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| Il Senatore Luigi Albertini, direttore del Corriere della Sera |
I due liberalismi
Per spiegare il clima dominante
nell'ambiente politico liberale della borghesia e del ceto medio, è
interessante seguire il commento del Giornale d'Italia: «Circa la politica
interna l'on. Mussolini, scandendo le parole, ha detto che lo Stato retto dal governo
fascista non soltanto si difenderà ma attaccherà. E questa è la differenza fra
governo liberale e governo fascista»... «In queste rudi scultoree dichiarazioni
dell'on. Mussolini, che hanno provocato una viva impressione in tutta l’Assemblea
e che sono state sottolineate da molte approvazioni mentre l'estrema socialista
se ne stava pavida e allibita, sta tutto il senso della politica interna del
governo... L’on. Mussolini a nostro avviso è sulla buona via: giova infatti di
allargare le basi sulle quali deve stabilirsi saldamente il governo forte che
abbiamo, e che dovrà portare a compimento un'opera immane. A fianco del
fascismo stanno forze imponenti le quali non mirano a soddisfare piccoli
interessi di parte, ma a favorire, aiutare, perfezionare il rinvigorimento
della Nazione nei suoi organi essenziali ed il suo sviluppo di potenza
economica e politica. Stringere intese fra queste forze e il fascismo significa
assicurare una stabilizzazione granitica alla politica nazionale che con tanto coraggio
e con tanta energia l'on. Mussolini dirige. Sono pertanto da approvarsi e da
considerarsi come un avvenimento politico di primo ordine le odierne brevi ma
importantissime dichiarazioni del Presidente del Consiglio».
«Circa la politica estera l'on.
Mussolini ha riaffermato e documentato che la sua azione è stata rivolta, in
tutti gli scacchieri, ad assicurare e preservare la pace, dappoichè il fascismo
pervenuto al governo intende portare a salvamento la Nazione e perciò occorre
garantire il clima di pace e di tranquillità in cui essa possa ricostituirsi».
E così conclude: «Queste dichiarazioni sono state vivamente approvate dalla
grande maggioranza dell'Assemblea che si è dimostrata ancora una volta presa
dalla maschia eloquenza del Capo del Governo».
Non altrimenti parla l'on. Salandra
capo riconosciuto della destra liberale e delegato del governo presso il
Consiglio della Società delle Nazioni. Egli in seguito ad un colloquio con
Mussolini concede una intervista al Giornale d'Italia, nella quale, dopo aver smentito
che vi fosse un qualsiasi screzio fra governo e la destra, assicura che questa
«ha fiancheggiato apertamente il movimento fascista quando la grande
maggioranza della Camera tendeva a soffocarlo». Ed in una lettera allo stesso giornale
riconferma: «Non da destra sorto venuti i tristi esempi recenti di agguati e di
aggressioni ad un governo del quale facevano parte gli aggressori alludendo ai
popolari di don Sturzo, che sono nel Ministero.
In questo periodo, oltre
all'opposizione del Corriere della Sera, del Mondo e della Stampa, si delinea un
leggero malcontento da parte dei deputati giolittiani che non può ancora dirsi
avversione al governo.
Del resto Alberto Thomas, il
vecchio socialista francese, direttore dell' Ufficio Internazionale del Lavoro alla
Società delle Nazioni, viene a far visita a Mussolini ed ha parole di elogio
per il nuovo sindacalismo fascista, dal Duce delineato chiaramente in una
seduta del Gran Consiglio: «Il
sindacalismo fascista si differenzia da quello tradizionale perché presenta caratteristiche
proprie e una propria originalità; sono infatti gli operai, i datori di lavoro
e i tecnici i quali costituiscono un insieme armonico con un unico obiettivo: quello
di raggiungere un massimo di produzione subordinando però gli interessi particolaristici
agli interessi della Patria. Caratteristica questa che colpisce in pieno le
concezioni del marxismo, il quale considera irreparabile il conflitto di
classe».
A questa concezione del sindacato
che poggia sulla collaborazione delle classi aderiscono i liberali i quali
vedono, in questo aspetto del nuovo regime, l'affermazione di un caposaldo
essenziale della loro dottrina, in opposizione alla lotta di classe dei
socialisti così sterile e dannosa alla produzione, permeata solo del miraggio
illusorio e visionario del collettivismo senza speranza. Tuttavia il contrasto
fra i due liberalismi permane.
A Milano il Corriere della Sera
continua nella critica ai sistemi di violenza del fascismo, e pur lodandolo per
il coraggio col quale ha affrontato le intemperanze dei socialisti, vorrebbe,
vederlo rientrare nell’ambito della legalità costituzionale. Afferma il
Corriere che «il fallimento di Mussolini potrebbe avere conseguenze gravissime
e per il Paese e per ognuno di noi », ma poi soggiunge: «Bisogna rispettare la
tradizione di settant'anni di progresso, la tradizione del Risorgimento,
bisogna operare nell'ambito, nei limiti, col rispetto delle, istituzioni
esistenti che lungi dal soffocarle, bisogna restituire loro il prestigio e la
forza che hanno perduto». Ma oramai il Corriere non rappresenta più una
corrente politica costituita; non rappresenta che se stesso; non sono d'accordo
con lui né Salandra, né la direzione del partito. Mussolini fa intensificare la
lotta contro l'austero giornale milanese che è chiamato «turpe foglio», posto
allo stesso livello dell'Avanti!, mentre il suo direttore è definito «il
senatore della mala vita».
Ma Albertini insiste nella sua
tesi: «Siamo convinti di essere i più sinceri collaboratori di Mussolini quando
lo esortiamo colla maggior passione a non inebriarsi della vittoria, a non
superare più di quanto abbia superato i limiti legali, a ricondurre invece
gradatamente il governo entro quei limiti, ed a restituire alla Nazione quella
coscienza dei suoi diritti e dei suoi doveri che in un ventennio e più di
degenerazione parlamentare aveva perduto». Ma il governo fa scatenare dal Messaggero,
il giornale a tendenza liberale democratica passato al fascismo, una violenta
campagna contro l’Albertini chiedendo la soppressione del Corriere.

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