NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 2 novembre 2013

La Monarchia e il Fascismo - quinto capitolo - V

La stampa italiana

I commenti dei nostri quotidiani sono disparati: Il Giornale d'Italia è fra i più entusiasti. «L'on. Mussolini ha rivolto alla Camera parole schiette. Egli non ha voluto usare con l'assemblea nessuna delle vecchie formule sacre all'ipocrisia parlamentare; egli ha detto ai deputati la verità che scaturisce dal rivolgimento fascista operato per salvare il Paese boccheggiante. Quale il maggiore responsabile delle gravi condizioni della Nazione? Il Presidente del Consiglio lo ha fatto intendere molto esplicitamente: è il parlamentarismo. Per ben due volte nel maggio del 1915 e nell'ottobre del 1922 la Nazione ha dovuto imporre la propria volontà al di fuori, al di sopra e contro il Parlamento. Mussolini adunque ha parlato a nome del Paese e si è rivolto alla Camera unicamente per raccogliere in aiuto della « Nazione boccheggiante » quanti, al di sopra dei partiti, questa vogliono salvare. Egli ha detto di non volere governare contro la Camera, finché ciò gli sarà possibile, ma di poterne fare a meno.
 
« Particolarmente caloroso è stato l'omaggio che l'on. Mussolini ha rivolto al Sovrano per essersi rifiutato ai tentativi reazionari, per avere, evitato la guerra civile, e per avere permesso di immettere nelle stracche arterie dello Stato parlamentare la nuova impetuosa corrente fascista uscita dalla guerra ed esaltata dalla Vittoria. A tale omaggio al Sovrano, oltre che all'omaggio reso dal Presidente del Consiglio all'esercito e alla marina, la grande maggioranza della Camera si è associata con caldi applausi ed evviva ».

La Gazzetta del Popolo di Torino: « Il discorso di Mussolini nella parte programmatica fu superbo di vigore, di larghezza di visione, di intelligente comprensione e graduazione dei problemi nazionali. Mussolini, come uomo di governo, si rivela ogni giorno più poderoso e più grande». E poi ancora: «La requisitoria brutale dell'on. Mussolini non sarebbe stata possibile se in essa non si fosse espresso, anche più che quello dell'oratore, il pensiero e il sentimento dei nove decimi degli italiani».

La Stampa di Torino, in una corrispondenza da Roma pubblica le impressioni del suo corrispondente Sobrero intitolate «Il dominatore» : « Una profonda amarezza - sarebbe più esatto dire un profondo disgusto - è rimasto nell'ambiente parlamentare per la brutalità con la quale il Capo del governo ha inteso colpire la Camera; brutalità voluta per la brutalità, si dice a Montecitorio, poiché - si aggiunge dai malcontenti - sarebbe stato più leale da parte dell'on. Mussolini sciogliere la Camera secondo la facoltà che egli non nasconde di possedere. Perché si domanda da molti deputati - il volersi servire eventualmente per due anni di una Assemblea verso la quale il Presidente del Consiglio mostra di nutrire così profondi disistima» ?

L'Avanti! scrive: Tutti gli uomini rappresentativi del fascismo hanno assunto funzioni di Stato: i gangli della vita statale sono nelle mani del fascismo. Gli stessi ministri popolari, democratici, liberali che compongono la combinazione Mussolini non sono che degli ostaggi nelle mani del fascismo: ed ostaggio sarà la maggioranza parlamentare che suffragherà di larghi voti. per paura personale ed elettorale ».
Il Corriere della Sera invece, dopo avere osservato che per fare un ministero di transizione come quello presentato da Mussolini non occorreva fare una rivoluzione. ammette: < Il Presidente del Consiglio ha esposto alla Camera un programma politico che qualunque Parlamento avrebbe potuto e dovuto liberamente approvare. Nulla o quasi nulla in esso può sollevare una onesta opposizione; né una politica interna diretta alla restaurazione dello Stato, al miglioramento della situazione finanziaria, a una pacificazione civile fondata sulla disciplina nazionale e non su una coscienza dei doveri non meno chiara e severa della coscienza dei diritti ».

L'Italia, giornale cattolico di Milano, è tutto esultante ed in un editoriale si compiace della parte del discorso che giustifica la presenza dei popolari al governo. Fra le molte impressioni fiorite fra i deputati, particolarmente interessanti sono le due che qui sotto riportiamo. L’on. Arturo Vella, socialista massimalista: «L'attacco sprezzante, offensivo che ha fatto al Parlamento attuale è stato da molti di noi socialisti intransigenti non soltanto ironicamente applaudito: l'attuale Camera, che raccoglie l'ingiuria in silenzio, la merita pienamente. Parimenti lo scherno ai feticisti del diritto costituzionale è pienamente giustificato, e, attraverso la durezza della forma appariva l'antico  marxista: il diritto non esiste, esiste la forza soltanto, che poi plasma, trionfando, il nuovo diritto formale. La classe operaia, in ciò, ha ancora qualche cosa da apprendere da Benito Mussolini ».

L'on Giolitti, richiesto in mezzo ad un cerchio di un centinaio di deputati, se approvava il discorso anche nella parte che tocca la sovranità della Camera, risponde: «La colpa è vostra, dice con fermezza, ve l'ho scritto e ve lo ripeto ora. Avete avuta molta paura». All'obiezione che in agosto non parlava così, egli aggiunge: «Allora non ero pronto non solo, ma avevo il veto di don Sturzo contro di me».

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