Computo dei voti secondo la tesi del Governo:
Repubblica voti . . . 12.717.923
Monarchia voti ....10.719.28,1
23.437.207
Computo dei voti secondo la legge:
Repubblica voti 12.717.923
Monarchia voti . . . 10.719.284
Voti nulli 1.498.156
24.935.363
Col computo fatto secondo la legge, invece dei due milioni
di maggioranza, la
Repubblica non può contare che sopra una maggioranza ben
meschina: poco più di 250 mila voti!
Dal conteggio, seguente si ha poi la rivelazione uscita
dalle due votazioni - Forma istituzionale e costituente - e cioè che la Repubblica è nata a carattere
schiettamente social-comunista:
Voti riportati dalla Repubblica... 12.717.923
» dai Social-comunisti ... 9.117.703
Questi 3 milioni e mezzo di voti vanno suddivisi fra
liberali democrazia cristiana e qualunquisti. La stragrande maggioranza dei
voti alla Repubblica dunque, è data dai social-comunisti, poiché di questi solo
una minima parte ha votato per la
Monarchia.
Ma più evidente ancora appare l'imbroglio elettorale se si
seguono le ricerche, i recenti studi ed i calcoli fatti da specialisti in
materia, che ci permettono alcune conclusioni:
1) Dai dati dell'Istituto Centrale dì Statistica si desume
che la popolazione italiana residente valevole agli effetti elettorali è, al 31
dicembre 1945, di 43 milioni escluse le province di Bolzano e la Venezia Giulia.
2) Poiché dalle stesse statistiche si rileva che i cittadini
di età maggiore di anni 21 - cioè aventi diritto a voto - costituiscono il 60 %
dei cittadini, vanno calcolati come presumibilmente elettori a questa data, circa
25.800.000.
3) Da questi vanno defalcati: i sottoposti ad epurazione, i
morti nel frattempo, gli ufficiali che prestarono servizio nei campi di
concentramento, i prigionieri di guerra non ancora rimpatriati, gli sfollati
non iscritti, gli abitanti delle colonie, ecc. calcolati oltre 1 milione e 800
mila.
4) Tengasi presente che negli uffici elettorali rimasero
giacenti (solo a Roma furono 250.000) poco meno di 3 milioni di certificati (il
12 %) non pervenuti agli elettori sia per ostruzionismo politico che per
negligenza dei destinatari.
5) Oltre 1 milione e 800 mila di certificati non emessi, più
3 milioni di certificati giacenti, fanno quasi 5 milioni di elettori che non
hanno votato.
6) Gli elettori dunque recatisi alle urne non dovevano
essere più di 21 milioni.
7) Poiché dalle urne uscirono 25 milioni di schede, i casi
sono due: o furono introdotte furtivamente 4 milioni di schede nella notte sul
5 giugno, oppure 4 milioni di elettori hanno votato per interposta persona, la
quale ha votato anche senza documenti, facendosi riconoscere da scrutatori
amici, in pieno accordo con i componenti i seggi, che in molti comuni, specie dell'Italia
Settentrionale erano composti esclusivamente di fautori della Repubblica o di
persone intimorite dal terrore repubblicano.
In tal modo appare chiaro che si è consumato un broglio con
mezzi legali, offerti dalla stessa legge elettorale.
I primi a meravigliarsi di siffatto imbroglio furono gli
stessi uomini del governo e perciò tanto l'on Romita che l'on De Gasperi si
affrettarono a comunicare che l'afflusso alle urne è stato dell'89% calcolato
su un totale di 29 milioni di elettori iscritti. Tentano di sanare un falso
enunciando un'altro falso, poiché dai dati dell'Istituto Centrale di Statistica
gli elettori sono valutati a 25.800.000, ivi compresi epurati, sfollati,
detenuti, prigionieri di guerra, ecc.
Altro segno: voci incontrollabili insistono nell'affermare
che nella famosa notte sul 5 giugno, dopo che con futili motivi erano stati
allontanati dal Viminale i rappresentanti dei partiti, sarebbero stati scaricati
sacchi della nettezza urbana contenenti schede stampate alla macchia e segnate
sul simbolo Repubblica. Si parla di 4 milioni di schede e la cifra corrisponde
tanto al conteggio sulla base dei dati ufficiali dell'Istituto di Statistica
quanto a quello che il giorno dopo circolava per Roma, riferita da elementi di
fiducia del Ministero dell'Interno.
L'on. Coppa porta a questo proposito la testimonianza, da
lui divulgata in scritti e ripetuta in pubblici comizi, dell'on. Arturo Labriola
il quale asserisce che «in realtà la Monarchia aveva avuto quattro milioni di voti in
più di quelli che le erano stati assegnati, vale a dire la Monarchia aveva superato
di due, milioni le cifre della Repubblica». Noi sappiamo oramai l'atteggiamento
assunto dalla Corte di Cassazione di fronte ai risultati che doveva pubblicare;
però pochi sanno - e ad ogni modo diamo a questa notizia il valore di un «si
dice» che qualcuno dei massimi esponenti di essa sembra fosse stato minacciato
nella vita se non avesse sottoscritto il documento della sanzione di cifre non
rispondenti alla verità. Del resto più e meglio di ogni altro potrebbe
testimoniare il presidente Pagano sulle telefonate misteriose e non
complimentose a tutte le ore del giorno e della notte...
Il prof. Agostino Padoan che in questo studio è stato il più
diligente, il più efficace e persuasivo, così termina una sua dettagliata
dimostrazione statistica
«La conclusione finale non può essere che una: il referendum
istituzionale si è risolto in una colossale truffa elettorale, i cui risultati
comunque lasciano gli italiani nell'incertezza e nel dubbio: necessariamente
non persuasi i soccombenti fautori della Monarchia, logicamente dubbiosi e
insoddisfatti i fautori della Repubblica. Sull'incertezza e il sospetto non può
ovviamente reggersi un Regime che comunque la stragrande maggioranza degli
italiani onesti avverte nato da una consultazione popolare insincera se non pur
viziata da una preordinata frode. Ragioni morali e di onestà politica esigono
che ogni incertezza sia sanata, ogni dubbio eliminato; e ciò non può
conseguirsi se non col ripetersi del referendum, in un clima di pacificazione
degli animi, con la partecipazione indiscriminata di tutti i cittadini, con
ogni e più ampia garanzia di libertà di propaganda e di voto». Non altrimenti
concludeva, la sera dell'annuncio dei risultati, in casa di amici in via della
Conciliazione, il prof. Luigi Einaudi. Ma poi....

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