NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 3 gennaio 2026

In ricordo della Regina Margherita a cent’ anni dalla sua morte

 

 di Emilio Del Bel Belluz

 

Era il 4 gennaio del 1926 quando la prima Regina d’Italia, Margherita di Savoia si spense nella bella città di Bordighera. Era la moglie del Re Umberto I, assassinato a Monza, il 29 luglio del 1900. Qualcuno scrisse che dopo la sua morte il cielo grigio si era fatto turchino: sembrava che la Regina avesse voluto lasciare un saluto al popolo italiano che tanto l’aveva amata.

Dalla Villa Reale dove morì venne issata la bandiera a mezz’asta in segno di lutto. In quella casa aveva goduto per l’ultima volta la visita dei bambini di Bordighera che la avevano voluto omaggiare con i loro canti nel giorno del suo compleanno: il 20 novembre 1925.

Quei bambini le avevano riempito il cuore, con i loro canti festosi e le loro poesie che avevano recitato. I loro volti sorridenti l’avevano commossa. Poi, quei bambini avevano potuto mangiare delle buone cose, disposte sui tavoli imbanditi della Villa. Il loro vociare s’era arrestato davanti a quel ben di Dio. Non era facile in quei tempi godere di un tale momento conviviale. La Regina, una decina di giorni prima, aveva potuto godere della festa del Santo Natale, che per Lei era un momento molto importante. Quando era a Roma amava circondarsi da tutta la famiglia, e preparare il presepe e il grande albero di Natale. Per l’occasione aveva l’abitudine di chiamare uno zampognaro che suonasse i canti natalizi davanti al presepe. Questo fortunato zampognaro aveva il piacere di godere della compagnia della famiglia Savoia. L’uomo aveva, poi la gioia di trovare sotto l’albero un regalo anche per lui. Due motti furono da Lei molto amati, di cui era l’autrice: “Sempre avanti Savoia”, e  “La Regina  è la madre dei poveri”. Tra i poveri privilegiava i piccoli che non avevano nulla, e i senza famiglia. Una donna che aveva imparato il latino a trent’anni per seguire gli studi del figlio, il principe Vittorio Emanuele. Dunque una mamma che amava con il cuore, seguendo la vita del figlio. Alla sua morte il corpo della Regina venne trasportato con una locomotiva da Bordighera a Roma, dove fu sepolta al Pantheon. Tra i tanti ricordi della Mamma dei poveri, come Lei si definiva, c’è un piccolo racconto uscito come trafiletto nel settimanale Oggi dell’agosto 1951, dal titolo: “Cuore di Regina”.  “Mentre la Regina Margherita era in campagna a Gressoney, durante una passeggiata, sentì uscire da una casupola il disperato pianto di bambini. “Che cosa succede là dentro?”, chiese la Regina ad un passante.” Sono i figli di mamma Teresa”, rispose questi senza riconoscerla, “i quali, ogni volta che la madre esce, piangono così: hanno avuto il padre morto un anno fa, e da allora temono sempre che anche la madre non abbia più a ritornare”. La Regina colpita dal racconto, entrò nella casa e vi trovò due bambini di cinque, sei anni coricati su un misero pagliericcio. Poco dopo tornò la madre che, riconosciuta l’illustre visitatrice, non sapeva più come farle onore. La Regina lasciò del denaro e, anche negli anni successivi, non mancò mai di provvedere ai bimbi di Teresa. Fu molto felice quando la povera donna le fece sapere che dal giorno della sua visita la fortuna si era ricordata anche di loro. “Vostra Maestà “, commentava la donna, “ha messo in fuga lo spirito maligno della mia casa”.  

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