NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 28 settembre 2013

La Monarchia e il Fascismo - Quinto capitolo - I

1) PIENI  POTERI, GRAN CONSIGLIO E MILIZIA
(fine 1922 e prima metà 1923)


- Popolo, Camera e Senato tributano a Mussolini gli onori del trionfo e gli apprestano gli strumenti della Dittatura.
- L'aperto appoggio del Vaticano. Qui ha inizio l'isolamento della Corona.


Mussolini Capo del Governo e le adulazioni dei cortigiani.

Insediato a Palazzo Chigi, acclamato come il salvatore della Nazione, Mussolini - fatti rientrare in sede i battaglioni delle camicie nere- si appresta a svolgere il suo programma ed a predisporre l'apertura della Camera e del Senato dove gli saranno tributati gli onori del trionfo. Dopo le acclamazioni delle folle l'apoteosi ufficiale. Nessun uomo politico è andato mai al governo avvolto in tanta aureola di popolarità e col consenso quasi generale. Chi non applaude si apparta e tace. Chi ha temuto i pericoli di una insurrezione armata e ha guardato con sospetto e diffidenza la marcia su Roma è disorientato.
Intanto nelle anticamere della Presidenza del Consiglio c'è ressa: politicanti ed adulatori, postulanti e avventurieri, avversari convertiti ed amici improvvisati, ammiratori ed ammiratrici di ogni ceto, di modesto ed alto rango. Mussolini è il più giovane dei capi di governo che abbia avuto il Regno d'Italia. Non ha ancora 40 anni; ha 20 anni meno di D'Annunzio, 7 meno di De Nicola, 14 meno di Nitti, 16 meno di Bonomi, 29 meno di Salandra, 40 meno di Giolitti. Ha fama di lavoratore formidabile e di attività multiforme. Non siamo ancora al «mito» ma siamo già all'«uomo fenomeno», capace di rifare le sorti della Nazione e sopratutto di ristabilire l'ordine compromesso dalle agitazioni inconsulte degli uomini rossi. «A me piace sopratutto l'atteggiamento di Mussolini - dice Salandra - come capo di un governo disposto a farsi ubbidire»; mentre Giolitti, che il 27 ottobre non aveva potuto aderire all'invito del Sovrano per le consultazioni sull'atteggiamento della Corona, afferma che «la situazione non poteva risolversi meglio di così». Il Giornale d'Italia lo chiama «professore d'energia» e d'Annunzio gli scrive la sua esultanza con una lettera datata 28 ottobre pur avendola scritta il 29:

« Caro Mussolini,
Ricevo nella notte i tre messaggeri dopo una giornata laboriosa. In questo libro, tante volte interrotto, sono raccolte le verità che il «monocolo» scopre nella meditazione. Credo che oggi la giovinezza italiana di ogni parte non possa non riconoscerla e non seguirla con purificato cuore. E' necessario raccogliere le forze sicure ed avviarle alle grandi mète che alla Italia sono prefisse dai suoi fati eterni. Dalla pazienza maschia e non dall'impazienza irrequieta a voi Verrà la salvezza. Vi riaffermo i miei pensieri e i miei propositi immuni da ogni ombra e da ogni macchia. Il Re sa che io sono il più devoto e il più volenteroso combattente d'Italia. Rimanga egli levato contro le sorti avverse che debbono essere affrontate e superate. La storia ha gli occhi chiari di Pallade. Non la bendate.
Sine strage vincit
Crepitu sine ictu

Gabriele D'Annunzio ».

Il Cardinale Gasparri, Segretario di Stato, intervistato dal Journal dichiara che il movimento fascista era diventato una necessità: «L'Italia andava verso l'anarchia ed il Re ha saggiamente agito, poiché comandare ai soldati di sparare voleva dire scatenare la guerra civile».
Maffeo Pantaleoni, interrogato dal Giornale d'Italia, dopo avere accennato all'adesione di Cadorna ed alla partecipazione al governo di Diaz e di Thaon di Revel, si domanda: «Essi si rendono conto quale improbo compito abbia assunto Mussolini assumendo il governo dell'Italia, ora che è ridotta in rovina morale e finanziaria dal bolscevismo e dal disfattismo, e forniscono una prova palmare che la sola rivoluzione che vi è stata, è stata tutta morale e di ripristinamento dei valori nazionali? ».
Sem Benelli intervistato dal Popolo d'Italia dice fra altro: «Voi sapete che io fui uno dei precursori di questo movimento di riscossa contro la tendenza livellatrice rossa, ignorante e bestiale, contro le mezze coscienze che ressero l'Italia negli ultimi tempi, contro coloro che si rivelarono impreparati alla vittoria e inconsapevoli dei nostri diritti. Ho seguito perciò con ansia e spessissimo con la cooperazione delle mie idee e dei miei atti il movimento fascista. Benito Mussolini ha il compito maggiore dei mondo moderno, poiché l'Italia potrà un'altra volta essere di esempio al mondo, perché egli ha spezzato le catene della recente storia, ha vinto concorrenti ambiziosi che non avevano il suo cuore saldo e la sua volontà gigantesca. Egli è il solo che può » (1). Domizio Torrigiani, Gran Maestro della Massoneria telegrafa a Mussolini che: «tutte le forze nazionali debbono seguirla, così che Ella possa superare la prova nel modo più glorioso per la Patria». Uno scrittore del Giornale d'Italia chiama Mussolini «Messia banditore di una religione grande e bella: l'amor di Patria».


Tutto il personale dei ministeri rimane al proprio posto ansioso di collaborare. Alte cariche dello Esercito e della Marina, Ministri Plenipotenziari e Ambasciatori fanno atto di solidarietà col nuovo Governo; meno il senatore Alfredo Frassati che rientra da Berlino e dopo un colloquio col Presidente del Consiglio si dimette per divergenze di vedute.

(1) Sem Benelli finirà nel Fronte popolare, comunisteggiante, fra le «mezze coscienze ignoranti e bestiali», anche lui accusatore della Monarchia colpevole di avere creato quel fascismo di cui egli si vantava essere il precursore!

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