NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

domenica 4 luglio 2021

CAPITOLO XXXIII: Carnera e Tommy Loughran

 di Emilio Del Bel Belluz​ 

Primo Carnera lasciò il suo paese all’inizio del 1934, a due mesi dalla vittoria contro il pugile basco Paulino​ Uzcudum. Aveva passato due mesi molto sereni nella sua Sequals. In quel periodo non aveva dimenticato che era un pugile, e perciò aveva continuato i suoi allenamenti in palestra, sempre seguito come un’ombra dal suo amico ed allenatore Journée. Carnera per tornare​ in America s’imbarcò nella lussuosa nave “ Conte di Savoia”. In questa nave avevano allestito degli attrezzi per la boxe, tra i quali un sacco, posto in coperta, dove il pugile poteva allenarsi. Alla mattina la solita corsa attorno alla nave con il profumo del mare che gli faceva compagnia. La palestra era sempre gremita di persone che volevano vedere il campione​ all’opera.​ In America era venuto anche il suo amico Giovanni Martin, che faceva ogni santo giorno i guanti con lui. Anche il pugile veneto avrebbe disputato ​ un incontro molto importante inserito nella stessa riunione di Carnera. Martin si sarebbe fermato volentieri in America per disputare vari incontri, ma non aveva la stessa popolarità di Primo. Il pugile veneto sapeva che nella vita bisogna accontentarsi e si riteneva già molto fortunato l’essere arrivato in America, anche se solo per un incontro. Giovanni Martin, in cuor suo. avrebbe volentieri sfidato Carnera per il titolo italiano ed europeo, ma l’esito degli incontri sarebbe stato già scontato. Con Carnera ne aveva parlato alcune volte, ma Primo non avrebbe avuto il tempo di fare ​ questo match, gli americani non gli avrebbero permesso di tornare in Italia tanto presto. L’incontro​ con Tommy Loughran si sarebbe​ svolto l’ 1 marzo 1934 a Miami. Il viaggio in nave risultò più piacevole del solito.​ 

Era stato ospite a tavola del capitano ed aveva goduto della presenza di belle donne con le quali, però, non poté approfondire la loro conoscenza, perché il suo allenatore era come un cane da guardia. ​ Ci fu durante la traversata una donna molto bella che voleva avere un’ avventura con​ Carnera, ma l’occhio vigile di Paul Journée lo distolse dal pericolo. Quelle sere a tavola con il comandante del transatlantico si avvicinavano sempre delle persone​ che chiedevano di fare una foto con lui o un autografo, e Carnera non si sottraeva mai, un sorriso era sempre a disposizione di chiunque . Il comandante della nave non diceva mai nulla, aveva a bordo il campione e del mondo dei​ pesi massimi e non poteva chiedere altro.​ I giornali parlavano di questo pugile, e non mancavano mai dei giornalisti a bordo a caccia di notizie, per la gioia della gente comune. 

Il capitano, che era diventato un grande amico di Primo, volle che gli facesse una dedica su una foto, l’avrebbe incorniciata ed esposta nella sua nave, tra quelle degli ospiti illustri che aveva avuto a bordo. Carnera non si faceva mai pregare e scrisse una dedica molto sentita verso il capitano. Quando giunsero in America si accorse subito che non era stato in nessun modo dimenticato: ad accoglierlo sulla banchina c’erano tante persone, tra cui molti italiani con il tricolore che facevano sventolare in omaggio al loro compaesano. La felicità di quei momenti Carnera non l’avrebbe mai dimenticata. Aveva letto su un giornale che il suo avversario​ aveva rilasciato delle dichiarazioni ottimistiche. Era convinto che avrebbe superato agevolante​ Carnera e avrebbe conquistato il suo secondo titolo mondiale. ​ Carnera non disse nulla, sarebbe stato il quadrato a dare il responso. 

Dalle foto viste sui giornali Tommy non era tanto alto, la differenza era a favore di Primo di quasi venti centimetri, e nel peso si trattava di quasi trenta chili. Qualche giorno prima di salire sul ring, Carnera volle sentire la mamma al telefono e suo fratello, voleva rassicurarli che tutto sarebbe andato per il meglio e che stessero tranquilli. Primo sconfisse il suo avversario dopo quindici riprese e conservò, quindi ,per la seconda volta il titolo mondiale dei pesi massimi. Durante il mach era stato sostenuto da molti italiani che erano venuti ad assistere ed acclamavano il suo nome e sventolavano la bandiera Sabauda. Il tifo quella sera non era mai mancato.​ Tommy ​ conobbe una grande sconfitta, perse ai punti. 

Carnera temette il peggio quando all’ultima ripresa Tommy svenne tra le braccia dei suoi allenatori. Per un attimo Primo pensò al compianto Ernie Shaaf, mai avrebbe voluto che capitasse un nuovo incidente di percorso. Alzando le braccia al cielo in segno di felicità osservò con piacere che il suo avversario si era ripreso. Quelli che erano soliti dire che aveva affrontato avversari​ di poco conto, questa volta potevano scrivere che Carnera aveva sconfitto un campione, che era stato un grande della boxe, che​ aveva​ incontrato avversari molto validi e li aveva battuti.

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