NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 10 febbraio 2024

La scomparsa di S.A.R. il Principe Vittorio Emanuele

di Emilio del Bel Belluz




La notizia della morte di S.A.R. Vittorio Emanuele IV, Principe di Napoli mi colse all’improvviso, mi trovavo in un ufficio postale a chiedere se il libro che gli avevo spedito fosse arrivato. Improvvisamente squillò il telefono, e il mio amico Ado mi comunicava la scomparsa di S.A.R. Vittorio Emanuele di Savoia. Pensai subito alla strana coincidenza. Il libro è un romanzo che ho scritto e che riguarda la fedeltà di un giovane italiano verso i valori di riferimento di un tempo. Il volume è stato dedicato al Principe. Da qualche giorno avevo saputo che era ricoverato in ospedale a Ginevra. Nel mio cuore avevo deciso di fargli una sorpresa per il suo Genetliaco e quello della moglie, la principessa Marina di Savoia. La mia speranza era quella che il libro potesse arrivare a destinazione per questo evento. All’interno vi avevo posto degli articoli scritti sul “ Piave “, e dedicati a Casa Savoia. Alcuni mesi fa gli avevo mandato un santino che un caro amico aveva stampato: era dedicato a San Leopoldo Mandic’ e alla Regina Elena. Avevo saputo che lo aveva ricevuto, e mi sembrava d’aver fatto una cosa bella. Nella parte dedicata a San Leopoldo vi avevo riportato delle parole a lui tanto care: “ Fede abbiate fede. Dio è medico e medicina.”. Speravo che leggendole, la malattia che stava affrontando, venisse alleviata. Nel mio cuore nutrivo il pensiero che il santino di San Leopoldo e della Regina Elena gli fosse di compagnia e che lo avesse collocato sul comodino. Con la tristezza nel cuore volli recitare una preghiera, come di solito si fa per le persone care che ci vengono a mancare. Seppi che aveva vicino a sé la moglie e il figlio S.A.R. Principe Emanuele Filiberto di Savoia. La morte è più dolce per le persone che hanno la fortuna d’avere vicino la famiglia. Quarantuno anni fa moriva sempre a Ginevra, il Re d’Italia suo padre, e il dolore che provai, lo ricordo come se fosse oggi. Il destino volle che il cielo sotto cui morirono, fosse svizzero.  La notizia della morte del figlio di Re Umberto II fu data alla televisione e mi aspettavo dei commenti consoni ad una persona la cui famiglia fece l’unità d’Italia, e la cui storia fu millenaria. Quello che vidi invece mi fece male, da italiano e da monarchico: il Principe fu fatto vedere con le manette ai polsi, nonostante fosse stata dimostrata la sua innocenza per i reati a lui imputati e per cui lo Stato italiano aveva pagato migliaia d’euro di risarcimento. Tale somma fu poi devoluta in beneficenza, a dimostrazione del suo cuore buono. Un’ altra cosa che mi rattristò è che non si facesse cenno al suo titolo di Principe. Constatai che la parola rispetto non apparteneva più a questo Paese. Il mancato riconoscimento del suo titolo l’ho considerato una grande offesa fatta a quelli che hanno mantenuto la fedeltà a Casa Savoia negli anni. Uno dei più grandi maestri del Diritto, l’avvocato e giurista Francesco Carnelutti diceva che: “ L’Italia è la culla del diritto, e la tomba delle giustizia”. Dai media, invece, risultò che l’Italia fosse diventata la culla dell’odio e del fango. La morte di un Savoia non poteva essere trattata in questo modo ignominioso. Anche i giornali che si considerano conservatori, quali il Giornale diede a un suo articolo il titolo: “ L’ultimo “non Re d’Italia” e il quotidiano Libero s’è espresso così: “ La nuova erede al trono che non c’è” . Quello che mi fece più male è essere stati feriti dal fuoco che si intendeva amico. Il mio pensiero andò ai grandi giornalisti di una volta e a cosa avrebbero scritto. Credo che il grande Indro Montanelli non avrebbe mai permesso una cosa simile, come pure i compianti scrittori Mario Cervi e Giorgio Torelli. Pensai allo scrittore Giovannino Guareschi che avrebbe preso la sua penna e si sarebbe scagliato contro quello che è accaduto. La vita di Giovannino Guareschi fu sempre fedele e leale a Casa di Casa Savoia. Di sicuro si sarebbe battuto a spada tratta. I tempi cambiano in peggio, e tutti siamo diventati dei giudici irriverenti ed irrispettosi. Successivamente pensai al periodo storico che cambiò la vita di Sua Maestà Vittorio Emanuele IV. L’Italia aveva appena ultimato il referendum che doveva scegliere tra la repubblica e la Monarchia. Vinse la repubblica con uno scarto minimo, ma come si venne a conoscenza ci furono dei brogli elettorali. Il Re Umberto II decise che non si spargesse del sangue per Casa Savoia, si pensi che a Napoli ci furono ben 9 morti tra i monarchici. Pertanto il Principe, da bambino, dovette imbarcasi da Napoli con la sua mamma e le sue sorelle, nel 1946. Quel bambino che fin poco prima aveva giocato con i suoi amici, ignaro di quello che stava accadendo, se ne andava in esilio. Una parola che il suo vocabolario non contemplava, ma che era come un sigillo che lo avrebbe segnato per sempre. Da quel giorno rimase in esilio per 57 anni, un periodo che segnò tutta la sua esistenza. L’esilio fu una delle pene più terribili imposta dalla repubblica democratica italiana a tutti i discendenti maschi di Casa Savoia che cessò solo nel 2003. Ma i mezzi di comunicazione non hanno mai sottolineato questo aspetto della sua vita. La Chiesa non ha mosso un dito per omaggiare il Re Umberto II che donò la Sacra Sindone al Papa. Il Principe Emanuele Filiberto, dopo la morte del padre, è stato intervistato alla televisione e ha pronunciato delle parole molto commoventi sulla figura del genitore che lasciavano trasparire il grande affetto che lo univa a Lui. Lo considerava come la persona più importante, come un maestro, come un confidente al quale rivolgersi nei momenti difficili della sua vita. Era una quercia alla quale ci si aggrappa nelle tante tempeste dell’esistenza. Ma ora sarebbe rimasto solo, senza un timone che indirizzasse il suo percorso umano. La vita di S.A.R. Vittorio Emanuele Filiberto è stata come quella del padre, vissuta nell’impossibilità di poter andare nella terra dei propri avi. Il cielo dove era nato non aveva gli stessi colori della patria, dove la sua famiglia era nata e vissuta. Ricordo che lo vidi in Francia durante una commemorazione della morte del nonno Re Umberto II. Era vicino al padre e salutava dando la mano a tutte le persone che erano venute. Un’ immagine che mi fece capire l’amore e la pazienza che aveva per il suo Paese. Quella volta mi sarebbe piaciuto dirgli di salire con noi in pullman e venire in Italia. Quel suo volto così sereno non l’ho mai dimenticato. La morte di S.A.R. Vittorio Emanuele di Savoia mi ha fatto veramente male. Dal terrazzo della mia casa ho esposto la bandiera dei Savoia a mezz’asta: volevo ricordare la mia immutata fedeltà verso Casa Savoia. Garriva al vento: un saluto a chi se n’é andato. L’altra sera mi venne in mente un quadro che ho nella mia casa. Ritrae dei filari di meravigliosi pioppi che costeggiano il fiume, donando ombra al viandante. In questa terra così bella è raffigurato anche un vecchio pescatore che aveva adagiato la lenza nel corso d’acqua, speranzoso di catturare qualche preda. La scena è molto emozionante e mi fece pensare alla passione per la pesca che aveva la regina Elena. Da cattolico pensai che il Principe avrà raggiunto la sua famiglia, abbracciato suo padre e sua mamma, ma si sarà visto anche con la Regina Elena che gli avrà proposto di accompagnarla a pescare tra la quiete dei pioppi e il mormorio del fluire delle acque. Con la morte di S.A.R. Vittorio Emanuele IV si chiude un capitolo importante della storia italiana e grande ed impegnativa è l’eredità spirituale che rimarrà a suo figlio S.A.R. il Principe Emanuele Filiberto Duca di Savoia e Principe di Venezia.

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domenica 4 febbraio 2024

Addio a S.A.R Vittorio Emanuele IV di Savoia, figlio di Re Umberto II


di Emilio Del Bel Belluz


Ieri, 3 febbraio 2024, è venuto a mancare S.A.R Vittorio Emanuele IV di Savoia, figlio di Re Umberto II.

In tutti questi anni ho sempre nutrito nei Suoi confronti una grande devozione e fedeltà. Il figlio del Re d’Italia Umberto II, dovette lasciare il Paese con la famiglia dopo il referendum. Vide per l’ultima volta l’Italia, al tramonto, quando la nave costeggiò la Sardegna. Rimase in coperta ad osservarla, assieme alla madre ed ai fratelli, quando la lontananza che aumentava sempre di più, fece scomparire il profilo della costa. 

Il principe di Casa Savoia aveva solo pochi anni, essendo nato nel 1937, e credo che mai avesse pensato di non tornare nel Paese dove era nato, il cui ricordo rimane per sempre. Il destino del Principe lo si conosce bene, dovette star lontano per 57 anni, poté rientrare in Italia nel 2003, assieme a S.A.R Emanuele Filiberto. Questa decisione fu davvero molto dura verso Casa Savoia. Nulla riuscirono a fare i tanti governi che si succedettero, come nessun rispetto fu riservato al Re Umberto II, morto in esilio e esiliato anche dopo la morte. Nella mia famiglia avevamo sempre avuto molto rispetto per Casa Savoia, per generazioni. Il bisnonno, il nonno e mio padre servirono con fedeltà questo casato. Nella mia infanzia ricordo che mia nonna per anni apparecchiava la tavola, lasciando un posto per mio padre che era partito in guerra e, poi, fu fatto prigioniero dai tedeschi e deportato in Prussia. Al paese era giunta la notizia che era morto e il prete del paese fece suonare le campane per annunciare la sua scomparsa. Ma a quasi due anni dalla fine della guerra tornò, stanco ma felice. Quel posto a tavola fu occupato. 

Fin da ragazzo avevo saputo che il mio Paese aveva riservato l’esilio per Casa Savoia, e non riuscivo a farmene una ragione: non capivo cosa avesse fatto di tanto male il Re Umberto II. Ho sofferto molto per non poter vedere i discendenti di Casa Savoia, un casato che ha contribuito a scrivere un secolo della storia italiana. Mi sarebbe piaciuto porgergli gli auguri per il suo 87° genetliaco, ma il Buon Dio ha voluto diversamente. Solo pochi giorni fa gli avevo inviato l’ultimo mio romanzo che avevo a Lui dedicato.

Emilio Del Bel Belluz

La scomparsa di SAR il Principe di Napoli , rassegna stampa III parte







È morto Vittorio Emanuele di Savoia - Notizie - Ansa.it

ANSA

È morto Vittorio Emanuele di Savoia, figlio di Umberto II, l'ultimo re d'Italia, e di Maria José. Avrebbe compiuto 87 anni il 12 febbraio.

Agenzia ANSA on X: "FLASH | È morto Vittorio Emanuele di Savoia" / X - twitter.com

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È morto Vittorio Emanuele di Savoia - ilGiornale.it

ilGiornale.it

È morto Vittorio Emanuele di Savoia, l'ultimo erede al trono. 3 Febbraio 2024 - 11:17. L'esilio, un matrimonio inizialmente contestato dal padre e una ...

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Morto Vittorio Emanuele di Savoia: dall'esilio agli scandali fino all'accusa di omicidio, la ...

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Morto Vittorio Emanuele di Savoia: il figlio dell'ultimo re d'Italia aveva 86 anni. L'annuncio ...

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Vittorio Emanuele di Savoia è morto a Ginevra nella mattinata del 3 febbraio 2024: l'annuncio del decesso del figlio dell'ultimo re d'Italia.

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Vittoria di Savoia, chi è l'erede al trono (che non c'è) nominata da Vittorio Emanuele - Il Messaggero

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Vittoria di Savoia, 20 anni, è la primogenita di Emanuele Filiberto di Savoia e pronipote dell'ultimo re d'Italia Umberto II.

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Addio a Vittorio Emanuele di Savoia, figlio dell'ultimo re d'Italia - Open

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È morto Vittorio Emanuele di Savoia, aveva 86 anni - La Stampa

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È morto Vittorio Emanuele di Savoia - Il Post

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Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria di Savoia era nato a Napoli il 12 febbraio 1937.

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