NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

martedì 13 aprile 2021

Affermazioni senza prove e senza senso

 




Si diceva e si sperava che il tempo avrebbe sopito le passioni e favorito un più sereno giudizio storico, ma questo non sta avvenendo in Italia e particolarmente nei confronti di Vittorio Emanuele III, che oggi è fatto oggetto, particolarmente per le leggi razziali, di accuse che non gli erano state rivolte nel pur drammatico periodo 1944-1947, data della Sua morte. Ora, oltre a queste, vi sono stati recentemente, in una trasmissione televisiva ed in un articolo di giornale, due nuovi attacchi sui quali è necessario soffermarci. 

La prima è in una puntata, mesi or sono, di una nota trasmissione giornaliera televisiva, dedicata alla storia ed in onda su più canali, avente per argomento l’8 settembre 1943,”Un esercito allo sbando”, quando, al termine della stessa, il conduttore, e non più lo storico invitato, esprimendo un giudizio complessivo sull’evento, ha accusato il Re, di essersi preoccupato, prima di lasciare Roma la mattina del 9, dei gioielli della Corona e di aver riempito di masserizie ed oggetti d’arte 40 vagoni ferroviari, senza dare ulteriori spiegazioni e precisare maggiormente il contenuto, la sua provenienza e la sua destinazione. Ora nel caso dei gioielli è notorio che gli stessi furono nascosti nel caveau della Banca d’Italia, dove ancora si trovano perché il nuovo Re Umberto II, così volle lasciarli, partendo per l’esilio, malgrado si trattasse di gioielli della famiglia, che, come disse anche Einaudi, avrebbe potuto portare con se, ma per i 40 vagoni non si trova traccia della notizia in nessun libro, memoriale, diario, articolo, né il conduttore ha mai risposto ad una domanda di chiarimenti, formulata via email, da un teleutente .Ora ragioniamo pacatamente : non si caricano 40 vagoni in un giorno, ma nemmeno in una settimana. Qual è la provenienza degli oggetti? Tutta l’operazione nascosta e segreta, con decine di ferrovieri o altri addetti che dovevano parteciparvi? quale il percorso da compiere mentre gli angloamericani bombardavano tutte le linee ferroviarie e le stazioni, come nel caso di Roma, il 19 luglio e il 13 agosto 1943? si pensa poi alla lunghezza di un simile treno, circa 400 metri, che avrebbe intasato le linee ferroviarie già sature? e poi dove scaricarli? Tenerli per mesi su un binario morto dove? chi doveva o poteva proteggerli? se fossero diretti in Svizzera la stampa locale avrebbe taciuto! Il tutto è talmente assurdo che mi meraviglia che nessun altro abbia chiesto spiegazioni o protestato o dobbiamo amaramente constatare che la propaganda antisabauda è riuscita a far credere, attribuire ed a diffondere qualsiasi nefandezza, o colpa particolarmente a Vittorio Emanuele III? Oppure vi è solo ignoranza o preconcetto?

A questa ipotesi si collega l’altro episodio dove un diverso giornalista, di un grande quotidiano nazionale, parlando proprio del già citato bombardamento americano di Roma della mattina del 19 luglio 1943, arriva ad affermare che il Re si guardò bene dal visitare le località bombardate, San Lorenzo e Tiburtino, quasi attribuendoGli una congenita viltà, quando nel libro del generale Puntoni, primo aiutante di campo di Vittorio Emanuele III, “ Parla Vittorio Emanuele III” ( editore “Il Mulino” -1993 pagg.140-141), e riproducente il diario giornaliero tenuto dal suddetto generale, è chiaramente scritto che il 19 luglio, alle ore 15, il Re si era mosso in automobile da Villa Savoia per visitare i quartieri e gli aeroporti colpiti. Ebbene questa citazione e testimonianza non è servita per una doverosa rettifica per cui si è cercata altra conferma nella stampa dell’epoca, e nel caso specifico nel “Il Messaggero”, essendo lo stesso l ‘unico giornale romano che fosse in vita allora ed ancora oggi. 


La ricerca ha avuto esito positivo per cui dai numeri del giornale di quei giorni, 20 e 21 luglio abbiamo l’ulteriore testimonianza che il Re si affrettò a visitare i luoghi bombardati, destinando ben un milione di lire, sue personali, a favore dei danneggiati, mentre la Regina Elena si recava negli ospedali dove erano ricoverati i numerosi feriti e si precisa che anche la Principessa di Piemonte si era recata nei quartieri bombardati e di questa visita esistono diverse testimonianze fotografiche. Egualmente il Re visitò le zone bombardate anche dopo il successivo attacco aereo del 13 agosto, vedi “Il Messaggero” del 15 agosto, bombardamento avvenuto a fascismo ormai caduto, per cui questo secondo attacco aereo assunse un carattere di inqualificabile pressione, (con altro sangue italiano), sul nuovo governo, che proprio in quei giorni aveva iniziato dei contatti per giungere ad un armistizio ed aveva anche proclamato Roma “Città aperta”. 

E sempre “Il Messaggero” del 18 agosto, ricorda anche una visita, in quei giorni, del Re a Terni, vittima di altro bombardamento, lasciando anche in questo caso un contributo personale di 200.000 lire, a conferma che il Re, come dalla tradizione della sua Casa, era sempre il primo a recarsi dove fosse stato colpito il suo popolo, anche per eventi naturali come i due tremendi terremoti di Messina nel 1908 e della Marsica nel 1915, ed ancora il 23 aprile 1944, nelle zone colpite dalla ultima tremenda eruzione del Vesuvio,con imponenti torrenti di lava, che stavano per raggiungere Torre Annunziata ! Infine un altro accenno alla visita del Re ai quartieri bombardati il 19 luglio, è contenuta brevemente (pag.72 e 73) in un interessantissimo libro di memorie della scrittrice Jò di Benigno, consorte di un generale del Regio Esercito, Olmi, e segretaria del Ministro della Guerra, Sorice, intitolato “Occasioni mancate -Roma in un diario segreto 1943-1944”, ricchissimo di tante altre notizie di quel periodo romano, edito da S.E.I. – Roma-1945, libro da tentare di trovare su Internet e che penso non abbiano mai letto gli autori delle due false notizie . Oggi infatti si ignorano o si dimenticano libri scritti da testimoni dell’epoca che vivevano quei giorni e quelle ore, come “Roma 1943”, questo edito da Miglioresi, in Roma, nel 1945, opera di un giornalista, saggista e scrittore del livello ineguagliabile di un Paolo Monelli ! 

Perché diffamazione? Perché affermazioni senza prove e senza senso? Qui non si tratta di un diverso parere storico o politico sull’operato del Sovrano, che potremmo controbattere e non condividere, ma di due precise accuse senza alcuna prova, una di avere anteposto i personali interessi economici a quelli nazionali, la seconda di vigliaccheria e questo quando ci si dimentica nel primo caso la successiva donazione allo Stato Italiano, fatta da Vittorio Emanuele, partendo per l’esilio, della sua collezione di monete il cui valore era ed è superiore a quanto il Re aveva ricevuto con la sua Lista Civile nel corso del suo Regno, e quando, nel secondo caso, si ignora la figura del Re “soldato”, che per tutta la durata della Grande Guerra era stato vicino fisicamente ai suoi soldati, non nelle retrovie, ma nelle stesse prime linee di cui ci sono anche qui precise e documentate testimonianze, come pure fece anche nel maggio 1944, il 18 e 23, recandosi al Comando del nostro Corpo Italiano di Liberazione e poi nella zona di Cassino, mentre ancora era in corso la battaglia finale per la liberazione di Roma. Non dimentichiamo queste precisazioni, smentiamo ove possibile queste assurde accuse e replichiamo, documenti alla mano, a chi le rinnovasse. I 40 vagoni non sono esistiti ed il RE è stato sempre vicino al suo popolo!

Domenico Giglio 

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