NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

martedì 13 ottobre 2015

La Monarchia e il fascismo - XII capitolo - IV


Computo dei voti secondo la tesi del Governo:

Repubblica voti . . .      12.717.923
Monarchia voti ....10.719.28,1

23.437.207

Computo dei voti secondo la legge:

Repubblica voti 12.717.923
Monarchia voti . . . 10.719.284
Voti nulli     1.498.156

24.935.363




Col computo fatto secondo la legge, invece dei due milioni di maggioranza, la Repubblica non può contare che sopra una maggioranza ben meschina: poco più di 250 mila voti!

Dal conteggio, seguente si ha poi la rivelazione uscita dalle due votazioni - Forma istituzionale e costituente - e cioè che la Repubblica è nata a carattere schiettamente social-comunista:

Voti riportati dalla Repubblica... 12.717.923

»                    dai Social-comunisti ... 9.117.703

Questi 3 milioni e mezzo di voti vanno suddivisi fra liberali democrazia cristiana e qualunquisti. La stragrande maggioranza dei voti alla Repubblica dunque, è data dai social-comunisti, poiché di questi solo una minima parte ha votato per la Monarchia.

La Repubblica è nata sotto il segno di coloro che domani dichiareranno apertamente che in caso dì guerra anche se l'Italia sarà aggredita passeranno dalla parte del nemico. La votazione dimostra anche lo spirito di tirannia dal quale è dominata la Democrazia Cristiana. Questa ha avuto, nel referendum, circa 9 milioni di voti e, ciò prova che la quasi totalità dei democristiani circa 8 milioni di elettori - ha votato per la Monarchia. Tuttavia quasi tutti i capi, eludendo la volontà popolare, si sono dichiarati repubblicani. Mai partito politico ebbe così profondo divario fra eletti ed elettori. Questo imbroglio lo si è voluto chiamare democrazia e, colmo della beffa, cristiana. Il carattere filo-bolscevico della Repubblica sia ancora dì monito a quei borghesi che l'hanno votata e che ora piangono, soltanto perchè gli operai chiedono loro un giusto aumento di mercede.

Ma più evidente ancora appare l'imbroglio elettorale se si seguono le ricerche, i recenti studi ed i calcoli fatti da specialisti in materia, che ci permettono alcune conclusioni:

1) Dai dati dell'Istituto Centrale dì Statistica si desume che la popolazione italiana residente valevole agli effetti elettorali è, al 31 dicembre 1945, di 43 milioni escluse le province di Bolzano e la Venezia Giulia.

2) Poiché dalle stesse statistiche si rileva che i cittadini di età maggiore di anni 21 - cioè aventi diritto a voto - costituiscono il 60 % dei cittadini, vanno calcolati come presumibilmente elettori a questa data, circa 25.800.000.

3) Da questi vanno defalcati: i sottoposti ad epurazione, i morti nel frattempo, gli ufficiali che prestarono servizio nei campi di concentramento, i prigionieri di guerra non ancora rimpatriati, gli sfollati non iscritti, gli abitanti delle colonie, ecc. calcolati oltre 1 milione e 800 mila.

4) Tengasi presente che negli uffici elettorali rimasero giacenti (solo a Roma furono 250.000) poco meno di 3 milioni di certificati (il 12 %) non pervenuti agli elettori sia per ostruzionismo politico che per negligenza dei destinatari.

5) Oltre 1 milione e 800 mila di certificati non emessi, più 3 milioni di certificati giacenti, fanno quasi 5 milioni di elettori che non hanno votato.

6) Gli elettori dunque recatisi alle urne non dovevano essere più di 21 milioni.

7) Poiché dalle urne uscirono 25 milioni di schede, i casi sono due: o furono introdotte furtivamente 4 milioni di schede nella notte sul 5 giugno, oppure 4 milioni di elettori hanno votato per interposta persona, la quale ha votato anche senza documenti, facendosi riconoscere da scrutatori amici, in pieno accordo con i componenti i seggi, che in molti comuni, specie dell'Italia Settentrionale erano composti esclusivamente di fautori della Repubblica o di persone intimorite dal terrore repubblicano.

In tal modo appare chiaro che si è consumato un broglio con mezzi legali, offerti dalla stessa legge elettorale.

I primi a meravigliarsi di siffatto imbroglio furono gli stessi uomini del governo e perciò tanto l'on Romita che l'on De Gasperi si affrettarono a comunicare che l'afflusso alle urne è stato dell'89% calcolato su un totale di 29 milioni di elettori iscritti. Tentano di sanare un falso enunciando un'altro falso, poiché dai dati dell'Istituto Centrale di Statistica gli elettori sono valutati a 25.800.000, ivi compresi epurati, sfollati, detenuti, prigionieri di guerra, ecc.

Altro segno: voci incontrollabili insistono nell'affermare che nella famosa notte sul 5 giugno, dopo che con futili motivi erano stati allontanati dal Viminale i rappresentanti dei partiti, sarebbero stati scaricati sacchi della nettezza urbana contenenti schede stampate alla macchia e segnate sul simbolo Repubblica. Si parla di 4 milioni di schede e la cifra corrisponde tanto al conteggio sulla base dei dati ufficiali dell'Istituto di Statistica quanto a quello che il giorno dopo circolava per Roma, riferita da elementi di fiducia del Ministero dell'Interno.

L'on. Coppa porta a questo proposito la testimonianza, da lui divulgata in scritti e ripetuta in pubblici comizi, dell'on. Arturo Labriola il quale asserisce che «in realtà la Monarchia aveva avuto quattro milioni di voti in più di quelli che le erano stati assegnati, vale a dire la Monarchia aveva superato di due, milioni le cifre della Repubblica». Noi sappiamo oramai l'atteggiamento assunto dalla Corte di Cassazione di fronte ai risultati che doveva pubblicare; però pochi sanno - e ad ogni modo diamo a questa notizia il valore di un «si dice» che qualcuno dei massimi esponenti di essa sembra fosse stato minacciato nella vita se non avesse sottoscritto il documento della sanzione di cifre non rispondenti alla verità. Del resto più e meglio di ogni altro potrebbe testimoniare il presidente Pagano sulle telefonate misteriose e non complimentose a tutte le ore del giorno e della notte...

Il prof. Agostino Padoan che in questo studio è stato il più diligente, il più efficace e persuasivo, così termina una sua dettagliata dimostrazione statistica


«La conclusione finale non può essere che una: il referendum istituzionale si è risolto in una colossale truffa elettorale, i cui risultati comunque lasciano gli italiani nell'incertezza e nel dubbio: necessariamente non persuasi i soccombenti fautori della Monarchia, logicamente dubbiosi e insoddisfatti i fautori della Repubblica. Sull'incertezza e il sospetto non può ovviamente reggersi un Regime che comunque la stragrande maggioranza degli italiani onesti avverte nato da una consultazione popolare insincera se non pur viziata da una preordinata frode. Ragioni morali e di onestà politica esigono che ogni incertezza sia sanata, ogni dubbio eliminato; e ciò non può conseguirsi se non col ripetersi del referendum, in un clima di pacificazione degli animi, con la partecipazione indiscriminata di tutti i cittadini, con ogni e più ampia garanzia di libertà di propaganda e di voto». Non altrimenti concludeva, la sera dell'annuncio dei risultati, in casa di amici in via della Conciliazione, il prof. Luigi Einaudi. Ma poi....

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