NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 7 marzo 2026

Saggi storici sulla tradizione monarchica - XVII

 

2) LE FONTI CRISTIANE

Mentre il principato dei Cesari si affermava sempre più nell'immenso stato romano, una nuova forza sorge in Oriente, dilagando con rapidità meravigliosa: il Cristianesimo. Forza rinnovatrice perché nemica della schiavitù, della violenza, dell'oppressione, ma tradizionalista in un senso strettamente politico, la nuova Religione non mancò di mettere in luce la sua assoluta fedeltà al legittimo rappresentante dell'impero romano e già S. Paolo scriveva ai Romani: « Ognuno sia sottoposto ai poteri superiori poiché non vi è potere se non da Dio e i poteri esistenti sono ordinati da Dio, cosicché chi resiste al potere resiste all'ordine di Dio ». Ep. ai Romani XIII 1-2).

I fedeli di Cristo, non potevano però riconoscere al principe quei
poteri e quell'autorità: strettamente connessi con i principi della religione pagana e cioè il carattere di semidio e partecipe della natura divina e rifiutarono al sovrano il tributo di adorazione dovuto soltanto al vero Dio. Questa fu la ragione principale delle persecuzioni sanguinosissime che da Nerone a Costantino per circa duecentocinquant'anni infierirono contro i Cristiani; la loro fede minava alle basi il potere imperiale che reggeva quasi esclusivamente sul mito religioso, unico composta da decine di popoli ed in un esercito formato in gran parte da soldati barbari e mercenari.

Tale situazione venne a mutare nel 313 con il famoso editto di Mi­lano, quando Costantino 'accordò ai Cristiani la libertà di culto, ed il progressivo avvicinamento di questo Imperatore al Cristianesimo portò ad una revisione totale di vecchi principi condannati a cadere perché falsi e irrazionali. La religione pagana era ormai debellata ed anche il culto del principe deificato era ormai caduto in disuso come quello delle altre divinità olimpiche, ma Costantino volle evitare che questo nuo­cesse al prestigio della corona introducendo una serie di innovazioni nella corte che ebbe sede a Costantinopoli, la magnifica città sul Bo­sforo da lui fatta edificare, e considerata la nuova Roma.

Qui la corona ricevette nuovo splendore attraverso la pompa delle cerimonie e la magnificenza dei costumi assunti dall'Imperatore: nuove cariche vennero ad ingrandire la già enorme schiera dei funzionari e dei cortigiani imperiali, nuove regole di etichetta ad accrescere nel popolo la riverenza ed il rispetto per la figura dell'Imperatore, non più dio, ma proclamato «isoapostolos» cioè uguale agli Apostoli.

La partecipazione di Costantino agli affari della Chiesa, lo rese protettore dei Vescovi ed in un certo senso esecutore delle loro sentenze, come quando dopo il concilio di Nicea, nel 325, in seguito alla condanna pronunciata dai Padri contro l'eretico Ario, l'Imperatore acconsenti a mandarle in esilio con alcuni seguaci; tuttavia Costantino non volle assumere nelle !assemblea ecclesiastiche una parte di primo piano, al­meno ufficialmente come ben nota S. Giovanni Bosco scrivendo: « Egli prese parte al Concilio non come giudice ma come protettore dei Ve­scovi, e per impedire che gli eretici commettessero turbolenze ». (Storia eccl. Epoca II cap. I1°).

L'autorità imperiale, in definitiva aveva guadagnato con l'acco­starsi alla Chiesa, l'appoggio di una grande organizzazione che ormai stendeva ovunque i suoi rami ed alla quale aderivano uomini illustri per santità di vita e profondità di dottrina; abbandonando il paganesimo l'imperatore aveva abdicato a dei titoli, in cui permaneva un prestigio puramente umano e politico senza che alcuno potesse ragionevolmente concepire n sovrano come un essere soprannaturale. Le stesse divinità dell'Olimpo avevano perso quasi completamente ogni ascendente sul popolo e fin dal tempo di Traiano, Plinio poteva scrivere dalla. Bitinia che

i templi pagani erano quasi deserti.

Abbandonando quindi il paganesimo per il Cristianesimo, Costantino aveva compiuto un atto politico, oltre che religioso, della massima importanza e rafforzato saldamente il trono all'ombra della tradizione cristiana armai ricca di tre secoli di storia gloriosa e di (miracoli strepitosi. Mentre in Occidente l'Impero di Roma, cadeva sotto i colpi delle orde barbariche e l'ultimo imperatore Romolo Augusto, portava con sé nella tomba l'ultimo ricordo della potenza romana, in Oriente, veniva acquistando sempre maggiore importanza il concorso della Chiesa, come fonte del potere civile. Dalla decadenza degli antichi organi repubblicani, solo il Senato aveva conservato, almeno formalmente, una, qualche importanza soprattutto per la sua funzione di manifestare solennemente la sua volontà, quando l'imperatore appena eletto gli comunicava la propria assunzione al trono, ma ben presto venne soppiantato dall'autorità ecclesiastica con l'introduzione da parte dell'imperatore Leone, nel 457 (se non del predecessore Marciano, nel 450) della solenne cerimonia dell'incoronazione. Accettando la corona, ai piedi dell'altare, dalle mani del Patriarca di Costantinopoli, il Sovrano riconosceva esplicitamente di riceverla dal rappresentante di Dio, qualificato a rappresentarlo in quanto membro della Chiesa.

Nasce così la figura dell'imperatore consacrato e delegato da Dio, attraverso la Chiesa, a governare il popolo cristiano, a difendere il Cristianesimo, a tutelare la giustizia. Quell'imperatore che prima era il padre ed il padrone dei popoli perché essere semidivino e superiore ad ogni altro, viene ad assumere prerogative più ristrette ma ugualmente elevate in forza della consacrazione.

Il principio del diritto divino ha qui la sua prima esatta concretizzazione storica perché viene stabilito che il monarca è tale per un diritto che entra in vigore alla morte del suo predecessore, ma raggiunge la pienezza del potere soltanto con la consacrazione carismatica, quasi sugello soprannaturale all'autorità terrena del nuovo sovrano.

La tradizione biblica che rappresentava il Sovrano scelto da Dio, per mezzo di un suo incaricato, (così infatti Samuele cercò ed unse Re, per incarico divino, prima Saul e poi David) rivive nella tradizione del Nuovo Testamento, poiché il rappresentante della Divinità consacra colui che per un complesso di circostanze è giunto al trono.

Non esiste ancora il concetto preciso di legittimità, perché frammentario e spesso infranto è il principio dinastico talvolta alternato a quello elettivo o ad altri criteri di scelta, ma è ormai ben chiaro il principio giuridico ed universale del diritto del Re consacrato come precisati sono i rapporti fra il Pontefice e l'Imperatore nella famosa definizione di Papa Gelasio I.

Talvolta questo concetto di divina consacrazione, darà all'imperatore la pretesa di partecipare all'attività dottrinale della Chiesa con ingerenze anche indebite, ma resta fatto innegabile l'unione fondamentale

della Chiesa e dell'Impero che ormai sono un tutt'uno. Con S. Gregorio Magno s'incomincerà a parlare di. Repubblica cristiana che comprende tutt'insieme Chiesa e Impero, la società cristiana, unica, come la concepirà il Medio Evo, ed infine vedremo questi concetti assumere nuova importanza e grandeggiare come frutti meravigliosi dell'ingegno di San Tommaso e di Dante, sintesi mirabile di ottocento anni di pensiero religioso e politico medioevale.

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