Don Sturzo bifronte
Come sono divise le tendenze
liberali e democratiche - pro e contro il fascismo - così sono divisi i
popolari, dilaniati dalle due tendenze: la sinistra che vorrebbe schierarsi
contro il governo e la destra che appoggia entusiasticamente il regime. In
mezzo don Sturzo che cerca di tenere in equilibrio la baracca e crea il
centrismo. All'uscita del primo numero del Popolo egli vi redige l'articolo di
fondo, ma senza prendere alcuna posizione né in favore né contro il fascismo.
Al di sopra, dietro al movimento popolare sta il Vaticano oramai per tanti
segni favorevole a Mussolini ed al suo governo. Verso la fine del febbraio 1923
si celebrano le nozze del sottosegretario alla Presidenza Aldo Finzi e vi
interviene il Cardinale Vannutelli parente della sposa che pronunzia la seguente
allocuzione politica: «In quest'opera per la comune salvezza di cui tanto si
sentiva il bisogno, fu merito di Aldo Finzi l'acquistare la fiducia di Chi, per
qualità eminenti di uomo di Governo, per lucido intelletto, per incrollabile
energia è stato designato ad essere principale fattore di detta opera:
acclamato già in tutta Italia restauratore delle sorti della Patria, secondo le
gloriose tradizioni religiose e civili della Nazione». E continua, rivolgendosi
a Mussolini, inviando «... in unione a quanti sono veri amanti della Patria di
cuore e di mente italiana, l'augurio cordiale e sincero che, con l'aiuto di Dio
possa condurre a felice termine il poderoso compito che con senno e coraggio si
assunse dinnanzi alla storia » (1).
Il discorso assume grande
importanza perché pronunciato non in una casa privata, ma in un palazzo
pontificio, la Dataria, alla presenza del Capo del Governo, ma soprattutto
perché l'oratore è il decano del Collegio dei Cardinali, la più alta carica
onorifica della Curia. E' l'adesione, evidentemente, della Chiesa alla nuova
politica fascista del Governo d'Italia, ed i giornali di tutto il mondo vi
danno molta importanza. L'organo del Vaticano, l'Osservatore Romano, si limita
a dire che il Cardinale Vannutelli ha pronunciato il suo discorso senza alcuna
intesa con la Santa Sede, ma non ne smentisce il contenuto e fa seguire un
commento nel quale sembra preludere al desiderio che «finalmente cada
l'artificioso preconcetto alimentato per 50 anni, il vecchio e formalistico
anticlericalismo e cioè la esistenza di un conflitto insanabile fra religione e
potere civile».
Del resto non dissimile è
l'atmosfera nella quale vagano le anime in pena del popolarismo cristiano.
Mentre i fascisti incendiano le camere del lavoro, le sedi dei giornali
conservatori e socialisti e della Massoneria - oramai dichiarata incompatibile
col fascismo - il Consiglio Nazionale del Partito Popolare emette un ordine del
giorno nel quale, dopo aver constatato come «gli avvenimenti politici italiani,
che hanno un ritmo rivoluzionario, portano ad una larga revisione delle
strutture statali nella sua connessione coi problemi economici, politici e
morali della nostra Nazione» e dopo avere invitato «tutti i tesserati ad
ispirarsi ai criteri che ispirano il governo per il ritorno alla normalità», rileva
nientemeno che «nell'opera di organizzazione statale vari punti programmatici
del nostro partito hanno già un inizio di attuazione...». Intanto il
Commissario al Comune di Roma Cremonesi, fa visita al Cardinal Vicario e questi
glie la restituisce.
Questo non è filofascismo soltanto,
è qualche cosa di più. Mario Missiroli così definisce tale situazione: «Socialisti
e cattolici dividevano le simpatie popolari e i voti: si vedevano, nel Veneto,
dei preti affrontare i socialisti nei pubblici contradditori e riscuotere
ovazioni ostentando i proprii titoli di disfattismo. Quasi nessuno osò
affermare davanti alle masse elettorali le origini, le ragioni e la gloria
della guerra ».
Un simile equivoco atteggiamento ha
la sua esplosione, la sua più esplicita affermazione al Congresso oli Torino
del partito (12-14 aprile 1923) dove il centrismo di don Sturzo riesce
trionfante: egli si è posto fra la destra apertamente Fascista e la sinistra
che al fascismo è contraria e mantiene una politica di collaborazione con
riserva, quella politica che gli permette di ricattare il governo sulle piazze
e nei comizi appoggiandolo alla Camera. Don Sturzo parla di « etica e morale
cristiana », e non ,anca di fare il solito sfogo contro «il liberalismo laico,
il materialismo socialista, lo Stato panteista e la Nazione deificata»;
riconosce gli sforzi di Mussolini per il ripristino della disciplina e della
legalità, e si augura che il governo fascista si ispiri alla tradizione più
sana del Risorgimento italiano e del rispetto della Costituzione. Un suo ordine
del giorno, approvato a grande maggioranza, non accenna affatto alla
collaborazione col governo, ma con grande abilità elogia il fascismo con questo
inciso: «Specialmente oggi che ai valori religiosi si tende a dare quella cittadinanza
che era stata negata dalla concezione laica e dall'odio settario».
De Gasperi, relatore al congresso
sul tema: «La situazione politica e parlamentare», si dichiara apertamente e
senza equivoci collaborazionista nel senso che «una volta fatto il colpo di
Stato, conviene aiutarlo, affinché le energie idealistiche di rinnovamento che
accompagnano il movimento fascista vengano messe al servizio del pubblico bene».
Il De Gasperi va ancora oltre nelle sue adulazioni ed afferma che «il collasso
di tali forze idealistiche del fascismo significherebbe un'ondata irresistibile
nel senso opposto; il nostro collaborazionismo non ha riserve ed equivoci nella
nostra dottrina e nelle condizioni di fatto in cui la collaborazione si svolge».
Bisogna dunque, secondo De Gasperi portavoce di don Sturzo e della maggioranza
del congresso, fare di tutto perché il fascismo non crolli, continuando a
collaborare col governo. Il che è chiaramente espresso nel suo ordine del
giorno votato a maggioranza:
«Il Congresso approva la
partecipazione dei popolari all'attuale ministero come apprezzabile concorso perché
la rivoluzione fascista si inserisca nella Costituzione; e intendendo che la
loro presenza possa e debba efficacemente cooperare alla restaurazione politica
e finanziaria, alla rinascita dei valori morali e religiosi, alla pacificazione
sociale ed alla disciplina nazionale del Paese, assicurata sulle basi
indefettibili di ogni regime civile, la libertà e la giustizia». La seconda
parte riguarda il mandato al gruppo parlamentare per la difesa della
proporzionale, unica e vera antitesi fra popolari e fascismo. Il congresso
decide bensì l’abolizione della proporzionale, ma sostiene l'adozione dello
scrutinio di lista maggioritario con la rappresentanza proporzionale delle
minoranze e respinge senz'altro il ritorno al collegio uninominale.
Verso la fine del congresso,
Ferrari della sinistra osserva che mentre i popolari votano ordini del giorno
che lasciano il tempo che trovano, i fascisti con la loro dittatura attuano un
forma di governo essenzialmente anti-democratica, come la creazione del Gran
Consiglio e della Milizia. Per evitare un voto anti-fascista, l'on. Rodinò che
presiede l'assemblea toglie la parola all'oratore dicendo che è fuori tema. Don
Sturzo di rincalzo al presidente conferma che non è opportuno addivenire ad un
voto su argomenti che sono fuori di discussione e molto abilmente riesce a
scemare l'impressione che aveva provocato la giusta osservazione del Ferrari.
I commenti dei giornali sono
intonati al riconoscimento del principio collaborazionistico dei popolari Il
cattolico Corriere d’Italia rileva come l'ordine del giorno De Gasperi, nella sua unanime approvazione e dopo la seconda replica di don
Sturzo «ha accentuato la volontà centrista del partito, cioè la volontà collaborazionista dei popolari
i quali intendono continuare a dare il loro volenteroso concorso all'opera di
ricostruzione nazionale intrapresa dall'on. Mussolini ». Il Vaticano afferma a
mezzo dell'Osservatore Romano di essere estraneo alla politica di qualsiasi
partito, ma ispira la condotta dei cattolici attraverso il Corriere d’Italia,
cioè di aperto appoggio al fascismo. Lo stesso Osservatore nel commento, dopo
la chiusura del Congresso, fa appello all'osservanza richiamata nell'ordine del
giorno Sturzo - De Gasperi circa l'unità del partito: «Così da non lasciare
dubbio che tale unità è voluta e intesa nella riaffermazione dei principii
programmatici, sulla cooperazione non tanto con un partito quanto coi poteri
ricostituiti pel supremo interesse nazionale e nel dovere leale della
disciplina». Anche il Vaticano dunque approva la tesi collaborazionista del
Partito Popolare, cioè il suo filo-fascismo, sia pure attraverso alcune deboli
riserve.

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