NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

mercoledì 21 ottobre 2015

La Monarchia e il fascismo - XII capitolo - V

Il ricorso Selvaggi e il colpo di Stato dì De Gasperi che si sostituisce al Re

Sulla faccenda del quorum si accendono le dispute fuori e dentro la Corte di Cassazione. L'on. Enzo Selvaggi presenta un ricorso nel quale è denunciato il trucco ed il presidente dell'Unione Monarchica Italiana on. Tullio Benedetti indirizza una lettera al Capo della Commissione Alleata, ammiraglio Stone, chiedendo una «verifica di tutto il materiale elettorale accentrato presso la Suprema Corte di Cassazione ».

Mentre il Re è ancora in Italia i Consiglieri di Cassazione ostili al ricorso sono in minoranza, ma il governo tenta il colpo definitivo: in seguito al computo delle addizionatrici, ritenuta la Repubblica in prevalenza e la Monarchia soccombente, viene organizzato un corteo nel quale la massa delle folle oceaniche, precettata dai nuovi padroni dimostra in silenzio e con atteggiamento quasi funebre la sua scarsa convinzione circa le capacità del nuovo regime a risolvere i problemi che incombono; dimostrazione che però ha, nell'intenzione del Governo, soltanto un significato intimidatorio. La minaccia interna, la complice indifferenza degli Alleati e la pressione di Tito alla frontiera sono le formidabili pedine del Governo. Questo organizza dimostrazioni contro la Monarchia ma impedisce quelle a favore, o le fa disperdere dalla celere, allora composta esclusivamente di elementi comunisti. E nella notte sul 13 il Consiglio dei Ministri approva un ordine del giorno in cui si afferma che «l'esercizio delle funzioni di Capo dello Stato spetta ope legis al presidente del Consiglio». De Gasperi si presta alla manovra e compie il colpo di Stato sostituendosi al Re. Umberto è oramai isolato, non ha modo di difendersi, il virus del panico ha invaso persino i più eletti. Anche l'ammiraglio De Courten si trincera dietro l'espediente di essere egli un ministro tecnico, come se la tecnica impedisse all'uomo di avere una fede, e dei doveri verso il suo Re; nemmeno lo difende il liberale Corbino. Solo Cattani ha scatti di nobile e coraggiosa protesta. L'on. Romita, ministro dell'Interno e gran manipolatore dei risultati del referendum, non solo faceva sequestrare nelle tipografie manifesti ed opuscoli di propaganda monarchica, ma fece arrestare alcuni firmatari dei ricorsi alla Cassazione. Il Cattani dovette intervenire in Consiglio dei Ministri a protestare contro simili soprusi chiedendo l'immediata liberazione degli arrestati.

La Monarchia italiana, la secolare Monarchia, simbolo dell'Unità e dell' Indipendenza nazionale, è battuta da un gruppo di faziosi, alcuni con cittadinanza straniera, quasi tutti asserviti ad interessi stranieri. E' battuta per il tramite di un Presidente del Consiglio che forse gioisce della compiuta vendetta per la distruzione dell'Impero asburgico di cui fu fedelissimo servitore, interprete del pensiero di quel Partito Popolare Trentino che faceva credere ai fedeli essere il Papa in catene a dormire sulla paglia (1).

Qualcuno di essi, i più turbolenti, quelli che pensano di fare una rivoluzione ogni otto giorni ed incitano continuamente le masse ingenue alle rivolte incomposte, vorrebbero impossessarsi della persona del Sovrano. Trapelata la notizia i monarchici sono subito in fermento e si improvvisa un piano per l'arresto degli elementi più facinorosi del Governo. Questi impauriti non escono dal Viminale dove si trattengono persino di notte. Come durante la resistenza si erano nascosti nei conventi travestiti da preti, ora pensano di asserragliarsi nel fortilizio del Ministero, protetti da ex militi fascisti trasformati in guardie rosse. Contemporaneamente fanno scatenare sulla loro stampa - sistema che non comporta rischio alcuno alle persone - una campagna di denigrazione e  di minacce con un linguaggio in cui vengono oltrepassati i limiti della dignità e del decoro. Vi eccellono, come al solito, la Voce repubblicana, dove primeggia in volgarità il Pacciardi, l'Avanti e l’Unità.

Intanto l'Italia è nuovamente sulla soglia della guerra civile. Umberto per evitare tanta sciagura parte in volontario esilio non senza avere prima denunciato agli italiani la prevaricazione rivoluzionaria del Governo.

E' bene pertanto rammentare questo proclama, atto di accusa ai mistificatori del 2 giugno, documento di alta saggezza politica e umana, espressione di caldo e sincero patriottismo di un Re generoso:

Italiani!
Nell'assumere la Luogotenenza Generale del Regno prima e la Corona poi, io dichiarai che mi sarei inchinato al voto del popolo, liberamente espresso, sulla forma istituzionale dello Stato. E uguale affermazione ho fatto subito dopo il 2 giugno, sicuro che tutti avrebbero atteso le decisioni della Corte Suprema di Cassazione, alla quale la legge ha affidato il controllo e la proclamazione dei risultati definitivi del referendum.

Di fronte alla comunicazione di dati provvisori e parziali fatta dalla Corte Suprema; di fronte alla sua riserva di pronunciare entro il 18 giungo il giudizio sui reclami e di far conoscere il numero dei votanti e dei voti nulli; di fronte alla questione sollevata e non risoluta sul modo di calcolare la maggioranza, io, ancora ieri, ho ripetuto che era mio diritto e dovere di Re attendere che la Corte di Cassazione facesse conoscere se la forma istituzionale repubblicana avesse raggiunto la maggioranza voluta.
Improvvisamente questa notte, in spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della Magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza.
Italiani!Mentre il Paese, da poco uscito da una tragica guerra, vede le sue frontiere minacciate e la sua stessa unità in pericolo, io credo mio dovere fare quanto sta ancora in me perché altro dolore e altre lacrime siano risparmiate al popolo che ha già tanto sofferto. Confido che la Magistratura, le cui tradizioni di indipendenza e di libertà sono una delle glorie d'Italia, potrà dire la sua libera parola; ma, non volendo opporre la forza al sopruso, né rendermi complice dell'illegalità che il Governo ha commesso, lascio il suolo del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi dolori. Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria, sento il dovere, come Italiano e come Re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è compiuta; protesta nel nome della Corona e di tutto il popolo, entro e fuori i confini, che aveva il diritto di vedere il suo destino deciso nel rispetto della legge e in modo che venisse dissipato ogni dubbio e ogni sospetto.
A tutti coloro che ancora conservano fedeltà alla Monarchia, a tutti coloro il cui animo si ribella all'ingiustizia, io ricordo il mio esempio, e rivolgo l'esortazione a voler evitare l'acuirsi di dissensi che minaccerebbero l'unità del Paese, frutto della fede e del sacrificio dei nostri padri, e potrebbero rendere più gravi le condizioni del trattato di pace.
Con animo colmo di dolore, ma con la serena coscienza di aver compiuto ogni sforzo per adempiere ai miei doveri, io lascio la mia terra. Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove. Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d'Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani.
Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli.
Viva l'Italia!                                                                                Umberto
Roma, 13 giugno 1946.


(1) Maggio 1951: in occasione del matrimonio di Otto d'Asburgo il P.P.T.T. (Partito Popolare Trentino Tirolese) il vecchio partito di De Gasperi, inviava al pretendente al trono d'Austria gli auguri di un felice e prossimo ritorno!


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