NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

martedì 26 novembre 2013

La Monarchia e il Fascismo - quinto capitolo - VII

I pieni poteri a Mussolini al Senato.

Contemporaneamente alle sedute della Camera si svolgono al Senato del Regno le discussioni sulle comunicazioni del governo e sulla concessione a questo dei pieni poteri per il riordinamento del sistema tributario e della pubblica amministrazione Salvo qualche blanda critica, accolta con ostilità dalla maggioranza dei senatori i discorsi sono intonati ad un supino ed esaltato servilismo verso la persona di Mussolini.

LUIGI ALBERTINI liberale, direttore del Corriere della Sera rammenta come l'ultima volta che parlò in Senato aveva invocato l'assunzione dei fascisti al governo, la quale desse loro quella voce, nelle cose d'Italia a cui avevano diritto; la rivoluzione fascista, che giustamente Mussolini ha chiamato unica al mondo, si è fatta mentre i servizi funzionavano, mentre i commerci continuavano, gli impiegati erano al loro posto e gli operai nelle officine e i contadini nei campi attendevano pacificamente al lavoro».

Egli si duole che « la costituzione sia stata ferita e che una tradizione cara e sacra, la quale accompagnava il nostro cammino nella storia dal 1848, sia stata interrotta». E prosegue: «La mia coscienza mi dice - l'ho affermato ampiamente qui e oggi lo ripeto - che la reazione fascista ha salvato l'Italia dal pericolo socialista il quale, in forma più o meno aperta, più o meno minacciosa, incombeva sulla nostra vita che esso da un ventennio aveva lentamente avvelenato. Mi dice altresì che la reazione fascista, mirando a ristabilire l'autorità dello Stato e ad infondere nuova energia ai suoi dirigenti, ha interpretato l"ispirazione più intensa di tutti i veri italiani. (Approvazioni). Benemerenze insigni queste, che io voglio pienamente riconoscere ed esaltare ».
« ... è indispensabile che il Governo rappresenti lo spirito del Paese, e lo spirito del Paese era evidentemente orientato a favore del fascismo e del suo capo: ciò a prescindere da tante altre considerazioni di opportunità e di elementare previdenza che faceva ritenere ineluttabile, urgente, l'avvento legale dei fascisti alla direzione dello Stato ».
Il Senatore Albertini in conclusione si duole del modo incostituzionale col quale Mussolini si è impossessato del potere, poiché con la marcia su Roma egli «ha umiliato tutti i poteri dello Stato ed ha inferto alle sue istituzioni un colpo di cui è vano celarsi la portata». Mussolini, secondo l'Albertini, doveva « appagare per ora d'una larga partecipazione in un ministero di transizione per arrivare al predominio dopo le elezioni generali ».

De Cupis: «I fascisti proseguono la loro strada; le file s'ingrossano; si organizzano militarmente; divengono esercito; occupano comuni, si addensano intorno a Roma; il ministero, sventata dal senno del Re la guerra civile, cede il potere, il fascismo dal Re lo riceve e lo assume. L'Italia applaude». E chiude il discorso salutando Mussolini col nome di Redentore». (Vivissimi applausi e congratulazioni).

SALVATORE BARZILAI, repubblicano fuori dai ranghi, parlando di Mussolini dice: «Ammiro il fulgore del sole che sorge ma non cerco di riscaldarmi ai suoi raggi». Trova modo di giustificare la marcia su Roma nonché la severità e la crudezza di linguaggio verso la Camera con alcune analogie che ci riportano ai tempi passati : «Lord Cromwell che entrava alla Camera attorniato da soldati avvolti in solida armatura «per fare là dentro delle cose assai gravi ». Cromwell portò via la mazza al Presidente, si bastonarono i deputati, si misero a fuoco gli stalli cosicchè all"indomani sul frontone della Camera dei Comuni si metteva un cartello: Camera da affittare senza mobili; la Romagna, culla del Rinascimento italiano, a Ravenna ed a Rimini espresse quei capitani di ventura armati di sciabola e di pugnale ma pure di amore per la Patria. E poi Sforza Sigismondo Malatesta che a agisce nella visione di Cesare che passa il Rubicone ed infiamma i soldati alla marcia su Roma. Tutto giustifica il Barzilai quando il fine è l'amore di Patria. E si appella a Carlyle: tutto sta a trovare l'uomo capace». Ecco perché Barzilai che si vanta di avere sempre combattuto la politica estera di tutti i ministeri liberali precedenti, offre la sua fiducia a Mussolini. (Approvazioni, congratulazioni).

LUIGI RAVA «Auguro con viva speranza che l'impresa grave che il Presidente del Consiglio ha assunta con mente alacre e con puro cuore, possa raggiungere l'ideale alto di prosperità e di grandezza a cui mira!». (Approvazioni, congratulazioni).

ACHILLE LORIA è il solo che, con l'Albertini, parli in senso di opposizione nella discussione sulle comunicazioni del governo, continuamente interrotto e rumoreggiato dai colleghi: «Solo alla condizione di procedere alle riforme non già con le vane parole, ma colla soluzione e coll'azione, il Governo potrà divenire un grande propulsore nella storia del nostro paese e giustificare l'enorme dedizione che oggi si compie ai suoi piedi. (Rumori). E' forse infatti la prima volta nella nostra storia nazionale che si assiste allo spettacolo di un Parlamento che si suicida (rumori) abdicando alle sue prerogative secolari nelle mani dei proprii delegati. Ora è necessario che il dolore di questo sacrificio trovi un corrispettivo luminoso nei benefici delle feconde restaurazioni. E solo a tale patto potrà essere un giorno acclamata dalle benedizioni riconoscenti dei nostri successori». (Le ultime parole dell'oratore si perdono fra i rumori dell’assemblea).

BERENINI, già deputato socialista, relatore della Legge sui pieni poteri, rivolgendosi a Mussolini esclama: «Siete gli uomini della libertà; non siete gli uomini della licenza. Avete anche, on. Mussolini, invocato dal Paese una grande disciplina. Noi accettiamo l'invito e della nostra disciplina vi diamo con questo atto il primo segno». E continua nella esaltazione dell'«urto brutale della tragica parodia bolscevica dei seguaci di Mussolini sotto l'imperio della sua volontà». (Approvazioni vivissime).
Si passa alla votazione a scrutinio segreto del progetto di legge proposto dal ministro popolare Tangorra:
«Delega dei pieni poteri al Governo del Re per il riordinamento del sistema tributario e della pubblica amministrazione » (1).
Senatori votanti: 196, favorevoli: 170; contrari: 26 (25 novembre 1922).
Confortato da questo viatico, alla fine di novembre Mussolini parte per Losanna onde partecipare alla conferenza internazionale, ed i giornali sono pieni di elogi incondizionati per l'opera svoltavi. Scrive Il Resto del Carlino: «Mussolini è stato l'elemento determinante. Egli ha posto con nettezza la questione dell'eguaglianza di diritti e di doveri fra gli Alleati. Agli inglesi che si sono da tre anni specializzati nello stuzzicare le velleità antifrancesi dei tedeschi egli ha chiesto la disciplina dell'Alleanza. E ai francesi che si vendicavano stuzzicando i rancori anti-inglesi dei turchi ha chiesto in nome degli stessi principi la disciplina medesima. Agli uni e agli altri poi, ha imposto il rispetto verso l'Italia ».
Il primo successo internazionale e la forte maggioranza, sia della Camera che del Senato ed il consenso popolare, permettono al Duce che ha nel suo Ministero liberali, socialisti e popolari di gettare, nella notte dal 15 al 16 dicembre le basi del Gran Consiglio e della costituzione della Milizia per la Sicurezza Nazionale. «In questa riunione - dirà poi Mussolini nella sua Storia di un anno - ebbe inizio un sistema politico che può chiamarsi Diarchia, il governo in due, il doppio comando». La quale diarchia sarà posta continuamente, egli aggiunge, «a più o meno dura prova». Accanto all'Esercito che obbedisce prevalentemente al Re, vi sarà la Milizia che obbedirà prevalentemente al Duce. Se il Re ha una guardia del corpo, Mussolini avrà una sua guardia personale, moschettieri e Milizia. Sarà la minaccia perenne alla Monarchia.

(1) Atti Parlamentari, Senato del Regno.


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