Alcuni
dei valentuomini artefici della Repubblica credevano di porre la Libertà, come
idea più attuale e vibrante, nel luogo lasciato vacante dalla Patria a cui si
era tolto il centro di coesione molecolare, ma s'ingannavano. La Libertà, che
oggi è generalmente sentita in quanto significhi scrollarsi di dosso ogni
dovere e ogni disciplina, non ha più fedeli pronti a impegnarsi per essa di
quanti ne abbia la Patria.
Le
coscienze non sono recipienti che si possono vuotare e riempire a volontà di
liquidi differenti e il vuoto lasciato in esse distruggendovi una ragione
ideale non è colmabile con altro contenuto ideale, ma resta campo aperto a ogni
sorta di sterpaglia nostrale o forestiera.
E la
devastazione operata nelle coscienze è riscon
trabile nella inefficacia degli
sforzi con cui i sullodati valentuomini tentano di instaurare il culto dei
Caduti per la Libertà, i quali di fatto sono dal grosso pubblico accomunati
nello stesso frettoloso oblio riservato ai Caduti per la Patria. La devozione
non si propaga dalla ufficialità delle celebrazioni in più ampi cerchi, perché
neppure i Morti sono sacri dove non vi è più nulla di sacro. Essi appartengono
a un mondo che si è voluto abolire, nel quale esisteva una fede.
Il
presente libro ha un evidente valore informativo, ma esso contiene, forse a
insaputa dello stesso Autore, un insegnamento più alto, poiché attraverso la
visione di tante azioni particolari, distanziate nel tempo e collegate da una
superiore coerenza, il lettore intuisce quale sia il valore della continuità,
che è la legge della Monarchia ed è la forza dei popoli.
Congiunti
al passato, sentiamo tutto il bene compiuto dai nostri padri presente in noi a
fortificarci ed accrescerci; avulsi dal passato, siamo un'erba di poca radice,
destinata a estinguersi alla prima arsura.
Ai
contabili guardinghi nelle spese si può dimostrare, come ha fatto Viana, cifre
alla mano, che il Re costava meno, e, cosa assai più
importante, che rendeva di più, sul terreno morale e nazionale.
PIERO
OPERTI
Torino,
febbraio 1960.

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