Anche il Senato approva la riforma
elettorale
Al Senato il 14 novembre la nuova
legge elettorale trova una accoglienza favorevole quasi unanime. Il
repubblicano Clemente Caldesi ed i socialisti Alfredo Bertesi e Gerolamo Gatti
sono fra i più entusiasti. Il Gatti fa addirittura risalire le ragioni della
legge ai principii fondamentali del 1779, ai diritti dell'uomo, alla formula liberté,
egalité, fraternité «che per un intero secolo ha orientato l'opinione pubblica
e i partiti politici nel nostro come negli altri paesi». Rimprovera al Partito
Socialista di avere degenerato nel bolscevismo specialmente alla vigilia della
guerra quando più necessitava una solidarietà fra le classi. A questo punto -
prosegue - sorse un'altro partito, il popolare, il quale pareva dapprima
opporsi alla degenerazione del bolscevismo, e che per contrario adottò metodi di
concorrenza al bolscevismo dominante, cosicché lo si vide, soprattutto nelle
sue punte più estreme che arrivarono al così detto migliolismo, adottare del bolscevismo tutte le forme più illegali e
violente». Il discorso del Socialista Gatti si può dire che rifletta l'atmosfera
del Senato, lo stato d'animo dei senatori. Egli aggiunge ancora: «Il fascismo,
che oggi è al governo, è sorto a portare, diciamolo pure con sentimento di
sincera riconoscenza, la salvezza al Paese, nella sua fase rivoluzionaria, come
oggi opera per dare al Paese la ricostruzione desiderata... ». « lo ricordo la
difficoltà in cui lo stesso Ministero Giolitti, il più forte ministero che noi
avemmo dopo la guerra, si trovava di fronte alla invasione delle fabbriche,
alla invasione dei negozi, agli arresti frequenti dei treni, alla impossibilità
persino di far viaggiare i carabinieri; ricordo che l'on. Giolitti è stato
persino costretto dalla ribellione in una caserma d'Italia a rinunciare al
possedimento di Valona, sul quale, durante la guerra, lo Stato italiano aveva
fissato i suoi diritti storici». Il Gatti invoca dai colleghi l'approvazione della
nuova legge elettorale senza timore dell'origine rivoluzionaria del governo
mussoliniano, poiché «la dittatura non era assolutamente evitabile quando il
fascismo aveva dovuto salvare il Paese con la rivoluzione; non si fa una
rivoluzione senza la dittatura! Si voti quindi la nuova legge così come è stata
votata quella dei pieni poteri, anche se la dittatura continua ancora». Egli
giustifica la dittatura come una necessità storica e per il suo carattere
democratico. Ma qualunque siano le giustificazioni, sta il fatto indiscutibile
che l'organismo dello Stato con la nuova riforma viene impregnato di spirito
repubblicano. Togliendo ogni potere alla Corona, subentra in pieno nelle
responsabilità future la Repubblica la cui potenzialità nefasta è ormai in atto.
Non meno esplicito è il democristiano
Filippo Crispoli il quale, come il Gatti, nella esaltazione del progetto di
legge contesta le dichiarazioni contrarie alla legge stessa, fatte dal liberale
per eccellenza senatore Gaetano Mosca. Del resto, anche i contrari alla legge
limitano - come alla Camera dei deputati - la loro avversione non al principio
in sé, quanto alla percentuale del quorum; essi vorrebbero che il premio di
maggioranza venisse dato alla lista che riporterà non il 25 % ma almeno un
terzo dei votanti, cioè il 33%.
La Commissione del Senato relatrice
del disegno di legge ne proponeva l’integrale approvazione per “ ragioni
inerenti alle condizioni politiche del Paese, nella gravità di quest’ora che l’Italia
vive, uscita appena da un pericolo mortale”. Ed affermava ancora “tra l’approvazione
di questo disegno e la fiducia del Governo c’è un nesso inscindibile.”
Un
solo oratore, il senatore Marioo Abbiate parla chiaro ed energico contro :
“Viene meno con la riforma il
governo parlamentare e neppure si fa ritorno al governo costituzionale di
scelta del Re.
La designazione del governo si
trasferisce dal Parlamento autonomo dinnzi al corpo elettorale, ai comizi
elettorali, ai comitati elettorali, ai comitati elettorali irresponsabili
sostenuti da una minoranza degli elettori che può essere del 25 per cento dei
votanti corrispondente al 16% per cento degli iscritti. La scelta della Corona,
che può essere moderatrice ed arbitra tra i vari partiti, viene effettivamente
annullata. Il malcostume parlamentare viene aggravato dal malcostume dei
partiti ».
Votazione a scrutinio segreto del
siegno di legge per la modifica della legge elettorale:
Senatori votanti: 206; favorevoli:
165; contrari: 41. (14 novembre 1923).
Per la cronaca e per la storia di
domani rileviamo che alla votazione non presero parte alcuni senatori il cui
dovere imprescindibile sarebbe stato quello di intervenire, opporsi al progetto
di legge e votare contro.
Pochi giorni dopo ha luogo la
votazione per la nomina di un vice presidente. Sono candidati il senatore Perla
per la maggioranza devota al governo ed al fascismo, ed il senatore Quarta.
Riesce il primo. L'oppositore Quarta, la cui elezione poteva essere
interpretata come un monito per il ritorno alla normalità e per la fine
dell'arbitrio imperante, ottiene soltanto 78 voti. Ma la responsabilità più
grave delle due Camere risalta dal fatto che la dimostrazione di fiducia nel
governo avvenga proprio nei giorni in cui al Consiglio dei Ministri Mussolini
fa approvare il regolamento capestro contro la stampa, regolamento che con la
istituzione della «diffida» mette i giornali dell'opposizione nella
impossibilità di vivere. Ma va rilevato che alle minacce mussoliniane non fanno
contrasto opposizioni di liberali né di demosociali né di popolari.
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