NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

martedì 13 ottobre 2026

Nel Referendum del 1946, Vinse veramente la Repubblica? Forse…

 di Antonello Cannarozzo

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Antonello Cannarozzo, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su un evento storico della vita del nostro Paese. Buona lettura e diffusione.

 

Nel referendum del 1946, vinse veramente la Repubblica? Forse…

Ci sono fatti di cui non sapremo mai la verità, come la questione del referendum istituzionale del 1946 per scegliere tra Monarchia o Repubblica. Vinse quest’ultima, ma il dilemma rimane ancora insoluto: il risultato fu per il voto popolare o per i brogli? È difficile saperlo, certo non fu un esempio di trasparenza, ma ricordiamo che c’era anche un Italia distrutta dalla guerra

 Antonello Cannarozzo

Il 2 giugno l’Italia festeggia la Repubblica nata nel lontano 1946 con un referendum che la vide contrapposta alla Monarchia, anche se fu il 19 giugno che venne proclamata ufficialmente.

Nel ricordare questo avvenimento, stupisce un sondaggio dello scorso anno pubblicato da Youtrend, nel quale il 15% degli intervistati affermava che oggi voterebbe per la Monarchia. Insomma, il fascino della corona è duro a morire anche se la stragrande maggioranza gli italiani, al di là degli schieramenti politici, è favorevole alla Repubblica.

Nell’anno del referendum quasi la metà gli italiani si definivano monarchici e la vittoria repubblicana portò, per chi non si rassegnava a questo risultato, a parlare di un vero e proprio imbroglio istituzionale con il voto era stato manipolato.

Una esagerazione? Può darsi, ma rileggendo le cronache e i documenti del tempo, il risultato elettorale non sembra proprio limpido, anzi, si sono addensate negli anni molte ombre sullo spoglio delle schede che ancora oggi andrebbero chiarite, proprio nell’interesse delle istituzioni repubblicane.

L’articolo che segue è una sintesi di ciò che accadde in quei giorni del 1946 volendo solo porre alcune riflessioni e non dare facili giudizi.

L’Italia del secondo dopoguerra

Torniamo indietro di due anni, al 1944, quando nel nord Italia si combatteva una violenta guerra da parte delle truppe alleate e dei partigiani contro i tedeschi e nello stesso anno a Salerno, momentanea capitale del Regno del Sud per la presenza del re Vittorio Emanuele III, si era insediato il nuovo governo italiano che tra i primi atti abbiamo la firma a Cassibile, in Sicilia, della resa incondizionata della nazione agli anglo americani.

Si delineava così, non senza gravi complessità, il nuovo assetto politico dell’Italia, tra distruzioni, povertà e ora anche l’occupazione delle forze vincitrici che dominavano e domineranno negli anni a seguire, la nostra politica e la nostra quotidianità.

Tra le prime urgenze espresse da tutte le forze politiche presenti, per avviare la ricostruzione del Paese, bisognava dare anche un nuovo assetto istituzionale attraverso il voto popolare con l’indire un referendum per confermare la Monarchia o scegliere la Repubblica.

Un cammino iniziale non senza difficoltà, dove il primo problema era la presenza, ormai ingombrante del re Vittorio Emanuele III, troppo coinvolto con il fascismo, e da molte parti veniva invitato ad abdicare in favore del figlio Umberto che avrebbe potuto condurre il Paese al referendum, con i pieni poteri legislativi.

Il 9 maggio del 1946 il vecchio re accettò la rinuncia al trono in favore del figlio e il 5 giugno Umberto divenne Luogotenente del regno e anche ultimo Re d’Italia dal 9 maggio al 13 giugno 1946.

Un giovane re che, nonostante la situazione e l’appellativo di “re di maggio” a causa del suo breve regno, nominò per la prima volta, tra gli altri, capo del Governo una personalità come Alcide De Gasperi e fu Umberto a firmare decreti ancora validi come l’autonomia siciliana e, anche se pochi lo ricordano, fu ancora lui a firmare il decreto affinché le donne potessero votare per la prima volta proprio con il referendum.

Per comprendere l’atmosfera che si respirava in quei giorni per la nostra povera Italia, si avvicinava anche il giorno giudizio o, meglio, del trattato di Pace che ci vedeva duramente penalizzati, nonostante la guerra di liberazione. Dopo due anni di laboriose trattative che incisero anche nel dibattitto referendario, il 10 ottobre del 1947 a Parigi per l’Italia, il nostro capo del governo, Alcide De Gasperi, firmava, non senza dolore, questo trattato capestro.

Oltre ad essere ridimensionati geograficamente nei nostri confini lo fummo anche politicamente, da quel giorno perdemmo per sempre la nostra vera indipendenza come Paese alla mercé dei vincitori.


Molte furono le proteste popolari e anche di politici e intellettuali, primo tra tutti Benedetto Croce, ma onestamente De Gasperi non poteva che capitolare, altrimenti per l’Italia si sarebbe aperto un baratro con conseguenze incalcolabili.

Il referendum

In questa atmosfera surriscaldata, fu indetto il referendum con decreto n.151 del 25 giugno 1944 da Umberto II, dove circa 28 milioni di italiani furono chiamati alle urne. Fu un’opera titanica perché in tutto il Paese le comunicazioni, sia telefoniche e sia stradali, erano inservibili, le strutture economiche inesistenti, moltissimi erano poi gli sfollati, ai quali si aggiungeva la miseria e il mercato nero che incombevano sulla gente a cui va aggiunto, cosa non da poco, che l’Italia chiamata al voto non era abituata a libere elezioni.

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https://marcotosatti.com/2026/10/13/nel-referendum-del-1946-vinse-veramente-la-repubblica-forse-antonello-cannarozzo/

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