarazione di guerra dell'Italia aveva fatto sciorinare
una colonna di prosa insultante contro di noi a sostegno della assurda tesi
della indissolubilità della Triplice Alleanza, dimenticando che la validità di
questa era caduta con il mancato «casus foederis» poiché l'obbligo all'Italia
di intervenire a fianco dell’Austria vigeva soltanto ed esplicitamente nel caso
che questa fosse stata aggredita, mentre nel 1914 fu lei ad aggredire la Serbia dopo l'ultimatum
spedito senza consultare l'Italia. La nostra libertà d'azione non era
discutibile: prima la neutralità, poi l'intervento a fianco delle nazioni
amiche, Francia e Inghilterra con le quali eravamo legati da un'Intesa.
Dimentico di questo il Bugatto trascendeva in un linguaggio del quale diamo qui
due periodi esemplari:
«Non è nel nostro potere di fermare un simile delitto, ma
che l'Italia e il mondo sappiano: gli italiani d'Austria deplorano, detestano e
maledicono il modo di agire, dell'Italia.
«Italiani d'Austria, nascondiamo la nostra faccia per la
vergogna della gran colpa che non è nostra. La nostra coscienza è pura e la
nostra vergogna e il nostro dolore vengono condivisi da tutti quegli italiani
che sono liberi dalle catene dei massoni d'Italia».
Una testimonianza decisiva sull'attività anti-italiana di De
Gasperi - testimonianza grave senza dubbio - la troviamo nelle Memorie del
generale von Conrad il quale pubblica una lettera dell'ambasciatore austriaco a
Roma conte Macchio, alla vigilia della guerra 1915-1918: «...her De Gasperi
sembra convinto della incondizionata fedeltà all'Impero, specialmente della
popolazione rurale del Tirolo del sud: per esempio egli ha fatto la
significativa affermazione: che si dovrebbe permettere un plebiscito; si
vedrebbe che il 90 per cento opterebbe per l'Austria». E poi il Conrad
commenta: «Mentre in quel doloroso periodo tutti gli italiani del Trentino
tradivano l'Austria solo rimase accanto a me, fiducioso nella vittoria a
confortarmi con i suoi consigli Alcide De Gasperi del Partito Popolare».
(1) il Risveglio austriaco di Trento così dava la notizia: «La partecipazione degli italiani ai funerali: Nel posto riservato ai membri delle Camere del Parlamento austriaco, di rimpetto al colonnato estremo della Reggia Imperiale assistettero al passaggio del corteo funebre i deputati on. De Gasperi ed on. Cons. Spadaro».
(2) Il Trentino quotidiano diretto da De Gasperi, a pochi giorni dallo scoppio della guerra il 30 dicembre 1914, riproduceva già, in caratteri ben visibili, due lunghi articoli dell'ex ministro ungherese Alberto de Berzeviczy sull'atteggiamento dell'Italia (eravamo allora neutrali) nei quali si parla di «coltello nella schiena».
(3) Nel maggio 1914 il Toggenburg, ministro dell'Interno di Vienna, ringraziava l'on. Alcide De Gasperi per il voto favorevole alla Dieta di Insbruck, circa l'aumento del corpo dei bersaglieri tirolesi che saranno i più accaniti combattenti contro l'Italia.

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