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| Ritratto della Regina Elena di Ida Bove |
Di Emilio Del Bel Belluz
L’8 gennaio 2025 si ricorda il 153esimo anniversario della nascita della Serva di Dio, la Regina Elena di Savoia, nata nella terra lontana del Montenegro, nel 1873. Una donna coraggiosa che seppe affrontare tutte le avversità che le vennero poste dal destino con la forza della fede. Una donna che ha saputo conservare nel suo cuore un grande amore per la terra che le diedi i natali, ma che, dopo il matrimonio con il Re Vittorio Emanuele III, nutrì un grande affetto e una devozione per l’Italia. Non è facile descrivere in poche righe chi è stata la Serva di Dio, Elena, ma basta chiudere gli occhi e pensare al grande amore che possiedono le mamme nei confronti dei loro figli e degli altri componenti della famiglia. La Regina Elena per gli italiani divenne una mamma premurosa, e nei tanti avvenimenti difficili e drammatici che la videro presente, dimostrò il suo prodigarsi con abnegazione nei confronti degli umili e degli ultimi.
Si pensi al terremoto di Messina, dove fu presente nel prestare soccorso alle popolazioni colpite dalla tragedia con lo spirito e l’amore di madre, non preoccupandosi delle ripercussioni che sarebbero state possibili sulla sua vita. Il suo grande coraggio fu dimostrato anche nel momento in cui supplicò un ammiraglio di una nave russa di trasportare negli ospedali vicini tanti italiani feriti nel terremoto. La Regina non aveva paura di nulla, era una persona nata per fare del bene al prossimo.
Pensiamo a quando trasformò il Quirinale in un ospedale per curare le ferite dei tanti soldati della seconda guerra mondiale e donando, inoltre, a ciascuno una parola d’affetto e d’amore. Si aggirava tra i letti d’ospedale e, se sentiva che qualche soldato chiedeva della mamma, si metteva al suo capezzale e gli stringeva la mano, tranquillizzandolo, come avrebbe fatto la sua madre naturale.
La sua opera tra i poveri, tra le persone umili che non avevano il necessario per vivere, non conosceva sosta. Non poteva chiudere gli occhi davanti alla sofferenza, nella sofferenza vedeva la croce di Cristo. Fu una donna che dovette vivere una terribile esperienza come quella d’andare in esilio in una terra straniera, assieme al suo consorte Re Vittorio Emanuele III. Anche in esilio riuscì a fare del bene alla gente.
Dopo la morte del marito dovette, a malincuore, lasciare quel Paese che l’aveva ospitata per andare in Francia. La malattia la stava consumando, ma il dolore fisico non le impediva di fare del bene. Alla sua morte furono migliaia le persone che parteciparono ai suoi funerali, migliaia di persone che non l’avevano potuta dimenticare.
Da anni la Serva di Dio è in attesa di diventare Beata. Nel mondo sono in molti a pregare affinché il nuovo Papa Leone XIV La elevi agli onori degli altari. Voglio concludere questo mio ricordo, riportando un episodio scritto da Renato Barneschi nel libro “Elena di Savoia” che conferma ulteriormente che Ella era la madre di tutti.
“A Roma, nel cimitero del Verano, c’è la tomba di una bambina di due anni, vittima di un assassinio. La chiamano la tomba della bambina della Regina perché fu la Regina Elena a farvi collocare la lapide che la sovrasta, da Lei stessa disegnata, e a dettarne l’ epigrafe. Sulla lastra di marmo sono scolpiti in bassorilievo alcuni gigli. Uno di essi è reclinato su se stesso, reciso dal morso di una serpe. Dice l’epigrafe:
Qui dove giace
Rosina Pelli
vittima inespiabile
di nefanda barbarie
il pianto perpetuo del popolo
lavi l’orrendo oltraggio
gigli e rose ricordino
l’innocente anima
ascesa al Regno dei Cieli
Elena di Savoia Regina d’Italia

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