NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

martedì 12 novembre 2013

La Monarchia e il Fascismo - quinto capitolo - VI

Camera dei Deputati: discussione sulle comunicazioni del Governo e primo voto di fiducia.

Nello stesso giorno dell'apertura della Sessione, sia alla Camera che al Senato si inizia la discussione sulle comunicazioni del governo. Diamo qui gli interventi degli esponenti più in vista e di quei deputati che parlarono a nome di un partito o di un gruppo. Ciò varrà a dare un'idea esatta, collegando la discussione con la votazione, dell'ambiente parlamentare, non dissimile da quello del Paese, cioè di enorme favore per Mussolini ed il fascismo.

Parla contro il governo l'on. Cao del gruppo sardo, il quale dice: «Voi avete anche facilmente squassato ruderi che si reggevano sol per forza d'inerzia; per ultimo il ministro Facta. Non fu generoso bollare «traditori della Patria» uomini ai quali il dovere di una forza pari all'altezza dell'ufficio era, dal vostro partito, reso più che malagevole, impossibile. Dirà la storia quanta parte di responsabilità nello smarrimento della forza e della dignità dello Stato, in ultimi due anni- spetti all'azione del vostro partito ».

Giovanni Rosadi liberale è contro il governo, ma voterà la fiducia non senza prima avere rilevato - a proposito della presenza di alcuni esponenti del Partito Popolare - come questi in sede di Consiglio Nazionale, pochi giorni prima della marcia su Roma si erano dichiarati contrari al movimento di conquista ma poi improvvisamente, alla chiamata di Mussolini «facevano tregua con le milizie fasciste e le loro deprecate violenze ed entravano a partecipare a questo governo».
L'on. Terzaghi svolge il suo ordine del giorno:
«La Camera, fiduciosa nelle sorti della Patria, udite le dichiarazioni del Governo, le approva e passa all'ordine del giorno».

Ad una interruzione dell'estrema sinistra Mussolini rivolto a questa così la investe: «Del resto anche voi non eravate alieni dal mandare qualcuno dei vostri! Avreste mangiato il frutto proibito anche voi!».

Filippo TURATI, parla a nome del gruppo socialista unitario: «Dopo che il nuovo Presidente del Consiglio con esempio ignoto fin qui negli annali di tutti i parlamenti civili - non conosco la storia dei parlamenti turchi od egizi - ci aveva, anzi vi aveva parlato, evidentemente tra la distrazione del nostro illustre Presidente, naturale tutore della Camera - non dimesso né dimissionario, perché la nuova istoria esige in tutto cose nuove - dopo che, dicevo, il nuovo Presidente del Consiglio ci aveva parlato col frustino in mano, come nel circo un domatore di belve quanto narcotizzate! - e lo spettacolo delle grosse offerte allo scudiscio e del ringraziamento di plausi ad ogni nerbata...». Turati si rammarica delle parole ingiuriose del Popolo d'Italia contro la Camera e Mussolini risponde in due successive interruzioni: «Come si merita!». E Turati continua: «Potevate, diceste, sprangare il Parlamento, potevate in questa aula grigia e sorda fare un bivacco di manipoli e l'on. De Nicola poteva essere nominato vivandiere...». «Quale beffa, on. Mussolini, quale atroce beffa, on. colleghi, noi facciamo, votando, alla Nazione e a noi stessi!».

L'on. De Vecchi, che siede al banco del governo, grida ai deputati dell'estrema sinistra: «Castroni!» e l'on. De Nicola lo richiama all'ordine poi aggiunge:
DE NICOLA (seccato e con forza): «Ed io dichiaro alla Camera, dal momento che il Presidente sono io, che dopo la parola dell'on. De Vecchi e dopo quella dell'on. Turati, rassegnerò le mie dimissioni». (Fra la destra e l'estrema sinistra sì accende uno scambio vivace di invettive). Il repubblicano on. Conti scatta in piedi ed urla rivolto verso l'on. Mussolini additandogli i socialisti: «Fustigateli! Fustigateli! Per la salvezza d'Italia». Alte ingiurie dei socialisti i quali evidentemente sono rimasti scottati dalla frase del collega repubblicano già filofascista. Il Presidente scampanella ripetutamente, energicamente riuscendo a stento a stabilire una relativa calma.

GIOVANNI CONTI «Credo non dispiaccia neppure al Presidente del Consiglio di udire una parola di opposizione più precisa e più chiara di quella pronunciata testé dall’on. Turati. una parola ispirata non già ad un programma di governo e di collaborazione come quella dell’on. Turati, ma ispirata alle idee, agli ideali anzi di un partito. il repubblicano, che non cede le armi di fronte alla dittatura che si inaugura oggi in Italia.
«lo credo. on Mussolini che voi abbiate trovato nel socialismo riformista di oggi così come è accaduto nel passato ad altri dominatori, il vostro migliore alleato».
«Voi conoscete i vostri ex compagni così come li conosco io. Credo che possiamo essere d'accordo in questo giudizio. Se avete pensato di aver paura di costoro, nessuna paura... ».
E l’on Conti dice queste parole rivolto a Mussolini indicando i deputati socialisti e quasi offrendosi per venirgli in aiuto. Il suo discorso vorrebbe essere di opposizione al governo, ma ad una interruzione ironica di Modigliani dice: «Già per voi l'opposizione è stata sempre una guerricciola con le persone. lo non faccio codesta opposizione. Il nostro bersaglio è la Monarchia. Il vostro eminente collega Turati ha insegnato per trent'anni ai suoi compagni che far la Repubblica non valeva la pena poiché si trattava di null'altro che del cambiamento delle insegne delle rivendite dei sali e tabacchi».

ALCIDE DE GASPERI: Il deputato popolare critica l'atteggiamento rivoluzionario del fascismo nei confronti dello Stato accentratore e monopolizzatore: il fascismo vorrebbe correggere questa situazione con la violenza e l'azione diretta mentre il P.P. ha proceduto covi opera di critica e con propositi di legale trasformazione. «Ciò non pertanto - dice De Gasperi - i nostri amici, dopo che il movimento insurrezionale ebbe vita costituzionale dall'incarico della Corona, entrarono a far parte del nuovo governo con la ferma speranza che al di là di ogni valutazione della sua opera e funzionalità passate, quell'istituto parlamentare che i nostri padri ci hanno conquistato attraverso il martirio delle lotte per la libertà e che rappresenta il patto di alleanza fra la Maestà del Re e il suo popolo, debba rimanere per rinvigorirsi a presidio della libertà dei cittadini e per la grandezza d'Italia. Perché secondo le nostre convinzioni inseparabili sono nel nostro regime la volontà del popolo e la volontà del Re, le due fonti dei nostri diritti civili e politici». Accennando poi alla eventualità di uno scioglimento della Camera, afferma: «Saprà il Re trovare il momento in cui ha da essere fatto». E dopo avere dichiarato che il P.P. voterà in favore del governo e che lo appoggerà nella sua politica, l'on. De Gasperi aggiunge: «Nel fascismo - si è affermato spesso qui - divampa la passione e l'orgoglio di rendere l'Italia d'oggi degna della sua tradizione millenaria ».

REUTH NICOLUSSI: parla esclusivamente sulla situazione dell'Alto Adige e delle violenze fasciste colà compiute contro le minoranze tedesche.

COSTANTINO LAZZARI: socialista, nega alcun valore parlamentare al programma enunciato dal governo, in quanto che «il capo del nuovo governo ne ha già dato la preventiva e inesorabile svalutazione affermando che egli non domanda, non ricerca una maggioranza parlamentare della quale può fare benissimo a meno, perché crede di essere in grado ora più che mai di schiacciare ogni opposizione e stravincere con la forza dei trecentomila giovani armati di tutto punto e a tutto decisi e quasi misticamente pronti al suo cenno imperiale »... Resteremo in pochi a votare contro il governo. Le democrazie, i popolari, dopo avere con la loro insufficiente debolezza, con le loro miserabili competizioni di uomini. con la loro cronica incomprensione dei fatti sociali, lasciato determinarsi la presente situazione, daranno l'ultimo spettacolo di viltà votando in favore dell'on. Mussolini il quale mentre proclama di apprestarsi ad inaugurare una politica di dignità nazionale, non sente la vergogna che infligge all'Italia di fronte al mondo trattando, così come la tratta, la rappresentanza elettiva!». Il Lazzari continua facendo una critica serrata al «fortunato colpo di mano» compiuto da Mussolini.
Nessun altro oratore chiede di parlare sulle dichiarazioni del governo e si passa allo svolgimento degli ordini del giorno. Parla l'on. De Andreis, repubblicano, che svolgendo il suo ordine del giorno critica con ironia dolorosa gli atteggiamenti del governo.

RABEZZANA, comunista, per un suo ordine del giorno contro il governo polemizza coi partiti democratico, socialdemocratico e popolare che appoggiano il governo.

Luigi GASPAROTTO, della democrazia sociale, difende l'azione di Mussolini durante l'intervento, ed il metodo seguito dal fascismo nella sua ascesa al potere col suo movimento travolgente della gioventù, in quanto egli lo ha «seguito fin dalla prima ora, con aperta simpatia». E continua: «Ma penetrando nel vivo e nel fondo del fatto storico recente perché on. Colleghi, perché il paese in aperto contrasto con la Camera ha fatto ala senza proteste alla gioventù che marciava su Roma e minacciava di stringere di assedio il Viminale e diciamolo pure, forse anche il Quirinale? Perché finalmente vedeva spezzarsi le incrostazioni dei vecchi partiti, troppe volte intristiti negli intrighi, e la egemonia di pochi uomini che, attraverso il Parlamento, dominavano tutta la vita nazionale». Il discorso è tutto una aperta difesa della marcia su Roma per dare l'impressione che questa è la volontà dei combattenti che nel gesto di Mussolini vogliono riassumere la Vittoria e la loro volontà di rinnovamento dell'Italia. E così termina: «La democrazia sociale accompagna lealmente il nuovo Governo alla prova e riprende il suo posto nel Paese. On. Mussolini! Rassegnando al Re la lista dei nuovi ministri, Voi avete detto: - Vi presento un governo dell'Italia di Vittorio Veneto (1). - La democrazia rivolgendosi fidente al vostro cuore di soldato e di cittadino ricorda che l'Italia di Vittorio Veneto è l'Italia uscita dal dolore e dal sacrificio serenamente superati per fare più lieta e gloriosa la vita ai nostri figli ».

D'ARAGONA del partito socialista e segretario della Confederazione Generale del Lavoro dichiara di parlare a nome di questa e indipendentemente da ogni partito politico (2) e svolgere un suo ordine del giorno nel quale chiede semplicemente che il governo tenga conto, nella sua risposta alla Camera, dei bisogni della classe lavoratrice. Il discorso del D'Aragona non è un discorso di opposizione, ma quasi un desiderio, una offerta di collaborazione; un discorso che pone le basi di quelle trattative che poi seguiranno e che se fallirono non fu soltanto per colpa del governo, ma dell'influenza che ebbero i partiti socialisti i quali, mentre si dilaniavano fra di loro pretendevano, disuniti e slegati com’erano, di far argine alle imponenti forze fasciste. A questo  il fenomeno del passaggio in massa dei lavoratori alle organizzazioni che si vanno costituendo sotto l’egida del Fascio littorio.

Al termine della discussione risponde a tutti l'on. Mussolini. All'on D’Aragona assicura che mai farà una politica contraria agli interessi della classe operaia. Egli invoca pertanto dai dirigenti della Confederazione del Lavoro l'opportunità di distaccarsi dalla tutela dei diversi partiti politici socialisti ognuno dei quali, a torto od a ragione, pretende di incarnare il purissimo verbo del socialismo: «Del resto, il fatto stesso che uno dei leaders della Confederazione non era alieno dal partecipare al mio Governo - dice Mussolini - dimostra chiaramente che non ci sono pregiudiziali assolute; d'altra parte io ricordo a quel settore della Camera (accennando all'estrema sinistra) che se gli eventi hanno avuto questo ritmo precipitoso, gran parte della responsabilità spetta a voi.

«Se il proletariato italiano ha assistito al nostro movimento senza tentare e senza nemmeno pensare di buttarci fra le gambe il tentativo di sciopero generale, che ci avrebbe dato evidentemente qualche fastidio, certo segno è che il proletariato italiano ha capito che bisognava spalancare le finestre perché l'aria di certi ambienti era diventata mefitica e irrespirabile. L'intuito profondo che guida le masse, e che qualche volta abbandona i capi delle medesime, quell'intuito profondo ha consigliato quell'atteggiamento del proletariato che io chiamo di benevola aspettativa». Mussolini risponde ancora a Cao ed a Wilfan e prega l'on. De Nicola di ritirare le dimissioni e questi aderisce fra le interminabili ovazioni della Camera e vi si associano anche le tribune. Indi la discussione riprende sull'ordine del giorno di fiducia al Governo.

Ezio MARIA GRAY a nome del gruppo nazionalista dichiara che l'appoggio al governo «vuole anche essere invito sereno e fraterno ai dubbiosi ed ai travagliati perché riconoscano e favoriscano con la loro adesione strettissima questo governo il quale, tenuto al fonte battesimale della nuova storia triplicemente dal Re, dal popolo, dall'esercito come espressione della Vittoria d'Italia, ha bene il diritto di aver la fiducia del Parlamento».

SARROCCHI, a nome del gruppo liberale elogia l'atteggiamento del governo e la sua «decisiva espressione di forza e di volontà contenuta nelle parole del Presidente del Consiglio» e rammenta che due anni prima, in un ordine del giorno presentato alla Camera il 31 gennaio 1921 il gruppo liberale affermava che «le benemerenze del fascismo sono infinite»... «Noi non applaudimmo ieri (primo dovere degli amici è la sincerità) alla fustigazione che infliggeste ai vinti di questa Assemblea; ma l'alta parola con la quale ieri ed oggi avete affermato le supreme necessità della Patria, ci ha reso fieri della nostra non recente alleanza col vostro partito».

BERARDELLI, a nome del gruppo socialista riformista richiamandosi alla memoria e alle tradizioni di Leonida Bissolati e Cesare Battisti. dichiara di dare voto favorevole. «Auguriamo a voi ed al Paese, on. Mussolini, che possiate ispirare la vostra opera di governo alle due grandi idealità: la grandezza dell'Italia ed i diritti del lavoro».

RAINERI, a nome del gruppo di democrazia liberale dichiara di dare voto favorevole, non soIo, ma con l'intesa che il voto «aggiungendosi alle ardenti aspettative del Paese che invoca la propria risurrezione politica, economica e finanziaria, possa confortare la vigorosa volontà con cui il governo si propone di assolvere il Suo compito».

DRAGO, socialista riformista, non è soddisfatto delle dichiarazioni fatte dal suo collega di gruppo on. Berardelli, siano pure esse favorevoli al governo. «La ragione del mio voto favorevole risale alle origini del Fascio parlamentare di difesa nazionale, che in pochi costituimmo all'indomani di Caporetto; risale, cioè, a ben cinque anni di assoluta identità tra lo spirito che ha guidato la mia azione parlamentare e quello che ha condotto il fascismo al potere. Lasciate dunque, on. colleghi, che fra tanti fascisti della sesta giornata, sia lecito, con orgoglio e con purezza di cuore, a chi lo fu fino dal primo giorno, a chi riconobbe nella vittoria di ieri il giusto conseguimento meritato, di una dura battaglia insieme combattuta per anni, lasciate la soddisfazione di dare il proprio voto, con pienezza d'animo, e non per contingenze parlamentari o per tardive resipiscenze, al governo che rappresenta per la prima volta il popolo italiano». Termina accennando ai tentativi di pacificazione fatti dall'on. Mussolini «con arrendevolezza», ma esigendo unicamente una dichiarazione di apoliticità da parte della Confederazione del Lavoro ed il distacco dal Partito Socialista, per disarmare.

Si passa quindi alla votazione dell'ordine del giorno presentato dall'on. Terzaghi:
«La Camera, fiduciosa nelle sorti della Patria, udite le dichiarazioni del Governo, le approva e passa all'ordine del giorno».

La votazione dà il seguente risultato:
Presenti: 429; astenuti: 7; votanti: 422; maggioranza: 212, favorevoli: 306; contrari: 116. (17 novembre 1922).
La Camera approva a grande maggioranza la fiducia a Mussolini ed al Governo Fascista (3).

(1) Afferma la figlia Edda Ciano nelle sue memorie che la frase attribuita a Mussolini non è mai stata pronunciata.
(2) La C.G.I.L. si mosse sempre nell'ambito del Partito Socialista e ne subì le influenze.
(3) Atti parlamentari C.D. Veggansi in appendice i nomi dei deputati che hanno votato Sì, quelli che hanno votato No, gli astenuti, gli ammalati e gli assenti volontari.



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