NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 15 febbraio 2014

La Monarchia e il Fascismo - quinto capitolo - XIII

Don Sturzo bifronte

Come sono divise le tendenze liberali e democratiche - pro e contro il fascismo - così sono divisi i popolari, dilaniati dalle due tendenze: la sinistra che vorrebbe schierarsi contro il governo e la destra che appoggia entusiasticamente il regime. In mezzo don Sturzo che cerca di tenere in equilibrio la baracca e crea il centrismo. All'uscita del primo numero del Popolo egli vi redige l'articolo di fondo, ma senza prendere alcuna posizione né in favore né contro il fascismo. Al di sopra, dietro al movimento popolare sta il Vaticano oramai per tanti segni favorevole a Mussolini ed al suo governo. Verso la fine del febbraio 1923 si celebrano le nozze del sottosegretario alla Presidenza Aldo Finzi e vi interviene il Cardinale Vannutelli parente della sposa che pronunzia la seguente allocuzione politica: «In quest'opera per la comune salvezza di cui tanto si sentiva il bisogno, fu merito di Aldo Finzi l'acquistare la fiducia di Chi, per qualità eminenti di uomo di Governo, per lucido intelletto, per incrollabile energia è stato designato ad essere principale fattore di detta opera: acclamato già in tutta Italia restauratore delle sorti della Patria, secondo le gloriose tradizioni religiose e civili della Nazione». E continua, rivolgendosi a Mussolini, inviando «... in unione a quanti sono veri amanti della Patria di cuore e di mente italiana, l'augurio cordiale e sincero che, con l'aiuto di Dio possa condurre a felice termine il poderoso compito che con senno e coraggio si assunse dinnanzi alla storia » (1).

Il discorso assume grande importanza perché pronunciato non in una casa privata, ma in un palazzo pontificio, la Dataria, alla presenza del Capo del Governo, ma soprattutto perché l'oratore è il decano del Collegio dei Cardinali, la più alta carica onorifica della Curia. E' l'adesione, evidentemente, della Chiesa alla nuova politica fascista del Governo d'Italia, ed i giornali di tutto il mondo vi danno molta importanza. L'organo del Vaticano, l'Osservatore Romano, si limita a dire che il Cardinale Vannutelli ha pronunciato il suo discorso senza alcuna intesa con la Santa Sede, ma non ne smentisce il contenuto e fa seguire un commento nel quale sembra preludere al desiderio che «finalmente cada l'artificioso preconcetto alimentato per 50 anni, il vecchio e formalistico anticlericalismo e cioè la esistenza di un conflitto insanabile fra religione e potere civile».
Del resto non dissimile è l'atmosfera nella quale vagano le anime in pena del popolarismo cristiano. Mentre i fascisti incendiano le camere del lavoro, le sedi dei giornali conservatori e socialisti e della Massoneria - oramai dichiarata incompatibile col fascismo - il Consiglio Nazionale del Partito Popolare emette un ordine del giorno nel quale, dopo aver constatato come «gli avvenimenti politici italiani, che hanno un ritmo rivoluzionario, portano ad una larga revisione delle strutture statali nella sua connessione coi problemi economici, politici e morali della nostra Nazione» e dopo avere invitato «tutti i tesserati ad ispirarsi ai criteri che ispirano il governo per il ritorno alla normalità», rileva nientemeno che «nell'opera di organizzazione statale vari punti programmatici del nostro partito hanno già un inizio di attuazione...». Intanto il Commissario al Comune di Roma Cremonesi, fa visita al Cardinal Vicario e questi glie la restituisce.

Questo non è filofascismo soltanto, è qualche cosa di più. Mario Missiroli così definisce tale situazione: «Socialisti e cattolici dividevano le simpatie popolari e i voti: si vedevano, nel Veneto, dei preti affrontare i socialisti nei pubblici contradditori e riscuotere ovazioni ostentando i proprii titoli di disfattismo. Quasi nessuno osò affermare davanti alle masse elettorali le origini, le ragioni e la gloria della guerra ».
Un simile equivoco atteggiamento ha la sua esplosione, la sua più esplicita affermazione al Congresso oli Torino del partito (12-14 aprile 1923) dove il centrismo di don Sturzo riesce trionfante: egli si è posto fra la destra apertamente Fascista e la sinistra che al fascismo è contraria e mantiene una politica di collaborazione con riserva, quella politica che gli permette di ricattare il governo sulle piazze e nei comizi appoggiandolo alla Camera. Don Sturzo parla di « etica e morale cristiana », e non ,anca di fare il solito sfogo contro «il liberalismo laico, il materialismo socialista, lo Stato panteista e la Nazione deificata»; riconosce gli sforzi di Mussolini per il ripristino della disciplina e della legalità, e si augura che il governo fascista si ispiri alla tradizione più sana del Risorgimento italiano e del rispetto della Costituzione. Un suo ordine del giorno, approvato a grande maggioranza, non accenna affatto alla collaborazione col governo, ma con grande abilità elogia il fascismo con questo inciso: «Specialmente oggi che ai valori religiosi si tende a dare quella cittadinanza che era stata negata dalla concezione laica e dall'odio settario».
De Gasperi, relatore al congresso sul tema: «La situazione politica e parlamentare», si dichiara apertamente e senza equivoci collaborazionista nel senso che «una volta fatto il colpo di Stato, conviene aiutarlo, affinché le energie idealistiche di rinnovamento che accompagnano il movimento fascista vengano messe al servizio del pubblico bene». Il De Gasperi va ancora oltre nelle sue adulazioni ed afferma che «il collasso di tali forze idealistiche del fascismo significherebbe un'ondata irresistibile nel senso opposto; il nostro collaborazionismo non ha riserve ed equivoci nella nostra dottrina e nelle condizioni di fatto in cui la collaborazione si svolge». Bisogna dunque, secondo De Gasperi portavoce di don Sturzo e della maggioranza del congresso, fare di tutto perché il fascismo non crolli, continuando a collaborare col governo. Il che è chiaramente espresso nel suo ordine del giorno votato a maggioranza:
«Il Congresso approva la partecipazione dei popolari all'attuale ministero come apprezzabile concorso perché la rivoluzione fascista si inserisca nella Costituzione; e intendendo che la loro presenza possa e debba efficacemente cooperare alla restaurazione politica e finanziaria, alla rinascita dei valori morali e religiosi, alla pacificazione sociale ed alla disciplina nazionale del Paese, assicurata sulle basi indefettibili di ogni regime civile, la libertà e la giustizia». La seconda parte riguarda il mandato al gruppo parlamentare per la difesa della proporzionale, unica e vera antitesi fra popolari e fascismo. Il congresso decide bensì l’abolizione della proporzionale, ma sostiene l'adozione dello scrutinio di lista maggioritario con la rappresentanza proporzionale delle minoranze e respinge senz'altro il ritorno al collegio uninominale.

Verso la fine del congresso, Ferrari della sinistra osserva che mentre i popolari votano ordini del giorno che lasciano il tempo che trovano, i fascisti con la loro dittatura attuano un forma di governo essenzialmente anti-democratica, come la creazione del Gran Consiglio e della Milizia. Per evitare un voto anti-fascista, l'on. Rodinò che presiede l'assemblea toglie la parola all'oratore dicendo che è fuori tema. Don Sturzo di rincalzo al presidente conferma che non è opportuno addivenire ad un voto su argomenti che sono fuori di discussione e molto abilmente riesce a scemare l'impressione che aveva provocato la giusta osservazione del Ferrari.

I commenti dei giornali sono intonati al riconoscimento del principio collaborazionistico dei popolari Il cattolico Corriere d’Italia rileva come l'ordine del giorno De     Gasperi, nella sua unanime approvazione e dopo la seconda replica di don Sturzo «ha accentuato la volontà centrista del partito, cioè       la volontà collaborazionista dei popolari i quali intendono continuare a dare il loro volenteroso concorso all'opera di ricostruzione nazionale intrapresa dall'on. Mussolini ». Il Vaticano afferma a mezzo dell'Osservatore Romano di essere estraneo alla politica di qualsiasi partito, ma ispira la condotta dei cattolici attraverso il Corriere d’Italia, cioè di aperto appoggio al fascismo. Lo stesso Osservatore nel commento, dopo la chiusura del Congresso, fa appello all'osservanza richiamata nell'ordine del giorno Sturzo - De Gasperi circa l'unità del partito: «Così da non lasciare dubbio che tale unità è voluta e intesa nella riaffermazione dei principii programmatici, sulla cooperazione non tanto con un partito quanto coi poteri ricostituiti pel supremo interesse nazionale e nel dovere leale della disciplina». Anche il Vaticano dunque approva la tesi collaborazionista del Partito Popolare, cioè il suo filo-fascismo, sia pure attraverso alcune deboli riserve.

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