(1927
- 1940)
Il
Papa proclama Mussolini l'uomo della Provvidenza ed il cardinale Schuster lo paragona
all'imperatore Ottaviano.
Il
16 marzo 1928 viene varato alla Camera un Disegno di Legge per le elezioni
politiche. I canditati-presentati dalle Confederazioni ed Associazioni varie sono
imposti dal Gran Consiglio e nessuna iniziativa né possibilità di scelta sono
concesse agli elettori. Questo mette in rilievo l'on. Giolitti alla Camera
nella sua dichiarazione di voto, l'ultimo suo intervento poiché egli muore
quattro mesi dopo:
«
Però il metodo proposto per la formazione della nuova Camera non può costituire
tale rappresentanza Affinché una assemblea possa essere la rappresentanza della
Nazione occorre che i suoi componenti siano scelti, con piena libertà, dagli
elettori, nei colleggi elettorali come del resto prescrive l'art. 39 dello
Statuto.
« Ogni facoltà di scelta invece qui è esclusa dal fatto che per legge una sola
lista potrà essere proposta agli elettori. Questa legge la quale, affidando la
scelta dei deputati al Gran Consiglio fascista esclude dalla Camera qualsiasi
opposizione di carattere politico, segna il decisivo distacco del regime
fascista dal regime retto dallo Statuto.
«Per
queste ragioni a me e ad alcuni colleghi non è possibile dare voto favorevole
al disegno di legge ».
Nessun
altro chiede di parlare e la nuova legge elettorale che istituisce lo Stato
corporativo è approvata con 216 voti favorevoli e 15 contrari.
In
virtù di questa legge il governo otterrà, nelle elezioni del 24 marzo dell'anno
successivo (le elezioni così dette «plebiscitarie») 8.506.576 Si contro 136.198
No, avendo votato l'89,63 %. Sarà questa la prima Camera Corporativa.
Per
oltre tre lustri la
Monarchia è passata in seconda linea. Gli italiani di tute le
classi, di tutti i ceti, dall'intellettuale al bracciante, guardano a
Mussolini, al «genio della stirpe», all'uomo che «ha sempre ragione». Nessuna
opposizione ostacola il suo illimitato potere.
L'aderenza
delle masse, della borghesia, dei ceti medi e dell'aristocrazia al fascismo
viene poi definitivamente, universalmente, consacrata con la stipula dei Patti
Lateranensi, strumenti di quella Conciliazione fra Chiesa e Stato che manda in
visibilio gli italiani. Chi aveva qualche dubbio si ricrede.
«E'
l'ora di Dio», questa è la parola d'ordine che entra nelle famiglie. Il Papa,
ricevendo una larga rappresentanza del Corpo Accademico degli alunni
dell'Università Cattolica di Milano nella gran sala del Concistoro (15 febbraio
1929), dopo avere scherzosamente affermato che «per risolvere l'ardua questione
romana ci voleva proprio un Papa alpinista, un Papa che fosse abituato ad
affrontare le ascensioni più ardue», dice testualmente:
«Dobbiamo
dire che siamo stati anche dall'altra parte nobilmente assecondati. E forse ci
voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare; un uomo che
non avesse le preoccupazioni della scuola liberale, per gli uomini della quale
tutte quelle leggi, tutti quegli ordinamenti, o piuttosto disordinamenti, tutte
quelle leggi, diceva, e tutti quei regolamenti erano altrettanti feticci e
proprio come i feticci, tanto più intangibili e venerandi quanto più brutti e
deformi (vivissima ilarità). E con la grazia di Dio, con molta pazienza, con
molto lavoro, con l'incontro di molti e nobili assecondamenti, siamo riusciti
per medium profundum a concludere un Concordato che, se non è il migliore di
quanti ce ne possono essere, è certo fra i migliori. E' dunque con profonda
compiacenza che crediamo di avere con esso ridato a Dio l’Italia e l'Italia a
Dio» (A questo punto l'uditorio applaude entusiasticamente) (1).
L'Uomo
della Provvidenza! Questa falsa profezia è oramai sulla bocca di tutti, essa
incarna un nuovo verbo.
Le
colonne dell'Osservatore Romano sono occupate per alcuni mesi a riportare
adesioni e commenti da tutti gli Stati del mondo, ed il Momento, quotidiano
cattolico di Torino, dice che «Le altre nazioni ci guardano; gli altri popoli
ci ammirano e ci invidiano». Tutta l'Italia è fascista, non si trova più un
critico, non si trova più un dissidente, salvo rarissimi casi. Noi pochi
solitari miscredenti del nuovo verbo, siamo costretti ad appartarci, guardati
come degli illusi e degli appestati, perseguiti da quella terribile formula che
fu uno dei germi roditori del regime: «chi non ha la tessera è messo al bando».
Esclusi così da ogni attività professionale, anche la più modesta, abbiamo
atteso, dolorando, l'esperimento fatale dell'Uomo della Provvidenza, sempre
augurandoci che le nostre previsioni fossero errate. Ma purtroppo non sarà
così.
Anche
l'organo Vaticano l'Osservatore Romano non lesina mai gli elogi al nuovo regime
ed in occasione del decennale scrive: «Si tratta di una mole cospicua di
iniziative condotte a compimento, di trasformazioni vaste, profonde, ingenti,
adottate in ogni campo della pubblica amministrazione di lavori infine così
numerosi ed importanti che giustamente la pubblica opinione ne è rimasta
colpita. Non intendiamo rifare sulle nostre colonne una rassegna, sia pure
rapida e sommaria di quanto è stato compiuto in Italia in questi ultimi dieci
anni, vogliamo però ricordare brevemente quelle benemerenze le quali, forse
perché meno appariscenti sono state troppo scarsamente rievocate, se non anche
neglette; vogliamo alludere alle leggi e provvidenze nel campo religioso e
morale, cui i cattolici danno plauso cordiale e sincero». E conclude così: «I
cattolici non possono che salutare con schietto plauso tutto quello che lo
Stato in Italia è venuto compiendo verso così alte mete. I cattolici possono
ben rallegrarsi che sia stato compiuto tanto bene, e non solo nei campi rammentati,
ma in altri ancora e che apparisce anche più grande se si riflette quale
immenso cumulo di pregiudizi, di ignoranza, di perverse abitudini, di tristi
passioni, di biechi interessi si opponevano a tali iniziative».
Il
3 ottobre 1931 Lauro De Bosis, fuoruscito, vola su Roma e lancia manifestini
firmati Alleanza Nazionale con un appello al Re perché liberi la Patria dalla tirannia
fascista. Dice l'appello che «scicentomila cittadini han dato a un Vostro cenno
la vita per togliere il giogo da due città: è col Vostro consenso che un giogo
infinitamente peggiore grava da anni sull'Italia intera?» Il manifestino
termina così: « Dal fondo della loro disperazione quaranta milioni d'italiani
Vi guardano». Malgrado il monito di civismo e di coraggio a tutti gli italiani,
nessuno si è mosso. Perchè doveva muoversi il Re? Noi che abbiamo vissuto le
angosciose solitudini di quel periodo, possiamo garantire al cento per cento
che se il Re avesse impostato una politica avversa a Mussolini, il popolo si
sarebbe ribellato. Il popolo acclamava il Re in quanto lo credeva solidale con
Mussolini, ma posti a scegliere fra questi e il Re, gli italiani si sarebbero
schierati col loro Duce.
E' dunque assurdo voler pretendere che il Re dovesse
agire contro la volontà, popolare per gli appelli di uno solo o, nella migliore
delle ipotesi, di un esiguo numero di oppositori che non potevano nemmeno
esercitare la più piccola propaganda perchè malvisti ed osteggiati da tutte le
classi di cittadini.
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