di Emilio Del Bel Belluz
Era il 4 gennaio del 1926
quando la prima Regina d’Italia, Margherita di Savoia si spense nella bella
città di Bordighera. Era la moglie del Re Umberto I, assassinato a Monza, il 29
luglio del 1900. Qualcuno scrisse che dopo la sua morte il cielo grigio si era
fatto turchino: sembrava che la Regina avesse voluto lasciare un saluto al
popolo italiano che tanto l’aveva amata.
Dalla Villa Reale dove morì
venne issata la bandiera a mezz’asta in segno di lutto. In quella casa aveva
goduto per l’ultima volta la visita dei bambini di Bordighera che la avevano
voluto omaggiare con i loro canti nel giorno del suo compleanno: il 20 novembre
1925.
Quei bambini le avevano
riempito il cuore, con i loro canti festosi e le loro poesie che avevano
recitato. I loro volti sorridenti l’avevano commossa. Poi, quei bambini avevano
potuto mangiare delle buone cose, disposte sui tavoli imbanditi della Villa. Il
loro vociare s’era arrestato davanti a quel ben di Dio. Non era facile in quei
tempi godere di un tale momento conviviale. La Regina, una decina di giorni
prima, aveva potuto godere della festa del Santo Natale, che per Lei era
un momento molto importante. Quando era a Roma amava circondarsi da tutta la
famiglia, e preparare il presepe e il grande albero di Natale. Per l’occasione
aveva l’abitudine di chiamare uno zampognaro che suonasse i canti natalizi
davanti al presepe. Questo fortunato zampognaro aveva il piacere di godere
della compagnia della famiglia Savoia. L’uomo aveva, poi la gioia di trovare
sotto l’albero un regalo anche per lui. Due motti furono da Lei molto amati, di
cui era l’autrice: “Sempre avanti Savoia”, e “La Regina è la madre
dei poveri”. Tra i poveri privilegiava i piccoli che non avevano nulla, e i
senza famiglia. Una donna che aveva imparato il latino a trent’anni per seguire
gli studi del figlio, il principe Vittorio Emanuele. Dunque una mamma che amava
con il cuore, seguendo la vita del figlio. Alla sua morte il corpo della Regina
venne trasportato con una locomotiva da Bordighera a Roma, dove fu sepolta al
Pantheon. Tra i tanti ricordi della Mamma dei poveri, come Lei si definiva, c’è
un piccolo racconto uscito come trafiletto nel settimanale Oggi dell’agosto
1951, dal titolo: “Cuore di Regina”. “Mentre la Regina Margherita era in
campagna a Gressoney, durante una passeggiata, sentì uscire da una casupola il
disperato pianto di bambini. “Che cosa succede là dentro?”, chiese la Regina ad
un passante.” Sono i figli di mamma Teresa”, rispose questi senza riconoscerla,
“i quali, ogni volta che la madre esce, piangono così: hanno avuto il padre
morto un anno fa, e da allora temono sempre che anche la madre non abbia più a
ritornare”. La Regina colpita dal racconto, entrò nella casa e vi trovò due
bambini di cinque, sei anni coricati su un misero pagliericcio. Poco dopo tornò
la madre che, riconosciuta l’illustre visitatrice, non sapeva più come farle
onore. La Regina lasciò del denaro e, anche negli anni successivi, non mancò
mai di provvedere ai bimbi di Teresa. Fu molto felice quando la povera donna le
fece sapere che dal giorno della sua visita la fortuna si era ricordata anche
di loro. “Vostra Maestà “, commentava la donna, “ha messo in fuga lo spirito
maligno della mia casa”.

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