Camera dei Deputati: discussione sulle comunicazioni del
Governo e primo voto di fiducia.
Nello stesso giorno dell'apertura della Sessione, sia alla
Camera che al Senato si inizia la discussione sulle comunicazioni del governo.
Diamo qui gli interventi degli esponenti più in vista e di quei deputati che
parlarono a nome di un partito o di un gruppo. Ciò varrà a dare un'idea esatta,
collegando la discussione con la votazione, dell'ambiente parlamentare, non
dissimile da quello del Paese, cioè di enorme favore per Mussolini ed il
fascismo.
Parla contro il governo l'on. Cao del gruppo sardo, il quale
dice: «Voi avete anche facilmente squassato ruderi che si reggevano sol per
forza d'inerzia; per ultimo il ministro Facta. Non fu generoso bollare «traditori
della Patria» uomini ai quali il dovere di una forza pari all'altezza
dell'ufficio era, dal vostro partito, reso più che malagevole, impossibile.
Dirà la storia quanta parte di responsabilità nello smarrimento della forza e
della dignità dello Stato, in ultimi due anni- spetti all'azione del vostro partito
».
Giovanni Rosadi liberale è contro il governo, ma voterà la
fiducia non senza prima avere rilevato - a proposito della presenza di alcuni esponenti del Partito Popolare - come
questi in sede di Consiglio Nazionale, pochi giorni prima della marcia su Roma
si erano dichiarati contrari al movimento di conquista ma poi improvvisamente,
alla chiamata di Mussolini «facevano tregua con le milizie fasciste e le loro
deprecate violenze ed entravano a partecipare a questo governo».
L'on. Terzaghi svolge il suo ordine del giorno:
«La Camera, fiduciosa nelle sorti della Patria, udite le
dichiarazioni del Governo, le approva e passa all'ordine del giorno».
Ad una interruzione dell'estrema sinistra Mussolini rivolto a
questa così la investe: «Del resto anche voi non eravate alieni dal mandare
qualcuno dei vostri! Avreste mangiato il frutto proibito anche voi!».
Filippo TURATI, parla a nome del gruppo socialista unitario:
«Dopo che il nuovo Presidente del Consiglio con esempio ignoto fin qui negli
annali di tutti i parlamenti civili - non conosco la storia dei parlamenti
turchi od egizi - ci aveva, anzi vi aveva parlato, evidentemente tra la
distrazione del nostro illustre Presidente, naturale tutore della Camera - non dimesso
né dimissionario, perché la nuova istoria esige in tutto cose nuove - dopo che,
dicevo, il nuovo Presidente del Consiglio ci aveva parlato col frustino in
mano, come nel circo un domatore di belve quanto narcotizzate! - e lo
spettacolo delle grosse offerte allo scudiscio e del ringraziamento di plausi
ad ogni nerbata...». Turati si rammarica delle parole ingiuriose del Popolo
d'Italia contro la Camera e Mussolini risponde in due successive interruzioni: «Come
si merita!». E Turati continua: «Potevate, diceste, sprangare il Parlamento,
potevate in questa aula grigia e sorda fare un bivacco di manipoli e l'on. De
Nicola poteva essere nominato vivandiere...». «Quale beffa, on. Mussolini,
quale atroce beffa, on. colleghi, noi facciamo, votando, alla Nazione e a noi
stessi!».
L'on. De Vecchi, che siede al banco del governo, grida ai
deputati dell'estrema sinistra: «Castroni!» e l'on. De Nicola lo richiama
all'ordine poi aggiunge:
DE NICOLA (seccato e con forza): «Ed io dichiaro alla Camera,
dal momento che il Presidente sono io, che dopo la parola dell'on. De Vecchi e
dopo quella dell'on. Turati, rassegnerò le mie dimissioni». (Fra la destra e
l'estrema sinistra sì accende uno scambio vivace di invettive). Il repubblicano
on. Conti scatta in piedi ed urla rivolto verso l'on. Mussolini additandogli i
socialisti: «Fustigateli! Fustigateli! Per la salvezza d'Italia». Alte ingiurie
dei socialisti i quali evidentemente sono rimasti scottati dalla frase del
collega repubblicano già filofascista. Il Presidente scampanella ripetutamente,
energicamente riuscendo a stento a stabilire una relativa calma.
GIOVANNI CONTI «Credo non dispiaccia neppure al Presidente
del Consiglio di udire una parola di opposizione più precisa e più chiara di
quella pronunciata testé dall’on. Turati. una parola ispirata non già ad un
programma di governo e di collaborazione come quella dell’on. Turati, ma
ispirata alle idee, agli ideali anzi di un partito. il repubblicano, che non
cede le armi di fronte alla dittatura che si inaugura oggi in Italia.
«lo credo. on Mussolini che voi abbiate trovato nel
socialismo riformista di oggi così come è accaduto nel passato ad altri
dominatori, il vostro migliore alleato».
«Voi conoscete i vostri ex compagni così come li conosco io.
Credo che possiamo essere d'accordo in questo giudizio. Se avete pensato di
aver paura di costoro, nessuna paura... ».
E l’on Conti dice queste parole rivolto a Mussolini indicando
i deputati socialisti e quasi offrendosi per venirgli in aiuto. Il suo discorso
vorrebbe essere di opposizione al governo, ma ad una interruzione ironica di
Modigliani dice: «Già per voi l'opposizione è stata sempre una guerricciola con
le persone. lo non faccio codesta opposizione. Il nostro bersaglio è la
Monarchia. Il vostro eminente collega Turati ha insegnato per trent'anni ai
suoi compagni che far la Repubblica non valeva la pena poiché si trattava di
null'altro che del cambiamento delle insegne delle rivendite dei sali e
tabacchi».
ALCIDE DE GASPERI: Il deputato popolare critica
l'atteggiamento rivoluzionario del fascismo nei confronti dello Stato
accentratore e monopolizzatore: il fascismo vorrebbe correggere questa
situazione con la violenza e l'azione diretta mentre il P.P. ha proceduto covi
opera di critica e con propositi di legale trasformazione. «Ciò non pertanto -
dice De Gasperi - i nostri amici, dopo che il movimento insurrezionale ebbe
vita costituzionale dall'incarico della Corona, entrarono a far parte del nuovo
governo con la ferma speranza che al di là di ogni valutazione della sua opera
e funzionalità passate, quell'istituto parlamentare che i nostri padri ci hanno
conquistato attraverso il martirio delle lotte per la libertà e che rappresenta
il patto di alleanza fra la Maestà del Re e il suo popolo, debba rimanere per
rinvigorirsi a presidio della libertà dei cittadini e per la grandezza
d'Italia. Perché secondo le nostre convinzioni inseparabili sono nel nostro
regime la volontà del popolo e la volontà del Re, le due fonti dei nostri
diritti civili e politici». Accennando poi alla eventualità di uno scioglimento
della Camera, afferma: «Saprà il Re trovare il momento in cui ha da essere
fatto». E dopo avere dichiarato che il P.P. voterà in favore del governo e che
lo appoggerà nella sua politica, l'on. De Gasperi aggiunge: «Nel fascismo - si
è affermato spesso qui - divampa la passione e l'orgoglio di rendere l'Italia
d'oggi degna della sua tradizione millenaria ».
REUTH NICOLUSSI: parla esclusivamente sulla situazione
dell'Alto Adige e delle violenze fasciste colà compiute contro le minoranze
tedesche.
COSTANTINO LAZZARI: socialista, nega alcun valore
parlamentare al programma enunciato dal governo, in quanto che «il capo del nuovo
governo ne ha già dato la preventiva e inesorabile svalutazione affermando che
egli non domanda, non ricerca una maggioranza parlamentare della quale può fare
benissimo a meno, perché crede di essere in grado ora più che mai di
schiacciare ogni opposizione e stravincere con la forza dei trecentomila
giovani armati di tutto punto e a tutto decisi e quasi misticamente pronti al
suo cenno imperiale »... Resteremo in pochi a votare contro il governo. Le
democrazie, i popolari, dopo avere con la loro insufficiente debolezza, con le
loro miserabili competizioni di uomini. con la loro cronica incomprensione dei
fatti sociali, lasciato determinarsi la presente situazione, daranno l'ultimo
spettacolo di viltà votando in favore dell'on. Mussolini il quale mentre
proclama di apprestarsi ad inaugurare una politica di dignità nazionale, non
sente la vergogna che infligge all'Italia di fronte al mondo trattando, così
come la tratta, la rappresentanza elettiva!». Il Lazzari continua facendo una
critica serrata al «fortunato colpo di mano» compiuto da Mussolini.
Nessun altro oratore chiede di parlare sulle dichiarazioni
del governo e si passa allo svolgimento degli ordini del giorno. Parla l'on. De
Andreis, repubblicano, che svolgendo il suo ordine del giorno critica con
ironia dolorosa gli atteggiamenti del governo.
RABEZZANA, comunista, per un suo ordine del giorno contro il
governo polemizza coi partiti democratico, socialdemocratico e popolare che
appoggiano il governo.
Luigi GASPAROTTO, della democrazia sociale, difende l'azione
di Mussolini durante l'intervento, ed il metodo seguito dal fascismo nella sua
ascesa al potere col suo movimento travolgente della gioventù, in quanto egli
lo ha «seguito fin dalla prima ora, con aperta simpatia». E continua: «Ma
penetrando nel vivo e nel fondo del fatto storico recente perché on. Colleghi, perché
il paese in aperto contrasto con la Camera ha fatto ala senza proteste alla
gioventù che marciava su Roma e minacciava di stringere di assedio il Viminale
e diciamolo pure, forse anche il Quirinale? Perché finalmente vedeva spezzarsi
le incrostazioni dei vecchi partiti, troppe volte intristiti negli intrighi, e
la egemonia di pochi uomini che, attraverso il Parlamento, dominavano tutta la
vita nazionale». Il discorso è tutto una aperta difesa della marcia su Roma per
dare l'impressione che questa è la volontà dei combattenti che nel gesto di
Mussolini vogliono riassumere la Vittoria e la loro volontà di rinnovamento
dell'Italia. E così termina: «La democrazia sociale accompagna lealmente il
nuovo Governo alla prova e riprende il suo posto nel Paese. On. Mussolini!
Rassegnando al Re la lista dei nuovi ministri, Voi avete detto: - Vi presento
un governo dell'Italia di Vittorio Veneto (1). - La democrazia rivolgendosi
fidente al vostro cuore di soldato e di cittadino ricorda che l'Italia di
Vittorio Veneto è l'Italia uscita dal dolore e dal sacrificio serenamente
superati per fare più lieta e gloriosa la vita ai nostri figli ».
D'ARAGONA del partito socialista e segretario della
Confederazione Generale del Lavoro dichiara di parlare a nome di questa e
indipendentemente da ogni partito politico (2) e svolgere un suo ordine del
giorno nel quale chiede semplicemente che il governo tenga conto, nella sua
risposta alla Camera, dei bisogni della classe lavoratrice. Il discorso del
D'Aragona non è un discorso di opposizione, ma quasi un desiderio, una offerta
di collaborazione; un discorso che pone le basi di quelle trattative che poi
seguiranno e che se fallirono non fu soltanto per colpa del governo, ma
dell'influenza che ebbero i partiti socialisti i quali, mentre si dilaniavano
fra di loro pretendevano, disuniti e slegati com’erano, di far argine alle
imponenti forze fasciste. A questo il
fenomeno del passaggio in massa dei lavoratori alle organizzazioni che si vanno
costituendo sotto l’egida del Fascio littorio.
Al termine della discussione risponde a tutti l'on. Mussolini.
All'on D’Aragona assicura che mai farà una politica contraria agli interessi
della classe operaia. Egli invoca pertanto dai dirigenti della Confederazione
del Lavoro l'opportunità di distaccarsi dalla tutela dei diversi partiti
politici socialisti ognuno dei quali, a torto od a ragione, pretende di
incarnare il purissimo verbo del socialismo: «Del resto, il fatto stesso che
uno dei leaders della Confederazione non era alieno dal partecipare al mio
Governo - dice Mussolini - dimostra chiaramente che non ci sono pregiudiziali
assolute; d'altra parte io ricordo a quel settore della Camera (accennando
all'estrema sinistra) che se gli eventi hanno avuto questo ritmo precipitoso,
gran parte della responsabilità spetta a voi.
«Se il proletariato italiano ha assistito al nostro movimento
senza tentare e senza nemmeno pensare di buttarci fra le gambe il tentativo di
sciopero generale, che ci avrebbe dato evidentemente qualche fastidio, certo
segno è che il proletariato italiano ha capito che bisognava spalancare le
finestre perché l'aria di certi ambienti era diventata mefitica e
irrespirabile. L'intuito profondo che guida le masse, e che qualche volta
abbandona i capi delle medesime, quell'intuito profondo ha consigliato
quell'atteggiamento del proletariato che io chiamo di benevola aspettativa».
Mussolini risponde ancora a Cao ed a Wilfan e prega l'on. De Nicola di ritirare
le dimissioni e questi aderisce fra le interminabili ovazioni della Camera e vi
si associano anche le tribune. Indi la discussione riprende sull'ordine del
giorno di fiducia al Governo.
Ezio MARIA GRAY a nome del gruppo nazionalista dichiara che
l'appoggio al governo «vuole anche essere invito sereno e fraterno ai dubbiosi
ed ai travagliati perché riconoscano e favoriscano con la loro adesione
strettissima questo governo il quale, tenuto al fonte battesimale della nuova
storia triplicemente dal Re, dal popolo, dall'esercito come espressione della
Vittoria d'Italia, ha bene il diritto di aver la fiducia del Parlamento».
SARROCCHI, a nome del gruppo liberale elogia l'atteggiamento
del governo e la sua «decisiva espressione di forza e di volontà contenuta
nelle parole del Presidente del Consiglio» e rammenta che due anni prima, in un
ordine del giorno presentato alla Camera il 31 gennaio 1921 il gruppo liberale
affermava che «le benemerenze del fascismo sono infinite»... «Noi non
applaudimmo ieri (primo dovere degli amici è la sincerità) alla fustigazione
che infliggeste ai vinti di questa Assemblea; ma l'alta parola con la quale
ieri ed oggi avete affermato le supreme necessità della Patria, ci ha reso
fieri della nostra non recente alleanza col vostro partito».
BERARDELLI, a nome del gruppo socialista riformista
richiamandosi alla memoria e alle tradizioni di Leonida Bissolati e Cesare
Battisti. dichiara di dare voto favorevole. «Auguriamo a voi ed al Paese, on.
Mussolini, che possiate ispirare la vostra opera di governo alle due grandi
idealità: la grandezza dell'Italia ed i diritti del lavoro».
RAINERI, a nome del gruppo di democrazia liberale dichiara di
dare voto favorevole, non soIo, ma con l'intesa che il voto «aggiungendosi alle
ardenti aspettative del Paese che invoca la propria risurrezione politica,
economica e finanziaria, possa confortare la vigorosa volontà con cui il
governo si propone di assolvere il Suo compito».
DRAGO, socialista riformista, non è soddisfatto delle
dichiarazioni fatte dal suo collega di gruppo on. Berardelli, siano pure esse
favorevoli al governo. «La ragione del mio voto favorevole risale alle origini
del Fascio parlamentare di difesa nazionale, che in pochi costituimmo
all'indomani di Caporetto; risale, cioè, a ben cinque anni di assoluta identità
tra lo spirito che ha guidato la mia azione parlamentare e quello che ha
condotto il fascismo al potere. Lasciate dunque, on. colleghi, che fra tanti
fascisti della sesta giornata, sia lecito, con orgoglio e con purezza di cuore,
a chi lo fu fino dal primo giorno, a chi riconobbe nella vittoria di ieri il
giusto conseguimento meritato, di una dura battaglia insieme combattuta per
anni, lasciate la soddisfazione di dare il proprio voto, con pienezza d'animo,
e non per contingenze parlamentari o per tardive resipiscenze, al governo che
rappresenta per la prima volta il popolo italiano». Termina accennando ai
tentativi di pacificazione fatti dall'on. Mussolini «con arrendevolezza», ma
esigendo unicamente una dichiarazione di apoliticità da parte della
Confederazione del Lavoro ed il distacco dal Partito Socialista, per disarmare.
Si passa quindi alla votazione dell'ordine del giorno
presentato dall'on. Terzaghi:
«La Camera, fiduciosa nelle sorti della Patria, udite le
dichiarazioni del Governo, le approva e passa all'ordine del giorno».
La votazione dà il seguente risultato:
Presenti: 429; astenuti: 7; votanti: 422; maggioranza: 212,
favorevoli: 306; contrari: 116. (17 novembre 1922).
La Camera approva a grande maggioranza la fiducia a Mussolini
ed al Governo Fascista (3).
(1) Afferma la figlia Edda Ciano nelle sue memorie che la
frase attribuita a Mussolini non è mai stata pronunciata.
(2) La C.G.I.L. si mosse sempre nell'ambito del Partito
Socialista e ne subì le influenze.
(3) Atti parlamentari C.D. Veggansi in appendice i nomi dei
deputati che hanno votato Sì, quelli che hanno votato No, gli astenuti, gli
ammalati e gli assenti volontari.