Mentre
il principato dei Cesari si affermava sempre più nell'immenso stato romano, una
nuova forza sorge in Oriente, dilagando con rapidità meravigliosa: il
Cristianesimo. Forza rinnovatrice perchè nemica della schiavitù, della
violenza, dell'oppressione, ma tradizionalista in un senso strettamente
politico, la nuova Religione non mancò di mettere in luce la sua assoluta
fedeltà al legittimo rappresentante dell'impero romano e già S. Paolo scriveva
ai Romani: « Ognuno sia sottoposto ai poteri superiori poichè non vi è potere
se non da Dio e i poteri esistenti sono ordinati da Dio, cosicchè chi resiste
al potere resiste all'ordine di Dio ». Ep. ai Romani XIII 1-2).
I
fedeli di Cristo, non potevano però riconoscere al principe quei poteri e
quell'autorità: strettamente connessi con i principi della religione pagana e
cioè il carattere di semidio e partecipe della natura divina e rifiutarono al
sovrano il tributo di adorazione dovuto soltanto al vero Dio. Questa fu la
ragione principale delle persecuzioni sanguinosissime che da Nerone a
Costantino per circa duecentocinquant'anni infierirono contro i Cristiani; la
loro fede minava alle basi il potere imperiale che reggeva quasi esclusivamente
sul mito religioso, unico punto fisso ed unico puntello, dopo la sparizione
della continuità dinastica e del sentimento nazionale che non poteva sussistere
in un impero composta da decine di popoli ed in un esercito formato in gran
parte da soldati barbari e mercenari.
Tale
situazione venne a mutare nel 313 con il famoso editto di Milano, quando
Costantino accordò ai Cristiani la libertà di culto, ed il progressivo
avvicinamento di questo Imperatore al Cristianesimo portò ad una revisione
totale di vecchi principi condannati a cadere perché falsi e irrazionali. La
religione pagana era ormai debellata ed anche il culto del principe deificato
era ormai caduto in disuso come quello delle altre divinità olimpiche, ma
Costantino volle evitare che questo nuocesse al prestigio della corona
introducendo una serie di innovazioni nella corte che ebbe sede a
Costantinopoli, la magnifica città sul Bosforo da lui fatta edificare, e
considerata la nuova Roma.
Qui la
corona ricevette nuovo splendore attraverso la pompa delle cerimonie e la
magnificenza dei costumi assunti dall'Imperatore: nuove cariche vennero ad
ingrandire la già enorme schiera dei funzionari e dei cortigiani imperiali,
nuove regole di etichetta ad accrescere nel popolo la riverenza ed il rispetto
per la figura dell'Imperatore, non più dio, ma proclamato «isoapostolos» cioè
uguale agli Apostoli.
La
partecipazione di Costantino agli affari della Chiesa, lo rese protettore dei
Vescovi ed in un certo senso esecutore delle loro sentenze, come quando dopo il
concilio di Nicea, nel 325, in seguito alla condanna pronunciata dai Padri
contro l'eretico Ario, l'Imperatore acconsenti a mandarle in esilio con alcuni
seguaci; tuttavia Costantino non volle assumere nelle !assemblea ecclesiastiche
una parte di primo piano, almeno ufficialmente come ben nota S. Giovanni Bosco
scrivendo: « Egli prese parte al Concilio non come giudice ma come protettore
dei Vescovi, e per impedire che gli eretici commettessero turbolenze ».
(Storia eccl. Epoca II cap. I1°).
L'autorità
imperiale, in definitiva aveva guadagnato con l'accostarsi alla Chiesa,
l'appoggio di una grande organizzazione che ormai stendeva ovunque i suoi rami
ed alla quale aderivano uomini illustri per santità di vita e profondità di
dottrina; abbandonando il paganesimo l'imperatore aveva abdicato a dei titoli, in
cui permaneva un prestigio puramente umano e politico senza che alcuno potesse
ragionevolmente concepire n sovrano come un essere soprannaturale. Le stesse
divinità dell'Olimpo avevano perso quasi completamente ogni ascendente sul popolo
e fin dal tempo di Traiano, Plinio poteva scrivere dalla. Bitinia che i templi
pagani erano quasi deserti.
Abbandonando
quandi il paganesimo per il Cristianesimo, Costantino aveva compiuto un atto
politico, oltre che religioso, della massima importanza e rafforzato saldamente
il trono all'ombra della tradizione cristiana armai ricca di tre secoli di storia
gloriosa e di miracoli strepitosi. Mentre in Occidente l'Impero di Roma, cadeva
sotto i colpi delle orde barbariche e l'ultimo imperatore Romolo Augusto,
portava con sé nella tomba l'ultimo ricordo della potenza romana, in Oriente,
veniva acquistando sempre maggiore importanza il concorso della Chiesa, come fonte
del potere civile. Dalla decadenza degli antichi organi repubblicani, solo il
Senato aveva conservato, almeno formalmente, una qualche importanza soprattutto
per la sua funzione di manifestare solennemente la sua volontà, quando
l'imperatore appena eletto gli comunicava la propria assunzione al trono, ma
ben presto venne soppiantato dall'autorità ecclesiastica con l'introduzione da
parte dell'imperatore Leone, nel 457 (se non del predecessore Marciano, nel
450) della solenne cerimonia dell'incoronazione. Accettando la corona, ai piedi
dell'altare, dalle mani del Patriarca di Costantinopoli, il Sovrano riconosceva
esplicitamente di riceverla dal rappresentante di Dio, qualificato a rappresentarlo
in quanto membro della Chiesa.
Nasce
così la figura dell'imperatore consacrato e delegato da Dio, attraverso la
Chiesa, a governare il popolo cristiano, a difendere il Cristianesimo, a
tutelare la giustizia. Quell'imperatore che prima era il padre ed il padrone
dei popoli perché essere semidivino e superiore ad ogni altro, viene ad
assumere prerogative più ristrette ma ugualmente elevate in forza della
consacrazione.
Il
principio del diritto divino ha qui la sua prima esatta concretizzazione
storica perché viene stabilito che il monarca è tale per un diritto che entra
in vigore alla morte del suo predecessore, ma raggiunge la pienezza del potere
soltanto con la consacrazione carismatica, quasi sugello soprannaturale
all'autorità terrena del nuovo sovrano.
La
tradizione biblica che rappresentava il Sovrano scelto da Dio, per mezzo di un
suo incaricato, (così infatti Samuele cercò ed unse Re, per incarico divino,
prima Saul e poi David) rivive nella tradizione del Nuovo Testamento, poiché il
rappresentante della Divinità consacra colui che per un complesso di
circostanze è giunto al trono.
Non
esiste ancora il concetto preciso di legittimità, perchè frammentario e spesso
infranto è il principio dinastico talvolta alternato a quello elettivo o ad
altri criteri di scelta, ma è ormai ben chiaro il principio giuridico ed
universale del diritto del Re consacrato come precisati sono i rapporti fra il
Pontefice e l'Imperatore nella famosa definizione di Papa Gelasio I.
Talvolta
questo concetto di divina consacrazione, darà all'imperatore la pretesa di
partecipare all'attività dottrinale della Chiesa con ingerenze anche indebite,
ma resta fatto innegabile l'unione fondamentale della Chiesa e dell'Impero che
ormai sono un tutt'uno. Con S. Gregorio Magno s'incomincerà a parlare di
Repubblica cristiana che comprende tutt'insieme Chiesa e Impero, la società
cristiana unica, come la concepirà Medio Evo, ed infine vedremo questi concetti
assumere nuova importanza e grandeggiare come frutti meravigliosi dell'ingegno
di San Tommaso e di Dante, sintesi mirabile di ottocento anni di pensiero religioso
e politico medioevale.
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