NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 24 gennaio 2015

La Monarchia e il Fascismo - decimo capitolo - I

LA DITTATURA AL DI SOPRA DELLA CORONA

(1927 - 1940)

La Conciliazione con la Chiesa. - La spedizione in Etiopia. - Mussolini Primo Maresciallo. - Il Re contro la guerra.

Il Papa proclama Mussolini l'uomo della Provvidenza ed il cardinale Schuster lo paragona all'imperatore Ottaviano.

Il 16 marzo 1928 viene varato alla Camera un Disegno di Legge per le elezioni politiche. I canditati-presentati dalle Confederazioni ed Associazioni varie sono imposti dal Gran Consiglio e nessuna iniziativa né possibilità di scelta sono concesse agli elettori. Questo mette in rilievo l'on. Giolitti alla Camera nella sua dichiarazione di voto, l'ultimo suo intervento poiché egli muore quattro mesi dopo:

« Però il metodo proposto per la formazione della nuova Camera non può costituire tale rappresentanza Affinché una assemblea possa essere la rappresentanza della Nazione occorre che i suoi componenti siano scelti, con piena libertà, dagli elettori, nei colleggi elettorali come del resto prescrive l'art. 39 dello Statuto.
« Ogni facoltà di scelta invece qui è esclusa dal fatto che per legge una sola lista potrà essere proposta agli elettori. Questa legge la quale, affidando la scelta dei deputati al Gran Consiglio fascista esclude dalla Camera qualsiasi opposizione di carattere politico, segna il decisivo distacco del regime fascista dal regime retto dallo Statuto.
«Per queste ragioni a me e ad alcuni colleghi non è possibile dare voto favorevole al disegno di legge ».
Nessun altro chiede di parlare e la nuova legge elettorale che istituisce lo Stato corporativo è approvata con 216 voti favorevoli e 15 contrari.

In virtù di questa legge il governo otterrà, nelle elezioni del 24 marzo dell'anno successivo (le elezioni così dette «plebiscitarie») 8.506.576 Si contro 136.198 No, avendo votato l'89,63 %. Sarà questa la prima Camera Corporativa.

Per oltre tre lustri la Monarchia è passata in seconda linea. Gli italiani di tute le classi, di tutti i ceti, dall'intellettuale al bracciante, guardano a Mussolini, al «genio della stirpe», all'uomo che «ha sempre ragione». Nessuna opposizione ostacola il suo illimitato potere.

L'aderenza delle masse, della borghesia, dei ceti medi e dell'aristocrazia al fascismo viene poi definitivamente, universalmente, consacrata con la stipula dei Patti Lateranensi, strumenti di quella Conciliazione fra Chiesa e Stato che manda in visibilio gli italiani. Chi aveva qualche dubbio si ricrede.

«E' l'ora di Dio», questa è la parola d'ordine che entra nelle famiglie. Il Papa, ricevendo una larga rappresentanza del Corpo Accademico degli alunni dell'Università Cattolica di Milano nella gran sala del Concistoro (15 febbraio 1929), dopo avere scherzosamente affermato che «per risolvere l'ardua questione romana ci voleva proprio un Papa alpinista, un Papa che fosse abituato ad affrontare le ascensioni più ardue», dice testualmente:

«Dobbiamo dire che siamo stati anche dall'altra parte nobilmente assecondati. E forse ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare; un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale, per gli uomini della quale tutte quelle leggi, tutti quegli ordinamenti, o piuttosto disordinamenti, tutte quelle leggi, diceva, e tutti quei regolamenti erano altrettanti feticci e proprio come i feticci, tanto più intangibili e venerandi quanto più brutti e deformi (vivissima ilarità). E con la grazia di Dio, con molta pazienza, con molto lavoro, con l'incontro di molti e nobili assecondamenti, siamo riusciti per medium profundum a concludere un Concordato che, se non è il migliore di quanti ce ne possono essere, è certo fra i migliori. E' dunque con profonda compiacenza che crediamo di avere con esso ridato a Dio l’Italia e l'Italia a Dio» (A questo punto l'uditorio applaude entusiasticamente) (1).

L'Uomo della Provvidenza! Questa falsa profezia è oramai sulla bocca di tutti, essa incarna un nuovo verbo.
Le colonne dell'Osservatore Romano sono occupate per alcuni mesi a riportare adesioni e commenti da tutti gli Stati del mondo, ed il Momento, quotidiano cattolico di Torino, dice che «Le altre nazioni ci guardano; gli altri popoli ci ammirano e ci invidiano». Tutta l'Italia è fascista, non si trova più un critico, non si trova più un dissidente, salvo rarissimi casi. Noi pochi solitari miscredenti del nuovo verbo, siamo costretti ad appartarci, guardati come degli illusi e degli appestati, perseguiti da quella terribile formula che fu uno dei germi roditori del regime: «chi non ha la tessera è messo al bando». Esclusi così da ogni attività professionale, anche la più modesta, abbiamo atteso, dolorando, l'esperimento fatale dell'Uomo della Provvidenza, sempre augurandoci che le nostre previsioni fossero errate. Ma purtroppo non sarà così.

La Conciliazione porta al fascismo l'adesione degli ultimi residui degli incerti e dei timidi. Chi non crede in Mussolini è un antinazionale, è un nemico della Patria. Proibito ragionare con la propria testa, proibito discutere, tutto quello che Mussolini dice e fa è grande e di importanza storica, anche se si tratta di cose insignificanti. E così ha inizio una specie di fanatismo religioso per il Duce, e le sue svariate fotografie nelle più svariate pose guerriere sono apparse accanto alle immagini votive dei santi, tanto nei tuguri che nelle case borghesi; dal pergamo i parroci inneggiano al nuovo regime di redenzione mentre i cardinali, arcivescovi e vescovi non mancano di presenziare alle solenni cerimonie consacrate alla esaltazione di Mussolini.

Anche l'organo Vaticano l'Osservatore Romano non lesina mai gli elogi al nuovo regime ed in occasione del decennale scrive: «Si tratta di una mole cospicua di iniziative condotte a compimento, di trasformazioni vaste, profonde, ingenti, adottate in ogni campo della pubblica amministrazione di lavori infine così numerosi ed importanti che giustamente la pubblica opinione ne è rimasta colpita. Non intendiamo rifare sulle nostre colonne una rassegna, sia pure rapida e sommaria di quanto è stato compiuto in Italia in questi ultimi dieci anni, vogliamo però ricordare brevemente quelle benemerenze le quali, forse perché meno appariscenti sono state troppo scarsamente rievocate, se non anche neglette; vogliamo alludere alle leggi e provvidenze nel campo religioso e morale, cui i cattolici danno plauso cordiale e sincero». E conclude così: «I cattolici non possono che salutare con schietto plauso tutto quello che lo Stato in Italia è venuto compiendo verso così alte mete. I cattolici possono ben rallegrarsi che sia stato compiuto tanto bene, e non solo nei campi rammentati, ma in altri ancora e che apparisce anche più grande se si riflette quale immenso cumulo di pregiudizi, di ignoranza, di perverse abitudini, di tristi passioni, di biechi interessi si opponevano a tali iniziative».


Il 3 ottobre 1931 Lauro De Bosis, fuoruscito, vola su Roma e lancia manifestini firmati Alleanza Nazionale con un appello al Re perché liberi la Patria dalla tirannia fascista. Dice l'appello che «scicentomila cittadini han dato a un Vostro cenno la vita per togliere il giogo da due città: è col Vostro consenso che un giogo infinitamente peggiore grava da anni sull'Italia intera?» Il manifestino termina così: « Dal fondo della loro disperazione quaranta milioni d'italiani Vi guardano». Malgrado il monito di civismo e di coraggio a tutti gli italiani, nessuno si è mosso. Perchè doveva muoversi il Re? Noi che abbiamo vissuto le angosciose solitudini di quel periodo, possiamo garantire al cento per cento che se il Re avesse impostato una politica avversa a Mussolini, il popolo si sarebbe ribellato. Il popolo acclamava il Re in quanto lo credeva solidale con Mussolini, ma posti a scegliere fra questi e il Re, gli italiani si sarebbero schierati col loro Duce. 
E' dunque assurdo voler pretendere che il Re dovesse agire contro la volontà, popolare per gli appelli di uno solo o, nella migliore delle ipotesi, di un esiguo numero di oppositori che non potevano nemmeno esercitare la più piccola propaganda perchè malvisti ed osteggiati da tutte le classi di cittadini.

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