NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

venerdì 7 febbraio 2014

La Monarchia e il Fascismo - quinto capitolo - XII

Il Senatore Luigi Albertini,
direttore del Corriere della Sera
I due liberalismi

Per spiegare il clima dominante nell'ambiente politico liberale della borghesia e del ceto medio, è interessante seguire il commento del Giornale d'Italia: «Circa la politica interna l'on. Mussolini, scandendo le parole, ha detto che lo Stato retto dal governo fascista non soltanto si difenderà ma attaccherà. E questa è la differenza fra governo liberale e governo fascista»... «In queste rudi scultoree dichiarazioni dell'on. Mussolini, che hanno provocato una viva impressione in tutta l’Assemblea e che sono state sottolineate da molte approvazioni mentre l'estrema socialista se ne stava pavida e allibita, sta tutto il senso della politica interna del governo... L’on. Mussolini a nostro avviso è sulla buona via: giova infatti di allargare le basi sulle quali deve stabilirsi saldamente il governo forte che abbiamo, e che dovrà portare a compimento un'opera immane. A fianco del fascismo stanno forze imponenti le quali non mirano a soddisfare piccoli interessi di parte, ma a favorire, aiutare, perfezionare il rinvigorimento della Nazione nei suoi organi essenziali ed il suo sviluppo di potenza economica e politica. Stringere intese fra queste forze e il fascismo significa assicurare una stabilizzazione granitica alla politica nazionale che con tanto coraggio e con tanta energia l'on. Mussolini dirige. Sono pertanto da approvarsi e da considerarsi come un avvenimento politico di primo ordine le odierne brevi ma importantissime dichiarazioni del Presidente del Consiglio».
«Circa la politica estera l'on. Mussolini ha riaffermato e documentato che la sua azione è stata rivolta, in tutti gli scacchieri, ad assicurare e preservare la pace, dappoichè il fascismo pervenuto al governo intende portare a salvamento la Nazione e perciò occorre garantire il clima di pace e di tranquillità in cui essa possa ricostituirsi». E così conclude: «Queste dichiarazioni sono state vivamente approvate dalla grande maggioranza dell'Assemblea che si è dimostrata ancora una volta presa dalla maschia eloquenza del Capo del Governo».
Non altrimenti parla l'on. Salandra capo riconosciuto della destra liberale e delegato del governo presso il Consiglio della Società delle Nazioni. Egli in seguito ad un colloquio con Mussolini concede una intervista al Giornale d'Italia, nella quale, dopo aver smentito che vi fosse un qualsiasi screzio fra governo e la destra, assicura che questa «ha fiancheggiato apertamente il movimento fascista quando la grande maggioranza della Camera tendeva a soffocarlo». Ed in una lettera allo stesso giornale riconferma: «Non da destra sorto venuti i tristi esempi recenti di agguati e di aggressioni ad un governo del quale facevano parte gli aggressori alludendo ai popolari di don Sturzo, che sono nel Ministero.
In questo periodo, oltre all'opposizione del Corriere della Sera, del Mondo e della Stampa, si delinea un leggero malcontento da parte dei deputati giolittiani che non può ancora dirsi avversione al governo.
Del resto Alberto Thomas, il vecchio socialista francese, direttore dell' Ufficio Internazionale del Lavoro alla Società delle Nazioni, viene a far visita a Mussolini ed ha parole di elogio per il nuovo sindacalismo fascista, dal Duce delineato chiaramente in una seduta del  Gran Consiglio: «Il sindacalismo fascista si differenzia da quello tradizionale perché presenta caratteristiche proprie e una propria originalità; sono infatti gli operai, i datori di lavoro e i tecnici i quali costituiscono un insieme armonico con un unico obiettivo: quello di raggiungere un massimo di produzione subordinando però gli interessi particolaristici agli interessi della Patria. Caratteristica questa che colpisce in pieno le concezioni del marxismo, il quale considera irreparabile il conflitto di classe».
A questa concezione del sindacato che poggia sulla collaborazione delle classi aderiscono i liberali i quali vedono, in questo aspetto del nuovo regime, l'affermazione di un caposaldo essenziale della loro dottrina, in opposizione alla lotta di classe dei socialisti così sterile e dannosa alla produzione, permeata solo del miraggio illusorio e visionario del collettivismo senza speranza. Tuttavia il contrasto fra i due liberalismi permane.
A Milano il Corriere della Sera continua nella critica ai sistemi di violenza del fascismo, e pur lodandolo per il coraggio col quale ha affrontato le intemperanze dei socialisti, vorrebbe, vederlo rientrare nell’ambito della legalità costituzionale. Afferma il Corriere che «il fallimento di Mussolini potrebbe avere conseguenze gravissime e per il Paese e per ognuno di noi », ma poi soggiunge: «Bisogna rispettare la tradizione di settant'anni di progresso, la tradizione del Risorgimento, bisogna operare nell'ambito, nei limiti, col rispetto delle, istituzioni esistenti che lungi dal soffocarle, bisogna restituire loro il prestigio e la forza che hanno perduto». Ma oramai il Corriere non rappresenta più una corrente politica costituita; non rappresenta che se stesso; non sono d'accordo con lui né Salandra, né la direzione del partito. Mussolini fa intensificare la lotta contro l'austero giornale milanese che è chiamato «turpe foglio», posto allo stesso livello dell'Avanti!, mentre il suo direttore è definito «il senatore della mala vita».

Ma Albertini insiste nella sua tesi: «Siamo convinti di essere i più sinceri collaboratori di Mussolini quando lo esortiamo colla maggior passione a non inebriarsi della vittoria, a non superare più di quanto abbia superato i limiti legali, a ricondurre invece gradatamente il governo entro quei limiti, ed a restituire alla Nazione quella coscienza dei suoi diritti e dei suoi doveri che in un ventennio e più di degenerazione parlamentare aveva perduto». Ma il governo fa scatenare dal Messaggero, il giornale a tendenza liberale democratica passato al fascismo, una violenta campagna contro l’Albertini chiedendo la soppressione del Corriere.

Nessun commento:

Posta un commento