La stampa italiana
I commenti dei nostri quotidiani sono disparati: Il Giornale
d'Italia è fra i più entusiasti. «L'on. Mussolini ha rivolto alla Camera parole
schiette. Egli non ha voluto usare con l'assemblea nessuna delle vecchie
formule sacre all'ipocrisia parlamentare; egli ha detto ai deputati la verità
che scaturisce dal rivolgimento fascista operato per salvare il Paese
boccheggiante. Quale il maggiore responsabile delle gravi condizioni della
Nazione? Il Presidente del Consiglio lo ha fatto intendere molto esplicitamente:
è il parlamentarismo. Per ben due volte nel maggio del 1915 e nell'ottobre del
1922 la Nazione ha dovuto imporre la propria volontà al di fuori, al di sopra e
contro il Parlamento. Mussolini adunque ha parlato a nome del Paese e si è
rivolto alla Camera unicamente per raccogliere in aiuto della « Nazione
boccheggiante » quanti, al di sopra dei partiti, questa vogliono salvare. Egli
ha detto di non volere governare contro la Camera, finché ciò gli sarà
possibile, ma di poterne fare a meno.
« Particolarmente caloroso è stato l'omaggio che l'on. Mussolini
ha rivolto al Sovrano per essersi rifiutato ai tentativi reazionari, per avere,
evitato la guerra civile, e per avere permesso di immettere nelle stracche
arterie dello Stato parlamentare la nuova impetuosa corrente fascista uscita
dalla guerra ed esaltata dalla Vittoria. A tale omaggio al Sovrano, oltre che
all'omaggio reso dal Presidente del Consiglio all'esercito e alla marina, la
grande maggioranza della Camera si è associata con caldi applausi ed evviva ».
La Gazzetta del Popolo di Torino: « Il discorso di Mussolini
nella parte programmatica fu superbo di vigore, di larghezza di visione, di
intelligente comprensione e graduazione dei problemi nazionali. Mussolini, come
uomo di governo, si rivela ogni giorno più poderoso e più grande». E poi
ancora: «La requisitoria brutale dell'on. Mussolini non sarebbe stata possibile
se in essa non si fosse espresso, anche più che quello dell'oratore, il
pensiero e il sentimento dei nove decimi degli italiani».
La Stampa di Torino, in una corrispondenza da Roma pubblica
le impressioni del suo corrispondente Sobrero intitolate «Il dominatore» : «
Una profonda amarezza - sarebbe più esatto dire un profondo disgusto - è
rimasto nell'ambiente parlamentare per la brutalità con la quale il Capo del
governo ha inteso colpire la Camera; brutalità voluta per la brutalità, si dice
a Montecitorio, poiché - si aggiunge dai malcontenti - sarebbe stato più leale
da parte dell'on. Mussolini sciogliere la Camera secondo la facoltà che egli
non nasconde di possedere. Perché si domanda da molti deputati - il volersi
servire eventualmente per due anni di una Assemblea verso la quale il Presidente
del Consiglio mostra di nutrire così profondi disistima» ?
L'Avanti! scrive: Tutti gli uomini rappresentativi del
fascismo hanno assunto funzioni di Stato: i gangli della vita statale sono
nelle mani del fascismo. Gli stessi ministri popolari, democratici, liberali
che compongono la combinazione Mussolini non sono che degli ostaggi nelle mani
del fascismo: ed ostaggio sarà la maggioranza parlamentare che suffragherà di
larghi voti. per paura personale ed elettorale ».
Il Corriere della Sera invece, dopo avere osservato che per
fare un ministero di transizione come quello presentato da Mussolini non
occorreva fare una rivoluzione. ammette: < Il Presidente del Consiglio ha
esposto alla Camera un programma politico che qualunque Parlamento avrebbe
potuto e dovuto liberamente approvare. Nulla o quasi nulla in esso può sollevare
una onesta opposizione; né una politica interna diretta alla restaurazione
dello Stato, al miglioramento della situazione finanziaria, a una pacificazione
civile fondata sulla disciplina nazionale e non su una coscienza dei doveri non
meno chiara e severa della coscienza dei diritti ».
L'Italia, giornale cattolico di Milano, è tutto esultante ed
in un editoriale si compiace della parte del discorso che giustifica la
presenza dei popolari al governo. Fra le molte impressioni fiorite fra i
deputati, particolarmente interessanti sono le due che qui sotto riportiamo. L’on.
Arturo Vella, socialista massimalista: «L'attacco sprezzante, offensivo che ha
fatto al Parlamento attuale è stato da molti di noi socialisti intransigenti
non soltanto ironicamente applaudito: l'attuale Camera, che raccoglie
l'ingiuria in silenzio, la merita pienamente. Parimenti lo scherno ai feticisti
del diritto costituzionale è pienamente giustificato, e, attraverso la durezza
della forma appariva l'antico marxista: il
diritto non esiste, esiste la forza soltanto, che poi plasma, trionfando, il
nuovo diritto formale. La classe operaia, in ciò, ha ancora qualche cosa da
apprendere da Benito Mussolini ».
L'on Giolitti, richiesto in mezzo ad un cerchio di un
centinaio di deputati, se approvava il discorso anche nella parte che tocca la
sovranità della Camera, risponde: «La colpa è vostra, dice con fermezza, ve
l'ho scritto e ve lo ripeto ora. Avete avuta molta paura». All'obiezione che in
agosto non parlava così, egli aggiunge: «Allora non ero pronto non solo, ma
avevo il veto di don Sturzo contro di me».

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