NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 19 ottobre 2013

Alla scoperta dei monarchici del Partito Real Democratico

di Davide Simone

“C’era una volta un Re”, avrebbe detto uno scrittore famoso. C’è, invece, chi il Re lo rivorrebbe e lotta affinché il suo sogno istituzionale possa diventare realtà. Stiamo parlando del PRD (Partito Real Democratico), forza politica magari poco nota ai più ma che vanta, a ben vedere, un certo blasone ed una storia di tutto rispetto (sorse nel lontano 1960 come Movimento Nazionale Monarchico). In occasione del quarto congresso nazionale del partito, che si sta svolgendo in questi giorni a Roma, abbiamo deciso di incontrare il Segretario nazionale Massimo Arsetti per saperne di più.

-Partiamo subito forte: che senso ha dirsi ancora monarchici nel XXI Secolo?
-"Oggi più ancora che in passato ha senso essere monarchici. Una buona metà degli Stati dell'Unione Europea è retto da Monarchie e qualcuno dei nuovi dell'Europa orientale potrebbe tornare monarchia" -

-Ci parli del PRD..
- "Il Partito Real Democratico è un partito di “ispirazione monarchica", patriottico, nazionalista e conservatore, come indicato nel cappello al programma. Legato alle radici giudaico-cristiane dell'Europa ed ai Valori Tradizionali tra cui appunto anche la Monarchia. Ci consideriamo eredi delle posizioni della Destra Storica di Sella e Minghetti, dei Liberal-Nazionali di Sonnino e Salandra, del Partito Nazionalista di Corradini e Federzoni. Nonché, nel secondo dopoguerra, del Partito Monarchico" -

-I due “titani” del panorama monarchico italiano sono UMI e AM. In che cosa il vostro soggetto è o si sente diverso?
- "Sinceramente non vedo titani nel mondo monarchico, meno che mai quei gruppi da lei citati. La maggiore organizzazione monarchica è l'Istituto per la Guardia alle Reali Tombe del Pantheon che vanta circa 5.000 iscritti. Comunque in breve l'UMI è solo istituzionale e non partitica, AM (che adesso mi risulta chiamarsi Italia Reale) è contraria sia alla destra che alla sinistra. Il Partito Real Democratico invece si riconosce nell'area della destra moderata o centrodestra e quindi è disponibile per alleanze e convergenze con altre forze politiche della stessa area" -

-Quindi, il PRD non è un “cavaliere solitario” ma siete pronti al dialogo anche con le altre forze politiche..
- "A questa domanda ho in parte risposta alla fine della precedente domanda/risposta. Noi non ci consideriamo un cavaliere solitario ma semmai un cavaliere che, pur con i suoi valori antichi ma eterni, accetta di battersi in forme politiche "moderne" in mezzo alla gente e quindi anche, se i suoi iscritti ed i suoi elettori lo riterranno opportuno, ad alleanze con partiti e movimenti politici di area" -
[...]

La Monarchia e il Fascismo - quinto capitolo - IV

L'ammirazione all'estero per Mussolini.

Prima di esaminare le discussioni svoltesi nelle due Camere sulle dichiarazioni di Mussolini, è bene riportare alcuni giudizi dei maggiori giornali stranieri. Il discorso ebbe una risonanza mondiale e dai commenti che seguono appare chiara l'ammirazione per il nuovo governo e, sopratutto, per la sua maniera forte.
Il Goulois: « Padrone in casa sua, tale è in sostanza la fiera e formidabile dichiarazione che il nuovo Presidente del Consiglio ha lasciato cadere dall'alto della sua tribuna sull'assemblea sbalordita. L'Italia è sotto il dominio di un uomo deciso ad assumere tutte le responsabilità. Se gli spiriti timorati si spaventano di questa innovazione, vi è molta gente che dirà: Dopo tutto questa è la salvezza ».
Il Matin: « L'on. Mussolini ha fatto ieri alla Camera italiana una dichiarazione di programma governativo quale di rado se ne sono viste nella storia. Vi è una nuova forma di parlamentarismo il quale non è sovrano, ma subordinato ai voti chiaramente espressi dalla popolazione, la politica estera dell'on. Mussolini ha raggiunto delle forme nette, schiette e precise. L'on. Mussolini vuole una intesa sul piede di eguaglianza in cui l'Italia sia oramai trattata come una Potenza del medesimo valore delle altre. Noi abbiamo troppo spesso fatto sentire questo linguaggio al Governo inglese per non approvarlo altamente, ora che è tenuto da una grande nazione amica, la quale ha ora ricuperato la sua disciplina ed il suo vigore politico ».
Il Daily Graphic, nel suo editoriale dice che i provvedimenti formulati dall'on. Mussolini nel suo discorso e che dovranno essere applicati immediatamente in Italia, sono penetrati di tanto spirito pratico e testimoniano una così rara qualità di chiaroveggenza che i loro effetti saranno risentiti al di là delle frontiere italiane. « La politica che l'on. Mussolini impone - continua il giornale - è in principio una ispirazione pel mondo. L'Italia è agli antipodi della Russia e non è dubbio quale dei due paesi sia più suscettibile di garantire la pace e la prosperità al suo popolo. Il Gabinetto inglese - conclude - può prendere lezioni in Italia».
Il Times, il grande quotidiano londinese che di solito non è mai troppo espansivo nei riguardi dell'Italia e non ci è mai stato amico, nel suo articolo di fondo dice che le dichiarazioni fatte dall'on. Mussolini all'apertura della Camera sono sul tono dei discorsi di Cromwell. « Nel suo discorso al Senato dice il giornale – l’on. Mussolini ha riconosciuto che il suo linguaggio alla Camera era stato duro, ma chiunque sia al corrente del funzionamento della Camera italiana, dalla formazione del primo Gabinetto Giolitti in poi può dire che un tale linguaggio fosse immeritato? L'elevazione del fascismo è la conseguenza naturale della degradazione progressiva del sistema rappresentativo a Roma. Mussolini - continua il Times - è un uomo che ha una abilità da maestro; il suo programma reca le impronte del suo carattere forte. Mussolini ha parlato saggiamente quando ha detto riguardo alle rivendicazioni turche: sin qui, ma non oltre ».
Irish Times di Dublino: « Mussolini dopo essere stato un agitatore socialista è, a suo tempo, un soldato, ora è il vero capo dello Stato Italiano, ha una illimitata energia accoppiata ad un accesissimo patriottismo e senso del dovere nazionale ».
Indreptarca di Bucarest - «Il capo dei fascisti ha una figura napoleonica, dominante; parla con calma, quasi senza gesticolare. La sua faccia immobile, le sue frasi brevi, misurate, chiare, entusiasmano la massa stanca dei verbosi discorsi dei rivoluzionari di professione ».
New York Herald - New York: « Una nuova Italia si è messa a lavorare, sotto la guida di un uomo i cui piedi sono ben piantati per terra, e la cui testa è ben piantata sulle spalle ».
Le Petit Journal - Parigi: « Per quel dono meraviglioso posseduto, dai grandi animatori di folle, il profeta del fascismo si è identificato con la terra e la storia del suo Paese. L'avvenire lo giudicherà, un avvenire forse prossimo. Ma il passato l'accetta, e questa sarà forse fra le più belle vittorie di quest'uomo sbalorditivo ».
New York Tribune - New York: « Egli si promette di vedere l'Italia purgata di tutte le impurità del comunismo, del socialismo, del nittismo e ritornare ancora vigorosamente patriottica e nazionalista nel vecchio senso garibaldino della parola ».
Gazete de Lausanne - Losanna: « Garantirà la tranquillità all'interno e la dignità all’estero ».
Journal de Genève: « Da Mussolini si aspettano delle grandi cose ed il Presidente del Consiglio italiano non domanda di meglio che di poter agire».

Anche il Berliner Tageblatt, secondo quanto riferisce il corrispondente da Berlino del Corriere della Sera, rileva il grido di Viva il Parlamento! lanciato dall'on.  ModigIiani ed aggiunge che «nessuno osò opporsi al discorso».

venerdì 18 ottobre 2013

Il programma 2013 del Circolo Rex

Il Presidente del benemerito Circolo Rex, Ingegnere Domenico Giglio, che ci onora della Sua amicizia, ci ha inviato il programma della prima parte del 66° ciclo di conferenze.



SALA UNO
nel cortile della Casa Salesiana
San Giovanni Bosco
con ingresso in Via Marsala 42
(vicino Stazione Termini)


PROGRAMMA DELLE RIUNIONI 2013


27 ottobre 2013 - Prof. Giuseppe PARLATO:

"Il 25 luglio, settanta anni dopo"


10 novembre 2013 - Conte Vincenzo Capasso Torre delle Pastene:

"Il mondo ed il pensiero europeo di Otto d'Asburgo


24 novembre 2013 - Dott.ssa Flora PANARITI:

"L'influenza delle donne sul governo di Roma antica"


1 dicembre 2013 - Prof. Francesco PERFETTI:

"La calda estate del 1943 dal 25 luglio al 8 settembre"



ORA INIZIO CONFERENZE: 10,45

Il Palazzo d'inverno del principe Eugenio Savoia apre al pubblico a Vienna

Gioiello barocco fino a 2007 sede del ministero delle Finanze


Vienna, 17 ott. (TMNews) - Il Palazzo d'inverno del principe Eugenio di Savoia (1663-1736) a Vienna apre oggi per la prima volta al pubblico i suoi sontuosi saloni barocchi in occasione del 350esimo anniversario della nascita dell'illustre committente che fu grande generale dell'esercito asburgico e squisito mecenate. Eretto fra il 1697 e il 1724 nel centro di Vienna, il Winterpalais, di cui lo stesso Eugenio fu committente, divenne una nuova dependance del Belvedere, sua residenza estiva. Tra i saloni di gala più noti ci sono il Salone azzurro, con il soffitto affrescato da Louis Dorigny, il Salone rosso, con dei ritratti in grandezza naturale degli imperatori asburgici Giuseppe I, Carlo VI e del principe Eugenio in sella al suo destriero preferito, il magnifico Gabinetto dorato, con i suoi specchi ed il suo prezioso soffitto, nonché il Salone dei dipinti delle battaglie.

"E' un omaggio al principe, il più bel regalo di compleanno che gli potessimo fare perché il palazzo era stato costruito per il pubblico, per gli invitati", ha commentato la direttrice del Belvedere, Agnes Husslein-Arco, nel corso di una conferenza stampa. Fino all'inizio dei restauri nel 2007 utilizzato dal ministero delle Finanze austriaco, il Palazzo di inverno è un autentico gioiello architettonico dell'epoca barocca. Gli arredamenti, rivisitati dai successivi proprietari, presentano una varietà di pezzi dell'epoca del principe Eugenio e di quella dell'imperatrice Maria Teresa (1717-1780) che acquisì l'edificio nel XVIIIesimo secolo.

Il Palazzo d'inverno esporrà gratuitamente al pubblico fino al 27 aprile 65 piezzi - dipinti, mobili, armi - di cui circa la metà della collezione del Belvedere. Il pezzo di maggior valore è la collana dell'Ordine del Toson d'oro appartenuta al principe. Successivamente i saloni di gala del Winterpalais saranno destinati ad un nuovo utilizzo ed ospiteranno mostre di storia e di arte contemporanea. (con fonte Afp)

giovedì 17 ottobre 2013

"Monarchico" barricato in casa, minaccia esplosione con il gas

Via Pizzardi: 'monarchico' barricato in casa, minaccia esplosione con il gas

Via Pizzardi: 'monarchico' barricato in casa, minaccia esplosione con il gas

Bologna. Via Pizzardi: 'monarchico' barricato in casa, minaccia esplosione con il gas

Una sorta di nostalgico, forse attivista di Forza Nuova, ha appeso una bandiera monarchica ed è chiuso in casa da alcune ore. Ha già gettato petardi e oggetti dalla finestra, si teme abbia anche un'arma


Forse esponente di Forza Nuova, sicuramente una sorta di nostalgico si è barricato nella sua casa in via Pizzardi minacciando di far esplodere il palazzo con il gas. Alla sua finestra ha appeso una bandiera monarchica.
Da quanto si apprende l'uomo è sulla cinquantina, ex avvocato, ed è già conosciuto per problemi psichici, si teme abbia anche un'arma. Sul posto, polizia, vigili del fuoco e municipale, con giubbotti antiproiettile. Nel palazzo anche un attivista di Forza Nuova accorso probabilmente per calmarlo.
Sotto al balcone è stato posizionato un materassino gonfiabile. L'uomo ha già gettato vari oggetti dalla finestra al grido di: "Viva il re!".
A dare l'allarme sono stati alcuni vicini, dopo che l'uomo aveva lanciato petardi dalla finestra. All'arrivo delle forze dell'ordine, ha gettato altri oggetti dalla stessa finestra, per poi barricarsi in casa. È in corso una trattativa con la polizia e con i genitori, mentre tutti i condomini del palazzo sono scesi in strada. Il palazzo è stato evacuato.



http://www.bolognatoday.it/cronaca/via-pizzardi-barricato-bandiera-monarchia-minacce-gas-forza-nuova.html

mercoledì 16 ottobre 2013

I Monarchici si interrogano sulla "Crisi della politica e questione istituzionale"

CONVEGNO DELL'UMI

Sabato prossimo all'Addaura Hotel un'assise dell'Unione monarchica con Michele Pivetti Gagliardi, Tommaso Romano ed Enzo Trantino



Sab, 19/10/2013 - 17:00 - 19:00  Addaura Hotel, Palermo
Immagine articolo - Il sito d'Italia



Monarchici a convegno il prossimo 19 ottobre. Sabato alle ore 17, infatti,  presso il Centro Congressi Addaura Hotel, si terrà un incontro dal tema "Crisi della politica e questione istituzionale" organizzato dal Coordinamento Provinciale dell'Unione monarchica italiana. All'incontro porterà il suo saluto Michele Pivetti Gagliardi, Commissario straordinario per la Regione Siciliana dell'UMI, e parteciperanno Tommaso Romano ed Enzo Trantino.

[...]


sabato 12 ottobre 2013

La Monarchia e il Fascismo - Quinto capitolo III

Il nuovo Ministero di Concentrazione e le minacce al Parlamento.

Il 16 novembre 1922, a meno di venti giorni dalla marcia su Roma, si aprono le Camere. Al Parlamento, sotto la presidenza di De Nicola, Mussolini, annuncia che S. M. il Re ha accettato, con decreto 31 ottobre, le dimissioni rassegnate dall'on. Luigi Facta e dei suoi colleghi e che contemporaneamente gli ha dato incarico di costituire il nuovo Ministero (1).
Avuta la parola, Mussolini legge il suo discorso programma del quale riportiamo i brani più salienti:

MUSSOLINI (1): - segni di vivissima attenzione « Signori, quello che io compio oggi in questa Aula è un atto di formale deferenza verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato di speciale riconoscenza.
«Da molti anzi da troppi anni, le crisi di Governo erano poste e risolte dalla Camera attraverso più o meno tortuose manovre ed agguati, tanto che una crisi veniva regolarmente qualificata come un assalto ed il Ministero rappresentato da una traballante diligenza postale.
«Ora è accaduto per la seconda volta, nel breve volgere di un decennio, che il popolo italiano - nella sua parte migliore - ha scavalcato un Ministero e si è dato un Governo al di fuori, al di sopra e contro ogni designazione del Parlamento.
«Il decennio di cui vi parlo sta fra il maggio del 1915 e l'ottobre del 1922.
«Lascio ai melanconici zelatori del supercostituzionalismo il compito di dissertare più o meno lamentosamente su ciò. Io affermo che Ia rivoluzione ha i suoi diritti. Aggiungo, perché ognuno lo sappia, che io sono qui per difendere e potenziare al massimo grado la rivoluzione delle camicie nere inserendola intimamente come forza di sviluppo, di progresso e di equilibrio nella storia della Nazione. (vivi applausi a destra.
«Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non vi abbandona dopo la vittoria. Con 300 mila giovani armati di tutto punto. decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il fascismo. (approvazioni a destra).
Potevo fare di quest'Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli... ( vivi applausi a destra. Rumori. Commenti).

MODIGLIANI: «Viva il Parlamento»! (Rumori e apostrofi da destra. Applausi all'estrema sinistra).

MUSSOLINI:... «potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.
«Ho costituito un Governo di coalizione e non già con l'intento di avere una maggioranza parlamentare

della quale posso oggi fare benissimo a meno (Applausi all'estrema destra ed all'estrema sinistra. Commenti) ma per raccogliere in aiuto della Nazione boccheggiante quanti, al di sopra delle sfumature dei partiti, la stessa Nazione vogliono salvare ».

All'accenno di un caldo omaggio al Sovrano ministri e moltissimi deputati sorgono in piedi ed applaudono vivamente e lungamente - grida di Viva il Re!
Il discorso continua passando in esame la situazione politica interna, la situazione finanziaria e quella internazionale e dopo avere chiesto i pieni poteri per il riordinamento del sistema tributario e della pubblica amministrazione, conclude:

«Così Iddio mi assista nel condurre a termine vittorioso la mia ardua fatica». (Vivissimi applausi a destra e su altri banchi. Commenti prolungati. Molti deputati si recano a congratularsi con l'on. Presidente del Consiglio).
Al termine della seduta, Mussolini ed i nuovi Ministri si presentano al Senato del Regno, dove «sono accolti al loro ingresso nell'aula da vivi e prolungati applausi dei senatori che si alzano in piedi. Anche le tribune applaudono. Il Presidente del Consiglio fa ripetuti cenni di ringraziamento indicando alla sua destra ed alla sua sinistra i ministri della guerra e della marina (1).

In detta seduta viene data subito lettura della nomina dei nuovi senatori fra i quali figurano Filippo Crispolti, esponente di destra del partito popolare e Giuseppe Volpi. La nomina era stata fatta con Decreto in data 16 ottobre 1922 a firma dell'on. Facta ma in seguito ripresentata e « proposta » da Mussolini. Nessuna obbiezione da parte del Partito Popolare per la nomina di un suo esponente a senatore, anzi viva approvazione. Così come vi era stata approvazione per la partecipazione al Governo fascista di sei esponenti: On. Milani, Gronchi, Tangorra, Cavazzoni, Merlin, Vassallo.
Il discorso ripetuto da Mussolini in Senato è fatto precedere da questa dichiarazione:
«Signori Senatori, tutta la prima parte delle dichiarazioni che poco fa ho letto alla Camera dei Deputati, non riguardano minimamente il Senato. (bene) Non devo usare, nei confronti del Senato, il linguaggio necessariamente duro che ho dovuto tenere nel confronto dei signori deputati. (Applausi vivissimi e prolungati, dei senatori, ai quali si uniscono le tribune). «... Ripeto, che la prima parte del discorso è diretta solo alla Camera dei Deputati». (vive approvazioni, si ride).
«Credo anche di interpretare il pensiero di tutta questa assemblea e certamente della maggioranza del popolo italiano tributando un caldo omaggio al Sovrano il quale si è rifiutato ai tentativi inutilmente reazionari dell'ultima ora, ha evitato la guerra civile e permesso di immettere nelle stanche arterie dello Stato parlamentare la nuova impetuosa corrente fascista uscita dalla guerra ed esaltata dalla vittoria ». (Vivissimi e prolungati applausi: i senatori in piedi gridano ripetutamente: Viva il Re! A questo grido si associano le tribune).
Mussolini passa alla lettura del discorso già letto alla Camera ed alla fine è salutato da una interminabile ovazione dei senatori in piedi e dalle tribune. Grandi congratulazioni; quando esce dall'aula viene di nuovo ripetutamente applaudito.

(1)        Il Ministero di Concentrazione Nazionale è così composto:

Ministri:       
Presidenza, Interni e interim degli Affari Esteri - Benito Mussolini



Colonie, Luigi Federzoni (n)
Giustizia, Aldo Oviglio (f)
Finanze, Alberto De Stefani (f)

Tesoro, Vincenzo Tangorra (p.p.)

Guerra, Armando Diaz
Marina, Thaon di Revel
Istruzione, Giovanni Gentile (1)

Lavori Pubblici, Gabriello Car. nazza (1)

Agricoltura, G. De Capitani d'Arzago (1)

Lavoro e Prev. Soc., Stefano Cavazzoni (p.p.)

Poste e Telegrafi, G.A. Colonna di Cesarò (d.s.)

Terre Liberate, Giovanni Giuriati (f)

Ass. Militare e pensioni di guerra
Marina Mercantile
Antichità e Belle Arti


Sottosegretari:
Interni. Aldo Finzi: - 
Pres. Consiglio, Giacomo Acerbo
Esteri, Ernesto Vassallo


Giovanni Marchi (2)

Fulvio Milani (p.p.)
Pietro Lissa (1)
Alfredo Rocco (n)
Carlo Bonardi (d.s.)
Dario Lupi (f)
Alessandro Sardi (f)
Ottavio Corgini (f)

Giovanni Gronchi (p.p.)

Silvio Gay (f)

Michele Terzaghi (f)

Umberto Merlin (p.p.)

C.M. De Vecchi if)
Costanzo Ciano (f)
Luigi Siciliani (n)


        (2)  1, Atti parlamentari, C. D., Sessione 1921-23, vol. 9.

Re Umberto II per il disastro del Vajont

Sua Maestà Umberto II 

fa sapere che il Suo  cuore addolorato dall'immane sciagura che si è abbattuta sulle popolazioni del Piave e del Vajont, è vicino a tutti coloro che sono stati colpiti negli affetti più cari. 

Belluno, 12 ottobre 1963.

S.A.R. la principessa Maria Beatrice prega sul luogo del disastro, inviata dal Re suo padre Umberto II

venerdì 11 ottobre 2013

Nuovo aggiornamento del sito dedicato a Re Umberto II

Al sito di Re Umberto II sono stati aggiunti i proclami di Re Vittorio durante la parte più brutta della II Guerra Mondiale. 
Sono i proclami che chiamavano gli Italiani a stringersi attorno alle Istituzioni che avevano fatto nascere l'Italia perché questa non morisse sotto il tacco degli eserciti stranieri che si combattevano sul suolo della nostra Patria.

"...il vostro Re è oggi, come ieri, come sempre con voi, indissolubilmente legato al destino della nostra Patria immortale."

Il nostro Re è in esilio anche da morto dopo quasi 70 anni e i suoi destini sono simbolici di un Italia che non risorge.

domenica 6 ottobre 2013

La Monarchia e il Fascismo - quinto capitolo - II

Carlo Sforza
Sforza a Mussolini: «Se il vostro Governo fosse breve, significherebbe un disastro».

Da Parigi l'ambasciatore Carlo Sforza telegrafa le sue dimissioni, prima ancora di avere conosciuto le direttive del governo in materia di politica estera e «formula per il nuovo governo i voti più cordiali». Dopo le dimissioni si fa intervistare da un giornalista italiano al quale fra l'altro dice: «Ho la massima ammirazione per il nuovo capo di Governo che è un uomo leale che ragiona ed agisce con la sensibilità della realtà. Sono sicuro che il suo sarà un governo forte e che durerà a lungo. Gli auguro sinceramente che duri il più a lungo possibile. Sorretto da questo governo forte avrei potuto svolgere anche meglio la mia missione a Parigi lavorando alla diretta intesa fra la Francia e l'Italia nel senso di trattarci con schietta parità».
Egli ha l'aria di dire, anzi lo dice chiaramente, che pur dimesso da ambasciatore sarebbe pronto a collaborare col nuovo governo. Infatti in una lettera a Mussolini, dopo avergli espressi i soliti auguri di «vita lunga e felice, perché se fosse breve significherebbe un disastro», così continua: «Ma se la mia decisione è immutabile, è anche certo che io sento oggi il profondo dovere di dimostrare che non solo non vi è opposizione nell'animo mio, ma che desidero anzi cooperare in quel modo che potrei, senza sentirmene diminuito. Da ciò la mia dichiarazione di essere pronto a rimanere al mio posto sino al giungere del nuovo Ambasciatore, ed anche - ove ci intendessimo sulle direttive - di essere pronto ad accettare la rappresentanza dell'Italia nella conferenza del vicino Oriente, se V.E. lo desiderasse, e conservando in ogni modo sino alla fine della conferenza la direzione dell'Ambasciata». E' chiaro il piano dello Sforza: si dimette da Ambasciatore ma pone la sua candidatura a ministro degli esteri. Mussolini lo chiama a Roma ed accetta le sue dimissioni.
Come tanti altri, come tutti i fondatori della repubblica accuserà un giorno il Sovrano di avere voluto e creato il fascismo, di avere chiamato Mussolini al governo: quel Mussolini del quale egli aveva la massima ammirazione e fiducia.
Il Corriere della Sera, di cui i fascisti avevano impedito l'uscita il 29 ottobre, riprende dopo un giorno di sospensione le pubblicazioni: «Usciamo pertanto, ma per assolvere solo il compito dell'informazione, non quello del giudizio sui fatti, che intendiamo riprendere solo quando il nuovo governo abbia la volontà prima e l'autorità e la forza poi, di restituire alla stampa i suoi diritti e di mettere questi diritti al riparo da ogni pericolo di arbitrio e di violenze».
Mussolini telegrafa ai Prefetti: «Lo stillicidio domenicale delle risse e dei conflitti con morti e feriti", stillicidio che insanguina e disonora la Nazione, deve assolutamente cessare ». E a De Nicola che gli richiama la difficoltà di circolazione dei deputati, risponde: «Il mio fermo proposito è di restaurare il diritto di libera circolazione per tutti i cittadini, deputati, avversari compresi». Al senatore Barzilai che invoca la restaurazione della libertà di critica telegrafa: «Intendo salvaguardare la libertà di stampa, purché la stampa sia degna della libertà. La libertà non è soltanto un diritto, è anche un dovere». Ed il Corriere della Sera dopo avere constatato che «nel corso di pochi giorni il governo ha acquistato diritto ad una benevola attesa» aggiunge che «la più leale collaborazione è dunque giustificabile».
La commemorazione della Vittoria assume una intonazione di commossa rievocazione delle glorie nazionali: è una vera apoteosi dei combattenti e dei mutilati; tutta Italia è imbandierata ed il 4 novembre è dichiarato festa nazionale. A Firenze si acclama a Cadorna. Mussolini lancia un proclama al Paese nel quale è detto fra l'altro: «Il Governo intende governare e governerà!» A Roma la popolazione sosta in piazza dell'Esedra per la funzione di Santa Maria degli Angeli. A piazza Venezia all'apparire del Re, solo, tutti si inginocchiano davanti al Milite Ignoto mentre suonano a distesa le campane del Campidoglio. A sera il Re è chiamato dalla folla al balcone del Quirinale ed è acclamato ancora.

La dimostrazione assume l'impeto del delirio. Il Re deve aver visto quel giorno nel fascismo l'espressione evidente e clamorosa della volontà popolare e sopratutto la realizzazione delle idealità nazionali e la restaurazione dello Stato.

sabato 5 ottobre 2013

VOGLIA DI MONARCHIA



Anche la Corona inglese entrerebbe in crisi senza la favola dei Principi Azzurri, con William giovane e bel militare in congedo e Kate mamma radiosa che, nel più chic e naturale dei modi, ha partorito l’erede dell’erede dell’erede che la folla ha promosso erede tout court, incoronando per acclamazione Kate, futura regina borghese. Del resto è così anche nelle altre monarchie d’Europa: non hanno sangue blu Charlene (già sul trono del principato di Monaco), Mary in Danimarca, Daniel che ha sposato Victoria di Svezia e ancora Maxima in Olanda, Mette in Novergia, Letizia in Spagna… L’unica eccezione nobile è Mathilde in Belgio.
Nell'Europa democratica, la Monarchia non è più fatta di politica e neppure è dominata dai demoni dinastici di lady Macbeth, ma dal sentimento popolare che trasforma le cerimonie, i protocolli e le etichette in irrazionale gioia di massa, meglio di un concerto dei Rolling Stones.
La ‘mossa del cavallo’ delle Maestà è il carisma democratico, sopratutto delle donne. Non contano più il portamento, l’ intonazione della voce, l’ impalpabilità, la distanza e il pallore aristocratico. La monarchia si rigenera attraverso le virtù borghesi di donne moderne ma seducenti, madri e mogli ma sensibili ai turbamenti del desiderio, non l’ eroina romantica tutta passione che perdeva se stessa accanto ai grandi dittatori del Novecento, al duce, al führer, al piccolo padre, al grande timoniere, all’ imperatore, domatori domati e persino dominati da giovani e ardenti innamorate, ma un vero, riconoscibile marchio di simpatia popolare come la mela di Apple, come lo Swoosh della Nike, come la parola Coca-cola.
Nella gioia popolare per l’abdicazione di Alberto e Paola del Belgio c’è la legittimazione di massa del gesto più nobile che è il mettersi da parte – altro che rottamazione – perché la continuità del bosco dipende dal taglio degli alberi o troppo ingombranti o estenuati. Abbandonando il trono, il re si conferma re come mai era stato.
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giovedì 3 ottobre 2013

Eugenio di Savoia-Carignano - Un artefice del Risorgimento Italiano

Recensione dell'Ingegnere Domenico Giglio

"Perché un personaggio di tale statura, che tanto ha influito sugli eventi che hanno contraddistinto uno dei periodi più importanti, significativi e complessi della storia d'Italia,ha trovato così poco riscontro presso gli storici tanto da essere quasi dimenticato?" Questa è la domanda sulla quarta di copertina dei libro del generale Mauro Ferranti intitolato "Eugenio di Savoia - Carignano - Un artefice dei Risorgimento ltaliano", stampato dalla «Umberto Soletti Editore"a marzo 2013 ed uscito in questi giorni.

La domanda ha una facile risposta: in una Italia che dopo il 1946 ha cercato in tutti i modi di cancellare qualsiasi memoria della Monarchia Unitaria, che ignora Carlo Alberto, che ha dimenticato Vittorio Emanuele II, protagonista del Risorgimento eliminando in molte città il suo nome dalle strade, e solo con il 150° del Regno d'Italia pudicamente definito dell'Unità d'Italia, ha avuto un risveglio di interesse nei suoi confronti ed un riconoscimento ufficiale con l'omaggio da parte dell'attuale Capo dello Stato, alla tomba del gran Re al Pantheon, cosa poteva interessare la figura di questo Principe cadetto di un ramo che non era erede della Corona e che non aveva partecipato fisicamente alle nostre guerre d'indipendenza, proprio perché delegato ad esercitare il potere regio, mentre Carlo Alberto nel 1848-1849 e Vittorio Emanuele II nel 1859-1860 erano al fronte quale loro Luogotenente Generale, ruolo ritenuto erroneamente di scarso rilievo ed importanza.

A questa mancanza d'interesse per non definirla con il suo vero nome di voluta "ignoranza", ha posto un punto fermo il Ferranti con un testo documentassimo e completo, ricco di note e con le biografie di tutte le personalità citate, che partendo dalla origine di questo ramo cadetto Savoia Carignano Villafranca dei ramo Savoia - Carignano, ne traccia la storia dal 1752 al 1816, data di nascita di Eugenio Emanuele, di cui segue passo per passo la sua vita che ha una svolta decisiva quando con l'estinzione alla morte di Carlo Felice nel 1831, del ramo primogenito di Casa Savoia che aveva ininterrottamente regnato per ottocento anni, sale al trono Carlo Alberto di Savoia Carignano. A questo punto infatti, non avendo Carlo Alberto fratelli ed essendo bambini i figli Vittorio Emanuele (n. 1820 ) e Ferdinando (n.1822), questo giovane Eugenio già di 15 anni rappresenta un rafforzamento della nuova dinastia e saggiamente il Re ne curò l'educazione, raccogliendone i frutti nel 1848 dandogli il prestigioso ma non facile incarico di Suo Luogotenente, che il Principe Eugenio, ormai trentaduenne seppe assolvere con saggezza e dignità,doti che lo accompagnarono in tutta la sua per l'epoca, lunga vita, venendo a mancare nel 1888 a settantadue anni.

Prima di questa esperienza politica e statuale il giovane Principe militare come nella tradizione storica dei Savoia aveva però scelto la vita marinara nella Regia Marina Sarda che grazie all'opera dei Des Geneys, si stava consolidando ed affermando nel Mediterraneo contro i pirati barbareschi ed anche nell'Atlantico con importanti crociere per tutelare gli interessi materiali e morali degli emigrati dei Regno Sardo ed in una di queste crociere Eugenio di Savoia si trattenne qualche tempo in Brasile, accolto con tutti gli onori dall'imperatore Don Pedro II, della casa di Braganza, ed ammirato dalla figlia, principessa Januaria, erede del trono, tanto che si erano imbastiti progetti matrimoniali tra le due Case Reali, tramontati per un insieme di fattori ampiamente descritti nel testo ricco, come già detto, di documenti originali, pubblicati nel loro testo integrale, molti dei quali provenienti da legati testamentari dei Re Umberto II.

La carriera militare del Principe raggiunge il suo culmine il 16 luglio 1844 quando assume il comando della Marina Sarda, dopo altri importanti traguardi quale il 28 aprile 1834 il suo riconoscimento di Principe del Sangue, e la concessione nel 1836 del Collare della Santissima Annunziata. Tornando alla prima Luogotenenza del Re Carlo Alberto, spetta ad Eugenio di inaugurare l'8 maggio 1848 il nuovo Parlamento Subalpino, pronunciando il primo "Discorso della Corona", in nome di Carlo Alberto, che esule ad Oporto, un anno dopo, il 30 giugno 1849, riceve la visita di Eugenio, inviato dal nuovo Re e da tutta la famiglia e successivamente è sempre Eugenio a riportarne in Patria le spoglie mortali sulla Regia Nave "Monzambano" sbarcando a Genova il 4 ottobre 1849.

Comincia così il decennio 1849 - 1859 dove il Principe Eugenio continua ad assolvere numerosi incarichi di rappresentanza, conferitigli da Vittorio Emanuele specie dopo il 1855, quando con la prematura scomparsa del fratello dei Re, il Duca di Genova, Ferclinando, rimane l'unico principe maggiorenne di Casa Savoia. Oltre a questi incarichi il Principe Eugenio continua a seguire le vicende politiche del Regno, intrattenendo una frequente corrispondenza con il conte di Cavour, che, a sua volta, è sempre sollecito e deferente nelle sue risposte. Si giunge così al 1859 ed alla seconda guerra d'indipendenza e Vittorio Emanuele II nomina il suo "Caro Fratello", Luogotenente Generale, prima di assumere il comando supremo dell'esercito e partire per il fronte. A questa Luogotenenza, dopo l'armistizio di Villafranca seguono incarichi sempre più delicati, quando liberatisi i popoli dei Ducati, dell'Emilia Romagna e della Toscana che vorrebbero subito unirsi al Regno di Sardegna, bisogna prendere tempo questa unione, evitando il rientro dei sovrani spodestati con le baionette straniere o la creazione di quel Regno dell'Italia Centrale che sarebbe stato per evitare reazioni austro-francesi e provvedere gradualmente al gradimento napoleonico. Così si giunge alla Luogotenenza del Re in Toscana con Decreto dei 23 marzo 1860, dopo il plebiscito per l'adesione al Regno di Vittorio Emanuele, i cui risultati positivi (366.571 voti per l'unione, 14.925 per un regno separato e 4649, nulli) erano stati portati a Torino dal Barone Bettino Ricasoli, accolto solennemente dal Re, con vicini Cavour ed il Principe di Carignano. Le vicende si fanno sempre più complesse: Garibaldi sbarca in Sicilia e poi nel continente dirigendosi verso Napoli. Vittorio Emanuele deve prendere il comando delle truppe che liberate Umbria e Marche dal governo pontificio si apprestano ad entrare nel territorio delle Due Sicilie per cui nomina nuovamente Suo Luogotenente il Principe Eugenio che lascia Firenze il 2 ottobre 1860 per tornare a Torino. Vicende ed eventi anche successivi che il Ferranti inserisce in una vera e propria storia del Risorgimento e dell'Unità rendendo il libro di estremo interesse storico a prescindere dalla figura dei Principe Eugenio.

Il 26 ottobre avviene l'incontro di Teano tra il Re e Garibaldi che lo saluta "Re d'Italia" ed il 7 novembre Vittorio Emanuele entra a Napoli e si trattiene nelle provincie meridionali fino alla fine del 1860 e conscio del problema di non lasciare Napoli, già capitale di regno senza una adeguata rappresentanza nomina il 3 gennaio 1861 il Principe Eugenio Luogotente Generale delle Province Meridionali, con ampi poteri, ed Eugenio si affretta a raggiungere Napoli, accompagnato da Costantino Nigra abile diplomatico, che tanta parte positiva aveva avuto nelle vicende del Risorgimento sempre a stretto contatto con Cavour di cui era uno dei migliori collaboratori. L’incarico questa volta è ancora più difficile e delicato dei precedenti, durante i quali Eugenio aveva dovuto egualmente prendersi numerosi e notevoli responsabilità, ma l'esperienza maturata e le doti di carattere, di cui abbiamo già detto, fanno superare anche momenti difficili quale il rapporto tra Luogotenente e Cialdini che comandava le truppe che assediavano Gaeta. La Luogotenenza termina alla fine di maggio ed Eugenio ritorna a Torino dove rimarrà fino al 1866 quando in occasione della terza guerra d'indipendenza deve recarsi nella nuova capitale Firenze, essendo stato nominato da Vittorio Emanuele suo Luogotenente, partendo il Re con l'esercito, insieme con i due figli Umberto ed Amedeo, ormai maggiorenni, che entrambi sì comportarono valorosamente, Umberto nel famoso quadrato di Villafranca, ed Amedeo addirittura ferito, sia pure lievemente. Gli anni dal 1861 al 1866 non furono privi di eventi importanti e significativi dalla prima esposizione italiana d'arte e macchine per l'agricoltura tenuta a Firenze e di cui il Principe era stato promotore e presidente onorario, al viaggio ufficiale nel 1862 a Parigi e Londra, avendo incontri con Napoleone III, con la regina Vittoria e con importanti membri dei Governo inglese ed alla Presidenza della "Commissione permanente per la difesa generale dello Stato" e del "Consorzio Nazionale per l'estinzione del Debito Pubblico" alla cui raccolta di fondi contribuì personalmente con un milione Vittorio Emanuele, a dimostrazione della fiducia riposta dal Re nel suo cugino e testimonianza dei clima di affetto che regnava nella famiglia reale. Infatti ad Eugenio era stato anche affidato il compito di protutore dei figli dei Duca di Genova Margherita e Tommaso, compito assolto con il consueto zelo particolarmente nei confronti del giovane Tommaso che seguirà la vocazione marinara dello Zio, compiendo tutta la sua carriera militare nei ranghi della Regia Marina .
In questo periodo il 25 novembre 1863 il Principe Eugenio a 47 anni si sposa con una ragazza della piccola borghesia Felicita Crosio, molto più giovane. Matrimonio senza dubbio felice e ricco di figli ma che rimane morganatico in quanto Vittorio Emanuele secondo le precise regole di Casa Savoia, è molto rigido nelle questioni matrimoniali dei Principi Reali, per cui non dà il suo assenso, malgrado l'affetto per il cugino ma fortunatamente, i rapporti rimangono più che buoni e proprio nello stesso periodo essendo nato un figlio alla Regina dei Portogallo, Maria Pia di Savoia, il Re incarica Eugenio di recarsi a Lisbona con la flotta per congratularsi con la figlia, e di questa missione fa pure parte Amedeo, Duca d'Aosta fratello della Regina. Altra missione dopo la Luogotenenza dei 1866, è l'invio dei Principe Eugenio a Napoli per alcuni mesi nel 1867 per far sentire nuovamente ai napoletani la sollecitudine della nuova dinastia nei loro confronti, sollecitudine che ebbe poi il suo culmine con la residenza a Napoli dei Principe Ereditario Umberto con Margherita nel 1869 e la nascita, l'11 novembre dello stesso anno, del loro figlio,al quale fu messo il nome di Vittorio Emanuele in onore del Nonno, ed il titolo di "Principe di Napoli” .
Torino dopo il sofferto trasferimento della Capitale a Firenze e successivamente a Roma, con il Re e la corte trova nella presenza dei principe Eugenio, ritornato a risiedervi, un motivo di soddisfazione ed Eugenio, anche per motivi di salute riduce le sue assenze se non per motivi gravi come la morte di Vittorio Emanuele II, ed il suo imponente funerale, che Edmondo De Amicis ricordò così nel libro "Cuore": "... Il feretro di Vittorio Emanuele II portato dai corazzieri passò, e allora ottanta veli neri caddero, cento medaglie urtarono contro la cassa e quello strepito sonoro e confuso, che rimescolò il sangue di tutti, fu come il suono di mille voci umane che dicessero tutte insieme: Addio buon Re, prode Re leale Re! Tu vivrai nel cuore del tuo popolo finché risplenderà il sole sopra l'Italia".
Anche per Eugenio si avvicinava la fine ma la sua vecchiaia era allietata dai numerosi figli e dal rispetto affettuoso dei nuovi giovani Sovrani per il vecchio Zio, il “barba” nomignolo affettuoso che in Piemonte si dà normalmente allo zio, che si ricorda di loro in ogni occasione e ricorrenza da vero "pater familiae", ed Umberto I con le R.R. Lettere Patenti del 14 settembre 1888 convalida il matrimonio morganatico del Principe e conferisce alla moglie ed ai figli il titolo di "Conti di Villafranca Soissons” recandosi con tutta la famiglia reale a dargli la notizia nel Castello di Stupinigi "...dove Eugenio villeggia con la famiglia...". E Ferranti a proposito dei titolo comitale concesso scrive U... che il nome Soissons porta con sé ricordi tra i felici e dignitosi nella storia di Casa Savoia e che, averlo dato alla famiglia dei Principe di Carignano, è da considerare come un alto riconoscimento della statura di Eugenio come uomo politico e della sua grandezza come principe e come uomo", parole che sono il miglior suggello della vita di questo Principe che sarebbe mancato di lì a poco il 15 dicembre dello stesso anno ed i cui solenni funerali furono indetti per il successivo 18 dicembre nel Tempio della Gran Madre di Dio, a spese della Real Casa, che nobilmente volle assumersi questo onere, esentandone il Governo che pure aveva deliberato essere i funerali a spese dello Stato.

Domenico Giglio