NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

lunedì 12 maggio 2014

La Monarchia e il Fascismo - sesto capitolo - VI

Cittadini, mutilati, combattenti, festeggiano il primo anniversario della marcia su Roma.

Sbarco di truppe Italiane a Corfù
Fra tanto imperversare di ire e rancori giunge la tragica notizia dell'eccidio della Missione italiana a Janina che ha indotto Mussolini all'impulsivo e pericoloso gesto dell'occupazione di Corfù e fa convergere l'attenzione del mondo e la simpatia anche di molti dissidenti italiani verso di lui, quale reazione alla campagna denigratoria del Foreign Office e della stampa britannica. 



Gli onori alle salme dei Caduti Italiani
L'atto espiatorio della Grecia davanti alle navi d'Italia mentre i morti di Janina salpano verso la Patria tocca i cuori e le anime anche meno sensibili le quali vedono in Mussolini il difensore della dignità nazionale. Vi è tale entusiasmo all'estero che il governo di Poincarè premuto dall'opinione pubblica francese fa di tutto per salvare Mussolini quando è costretto dall'Inghilterra ad abbandonare l'isola. Persino il Corriere della Sera si rammarica della condotta dei giornali stranieri e aggiunge: «Ora è impegnata l'azione. Opportunamente il governo chiede che la piazza sia calma, che l'opinione pubblica sia silenziosa ed aspetti. Del governo sono la direzione e la responsabilità. Il Paese è disciplinato e fedele all'onore».
La flotta greca rende omaggio alla Bandiera Italiana nella rada di Falero

Per la celebrazione del primo anniversario della marcia su Roma il Comitato dell'Associazione fra Mutilati dirama precise istruzioni dove fra l'altro è detto: «La nostra partecipazione sarà, non nel rango degli spettatori abulici che accettano il fatto compiuto, ma nel ruolo degli attori, di quelli che delle gesta furono i lontani profeti e furono i primi martiri, che la predissero e la prepararono nel sacrificio delle trincee».
 L'Associazione, Combattenti solidarizza con questo comunicato: «In tutte le località l'intervento dei combattenti dovrà essere uguale a quello dei mutilati di guerra, in guisa che alla luce della più perfetta armonia l'Italia di Vittorio Veneto rechi il suo saluto alla giovinezza che compì la marcia su Roma e attinse il fremito del rinnovamento nazionale dalla gloria indistruttibile della trincea. I combattenti attenderanno il corteo fascista per salutare, in nome dell'Italia vittoriosa in guerra, l'Italia redenta nella pace e per formulare, nella composta eloquenza dei silenzio, il voto fervidissimo che le forze due volte vittoriose diano alla Patria che attende, il suo fulgido destino di concordia e di grandezza. Tale è il significato della partecipazione che il Comitato Nazionale ha indetto nella sua qualità di rappresentante della moltitudine dei grigio-verdi, moltissimi dei quali sotto la camicia nera lottarono, sanguinarono morirono per la rivoluzione nazionale ».
A capo scoperto il popolo di Roma saluta i suoi Caduti

Il Partito Mazziniano pubblica a sua volta un manifesto nel quale si legge. «Ricordiamo! Un'ondata di follia demagogica infuriava in Italia: tutti i partiti bolscevizzanti dal repubblicano ufficiale all'anarchico cantavano Bandiera Rossa con voci rauche di odio a lungo represso, di devastatrici visioni e di orribili sopraffazioni a lungo accarezzate».
Il Presidente del Consiglio va a Torino ed il corrispondente del Corriere della Sera, dopo avere descritto l'arrivo alla stazione e la rivista passata alla Milizia ed ai «moschettieri», così narra: «La folla che in piazza Carlo Felice si è addensata più fitta che altrove prorompe in un lungo applauso, sventolando cappelli e fazzoletti. Dai balconi sono lanciati fiori. Echeggiano grida di evviva. Le fanfare intonano gli inni patriottici e fascisti. Il corteo si ordina faticosamente. La vettura che porta l'on. Mussolini si può muovere solo lentamente, a passo d'uomo. Il Presidente passa sotto un nutrito lancio di fiori; gli applausi e gli evviva al suo indirizzo sono incessanti». Alla sera grande fiaccolata in piazza Castello dove dal palazzo della Prefettura Mussolini parla alla folla. Riceve poi una commissione di liberali piemontesi i quali lo «ringraziano dell'opera possente compiuta, intesa ad ottenere la riaffermazione dell'autorità statale e la ricostruzione nazionale».

Alla Fiat - scrive il cronista dello stesso giornale - «la grande massa delle maestranze ha ascoltato con la più deferente attenzione il discorso del duce».

A Milano alla folla adunata a piazza Belgioioso Mussolini chiede se sia disposta a continuare la marcia ed a spingerla a fondo «verso altre direzioni». E la folla urla: «Si!».
A pochi giorni di distanza è celebrato con grande solennità fra cortei e manifestazioni popolari l'anniversario della Vittoria. A Roma la manifestazione dura tre giorni. Il Corriere della Sera, scrive che «la ricerca di alloggi è stata affannosa; nei giardini, nelle piazze, stalle, gradinate delle chiese, nei caffè, ovunque si è bivaccato; le fanfare hanno riempito di marcie e di inni le vie cittadine». Mussolini è in testa al grande corteo che passa per corso Umberto fra due fitte ali di folla e si avvia alla tomba del Milite Ignoto. «Applausi e fiori - continua il giornale - ai mutilati e alle medaglie d'oro; applausi ai fascisti di Zara, Fiume e della Venezia Giulia; acclamazioni particolarmente nutrite alle note della marcia reale e della Leggenda del Piave. Terminata la cerimonia i dimostranti, sempre con Mussolini in testa, si recano al Quirinale a rendere omaggio al Sovrano. La piazza è gremita. Il Re riceve le rappresentanze e queste sono in tal numero e si succedono così rapidamente che Egli è costretto a rimanere per interi minuti nella posizione di saluto. Ad un certo momento la folla che si pigiava dietro i cordoni in piazza del Quirinale e in via 24 Maggio «è riuscita a romperli e si è riversata fin sotto il balcone reale plaudendo freneticamente».

In questa circostanza Piero Gobetti così critica gli avvenimenti su Rivoluzione Liberale: «II recente tentativo di creare il mussolinismo accanto al fascismo è stata la prova più pietosa della mancanza di dignità degli italiani non fascisti. La gara nel servilismo non poteva svelarsi più   ripugnante. Dopo un anno di esperimenti gli italiani non hanno imparato nulla. Il signor Giovannini continua ad offrire la sua collaborazione; i combattenti conie Arangio Ruiz e Savelli non chiedono che di ubbidire lealmente al Duce, di sostituire i ras in tutti i servizi; i socialisti unitari e i confederali non rifiuteranno la collaborazione tecnica: essi si dispongono al sacrificio solenne per salvare le organizzazioni e il proletariato Chi dice di resistere parla a sproposito di Italia libera e con metodi perfettamente fascisti si nasconde dietro l'equivoco simbolo della medaglia d'oro di Rossetti. Ma la cosa più buffa sarà la lega democratica di Bonomi. Anche Bonomi dichiara di non essere aprioristicamente antifascista. Sul terreno della libertà e del consenso anche Bonomi tratterà per la collaborazione. Se queste nostalgie per il potere nascondono un calcolo macchiavellico, bisogna sorridere per l'ingenuità di Bonomi e dei suoi amici. La loro vanità si direbbe proprio allegra se non hanno ancora capito di essere dei vinti. Essi sperano di giocare Mussolini sul terreno parlamentare e con le astuzie della politica. Essi non si sono accorti che Mussolini li vale tutti, che la ricchezza dei suoi espedienti è addirittura fantastica, che devono confessarsi novellini di fronte al nuovo domatore e alle sue capacità di non tener fede ai patti, di guadagnare la popolarità ad ogni costo, di asservire abbagliando e lusingando ». E così conclude: «Dopo dodici mesi di esperienza noi ripetiamo l'esortazione dell'intransigenza: e questo per la nostra forza».


Ma l'opinione pubblica è sempre più che mai orientata verso Mussolini. Egli ne approfitta per iniziare la costituzione dello Stato-Partito e della dittatura personale. Al primo anniversario della marcia su Roma ha fatto dare carattere di festa nazionale confondendolo con quello prossimo della Vittoria; ordina le dimissioni della Giunta esecutiva del partito e contesta ai «ras» provinciali il diritto di porsi al di sopra dei Prefetti, che devono rimanere la massima autorità alla quale debbono obbedienza assoluta tutti i cittadini. Mussolini intende ora governare lo Stato coi suoi organi statutari.

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